Arthur Wills (19 settembre 1926 - 2020): Tongues of Fire per organo (1974). Edward Taylor all’organo della Cattedrale di Carlisle.
L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni
Arthur William Wills: l’anima musicale di Ely
Una vita dedicata all’eccellenza musicale
Arthur William Wills è stato un pilastro della musica sacra e accademica inglese per oltre mezzo secolo. Nato a Coventry, Wills ha legato indissolubilmente il suo nome alla Cattedrale di Ely, dove ha ricoperto il ruolo di direttore musicale dal 1958 al 1990. Parallelamente alla sua attività liturgica, ha coltivato una prestigiosa carriera accademica come professore presso la Royal Academy of Music di Londra per quasi trent’anni (1964-92). La sua fama non è rimasta confinata entro le mura delle cattedrali: come concertista di fama internazionale, ha portato il suo talento in tour tra Europa, Nord America, Australia, Nuova Zelanda e Hong Kong, diventando un volto noto anche grazie a numerose apparizioni televisive e trasmissioni radiofoniche.
L’arte della composizione: tra sacro e profano
La produzione del compositore è vasta e variegata, con una naturale predilezione per l’organo e la musica corale. Tra le sue opere più significative spiccano un concerto per archi e timpani, uno per chitarra e organo e la suite sinfonica The Fenlands, scritta per banda di ottoni e organo. Si ricorda anche il concerto corale The Gods of Music (1992), scritto per l’Università di Newcastle in Australia. Sorprendentemente, Wills si è cimentato anche con l’opera, scrivendo Winston and Julia, basata sul capolavoro di George Orwell 1984, oltre a sette cicli di canzoni.
Trascrizioni iconiche e contributi letterari
Wills non è stato solo un creatore di musica originale, ma anche un geniale rielaboratore di opere altrui. Le sue trascrizioni per organo dei movimenti «Marte», «Venere» e «Giove» da I Pianeti di Holst e dei Quadri di un’esposizione di Mussorgsky sono considerate pietre miliari del repertorio. Come autore, ha contribuito alla celebre collana Menuhin Music Guide con il volume Organ (pubblicato nel 1984 e più volte ristampato) e ha raccontato la sua lunga esperienza umana e professionale nell’autobiografia del 2006, intitolata significativamente Full with Wills.
Il riconoscimento finale
Per i suoi immensi meriti artistici e il servizio reso alla musica britannica, Wills è stato insignito del titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1990. Si è spento all’età di 94 anni il 30 ottobre 2020. Il suo funerale solenne, celebrato nella “sua” Cattedrale di Ely, ha segnato l’ultimo saluto a un uomo che ha trasformato il suono dell’organo in un ponte tra il cielo e la terra.
Tongues of Fire
Capolavoro del virtuosismo organistico contemporaneo, trae ispirazione dal tema biblico della Pentecoste.
Il brano si apre con un gesto musicale dirompente. Wills non introduce un tema melodico tradizionale, ma preferisce lavorare su gesti sonori che evocano il titolo: rapide scale ascendenti e discendenti che attraversano le tastiere come lingue di fuoco improvvise. La struttura è di tipo rapsodico, con forti contrasti tra accordi massicci in staccato e fioriture virtuosistiche. L’uso frequente dei cluster e di armonie dissonanti crea una tensione costante, suggerendo un’energia sovrannaturale che fatica a essere contenuta.
Man mano che la composizione procede emerge una complessa gestione dello spazio sonoro. Il compositore sfrutta appieno le potenzialità dell’organo a quattro manuali. Si possono notare repentini passaggi da una tastiera all’altra, creando un effetto di eco o di dialogo spezzato. Il brano assume una configurazione più percussiva, dove il ritmo diventa l’elemento trainante, con ostinati irregolari che richiedono una coordinazione millimetrica tra mani e piedi. Wills alterna momenti di Grand Choeur a passaggi più rarefatti dove emergono le ance soliste, che sembrano quasi “parlare” o “gridare” in un richiamo diretto al dono delle lingue.
Verso la metà del brano, l’agitazione iniziale lascia spazio a un episodio più statico e misterioso. La velocità diminuisce, e l’armonia si fa più densa e cromatica. Nonostante la calma apparente, persiste una tensione sotterranea: il “fuoco” non è più divampante, ma cova sotto la cenere. Questa sezione funge da ponte emotivo, preparando l’ascoltatore alla massiccia ripresa finale. La scrittura si fa quasi orchestrale, con un uso sapiente dei pedali che mantengono note lunghe e profonde, dando una sensazione di maestosità architettonica.
L’ultima parte è una vera e propria toccata moderna, dove il ritmo si fa frenetico e incalzante. Il pedale diventa protagonista, con passaggi virtuosistici che doppiano le mani, rinforzando la base armonica. Il crescendo è inarrestabile: Wills accumula strati sonori fino a raggiungere il Grand Choeur. Gli ultimi accordi, prolungati e dissonanti, non cercano una risoluzione dolce, ma lasciano l’ascoltatore con un senso di riverenza e stupore, rappresentando la potenza purificatrice e travolgente dello Spirito.


Giovanni Jacopo Foroni nasce a Valeggio sul Mincio nel 1824, respirando arte fin dalla tenera età. Figlio di Domenico Foroni, figura di spicco della comunità rabbinica veronese e stimato maestro di canto, Jacopo intraprende gli studi musicali sotto la guida del padre, per poi perfezionarsi al Conservatorio di Milano con maestri come Alberto Mazzucato e Placido Mandanici. La sua carriera decolla nel marzo del 1848 con il debutto dell’opera Margherita al Teatro Re di Milano. Tuttavia, il destino del giovane compositore subisce una svolta drammatica pochi giorni dopo: egli partecipa attivamente alle Cinque giornate di Milano e, per sfuggire alla repressione austriaca, decide di abbandonare l’Italia. 







Ella Adaïewsky (ovvero Ėlla Georgievna Adaevskaja, pseudonimo di Sophia Christine Gertrud Elisabeth von Schultz; 1846 - 29 luglio 1926): Air rococo avec doubles per pianoforte. Andrea Rucli. 

Robert Palmer (1915 - 3 luglio 2010): Toccata Ostinato per pianoforte (1944). Feona Lee Jones.














