…et des châtaignes aussi

Anonimo: Mort et convoi de l’invincible Malbrough, ovvero Malbrough s’en va-t-en guerre. Le Poème Harmonique, dir. Vincent Dumestre.

Malbrough s’en va-t-en guerre,
    mironton, mironton, mirontaine,
Malbrough s’en va-t-en guerre,
Ne sait quand reviendra.

Il reviendra-z-à Pâques,
ou à la Trinité.

La Trinité se passe,
Malbrough ne revient pas.

Madame à sa tour monte
si haut qu’elle peut monter.

Elle voit venir son page,
tout de noir habillé.

Beau page, ah!, mon beau page,
quell’ nouvell’ apportez?

Aux nouvelles que j’apporte,
vos beaux yeux vont pleurer!

[Quittez vos habits roses,
et vos satins brodés!

Prenez la robe noire
et les souliers cirés.
]

Monsieur Malbrough est mort,
est mort et enterré.

L’ai vu porter en terre,
par quatre-z-officiers.

L’un portait sa cuirasse
l’autre son bouclier.

L’autre portait son grand sabre,
et l’autre ne portait rien.

A l’entour de sa tombe,
romarins l’on planta.

[Sur la plus haute branche
un rossignol chantait.
]

On vit voler son âme
au travers des lauriers.

Chacun mit ventre à terre
et puis se releva

pour chanter les victoires
que Malbrough remporta.

La cérémonie faite,
chacun s’en fut coucher.

Les uns avec leurs femmes,
et les autres tout seuls!

Ce n’est pas qu’il en manque,
car j’en connais beaucoup

des blondes et des brunes
et des châtaignes aussi.

J’ n’en dis pas davantage,
car en voilà-z-assez.


Fernando Sor (13 febbraio 1778 - 1839): Introduction et variations sur l’air Malbroug op. 28 (1827). Anders Miolin, chitarra.

8 pensieri riguardo “…et des châtaignes aussi

  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questa spiritosa canzone popolare francese (e relative variazioni chitarristiche), davvero interpretazioni stupende! 😊

    Importante chitarrista e compositore spagnolo del periodo compreso tra il tardo classicismo e il primo romanticismo, Sor è oggi noto soprattutto per i suoi pezzi solistici (e non) per chitarra, ma egli scrisse anche varie altre composizioni, tra le quali un’opera lirica, tre sinfonie, pezzi per pianoforte, canzoni, una messa e i due (all’epoca) popolari balletti Cenerentola e Hercule et Omphale.

    Come virtuoso del suo strumento, egli fu considerato all’epoca il migliore chitarrista del mondo e, desideroso di condividere i segreti della sua bravura, si impegnò a scrivere una vasta quantità di pezzi didattici di diversa difficoltà per chi vuole apprendere questo strumento. Tutt’oggi, una grande parte di questa produzione viene ancora stampata e impiegata come sussidio didattico nei conservatori.

    Nato in una famiglia benestante di Barcellona, fu battezzato con il nome di José Fernando Macario Sors, anche se nella maggior parte delle sue opere musicali compare solo come Fernando Sor.

    Destinato alla carriera militare, il giovane si avvicinò alla musica grazie al padre, il quale gli fece conoscere l’opera italiana, allora molto in voga in Spagna. Oltre al teatro, il padre gli fece scoprire anche la chitarra e questo lo indirizzò definitivamente sulla strada della musica.

    Il suo precoce talento musicale non fu molto attenzionato dai genitori, per paura di distrarlo dai suoi studi classici. Pertanto, Sor (non ancora nemmeno undicenne) iniziò a scrivere canzoni su testi latini per impressionare i genitori, giungendo anche a inventare un proprio sistema di notazione musicale, non avendo alcuna base di teoria musicale.

    Uno o due anni più tardi, il talento del giovane fu notato dal direttore della Cattedrale di Barcellona, il quale si premurò di fornirgli una formazione musicale adeguata. Purtroppo, però, la madre si accorse che la musica lo stava distogliendo dal suo percorso prestabilito nell’esercito o nell’amministrazione e, seguendo il consiglio di alcuni amici, lo fece trasferire in una scuola militare per quattro anni.

    Questo non fu un dramma, perché nella scuola militare Sor aveva molto tempo libero a disposizione e ciò gli permise di continuare a dedicarsi alla musica, suonando la sua chitarra e scrivendo nuovi pezzi.

    Nel 1808, durante l’invasione francese della Spagna, il giovane iniziò a scrivere pezzi pattriottici per chitarra e, addirittura, si inserì in varie bande militari itineranti che si esibivano suonando musica di protesta per le strade. Per il suo fervente temperamento, fu anche promosso capitano a Córdoba e, probabilmente, combatté contro l’esercito francese.

    A seguito della disfatta spagnola, Sor accettò con riluttanza un incarico amministrativo presso il nuovo governo, venendo ufficialmente etichettato come “afrancesado”, ossia come persona che ha abbandonato la difesa del suo paese per abbracciare gli ideali rivoluzionari francesi.

    Una volta avvenuta la riconquista del paese da parte dell’esercito spagnolo nel 1813, Sor e altri afrancesados, agitati dallo spettro di una punizione per il loro tradimento, abbandonarono la Spagna per stabilirsi in Francia, precisamente a Parigi.

    Qui dapprima divenne famoso come chitarrista virtuoso e come compositore di pezzi per questo strumento ma, una volta avvicinatosi alla scrittura di grandi opere, fu rifiutato dal popolo francese. Una di queste, l’op. 7, era un pezzo di enormi dimensioni e molto complesso, perché annotato in tre chiavi e, di conseguenza, nessun chitarrista del tempo sapeva suonarlo.

    Nella capitale francese, tra l’altro, il compositore conobbe il chitarrista spagnolo Dionisio Aguado, con il quale collaborò strettamente e, addirittura, con il quale visse insieme per diverso tempo all’Hôtel Favart. A lui, dedicò il duetto Les Deux Amis op. 41, nel quale una parte è segnata “Sor” e l’altra “Aguado”.

    Rimasto privo di alcun sostegno, Sor decise di cercare fortuna altrove e, nel 1815, si recò a Londra. Anche qui riuscì a ottenere facilmente grande fama come chitarrista e come insegnante di chitarra e di canto. In più, essendo la capitale inglese molto aperta al genere del balletto, Sor vi si cimentò.

    Dopo aver raggiunto una certa notorietà, nel 1823 Sor e la moglie, la ballerina Félicité Hullin, si recarono a Mosca. Durante questo periodo, si dedicò alla scrittura di balletti, presentando Ercole e Omphale (1823) per l’incoronazione dello Zar Nicola I e Cenerentola (1825) per l’inaugurazione del Teatro Bolshoi.

    Dopo circa tre anni di permanenza in Russia, il compositore iniziò a viaggiare per l’Europa dando concerti ed entrando in tutti i circoli musicali che trovava.

    Nel 1827, a causa della sua età avanzata che gli rendeva difficile una vita itinerante e per la perdita di sostegno in Russia, Sor decise di stabilirsi definitivamente a Parigi. Fu da questo momento in avanti che scrisse la maggior parte dei suoi pezzi per chitarra.

    Dovendo soddisfare le richieste del pubblico e dei dilettanti, avvezzi a pezzi tecnicamente molto semplici e orecchiabili, il compositore visse i suoi ultimi dieci anni di vita in amarezza e contrizione per il modo in cui le sue opere venivano accolte.

    Per esempio, il pezzo Mes Ennuis op. 43 (“I miei fastidi”) e sei dei suoi balletti furono dedicati a “chiunque li voglia”, mentre la sua op. 45 va oltre e, nella sua prefazione, reca la seguente dicitura: “Vediamo se è così. Sei brevi e facili pezzi a tappe, che mirano a condurre a quelle che sono le difficoltà generalmente riconosciute. Composti e dedicati alla persona con meno pazienza, da Fernando Sor. Opus 45.”

    La sua ultima composizione fu una messa (1837), scritta per la morte della figlia. L’evento funesto gli procurò una grave depressione e, già molto debilitato, il compositore morì due anni più tardi, a causa di un cancro alla lingua e alla gola.

    Definito dal musicologo belga François-Joseph Fétis “Le Beethoven de la guitare”, Sor fu elogiato per l’elevato valore artistico delle sue composizioni chitarristiche, peculiari, innovative e assai audaci per l’epoca.

    Esse si caratterizzato per l’avanzata armonia, nonché per gli stupefacenti cambi di tonalità e le ricche modulazioni nelle loro sezioni di sviluppo. Anche la tessitura è piuttosto interessante, con melodie che si spostano dal registro acuto a quello grave, con la presenza di frequenti parti in contrappunto.

    Spesso, i primi movimenti delle sue composizioni sono strutturati in forma sonata, con una notevole abbondanza di idee tematiche introdotte e riprese. Stilisticamente, queste opere si rifanno alla musica di Haydn e di Mozart, soprattutto l’op.22, la quale si distingue per la scrittura raffinata, al pari di una sinfonia classica matura.

    Addirittura, diverse sue composizioni chitarristiche si distinguono per un uso sapiente e originale del colore dello strumento, arrivando anche a imitare i vari strumenti orchestrali, una tecnica attualmente poco diffusa.

    Tra i generi musicali in cui si cimentò, si ricordano il divertimento, il tema con variazioni, la sonata, la fantasia, il minuetto, il duetto e la musica vocale, dimostrando una grande padronanza e conoscenza delle principali tecniche compositive dell’epoca.

    Come compositore di pezzi didattici, Sor lasciò un enorme corpus di studi, famoso non solo per il suo elevato valore didattico, ma anche per la sua intrinseca musicalità. Gran parte di questa produzione è organizzata in raccolte, distinte per numero d’opus e per difficoltà, come le 25 lezioni op. 60, le 24 lezioni op. 44, i 24 esercizi op. 35, le 24 lezioni op. 31, i 12 studi op. 6 e i 12 studi op. 29.

    Si ricorda anche il famoso Méthode pour la Guitare (1830), conosciuto e pubblicato in inghilterra due anni più tardi dall’editore Merrick con il titolo Method for the Spanish Guitar.

    Accanto a una relativamente accessibile produzione didattica, Sor viene ricordato anche per aver composto opere diabolicamente difficili, come l’Introduzione e Variazioni su un tema di Mozart op. 9 (1791), basato sulla melodia dell’aria Das klinget so herrlich, das klinget so schön dall’opera Il flauto magico.

    Tra le chitarre suonate da Sor si ricordano quelle del liutaio francese Pierre René Lacôte, sul quale ebbe modo di dire: “M. Lacote, costruttore francese, l’unica persona che, oltre al suo talento, mi ha dimostrato di possedere la qualità di non essere inflessibile al ragionamento”. Addirittura, alcune di queste chitarre riportano la firma di Sor e una si trova al Metropolitan Museum of Art.

    Sor ha anche prestato il suo nome agli strumenti di Louis Panormo di Londra e al signor Schroeder di Petersburg ma, in entrambi i casi, a oggi non si ha notizia di alcum “modello Sor”.

    Come è possibile leggere nel suo metodo, Sor prediligeva le chitarre spagnole e, in misura minore, quelle francesi. Si cita testualmente: “[…] se volevo uno strumento, me lo procuravo da M. Joseph Martinez di Malaga, o da M. Lacote […]. Le chitarre a cui ho sempre dato la preferenza sono quelle di Alonzo di Madrid, Pagès e Benediz di Cadice, Joseph e Manuel Martinez di Malaga, o Rada, successore e studioso di quest’ultimo, e quelle di M. Lacote di Parigi. Non dico che non ne esistano altri; ma non avendoli mai provati, non posso decidere su ciò che non conosco”.

    In ogni caso, il compositore non impiegò mai la chitarra classica oggi comunemente intesa, ma usò la chitarra “romantica”, più piccola e sottile, il precedessore del moderno strumento inventato dal liutaio e chitarrista spagnolo Antonio de Torres Jurado negli anni ’40 dell’Ottocento.

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