Bononcini in sol minore

Giovanni Maria Bononcini (23 settembre 1642 - 1678): Sonata a tre in sol minore (da Primi frutti del giar­dino musicale a due violini, Venezia 1666). Ensem­ble Musica Antiqua Latina.

  1. Allegro
  2. Adagio [1:32]
  3. Presto [2:33]
  4. Grave [2:48]
  5. Allegro [4:04]

11 pensieri riguardo “Bononcini in sol minore

  1. Buongiorno e buon inizio settimana, caro Claudio, grazie di aver portato questo delizioso concerto per violino, davvero quello che ci voleva per iniziare la giornata con il giusto sprint 😊

    Nato a Montecorone, piccolo borgo medievale nel comune di Zocca in provincia di Modena, Bononcini compì i suoi studi musicali sotto la guida del violinista Marco Uccellini (violino e composizione) e di Padre Antonio Bendinelli (contrappunto e composizione).

    Molto stimato dai suoi insegnanti e consapevole delle sue grandi capacità, compose e pubblicò le sue prime opere strumentali a partire dal 1666.

    Cinque anni più tardi, invece, entrò al servizio dei duchi d’Este a Modena, sovrintendendo alle funzioni di violinista della cappella del duomo modenese e di suonatore del Concerto degli strumenti di corte, nonché di maestro di cappella del duomo.

    A sostegno della sua nomina in quest’ultimo incarico, Bononcini citò alcune opere da lui composte in precedenza, quali il trattato di contrappunto Musico prattico (1673), basato sulla scienza classica contrappuntistica seicentesca e conforme agli scopi pratico-estetici dell’Accademia Filarmonica di Bologna, tanto da venire quasi certamente usato dalla stessa come testo didattico.

    Negli anni successivi, il compositore si dedicò pienamente al servizio musicale della cappella e della corte, senza trascurare la composizione.

    I suoi figli, Giovanni (violoncellista) e Antonio Maria (violinista), presto offuscarono la sua fama dopo la morte ma, in ogni caso, la sua figura di musicista e compositore rimane di grande prestigio e valore.

    Viene ricordato come il maggior rappresentante della scuola violinistica modenese, la quale contrbuì attivamente alla promozione della scrittura contrappuntistica, alla differenziazione tra la sonata da chiesa e la sonata da camera e alla trasmissione dell’influenza francese alla musica italiana, tracciando la strada ai successivi sviluppi musicali tardo-barocchi e alla genesi del concerto grosso.

    La produzione bononciniana si caratterizza essenzialmente per l’uso e lo sviluppo del contrappunto rigoroso, rilevabile nelle sonate da chiesa e in quelle da camera, un contrappunto mai rigido e pedante, ma sempre molto espressivo.

    La forma da lui prediletta è quella del canone, manifestatasi fin dalla sua Opera prima (1666) e di più nell’Opera terza, dove vengono citati “alcuni canoni studiosi” assai importanti, accompagnati dal nome dei rispetti autori, contro alcuni malevoli e critici che lo avevano accusato di plagio.

    Espressione migliore della sua tecnica costruttiva e bellezza inventiva è la Sinfonia a quattro che si può sonare ancora al contrario (parte dell’op. 5, 1971), considerabile, per il suo carattere concertante, la precorritrice del quartetto d’archi.

    Nel campo teorico, va ricordato il suo importante Musico prattico, nel quale vengono esaminate tutte le pratiche contrappuntistiche e vari argomenti della teoria antica (come la formazione dei toni), tutti esposti in maniera precisa e sintetica, senza complessità pedagogiche. Tale trattato fu valido fino all’apparizione del Gradus ad parnassum (1725) di Fux ed è noto per aver influenzato il teorico tedesco Johann Walther.

    Nelle sonate da camera, invece, introdusse nuove forme di danza di origine francese (gavotta, giga), unendo elementi francesi e italiani in ogni danza e forma di balletto. Si segnala anche l’onnipresente divisione fra musica da danza e musica da camera, a esempio di Corelli.

    Nelle composizioni vocali, infine, Bononcini si fa apprezzare “per la varietà delle movenze e l’ampiezza dello stile” e viene anche ricordato per aver usato per la prima volta il termine “cantata da camera” (ne le Cantate da camera a voce sola, 1677).

    Buona giornata e a domani!

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      1. 😀 Il mio periodo preferito, musicalmente parlando, è sicuramente l’Ottocento, corrispondente, tra l’altro, alla fioritura della letteratura per pianoforte, strumento che prediligo e che ho studiato per un diversi anni. Ovviamente, apprezzo anche il Settecento e, in parte, perfino il Novecento, ma il mio cuore è romantico 😉

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