8 pensieri riguardo “La mancinella

  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questo delizioso pezzo caratteristico per pianoforte 😊

    Gottschalk nacque a New Orleans, in Louisiana, nella famiglia di Edward Gottschalk e di sua moglie Aimée Marie Bruslé.

    Le origini statunitensi del padre e quelle creole dominicane della madre esposero il giovane a varie tradizioni musicali e, fin dalla più tenera età, iniziò anche a suonare il pianoforte. Ben presto, il suo enorme talento fu riconosciuto dall’intero establishment borghese della città e, nel 1840, debuttò in modo informale al neocostruito Hotel St. Charles.

    Due anni più tardi, a soli 13 anni, Gottschalk si recò in Europa per ricevere una formazione classica e mettere pienamente a frutto la sua eccezionale bravura. Tentò di entrare al Conservatorio di Parigi ma, a causa delle sue origini, fu respinto. Tra l’altro, il direttore della facoltà di pianoforte dell’istituto, Pierre Zimmermann, lo liquidò commentando che “L’America è un paese di macchine a vapore”.

    Fu solo grazie ad alcuni amici di famiglia che il giovane poté entrare in contatto con i migliori circoli musicali europei e qui, finalmente, riuscì a ricevere l’attenzione che meritava, in quanto alcune sue importanti composizioni giovanili, come Bamboula (Danse Des Nègres) e La Savane, lo consacrarono come compositore geniunamente americano e non come semplice imitatore della musica europea.

    Si trattava di un importante traguardo musicale, in quanto Gottschalk portava con sé l’eredità della musica degli schiavi in un contesto musicale romantico e, come tale, si qualificò come un precursore della musica jazz. Tutt’oggi, queste opere sono considerate i primi esempi di musica creola della Louisiana nell’ambito della musica colta europea.

    Dopo un concerto alla Salle Pleyel, Chopin ebbe modo di esclamargli: “Dammi la mano, figlio mio; prevedo che diventerai il re dei pianisti”. Anche Liszt e Alkan furono presenti all’evento e lodarono l’estremo talento del compositore.

    Dopo il suo ritorno in patria nel 1853, Gottschalk intraprese una serie di viaggi in America Centrale e Meridionale, recandosi dapprima a Cuba e poi a Porto Rico. Rimasto molto colpito dalle tradizioni musicali dei due paesi, il compositore decise di cristallizzarle in due pezzi caratteristici per pianoforte, Souvenir de Porto Rico (1857) e Marche des gibaros op. 31.

    Il termine “Gibaros” è una grafia antiquata per designare i jíbaros, ossia i contadini portoricani. Il tema della composizioni è, come si può dedurre dal titolo dell’opera, un motivo di marcia, probabilmente basato su una forma di canzone popolare portoricana.

    Ritornato nuovamente negli Stati Uniti, Gottschalk si concesse un breve periodo di riposo, dopodiché si impegno nell’insegnare pianoforte a una giovane venezuelana, Teresa Carreño. Il compositore era restio ad avere degli allievi ed era scettico nei confronti dei prodigi, ma Carreño fu un’eccezione e fu determinato a far sì che la giovane avesse successo.

    Purtroppo, a causa dei suoi numerosi impegni musicali, Gottschalk poté darle solo una manciata di lezioni ma, comunque, Carreño lo ricorderà con affetto, eseguendo la musica del suo maestro per il resto dei suoi giorni. Un anno dopo l’inizio delle lezioni con il compositore, la giovane riuscì a esibirsi per Abraham Lincoln e divenne una famosa concertista, guadagnandosi l’appellativo di “Valchiria del pianoforte”.

    Nel biennio 1855-1856, invece, Gottschalk legò con alcune figure di spicco della scena culturale del suo paese, come lo scultore Erastus Dow Palmer, il compositore e musicista George William Warren e il pittore paesaggista Frederic Edwin Church. Quest’ultimo, in particolare, fu il dedicatario del pezzo Mazurka poétique, da lui ricambiato con un piccolo dipinto di paesaggio, a oggi non identificato.

    Si ritene anche che il compositore abbia collaborato con Warren nella scrittura del pezzo The Andes, Marche di Bravoura (1863), ispirato al grande dipinto sudamericano The Heart of the Andes (1859) di Church.

    Negli anni ’60, Gottschalk era diventato il maggiore pianista americano e, da quel momento in avanti, visse in giro per gli Stati Uniti, tornando solo di rado nella sua città natale per tenere dei concerti. In questo periodo, scrisse una celebre tarantella, Grande Tarantelle op. 67 (1858-1864), sottotitolandola Célèbre Tarentelle.

    Dopo soli cinque anni, un giornale di San Francisco dava notizia che il compositore aveva “percorso 95.000 miglia in treno e dato 1.000 concerti”. Tuttavia, lo stesso anno, Gottschalk dovette lasciare il suo paese a causa di una presunta relazione con una studentessa dell’Oakland Female Seminary di Oakland.

    Probabilmente, la pubblicazione di questo scandalo fu un tentativo di minare la reputazione del noto compositore da parte di un rivale del produttore di pianoforti Chickering & Sons, la stessa marca di pianoforti impiegati da Gottschalk nei suoi concerti. Il compositore negò ogni coinvolgimento nei fatti e decise di non fare più ritorno negli Stati Uniti.

    Scelse di recarsi in America Meridionale, dove si esibì con regolarità. Durante uno dei suoi concerti, al Teatro Lirico Fluminense di Rio de Janeiro il 24 novembre 1869, ebbe un collasso a causa della febbre gialla. Poco prima, per ironia della sorte, aveva finito di suonare il suo pezzo Morte!, anche se cedette del tutto quando iniziò a suonare il suo celebre pezzo Tremolo.

    La morte lo raggiunse tre settimane più tardi, nel suo albergo di Tijuca a Rio de Janeiro, forse a causa di una overdose di chinino. Tra le ipotesi avanzate sulla sua morte, vi è anche quella per empiema, un accumulo di liquido ricco di pus all’interno delle cavità dell’organismo, in questo caso il risultato di un ascesso rotto nell’addome.

    In vita, la musica di Gottschalk conobbe grande popolarità e le sue prime composizioni fecero assai scalpore sul continente europeo. Fu anche questo che portò molti a riconoscere l’enorme valore artistico di alcuni suoi pezzi, come le Escenas campestres.

    Altri suoi brani, invece, furono spesso impiegati in diverse sue composizioni o citati testualmente da altri autori novecenteschi: è questo il caso di Bamboula, il cui tema principale fu usato come melodia da Gottschalk nella sua Symphony no. 1: A Night in the Tropics, nonché dei Souvenirs d’Andalousie, la cui melodia è alla base della famosa Malagueña del compositore e pianista cubano Ernesto Lecuona.

    Le Mancenillier fu scritto da Gottschalk durante la sua permanenza nel continente europeo e sembra aver tratto ispirazione principalmente dalle letture del compositore e dalla sua vivida immaginazione. In particolare, una delle melodie principali del pezzo proviene da Santo Domingo, la capitale della Repubblica Dominicana, mentre diverse melodie secondarie hanno legami con la nativa New Orleans.

    Il titolo dell’opera fa riferimento a un albero caraibico che porta sia frutti buoni che velenosi, di solito invocato come simbolo poetico dei pericoli dell’amore. La denominazione dell’opera ha anche valore programmatico, in quanto fa riferimento al poema romantico omonimo del poeta francese Charles-Hubert Millevoye.

    Il pezzo inizia in tonalità minore con una melodia ispirata alla pezzo popolare caraibico Chanson de Lizette e, poco dopo, entra in scena un modello di accompagnamento costante, il cui ritmo rigido fa da contrappunto (e da contrasto) alla semplice ed elegante melodia.

    Allo stesso modo, il ritmo regolare e la limitata ampiezza espressiva della melodia e dell’incessante accompagnamento accordale contrastano gli occasionali slanci di virtuosismo, nei quali la voce acuta raddoppia improvvisamente il ritmo, impennandosi su e giù per la tastiera.

    Con il procedere del brano, vengono allo scoperto gli adattamenti di Gottschalk di alcune melodie popolari creole, come Ou som souroucou e Ma mourri, mentre la mano destra esegue passaggi sempre più drammatici e disinibiti nel loro virtuosismo. Verso la fine, infatti, le vistose rapide e le deviazioni rapsodiche divengono centrali, culminando in vistose esplosioni di sapore chopiniano.

    Del pezzo, ne esistono diverse versioni e solo quelle basate sulla prima stampa europea contengono l’impressionante coda in forma estesa. Questa è stata rimossa nella successiva edizione americana, la quale si distingue dall’originale anche per la presenza del sottotitolo “West Indian Serenade”.

    Buona giornata e alla prossima!

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