Sogni e chimere

Antologia di brani celebri tratti da opere di Giacomo Puccini (1858 - 1924), oggi ricordato nel centenario della morte. Interpreti vari.

Manon Lescaut: Intermezzo
La Bohème: «Che gelida manina» [5:18]
La Bohème: «Sì. Mi chiamano Mimì» [10:11]
La Bohème: «O soave fanciulla» [16:26]
La Bohème: «Quando m’en vo» (Valzer di Musetta) [20:29]
Madama Butterly: «Un bel dì vedremo» [25:37]
Madama Butterly: Coro a bocca chiusa [30:17]
Gianni Schicchi: «O mio babbino caro» [33:19]
Turandot: «Signore, ascolta» [35:53]
Turandot: «Non piangere, Liù» [38:29]
Turandot: «In questa reggia» [41:04]
Turandot: «Nessun dorma» [47:16]
Turandot: «Tu che di gel sei cinta» [50:38]
Tosca: «Dammi i colori … Recondita armonia» [53:22]
Tosca: «Se la giurata fede debbo tradir» [57:48]
Tosca: «Vissi d’arte» [1:01:25]
Tosca: «E lucevan le stelle» [1:04:38]

9 pensieri riguardo “Sogni e chimere

  1. Compositore raffinato. Il suo teatro richiama soprattutto gli struggimenti prolungati e a volte dolorosi delle sue eroine. Nell’ultima Turandot la crudeltà era esteriorizzata nel racconto di una fiaba crudele che consentirebbe il lieto fine. Ma il maestro non fece in tempo a finire di musicarla. Altrove emergono elementi realistici godibili.

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  2. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille per aver condiviso questa deliziosa selezione rossiniana, davvero interpretazioni eccezionali! ☺️

    Tra i maggiori e più significativi operisti di tutti i tempi, Puccini inizialmente scrisse le sue opere sulla scia della tradizione operistica italiana tardo-ottocentesca e, solo successivamente, sviluppò uno stile genuinamente personale, influenzato dal Verismo, dall’Esotismo e dalle opere wagneriane – in particolare, qui sotto il profilo armonico-orchestrale e per l’uso della tecnica dei leitmotiv.

    Proveniente da una famiglia di maestri di cappella lucchesi, Puccini iniziò la sua “difficile” formazione nella tastiera e nel canto corale con lo zio materno Fortunato Magi, il quale lo considerò sempre un allievo poco dotato e poco disciplinato, definendolo addirittura un “falento”, ossia un fannullone senza talento.

    Proseguì la sua formazione con Alemanno Cortopassi, il quale lo introdusse alla teoria musicale, incoraggiandolo a continuare gli studi a Milano, dove frequentò il seminario di San Michele e poi quello della Cattedrale, concentrandosi sugli studi organistici.

    I suoi risultati scolastici non furono dei migliori e, in particolare, dimostrò una profonda insofferenza per lo studio della matematica. Tra l’altro, i suoi insegnanti affermarono che “entra in classe solo per consumare i pantaloni sulla sedia; non presta la minima attenzione a nessun argomento, e continua a tamburellare sul suo banco come fosse un pianoforte; non legge mai”. Nonostante tutto, riuscì a completare gli studi in cinque anni, uno in più del necessario.

    Continuò a studiare l’organo presso l’Istituto Musicale di Lucca con il maestro Carlo Angeloni, mostrando a tutti il suo grande talento musicale.

    Già a quattordici anni, grazie alla sua eccezionale bravura, Puccini poté contribuire all’economia familiare suonando l’organo in varie chiese lucchesi e, in particolare, alla parrocchia di Mutigliano. In più, intratteneva al pianoforte gli avventori del Caffè Castelli, in Via Filungo, la strada principale della città.

    Nel 1874, il compositore scrisse la sua prima composizione conosciuta, la lirica per mezzosoprano e pianoforte A te mentre, due anni più tardi, assistette al Teatro Nuovo di Pisa all’allestimento dell’Aida di Verdi, un avvenimento fondamentale per la sua futura carriera di operista.

    In questi anni, scrisse anche le prime composizioni note e datate, tra le quali la cantata I figli d’Italia Bella (1877) e il mottetto Mottetto per San Paolino (1877). Si ricordano anche un valzer (1879) – scritto per la banda cittadina e oggi perduto – e la Messa di Gloria (1880) a quattro voci con orchestra, scritta come saggio finale di diploma presso l’Istituto Pacini e calorosamente accolta dalla critica lucchese.

    Nel 1880, grazie a una borsa di studio, Puccini poté iniziare a frequentare il Conservatorio di Milano, dove studiò composizione con Antonio Bazzini e con Amilcare Ponchielli. Durante questi anni, la sua produzione musicale fu molto scarsa, a eccezione di un Quartetto di archi in Re, l’unica composizione attribuibile a questo periodo con certezza.

    Grazie all’intermediazione di Ponchielli, Puccini conobbe Pietro Mascagni, del quale divenne grande amico, accomunati dai gusti musicali e, in particolare, dalla predilezione dei lavori di Wagner.

    Durante gli ultimi due anni al conservatorio, il giovane scrisse un Preludio sinfonico (1882) – composto per un concerto del conservatorio per presentare i lavori degli studenti – un Adagietto (1882) – la prima composizione pucciniana a essere pubblicata – e un Capriccio sinfonico (1883) – composto per il suo esame finale.

    Dopo il diploma, Puccini fece il suo debutto operistico scrivendo l’opera Le Villi (1883) la quale, dopo un iniziale rifiuto, fu accolta entusiasticamente dal pubblico e dalla critica. Tale successo consentì al compositore di stipulare un contratto con l’editore Ricordi, dando luogo a una collaborazione che sarebbe continuata per tutta la sua vita.

    Negli anni successivi, Puccini continuò a lavorare a nuove opere, spostandosi tra le cittadine campagnole di Chiatri, Torre del Lago, Uzzano e Pescia, appassionato com’era di caccia e avendo indole essenzialmente solitaria. Durante questo periodo, prendono vita alcune delle sue opere più famose, ossia Manon Lescaut, La Bohème e Tosca.

    Dopo un periodo assai difficile, a causa dello scarso successo operistico e a uno scandalo legato al suicidio della sua cameriera, Puccini riprese ad avere successo, grazie all’opera La fanciulla del West e al Trittico (tre opere di un atto da rappresentarsi tutte assieme – Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi).

    Gli ultimi anni della sua vita furono caratterizzati da una relativa serenità nelle sue residenze di campagna, dedicandosi alla scrittura delle sue ultime pagine musicali, ossia l’Inno a Roma (1919) – composto in occasione dell’anniversario della legendaria fondazione della città – e l’opera Turandot, l’unico suo lavoro operistico di ambientazione fantastica, rimasta incompiuta e successivamente completata dal compositore Franco Alfano, supervisionato dal direttore d’orchestra Arturo Toscanini.

    Nel corso della sua vita, Puccini non solo fu un eccellente compositore operistico, ma anche un grande appassionato di motori, di donne, di caccia e di cucina.

    Buona giornata e a domani!

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