Franz Schubert (1797 - 19 novembre 1828): Trio con pianoforte n. 2 in mi bemolle maggiore op. 100, D 929 (1827). Trio di Trieste: Renato Zanettovich, violino; Amadeo Baldovino, violoncello; Dario de Rosa, pianoforte.
- Allegro
- Andante con moto [12:30]
- Scherzo: Allegro moderato [23:12]
- Allegro moderato [30:23]

Il cigno canta.
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❤
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Che strano, un trio con pianoforte. Bello, però.
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L’Anonimo ero io, non so per quale motivo ‘sloggata’.
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Guarda, succede in continuazione, e non soltanto a te: quando apro la home del mio blog, WordPress non mi riconosce 😏
In che senso il trio con pianoforte è “strano”?
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Nel senso che, nella mia ignoranza :-), il trio è comunemente di soli archi.
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Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver portato questo bellissimo trio con pianoforte 😊
Tra le ultime composizioni schubertiane, questo trio non solo fu eseguito per ben due volte, ma fu anche pubblicato prima della morte del suo autore. Questo lavoro fu scritto nello stesso periodo in cui fu composto il Trio n° 1 op. 99, sempre per lo stesso organico, in un momento nel quale Schubert nutriva una forte passione per la musica cameristica e grandi speranze per il futuro, rafforzate da una nuova consapevolezza di sé e da un orgoglio nei confronti delle sue composizioni mai provato prima.
Iniziato nel 1827, fu completato in pochissimo tempo, cosa già successa durante la scrittura di altre composizioni schubertiane ma, in questo caso, c’è da stupirsi, considerando la complessità e la grandezza (sia metaforica che letterale) di quest’opera.
La prima esecuzione di questo Trio risale al 26 dicembre dello stesso anno, presso il Musikverein di Vienna, da parte di alcuni membri del Quartetto Schuppanzigh (il violoncellista Ignaz Schuppanzigh e il violoncellista Joseph Linke) – ricordato tra i primi interpreti dei quartetti beethoveniani – e del compositore di origini ceche Karl Maria von Boclet al pianoforte, riscuotendo grande successo tra il pubblico.
A riprova del successo riscosso, l’opera fu eseguita nuovamente – insieme ad altri pezzi di Schubert (alcuni lieder, diversi cori e il primo tempo di un nuovo quartetto per archi) – in un concerto a pagamento tenuto nella sala della Società degli Amici della Musica di Vienna in 26 marzo 1828. Si trattò del primo e unico concerto interamente dedicato a Schubert mentre era ancora in vita.
Poco tempo dopo, il compositore cercò di pubblicare il suo lavoro e riuscì a farlo sotto l’editore Probst di Lipsia, il quale accettò felicemente di dare alle stampe l’opera, a condizione che ne riducesse le dimensioni, ritenute eccessive e anomale per un pezzo cameristico. Pur di vedere edita una sua opera importante, il compositore accettò e si mise al lavoro per accorciare il quarto movimento, portandolo da 846 a 748 battute. Tra l’altro, seguì personalmente il processo di realizzazione delle bozze di stampa e riuscì a ricevere le prime copie delle parti prima di morire il 19 novembre.
Nella lettera del 10 maggio 1828 all’editore, Schubert descrive alcune indicazioni per l’imminente esecuzione, non mancando di esprimere il suo disappunto per il trattamento economico riservatogli dall’editore. Egli scrisse:
«Illustrissimo Signore,
qui allegato Le invio il Trio richiesto, sebbene mi sembrasse inteso che il prezzo di 60 fiorini si riferisse a un quaderno di Lieder o di pezzi per pianoforte e non a un Trio, per il quale è necessario un lavoro sei volte superiore. Perché le cose incomincino finalmente a muoversi, La prego di procedere quanto prima alla pubblicazione e di inviarmene sei copie. Le abbreviazioni nell’ultimo pezzo [movimento] sono da osservare alla lettera. Faccia eseguire il Trio per la prima volta da gente all’altezza e badi che, specialmente in quest’ultimo pezzo [movimento] a ogni cambiamento di metro il tempo si mantenga sempre regolare. Il Menuetto (cioè lo Scherzando) in tempo moderato assolutamente piano, il Trio invece con forza, salvo se indicato p o pp.
Nell’attesa di una rapida pubblicazione, resto con i sensi della mia più alta considerazione.
Suo devotissimo Franz Schubert».
In una successiva lettera all’editore, risalente all’1 agosto, Schubert risponderà alla domanda dell’editore su chi fosse il dedicatario dell’opera con un lapidario “l’opera non è dedicata, a nessuno, se non chi l’apprezzera. Sarà la dedica più proficua”.
Confrontando i due Trii – op. 99 e op. 100 – Robert Schumann rilevò una fondamentale unità stilistica tra i due lavori, nonostante la notevole diversità di carattere. In un articolo sull'”Allgemeine Musikalische Zeitung”, il compositore tedesco ebbe a dire:
«Eppure i due lavori sono essenzialmente diversi. Il primo movimento, che nel Trio in mi bemolle [op. 100] vibra di un furore represso e di una appassionata nostalgia, è qui [nell’op1. 99, in si bemolle] verginale, pieno di grazia, di intimità; l’Adagio, là percorso da un sospiro che tradisce alla fine un’angoscia profonda, ha nel secondo la qualità visionaria di un sogno di beatitudine e il vivo palpito di un’emozione squisitamente umana. Gli Scherzi sono invece molto simili; ma trovo superiore quello del Trio in si bemolle. Tra gli ultimi due movimenti non tento nemmeno di fare una scelta. Riassumendo, mentre il Trio in mi bemolle è attivo, virile, drammatico, quello in si bemolle è passivo, femminile, lirico. Siano per noi queste opere un carissimo lascito! Il tempo, per quante innumeri bellezze sappia generare, non troppo presto saprà donarci un altro Schubert».
Il primo movimento – Allegro – inizia con un’insistente idea di Scherzo di stampo beethoveniano, enunciata all’unisono dai tre strumenti in un ritmo “ben mercato”, disegnando un arpeggio discendente. Essa viene affiancata da un secondo tema più esitante, introdotto da una transizione con rapidi passaggi cromatici del pianoforte e trilli degli archi.
Il nuovo tema, nella tonalità di Si minore, viene dapprima enunciato dal pianoforte ed è prima del tutto sprofondato intimamente e poi gradualmente rianimato in maniera drammatica e appassionata dal resto dell’organico.
Segue un terzo tema, nella tonalità della dominante, di natura più lirica e introdotto da una transizione derivata dal primo tema, di carattere disteso e cantabile, affidata agli archi. Il collegamento con il periodo lirico è condotto da una nota tenuta del violoncello, la quale avrà massima importanza nello sviluppo. L’esposizione è conclusa da una splendente sezione cadenzale, ricca di terzine, sforzati e accenti sui tempi deboli della battuta, seguita da una breve transizione introduttiva dello sviluppo.
Questo si caratterizza per l’elaborazione e la citazione di parti del periodo lirico precedente e si suddivide in tre parti, ognuna delle quali è in una tonalità diversa e inizia in pianissimo, per terminare in un climax derivato dalla sezione cadenzale, almeno per le prime due parti. Tutte e tre le parti sono collegate da una nota tenuta del violoncello.
Lo sviluppo, come spesso in Schubert, ha connotati lirici e antidrammatici ed evita di confrontare le idee proprie dell’Esposizione, a differenza di ciò che accade nella sezione di sviluppo di un pezzo classico. In questo caso, invece, viene riutilizzato e rielaborato materiale tematico secondario.
Le tre parti, nel complesso, assumono un andamento gradualmente crescente fino a un climax e, anziché rendere un senso drammatico, producono un rilassamento lirico della forma. Lontano da una risoluzione dei contrasti, lo sviluppo si differenzia in cerchi concentrici che sembrano girare su sé stessi, lodando l’eterna bellezza del canto strumentale. Soltanto l’arrivo del materiale del primo tema dopo il climax della terza parte preannuncia la ripresa.
Questo movimento, secondo alcuni critici, ricorda le sonorità della Sinfonia “Incompiuta” e apre nuovi orizzonti armonici senza confini apparenti. É proprio l’ultima idea tematica a predominare fino alla fine del movimento, in un clima reso inquieto e instabile dalle numerose modulazioni e dai frequenti cambiamenti dinamici (tra fortissimo e pianissimo), fin quando viene ripreso il primo tema, giungendo a una sensazione di riposo e di stabilità.
Il secondo movimento – Andante con moto – inizia nella tonalità di Do minore e ha una struttura di rondò-sonata (ABACBA). Il primo tema è direttamente ispirato al lieder svedese Se solen sjunker (“Vedi, il sole declina”), udito dalla bocca del tenore Isak Albert Berg, in occasione di una visita a Vienna nel novembre 1827 in casa delle sorelle Fröhlich.
La melodia, pervasa da una continua oscillazione tra modo maggiore e minore, assume un carattere sinistro e un colore cupo, dall’intensità dolorosa e ossessiva, accentuati maggiormente da un accompagnamento in forma di marcia del violoncello e in ottave del pianoforte.
Il secondo tema, nella tonalità di Mi bemolle maggiore, deriva da motivi del tema precedente, fungendo da prosecuzione di questo. La melodia viene condotta dagli archi, accompagnati da arpeggi del pianoforte. Segue un elaborazione del tema, caratterizzata da procedimenti imitativi tra le parti e qui si ha un primo climax grazie a sonorità in fortissimo, a note sforzate e accentate e accordi ribattuti del pianoforte. Dopo una cadenza sospesa e dopo una battuta di pausa, si ha un ritorno del primo tema, suonato dal pianoforte con brevi linee di controcanto degli archi.
Lo sviluppo, invece, raggiunge un altro climax, attraverso un crescendo fino al fortissimo. Questa parte si caratterizza per tremoli e accordi ribattuti del pianoforte, nonché per la presenza di note ribattute e strappate degli archi. Segue una sezione in decrescendo, fino alla ripresa del secondo tema, dapprima esposto in Do maggiore e poi elaborato fino al climax conclusivo del movimento. Conclude una coda, caratterizzata dalla presenza del tema principale, ora abbreviato e con lievi differenze armoniche, intonato dal pianoforte e poi dagli archi.
Segue lo Scherzo, nella tonalità di Mi bemolle maggiore, con un Trio simmetrico in La bemolle maggiore. Di grande impegno e originalità compositivi, esso allenta la tensione precedente grazie alle sue sonorità rustiche, quasi haydniane. La prima parte inizia con un canone tra il pianoforte e gli archi, mentre la seconda espone una sezione, quasi un secondo tema, nella remota tonalità di Mi maggiore. Viene poi ripresa variata la prima parte e segue la conclusione in canone.
L’ultimo movimento – Allegro moderato – è una delle maggiori cattedrali sonore realizzate da Schubert usando solo tre strumenti. Il movimento si basa su due temi principali, uno di carattere allegro nella tonalità di Mi bemolle maggiore affidato al pianoforte e un’altro, più spento e nella tonalità di Do minore, in note ribattute e affidato a turno al violino, al violoncello e al pianoforte.
Arriva, infine, un terzo tema nella tonalità di Si bemolle maggiore, più vigoroso e virtuosistico, affidato agli archi che espongono un’ampia tensione melodica, mentre il pianoforte esegue rapidi passaggi virtuosistici. Segue un ritorno del variato secondo tema in tempo binario, prima che la sezione cadenzale derivata da motivi del primo tema concluda l’esposizione.
Lo sviluppo, invece, si suddivide in tre parti: la prima riprende il materiale della precedente sezione cadenzale, in metro di 6/8 e nella tonalità di Si minore, citando anche il Lied svedese in una melodia affidata al violoncello. La seconda parte riprende il secondo tema in metro binario, mentre la terza parte riprende nuovamente il materiale della sezione cadenzale.
La ripresa segue fedelmente l’Esposizione, almeno fino alla coda, allineando il primo tema, il secondo tema (ora in Fa minore, il terzo tema, il ritorno-variazione del secondo tema e la sezione cadenzale. La coda conclusiva cita il tema principale del secondo movimento, prima nella tonalità della tonica minore e poi nella versione in maggiore.
Buon pomeriggio e a domani!
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Tutto giusto, Pierfrancesco. Grazie, buona serata e a domani 🙂
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Qui non servono parole, parla la musica. E poi vado a cuccia.. Buona notte Claudio!
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Buona notte, speriamo.
A domani 🙂
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