Hanns Jelinek (5 dicembre 1901 - 1969): Two blue O’s per celesta, clavicembalo, arpa, percussioni e contrabbasso (1959). Michiyoshi Inoue, celesta; Reiko Honsho, clavicembalo; Matsue Yamahata, arpa; Tomoyuki Okada e Mitsuaki Imamura, percussioni; il contrabbassista è ignoto.
- Organpoint
- Ostinato
lontano dai miei gusti musicali, ma ben venga la sperimentazione anche dell’ascolto 🙂 Buondì Claudio
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Buona giornata, Daniela 🙂
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Buenos días Claudio. Nueva experiencia musical.
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Conosciuto anche con gli pseudonimi di Hanns Elin, H. J. Hirsch e Jakob Fidelbogen, Jelinek iniziò la sua formazione musicale in tenera età, prendendo lezioni di violino all’età di sei anni e studiando pianoforte all’età di sette anni.
Tra il 1918 e il 1919, invece, studiò composizione, armonia e contrappunto con Arnold Schoenberg presso la scuola di Eugenie Schwarzwald di Vienna e privatamente con Alban Berg. Grazie all’influenza dei due insegnanti, Jelinek iniziò a scrivere varie opere impiegando la tecnica dodecafonica.
Nel 1920, il compositore proseguì la sua formazione musicale in pianoforte, armonia e contrappunto con Franz Schmidt presso l’Accademia di Musica di Vienna ma, a causa di problemi finanziari, fu costretto a interrompere gli studi due anni più tardi e a studiare da autodidatta.
Parallelamente, iniziò a lavorare come compositore indipendente e come pianista accompagnatore in bar e cinema, dirigendo addirittura anche una propria band. Durante questo periodo, nascono le sue prime composizioni di musica popolare, scritte sotto lo pseudonimo di Hanns Elin.
Fu anche docente (1958-1965) e professore (a partire dal 1965) presso l’Accademia di Musica di Vienna.
Il suo Quartetto per archi n° 2 (1934) è la prima opera a impiegare la tecnica dodecafonica, mentre i Tre schizzi blu op. 25 (1956) sono la prima composizione dove viene combinata la tecnica dodecafonica con elementi jazzistici, come anche in Two Blue O’s (1959).
La sua produzione musicale annovera non solo composizioni “serie” (6 sinfonie, 2 quartetti per archi, canzoni, pezzi cameristici, suite e canoni), ma anche pezzi “leggeri” (operette, musica popolare e musica per film).
Si ricordano anche vari testi di teoria musicale, principalmente sulla tecnica dodecafonica, fra i quali Anleitung zur Zwölftonkomposition in due volumi (1952 e 1958).
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Molto bene, Pierfrancesco. Buona serata e a domani 🙂
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ammesso che te ne sia accorto… scusami il piacere c’è ma la vista non mi aiuta e dunque la Tito un po’ ovunque. Una carezza Puck e un augurio a te.
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Grazie, contraccambiamo di cuore ❤️
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Molto belli!!
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Questo me l’ero perso, non sempre posso ascoltare, dato che le cuffie non le amo. Mi piace molto, nonostante la dodecafonia, che di solito mi è un po’ indigesta. Prediligo gli arpeggi e le scale dell’arpa, che, con l’intervento degli altri strumenti, creano un insieme inedito e gradevolissimo.
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I grandi sanno commuovere anche usando toni aspri 😉
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