Carl Philipp Emanuel Bach (1714 - 14 dicembre 1788): Sonata in la maggiore Wq 55/4, H 186 (1765). Marc-André Hamelin, pianoforte.
- Allegro assai
- Poco adagio [6:20]
- Allegro [9:46]

Carl Philipp Emanuel Bach (1714 - 14 dicembre 1788): Sonata in la maggiore Wq 55/4, H 186 (1765). Marc-André Hamelin, pianoforte.

Marc-André Hamelin, quel pianiste !!!
Merci !
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I like virtuoso playing, excellent post😊
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Bach jr. prese dal padre il talento, pur non raggiungendo le sue vette. Bellissimo pezzo comunque.
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Aveva due handicap: era mancino e, soprattutto, era figlio di un genio.
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Sì, essere figlio di tanto padre avrà presentato molto difficoltà, ma d’altra parte, metà dei suoi geni erano di J.S.
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D’accordo, spesso la musicalità è familiare, i geni c’entrano sicuramente. C. Ph. E. era comunque di livello non comune. Uno che superò molto il padre, in campo politico, era Federico il Grande, stimolato al contrario (sembra) dalla poca considerazione che il genitore aveva per lui.
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E come dimenticare gli Strauss?
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Delizia! Buon giorno Claudio 🤗
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Buon giorno, Daniela 🙂
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Buongiorno e buon sabato, caro Claudio, grazie mille di aver portato questa deliziosa sonata per tastiera, davvero un’interpretazione fantastica! 😊
Quinto figlio di Johann Sebastian Bach e di Maria Barbara Bach, Carl Philipp fu un importante compositore del periodo di transizione tra lo stile tardo-barocco e il primo stile classico, qualificandosi come importante esponente dell'”Empfindsamer Stil” (o stile della sensibilità), uno stile compositivo sviluppatosi durante il Settecento nella Germania del Nord per esprimere sentimenti veri, semplici e naturali, qualità enfatizzate soprattutto dai pensatori illuministi.
Al contrario dell'”Affektenlehre” (o teoria degli effetti) barocca, la quale imponeva che in una composizione dovesse essere trattato un solo “affetto”, il nuovo stile perseguiva una giustapposizione di sentimenti contrastanti all’interno della stessa opera, avvalendosi di uno stile discorsivo e rapsodico, di un’apposita agogica (in particolare, rubati e ariosi), di mutevoli indicazioni dinamiche, nonché di frequenti modulazioni improvvise e di frasi melodiche asimmetriche.
La sua opera non si sviluppò solamente nella direzione dello stile sensibile, ma anche verso lo stile galante (rappresentative le sue sonate per organo) e verso alcuni tratti della futura musica romantica (in particolare, l’espressività, della quale sono antesignani i suoi pezzi per tastiera).
Per distinguerlo dal fratello Johann Christian, denominato il “Bach di Londra”, Carl Philipp fu soprannominato dapprima il “Bach di Berlino” e poi il “Bach di Amburgo”.
Il giovane iniziò la sua formazione musicale presso la Scuola di San Tommaso di Lipsia, per poi dedicarsi agli studi giuridici presso le Università di Lipsia (1731) e di Francoforte (1735). Dopo aver ottenuto la laurea nel 1738, non esercitò mai la professione forense, ma si rivolse subito alla musica.
Riuscì subito a ottenere un incarico a Berlino al servizio del principe ereditario Federico di Prussia e, due anni più tardi, divenne membro dell’orchestra reale. Durante questo periodo, si affermò come uno dei maggiori clavicembalisti europei e le sue composizioni, risalenti al 1731, già comprendevano all’epoca una trentina di sonate e vari pezzi da concerto per clavicembalo e clavicordo.
Durante il suo soggiorno berlinese, Carl Philipp si creò una notevole cerchia artistica, comprendente vari musicisti affermati – tra i quali alcuni importanti ex allievi paterni – e varie notevoli figure letterarie, come il filosofo Gotthold Ephraim Lessing.
A questo periodo, risalgono vari pezzi caratteristici noti come i Ritratti di Berlino, nonché varie sonate dedicate a Federico il Grande (1742) e al duca di Württemberg Carlo Eugenio (1744).
Nel 1746, invece, fu nominato musicista da camera del re Federico il Grande e, nel decennio successivo, scrisse numerose composizioni, fra le quali un Magnificat (1749), una cantata pasquale (1756), varie sinfonie, diversi pezzi concertistici, almeno tre volumi di canzoni (tra i quali i Canti di Gellert), alcune cantate profane e diversi pezzi occasionali.
Lo strumento su cui si concentrò maggiormente fu, però, il clavicembalo, per il quale compose quasi 200 sonate e vari assoli, fra i quali Mit veränderten Reprisen (“Con varie repliche”, 1760-1768).
Negli stessi anni, si affermò anche come importante didatta, ponendosi all’avanguardia della musica europea con il trattato Versuch über die wahre Art das Clavier zu spielen (“Saggio sulla vera arte di suonare gli strumenti a tastiera, 1753), il quale divenne un solido punto di riferimento per i musicisti dell’epoca (fra i quali Haydn e Mozart), ponendo anche le basi per i metodi per tastiera di Clementi e Cramer. Tra l’altro, ancora oggi, il metodo trova ampi consensi accademici.
Il trattato espone la diteggiatura di base per ogni accordno e propone alcuni esempi di sequenze accordali. Nella prima parte dell’opera, si parla dei vari abbellimenti usati all’epoca (trilli, mordenti, ecc.), mentre nella seconda sono spiegate le idee di Carl Philipp sull’arte del basso figurato e del contrappunto, insieme a suggerimenti per l’esecuzione e l’improvvisazione, con particolare riferimento alla forma musicale della Fantasia.
Nel 1768, dopo estenuanti trattative, Carl Philipp divenne direttore della musica ad Amburgo, succedendo al suo padrino. Una volta lasciato l’impiego a corte, fu nominato compositore di corte della principessa Anna Amalia.
Nella nuova posizione, il compositore si dedicò alla scrittura di pezzi ecclesiastici e corali per varie chiese di Amburgo, fra le quali la Michaeliskirche.
Negli anni successivi, videro la luce l’oratorio Die Israeliten in der Wüste (“Gli israeliti nel deserto”), 21 ambientazioni della Passione, circa 70 cantate e varie litanie, mottetti e pezzi per la liturgia. Si ricorda anche un autobiografia (1773), la quale lo qualificò tra i primi compositori a scrivere un resoconto della propria vita.
La produzione corale di Carl Philipp raggiunse il suo apice in due grandi opere, ossia il doppio coro Heilig (“Santo”, 1776) – un’ambientazione del canto del serafino dalla scena del trono in Isaia – e l’oratorio Die Auferstehung und Himmelfahrt Jesu (“La resurrezione e l’ascensione di Gesù”, 1774-1782) – il quale mette in scena un’armonizzazione poetica del Vangelo del poeta Karl Wilhelm Ramler.
Il suo stile fu notevolmente influenzato dal padre e dal padrino ma anche, nelle opere più tarde, da compositori contemporanei, quali Haendel, Haydn, Mozart e Graun.
La sua produzione annovera alcuni pezzi scritti per il Piccolo libro di Anna Magdalena Bach (1722-1725) del padre, numerose sinfonie (in particolare per archi e per strumenti a fiato), vari concerti (per tastiera, oboe, flauto e organo), diverse sonate (in trio, per strumento solista – arpa, viola e tastiera – e per più strumenti).
Le sonate a più strumenti, in gran parte, sono scritte per pianoforte, violino e violoncello, qualificandosi tra i primi trii per pianoforte della storia della musica. Vi sono anche tre quartetti molto popolari per tastiera, flauto e viola.
Il compositore fu anche autore di uno dei primi pezzi per flauto solo, una sonata influenzata dalla paterna Partita in La minore per flauto.
Gli strumenti a tastiera furono destinatari di numerosissimi pezzi, anche più rispetto ad altri strumenti, suddivisi in varie raccolte.
Carl Philipp fu anche autore di 30 pezzi originali per strumenti meccanici come il carillon e l’orologio musicale, allora popolari alla corte prussiana.
Durante la seconda metà del XVIII secolo, la reputazione del compositore raggiunse vette elevate, superando quella paterna. Addirittura, le tre corone del classicismo viennese (Haydn, Mozart e Beethoven) lo ammiravano e collezionavano “avidamente” la sua musica e Mozart disse di lui: “Bach è il padre, noi siamo i figli”.
Con tutta probabilità, viene anche ricordato come il primo compositore di spicco che usò liberamente il colore armonico per le proprie opere, al parti dei più importanti rappresentanti del Classicismo viennese.
Nel corso del XIX secolo, purtroppo, la sua fama venne gradualmente a mancare e, addirittura, Schumann disse di lui che “come musicista creativo, è rimasto molto indietro rispetto al padre”, mentre altri dissero che era “un imitatore un po’ debole dello stile del padre”. Tuttavia, Brahms lo tenne in grande considerazione e contribuì a diffondere parte della sua musica.
Solo durante la seconda metà del Novecento, la sua fama ricominciò a crescere, in corrispondenza della riscoperta e registrazione di varie sue sinfonie e sonate per tastiera.
La sua produzione è identificata dalle sigle Wq (dal catalogo di Alfred Wotquelle del 1906) e H (dal catalogo di Eugene Helm del 1989).
Buona giornata e a domani!
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Ciao, Pierfrancesco, e grazie. A domani 🙂
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