Concertante – II

Daniel Rogers Pinkham jr (1923 - 18 dicembre 2006): Concertante per organo, celesta e percussione (1963). Stella O’Neill, organo; Katie Hughes, celesta; Michael Barnes, percussione; Jacob Ottmer, timpani.

  1. Aria
  2. Scherzo [4:49]
  3. Elegy [7:33]

10 pensieri riguardo “Concertante – II

  1. Molto interessante l’accostamento inedito di sonorità ‘antiche’, quali quelle della celesta e pure dell’organo, con le percussioni, più ‘moderne’ (triangolo e timpano (credo)). Molto gradevole l’ascolto, grazie.

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    1. Lieto che ti sia piaciuto.
      La celesta, il cui suono può far pensare agli strumenti automatici che in Italia chiamiamo carillon, in realtà è relativamente recente come concezione e realizzazione: lo strumento fu brevettato nel 1886 dal parigino Auguste Mustel; la celesta è utilizzata per la prima volta in una partitura orchestrale nello Schiaccianoci (1892) di Čajkovskij, dove conferisce un carattere misterioso, magico e inconfondibile alla «Danse de la Fée Dragée»:

      Ma hai perfettamente ragione definendo “antico” il timbro della celesta, che in effetti fa pensare a un concerto di campane e campanelli, quello che i francesi chiamano carillon e che ha origini medievali (gli esperti in organologia affermano che nel Medioevo durante le esecuzioni musicali l’uso di campanelli di varie dimensioni era molto frequente).
      A scanso di equivoci: quello che in Italia chiamiamo carillon — e cioè uno strumento meccanico di piccole dimensioni, collocato in scatole e soprammobili di varie fogge e misure — in francese è detto perlopiù boîte à musique: fu ideato dall’orologiaio ginevrino Antoine Favre, che nel 1796 lo presentò al Comité de Méchanique della sua città. Il nome dato da Favre al proprio congegno è carillon sans timbre ni marteau (carillon senza campane né martelletti).

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  2. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questo delizioso pezzo “quasi etereo ed espressivo”, davvero un’interpretazione fantastica! Un accostamento davvero ardito quello di organo, celesta e percussione ma, nonostante i timbri contrastanti degli strumenti, molto gradevole da ascoltare 😊

    Proveniente da una famiglia di produttori di farmaci brevettati, Pinkham iniziò la sua formazione musicale alla Philips Academy di Andover, studiando organo e teoria musicale con Carl F. Pfatteicher. Un giorno del 1939, in città, assistette a un concerto del gruppo canoro Trapp Family Singers e ciò lo influenzò molto nella scrittura dei suoi successivi pezzi.

    Al termine di questa prima fase di studio, il giovane ne iniziò un altra all’Università di Harvard, dove ebbe come insegnanti Walter Piston e Aaron Copland (composizione), Archibald Thompson Davison (direzione d’orchestra) e Arthur Tilman Merritt (teoria musicale).

    Dopo la laurea, continuò la sua formazione con Putnam Aldrich e Wanda Landowska (clavicembalo), nonché con Edward Power Biggs (organo), Samuel Barber, Arthur Honegger e Nadia Boulanger (composizione).

    Al termine della sua formazione, Pinkham iniziò a lavorare come docente dapprima al Conservatorio di Boston (1946-1959) e poi al New England Conservatory of Music (1959-2006), creando e dirigendo i programmi esecutivi di musica antica.

    Nel 1951, invece, diresse dieci composizioni dei vincitori del Premio Boulanger durante la loro prima assoluta a Boston, nell’ambito di una serie di concerti del Peabody Mason per la commemorazione dell’anno del bimillenario parigino.

    Durante la sua carriera didattica, il compositore lavorò brevemente come docente anche alla Simmons University e alla Boston University (1953-1954), nonché all’Harvard University (1957-1958).

    Accanto all’insegnamento, Pinkham fu anche organista della King’s Chapel di Boston, incarico che ricoprì per ben 42 anni (dal 1958 al 2000) e che gli permise di scrivere musica ecclesiastica. Tra l’altro, lavorò anche come organista e clavicembalista per la Boston Symphony Orchestra e si esibì varie volte con il violinista Robert Brink.

    La sua produzione musicale rappresenta sinteticamente le varie tendenze musicali novecentesche e annovera composizioni in quasi tutti i generi – dalle sinfonie alle canzoni d’arte – anche se la maggior parte di essa è di natura religiosa, spezzo pezzi corali o con accompagnamento organistico.

    Nel corso della sua vita, Pinkham si avvicinò al canto piano, alla scrittura modale medievale e alle forme settecentesche (negli anni ’30 e ’40, influenzato da Stravinsky e Hindemith, impegnanosi anche nella riscoperta della musica antica), nonché alla dodecafonia e al serialismo (negli anni ’50 e ’60), alla musica elettronica e al neobarocchismo (a partire dal 1970).

    In generale, le sue composizioni si rivelano piuttosto versatili, con strutture formali contrappuntistiche compatte e coese ed elementi ritmici propulsivi, occasionalmente accompagnate da elementi modernisti che, però, non fanno sfociare i vari pezzi nell’atonalità.

    Esempi di suoi pezzi religiosi che combinano dodecafonia e tonalità sono la Cantata Nuziale (1956) per coro e orchestra, la Cantata di Natale (1957) e la Cantata di Pasqua (1961), il Requiem (1963), lo Stabat Mater (1964), la Passione di San Marco (1965), Giona (1967) per soprano, tenore, basso baritono, coro e orchestra, The Song of Jeptha’s Daughter (1963) per soprano e pianoforte e le Letters from St. Paul (1965) per soprano o tenore e organo.

    In ambito profano, invece, si ricordano gli Eight Poems of Gerard Manley Hopkins (1964) per baritono e viola, le prime due sinfonie (1961 e 1962) e il Concertante (1963) per organo, celesta e percussioni.

    I pezzi successivi non si discostano dalle strutture complesse e rigorose dei lavori precedenti ed esplorano costruzioni armoniche e progressioni molto più complesse, iniziando anche ad accostare strumenti acustici ed elettronici.

    Esempi di queste nuove tendenze sono la Cantata dell’Ascensione (1970) per coro, fiati e percussioni, Safe in Their Alabaster Chambers (1972, su testo di Emily Dickinson) per mezzosoprano e nastro, il Concerto per organo (1970) e le Lezioni per clavicembalo (1971).

    Pinkham non fu solo autore prolifico di pezzi religiosi e orchestrali, ma anche di diversi concerti per pianoforte, ottavino, violino e tromba, di opere teatrali, di pezzi cameristici e di musiche per circa 20 documentari televisivi.

    Buona giornata e a presto!

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