Remo Anzovino (12 febbraio 1976): Le ninfee di Monet, musiche per il documentario (2018) di Gianni Troilo.
- Giverny Rapsody
- Avec ma nymphe
- A Weird Family
- Following Light
- Lilies Theme
- The Garden
- Largo
- Across the Pond
- Avec ma nymphe (Barcarole)
- Underwater
- Phasing Heart
- Japanese Bridges
- Normandy
- New York Cycle
- Summer Cycle
- Colour of my Soul
- Mad Enchantment
- Secret Whispering
- No Way Out
- A Weird Clarinet
- Giverny
- Something Eternal
L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni
Remo Anzovino: l’alchimista del suono tra cinema, arte e memoria
Tra legge e spartito: le origini di un talento poliedrico
Nato a Pordenone nel 1976 da genitori napoletani, Remo Anzovino incarna una figura intellettuale rara nel panorama contemporaneo. La sua formazione è duplice: da un lato l’amore precoce per il pianoforte, la composizione e l’orchestrazione; dall’altro un brillante percorso accademico che lo ha portato a laurearsi con lode in giurisprudenza a Bologna, diventando un avvocato penalista. Questa solidità intellettuale si riflette nella sua musica strumentale, che lo ha reso uno dei compositori più innovativi e apprezzati a livello internazionale.
Il cinema e l’arte: la narrazione per immagini
La carriera di Anzovino è indissolubilmente legata al mondo visivo. Dopo gli esordi dedicati alla sonorizzazione dei capolavori del cinema muto, il compositore ha trovato una dimensione di eccellenza nel racconto dell’arte. È sua la firma sulle colonne sonore della fortunata serie La Grande Arte al Cinema, con lavori dedicati a giganti come Van Gogh, Monet, Gauguin e Frida Kahlo. Queste produzioni gli sono valse prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Nastro d’Argento 2019 (Menzione Speciale “Musica dell’Arte”) e il premio Best Doc agli Italian Movie Awards per Hitler contro Picasso e gli altri. La critica internazionale loda costantemente la sua capacità di aggiungere emozione alla narrazione, trasformando i documentari in esperienze sensoriali profonde, poi raccolte nel box set celebrativo ART FILM MUSIC.
Impegno civile e discografia: dalla Suite per il Vajont a Nocturne
Anzovino non è solo un compositore per immagini, ma un artista profondamente legato alla memoria storica e sociale. 9 ottobre 1963 (Suite for Vajont), dedicata alle vittime del disastro, è diventata la musica ufficiale del ricordo, ricevendo il Premio Anima sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. La sua discografia solista conta cinque album in studio, tra cui spicca Nocturne (2017), registrato nelle principali capitali mondiali della musica, e progetti crossover di grande impatto come i tributi a Pier Paolo Pasolini (L’Alba dei Tram) e Muhammad Ali (Fight For Freedom), quest’ultimo realizzato con Roy Paci.
Un successo globale: ambasciatore della bellezza italiana
Oggi Remo Anzovino è un artista di respiro mondiale. Le sue tournée hanno toccato palcoscenici prestigiosi come la Purcell Room di Londra, l’Auditorium Agnelli di Tokyo e templi della musica americana come il Kennedy Center di Washington e The Cutting Room di New York. Il suo linguaggio universale lo ha reso l’ambasciatore ideale per Yamaha Music Europe e le sue melodie sono entrate nelle case di milioni di persone attraverso l’uso in campagne pubblicitarie di lusso (Bulgari, Alitalia) e programmi televisivi di approfondimento come Ulisse o Otto e Mezzo.
Collaborazioni e versatilità
Il prestigio di Anzovino è testimoniato da una fitta rete di collaborazioni che spaziano tra i generi: dal jazz alla musica d’autore, dal rock d’avanguardia alla musica classica. Ha lavorato con Gino Paoli, Franz Di Cioccio, Simone Cristicchi e i Tre Allegri Ragazzi Morti, dimostrando una trasversalità che gli permette di dialogare con ogni forma di espressione creativa, mantenendo sempre il gusto per la bellezza e una capacità melodica profondamente italiana.
Le ninfee di Monet
La colonna sonora composta per il documentario Le ninfee di Monet – Un incantesimo di acqua e luce rivela un’opera profondamente narrativa, dove il linguaggio del pianoforte e dell’orchestrazione diventa il braccio destro del pennello del celebre pittore francese. Anzovino non si limita ad accompagnare le immagini, ma tenta di tradurre in suono il concetto stesso di Impressionismo: la mutevolezza della luce, il riflesso dell’acqua e l’ossessione artistica.
L’intera partitura è permeata da una sensazione di fluidità: per esempio, in Following Light il compositore utilizza il pianoforte con arpeggi rapidi e cristallini che richiamano il movimento ondulatorio della Senna o degli stagni di Giverny. La tecnica pianistica qui ricorda il minimalismo di Philip Glass, ma con un calore melodico squisitamente italiano.
Lilies Theme agisce invece come il baricentro emotivo del film: una melodia semplice, quasi circolare, che suggerisce la natura galleggiante e sospesa di questi fiori, mentre in Underwater il suono si fa più scuro e riverberato, utilizzando registri più gravi e archi lunghi per descrivere la profondità torbida e affascinante dello stagno, luogo di nascita dei capolavori di Monet.
La sezione dedicata alla casa dell’artista esplora atmosfere più domestiche ma eccentriche. A Weird Family e A Weird Clarinet introducono legni (come il clarinetto) che spezzano la predominanza degli archi, regalando un tocco di bizzarria e vivacità che descrive la vita fuori dagli schemi del pittore e della sua numerosa famiglia.
Ancora, in Giverny Rapsody e The Garden, la musica si fa descrittiva e Anzovino costruisce strati sonori che “sbocciano” come i fiori nel giardino di Monet. C’è una progressione armonica che trasmette l’idea di crescita e rigenerazione costante della natura. Avec ma nymphe e la sua versione Barcarole recuperano una forma musicale classica (la barcarola, appunto), evocando il dondolio della barca-studio su cui Monet dipingeva, stabilendo un legame diretto tra il ritmo del respiro dell’artista e quello dell’acqua. Across the Pond, con gli splendidi passaggi del corno, ristabilisce invece una certa solennità.
Il documentario non parla solo di fiori, ma del dolore di Monet: la perdita della moglie e del figlio, la cecità progressiva e l’ombra della Grande Guerra. No Way Out segna un momento di massima introspezione e sofferenza. Qui Anzovino riduce il ritmo, lasciando lunghe pause tra le note, come se la musica stesse cercando una via d’uscita che non c’è. Secret Whispering, con i suoi sinistri sussurri e le note lente del pianoforte, trasmette invece una velata malinconia.
L’ossessione dell’artista è catturata magistralmente in Mad Enchantment. Il brano è quasi ossessivo nel suo ripetere schemi ritmici, trasmettendo la furia creativa di un uomo che corre contro il tempo e contro la propria vista che svanisce. Phasing Heart accompagna questa tensione con un battito costante, un ostinato che rappresenta il cuore pulsante dell’artista fuso con il suo lavoro.
Accanto al placido Normandy, al sognante Largo e all’ipnotico New York Cycle, Anzovino adatta il suono a nuove latitudini emotive: in Summer Cycle, la musica è radiosa, satura di armonie aperte che riflettono la pienezza della luce estiva, mentre in Japanese Bridges si percepisce una delicatezza quasi orientale, con intervalli che richiamano l’estetica delle stampe giapponesi tanto amate da Monet, pur restando in un alveo neoclassico occidentale.
La musica accompagna il passaggio di Monet verso l’astrazione estrema in Colour of my Soul, un brano in cui le distinzioni tra melodia e accompagnamento sfumano, proprio come i contorni delle ultime ninfee.
La chiusura è affidata a Giverny e Something Eternal. Quest’ultimo brano è un’epifania sonora, con gli archi che salgono verso registri acuti: si tratta del coronamento di un viaggio che va oltre la morte dell’artista. La scelta di Anzovino di chiudere con armonie ampie e prive di tensione suggerisce che Monet ha finalmente trovato quella “pace” e quell’eternità che cercava di intrappolare sulla tela.
Musicalmente, la colonna sonora si distingue per quell’effetto “sfumato” che mima la tecnica pittorica impressionista, nonché per i marcati contrasti strumentali. Ancora, Anzovino usa pochi elementi tematici, ma li trasforma continuamente attraverso variazioni di intensità e colore, esattamente come Monet faceva dipingendo lo stesso soggetto a diverse ore del giorno. In sintesi, è una colonna sonora che riesce nell’impresa di rendere udibile il colore, trasformando lo spettatore in un testimone oculare (e uditivo) dell’incantesimo di luce di Monet.















Francesco Antonio Bonporti (1672 - 19 dicembre 1749): Concerto a quattro in re maggiore op. 11 n. 8 (c1715). I Virtuosi Italiani. 


Donald Martino (1931 - 8 dicembre 2005): Concerto per clarinetto, clarinetto basso, clarinetto contrabbasso e piccola orchestra (1977). Anand Devendra, clarinetto; Dennis Smylie, clarinetto basso; Leslie Thimming, clarinetto contrabbasso; The Group for Contemporary Music, dir. Harvey Sollberger. 



Oggi vogliamo ricordare un grande direttore d’orchestra, sir Charles Mackerras, nel centenario della nascita (17 novembre 1925 - 2010). 

