Jacob Obrecht (1457/58 - 1505): Missa Fortuna desperata a 4 voci. Ensemble vocale The Sound and The Fury.
Obrecht compose questa messa non su una delle rielaborazioni d’autore della chanson omonima (se ne conoscono una a 3 voci di Heinrich Isaac, una a 6 di Alexander Agricola e una a 3 parti strumentali, forse di Josquin des Prez), bensì sulla versione originale, quella riportata dai quattro manoscritti di cui s’è detto ieri. Il fatto che Obrecht abbia lavorato sul testo originale dà maggior consistenza all’attribuzione di Fortuna desperata a Antoine Busnois: è infatti molto probabile che i due musicisti si conoscessero di persona, essendo stati attivi a Bruges nello stesso periodo, Busnois — nell’ultimo anno della sua vita — presso la Cattedrale di San Salvatore, Obrecht in San Donaziano.
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Bellissima. Grazie
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Grazie a te 🙂
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Attendevo questo lavoro con ansia, immaginavo lo avresti pubblicato oggi🙂. Posso aggiungere che Obrecht conosceva certamente la musica di Busnois, in quanto le prime messe del primo (scusa il gioco di parole!) presentano una somiglianza stilistica con quelle di Busnois. Tra l’altro, la messa di Obrecht su Fortuna Desperata sembra essere stata la prima, seguita da quella di Desprez. Si pensa che la composizione di questa messa possa risalire agli anni 1487-1488, periodo nel quale il compositore fiammingo compiva il suo primo viaggio in Italia, recandosi alla corte degli Este a Ferrara. Per Obrecht, la chanson di Busnois fu un utile strumento per la pianificazione strutturale della sua messa su scala globale: prendendo il tenor di essa, il compositore fiammingo la assegna a ciascuno dei cinque movimenti della messa, facendo sì che tutte e quattro le voci abbiano il cantus firmus almeno una volta (ad esempio, tenor nel Kyrie I, alto nel Kyrie II, superius nel Sanctus e bassus nell’Osanna). Nel Gloria e nel Credo, invece, il cantus firmus si caratterizza per la presenza di un canone che recita: “In medio consistit virtus” e la risoluzione di questo canone prevede che il cantante inizi nella tonalità di Fa maggiore, la quale “sta nel mezzo” del verbo e poi proceda a ritroso, dopodiché si ripete la nota solitaria nel mezzo e si procede come prima anche per la seconda metà. Nel Credo, invece, il processo avviene all’inverso. Queste “contorsioni” suggeriscono in modo spiritoso il movimento imprevedibile della Ruota della Fortuna🙂
Perdona il papiro😅
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Dovresti aver capito chi sono 🙂… WordPress mi sta dando qualche problemuccio
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