La vita e l’onore

Matthias Hermann Werrecore (c1500 - p1574): La bataglia taliana (Die Schlacht vor Pavia) a 4 voci (pubblicata per la prima volta nel 1544). Il Terzo Suono, dir. Gian Paolo Fagotto.

Signori e cavalieri d’ingegn’e forza,
Udite la vittoria del Duca
De Milan Francesco Sforza.
All’arm o trombetti, o tamburini,
Li inimici son vicini.
All’arm, butte selle a caval.
Monta a caval.
Tutt’alli stendard inant.

Avant tous gentilz compagnons.
Gente d’arm’a li stendardi.
Su su, fanti, alle bandiere.
Gl’adversari vengon gagliardi.
Via via, caval leggieri.

Gente d’arm’all’ordinieri
Stat’in quella prataria
Capitan e buon guerrieri
De la nobil fantaria.
Da man manch’ardit’ e fieri
In battaglia ciascun stia.
Vivandieri carriazzi saccomani, su via.
Non passate quei sentieri,
Stati strett’in compagnia.
Fulminate cannonieri
Con la vostr’artigliеria.
Scampe da li francois.
Mazza, tocca, dagli o valent’homini milanesi.
Mazza, tocca, dagli Duca.

El gran Duca milanеse
Guard’il ponte
Con la sua gente lombarda.
Sta ben fort’alle contese
Contra si gross’antiguarda
D’assai compagnia francese.

Compagnons, avant, donnes dedans
Frappes dedans, tues ces vilains
France, Marco, gentilz compagnons.

Duca, Italia, mazza francois.
Su, bottiglioni, mazza francois.
Su schiopetti, su archibusi.
Su, su, ché son confusi li francois.
A più non pos passat’il fos.
A dos, mazza, ahi canaglia.

O Nostre Dame, O bon Jesu
Astur nous sommes tous perdus.

Hai poltroni, hai bottiglioni,
Gl’han pur persa la giornata.
Su la peverata, ahi miseri francois.
Scampe da li francois.
O signor’italiani, su ogni alemano
A voi vien la furia amara
D’ogni sguizaro villano.
Scopettier, su spara
Non scargate colp’in vano.

Har, har, raube
Da vir de vir villen latin ruben
Myrher, myrher, perausche
Vir villen chuden rubel binden.

Su alabardieri, urta spezza maglia
Hai vil canaglia
La si sbaraglia mazza taglia.

A los villiacos qui viene a ellos
Qui son rotos hides hechios.

L’è pur vinta la bataglia.
Vittoria, Italia.
Viva il Duca
Con tutta la Italia.

La battaglia di Pavia fu combattuta esattamente cinquecento anni fa, il 24 febbraio 1525. Dopo la rovinosa disfatta, Francesco I di Francia scrisse alla madre Luisa di Savoia: « Madame, de toutes choses ne m’est demeuré que l’honneur et la vie qui est sauve ».

4 pensieri riguardo “La vita e l’onore

  1. Buongiorno e buon inizio di settimana, caro Claudio, grazie mille di aver portato questa battagliola composizione, una magnifica interpretazione! Sembra davvero di stare su un campo di battaglia 🙂.

    Werrecore (Vercore, Verecore, Verrecore o Werrekoren), conosciuto anche come “Mathias Fiamengo”, è oggi noto come importante polifonista rinascimentale, nonché come importante autore milanese di pezzi sacri. Sebbene le varie forme del suo nome facciano pensare a possibili origini fiamminghe, nei registri del Duomo di Milano si legge che era figlio di un certo Eligio, residente a Milano.

    Nulla è conosciuto sulla sua prima vita e la prima notizia nota su di lui risale al 3 luglio 1522, anno nel quale divenne maestro di cappella del Duomo di Milano, succedendo al famoso musicista e teorico musicale Franchino Gaffurio. Come detentore di questa carica, era responsabile della direzione delle attività musicali della cappella e dell’insegnamento del canto e del contrappunto ai coristi.

    Probabilmente, nello stesso periodo, lavorò anche come musicista e cantore presso la corte del duca Francesco II Sforza, come è possibile dedurre da La bataglia tagliana, la sua composizione più nota, consistente in un resoconto musicale della Battaglia di Pavia (1525), della quale Werrecore potrebbe essere stato testimone.

    A corroborare questa ipotesi, vi è una nota allegata alla partitura, dove si legge: “Matthias Herman Verecorensis, che era lui stesso sulla linea di battaglia e ha assistito alle peggiori miserie, ha composto questo brano durante il viaggio”.

    Oltre che abile compositore, Werrecore fu un esperto uomo d’affari, come dimostrano i suoi diversi acquisti di terreni e di proprietà immobiliari a Milano e dintorni. Non sempre i suoi acquisti avevano buon esito, viste le varie controversie nelle quali il compositore veniva coinvolto.

    A partire dagli anni ’30 del Quattrocento, il compositore venne coinvolto anche in numerosi progetti di editoria musicale. Il 28 giugno 1535, infatti, firmò un accordo con il quale si impegnava a fornire consulenza in quest’ambito a tre imprenditori, ossia il tipografo Giovanni Antonio Castiglione, il liutista Pietro Paolo Borrono e il libraio Rainaldo d’Adda.

    Werrecore è spesso indicato come compilatore della raccolta Cantiones quinque vocum selectissimae a primariis (1539), consistente in una raccolta di mottetti a 5 voci, data alle stampe dallo stampatore tedesco Peter Schöffer.

    Secondo i documenti, Werrecore non avrebbe svolto il suo lavoro in maniera regolare, soprattutto nei primi anni dopo la sua nomina e, spesso, suscitava un certo scalpore per i suoi vari scandali. Dopo la riorganizzazione della cappella nel 1544, comunque, non vi è più alcun riferimento alla sua condotta irresponsabile.

    A partire dal giugno 1550, il compositore fu sostituito nelle sue funzioni presso la cappella da Olivero de Phalanis, presumibilmente perché egli era abbastanza debilitato o, addirittura, gravemente malato per continuare ad assolvere i suoi obblighi. Propendendo per la seconda ipotesi, si può ritenere che la patologia non gli fu fatale, poiché Werrecore continuò a servire la cappella in vari compiti per almeno 24 anni.

    Ancora il 9 dicembre 1574, infatti, l’archivio della cattedrale lo cita come “altro capo della cappella musicale” e, inoltre, viene menzionato un dono di tre botti di vino da parte della Fabbrica, ossia il consiglio della cappella.

    Nel 1559, Werrecore era impiegato come cantante aggiuntivo, dato che figura nei registri delle paghe di quell’anno come tenore. Tuttavia, un documento d’archivio risalente al 28 agosto, menziona la sua crescente incapacità di rimanere in piedi e di cantare con gli altri cantori a causa della sua debolezza e della sua età molto avanzata. Si può quindi ritenere che la sua attività di musicista sia cessata, su sua richiesta, alla fine di quest’anno.

    Anche dopo essere stato ufficialmente sollevato dal suo incarico, il compositore continuò a svolgere un ruolo importante nella cappella, acquisendo e scrivendo pezzi sacri polifoniche, mantenendo una certa attività.

    La sua raccolta Cantuum quinque vocum (quos motteta vocant) Hermanni Matthiae Werrecorensis musici excelentissimi, liber primus (1555), dedicata a un certo Antonius Marinus Pansanus, costituisce un importante collegamento tra la tradizione musicale milanese, testimoniata dai libri corali, e la messe post-tridentine scritte dal compositore Vincenzo Ruffo nel 1570.

    L’opera comprende non solo pezzi a una o due voci per le varie festività dell’anno ecclesiastico, ma anche composizioni per occasioni cerimoniali, nonché mottetti per l’Elevazione e cicli di mottetti e un mottetto funebre per Alfonso d’Avalos, marchese del Vasto e governatore di Milano dal 1538 al 1546.

    La raccolta ha una grande importanza per la storia della musica rinascimentale milanese, in quanto si tratta del primo libro stampato di musica polifonica a uscire dal prestigioso Duomo di Milano.

    Nonostante l’età avanzata e le problematiche di salute, Werrecore rimase in attività anche al di fuori del campo musicale, continuando a compiere diverse transazioni immobiliari, come dimostrano vari documenti notarili milanesi risalenti al periodo 1550-1560.

    Si ritiene che il compositore sia morto a causa della peste nel 1576 o poco tempo dopo, dato che non vi è alcuna menzione della sua morte nei carteggi, rimasti incompleti per i tre anni successivi.

    La bataglia tagliana fu scritta per celebrare la vittoria sui francesi nella Battaglia di Pavia (1525) e fu pubblicata per la prima volta con la denominazione tedesca di Die Schlacht vor Pavia. In origine, la composizione doveva essere scritta per commemorare la Battaglia della Bicocca del 27 aprile 1522, ma successivamente fu adattata, con piccole modifiche testuali, per commemorare la più decisiva Battaglia di Pavia.

    Con il suo stile popolaresco e il suo tono scherozoso, l’opera ricorda La Guerre di Clément Janequin, della quale sono citate, tra l’altro, diversi passaggi musicali, nonché le stesse armonie e onomatopee. Ciò dimostra come Werrecorre aveva familiarità con la famosa composizione di Janequin. A sua volta, il compositore Giorgio Mainerio imiterà l’opera di Werrecore in un Magnificat.

    Ben presto, l’opera di Werrecore riscosse un enorme successo, tanto da essere disseminata in diverse fonti contemporanee sia in forma originale che in arrangiamenti in intavolatura.

    La grande popolarità del pezzo, nonché la sua importanza storico-culturale, hanno messo in secondo piano la produzione spirituale del compositore la quale, accanto alla raccolta sopra menzionata, annovera diversi mottetti, risalenti al periodo compreso tra il 1534 e il 1575 e pubblicati in numerose raccolte edite a Parigi, Lione, Norimberga, Augusta e Venezia.

    La Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525, fu un evento cruciale nelle Guerre d’Italia (1521-1526) e vide contrapposti l’esercito francese guidato da Francesco I di Francia e le forze imperiali di Carlo V, nelle fila delle quali rientravano principalmente lanzichenecchi tedeschi e tercios spagnoli.

    Una delle cause che la provocò fu il tentativo del sovrano francese di riconquistare Milano, persa nel 1521 a favore di Francesco II Sforza, sostenuto dalla corona spagnola. Prima della battaglia, già Pavia era stata assediata dalle forze francesi, a partire dal 27 ottobre 1524. La città fu difesa strenuamente dalla guarnigione imperiale, guidata da Antonio di Leyva, il quale riuscì a mobilitare la popolazione e a fortificare le mura cittadine.

    Dapprima, vari guastatori imperiali aprirono brecce nel Parco Visconteo, cogliendo di sorpresa le forze francesi, dopodiché Francesco I schierò il suo esercito, commettendo però l’errore di attaccare con la cavalleria pesante, ostacolando l’artiglieria. Ciò permise agli archibugieri spagnoli di infliggere pesanti perdite alla cavalleria francese.

    Francesco I fu catturato e rinchiuso nella cascina Repentita, in modo da medicare le leggere ferite che aveva ricevuto nel combattimento e ristorarsi con un po’ di cibo. Secondo la leggenda, la contadina del luogo aveva a disposizione solo del brodo di carne, del pane secco e delle uova. Decise quindi di unire il tutto, servendo al sovrano un piatto semplice e gustoso, conosciuto ancora oggi come “Zuppa alla pavese”.

    Una volta sconfitto, il sovrano francese fu costretto a firmare il Trattato di Madrid, cedendo territori e rinunciando alle pretese sull’Italia.

    Buona giornata e a presto!

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