Ferdinando Gasparo Turrini (26 febbraio 1745 - c1820): Sonata VI in re bemolle maggiore (c1780). Fernando De Luca, clavicembalo.
- Allegro assai
- Un poco andante [6:28]
- Prestissimo [12:24]

Ferdinando Gasparo Turrini (26 febbraio 1745 - c1820): Sonata VI in re bemolle maggiore (c1780). Fernando De Luca, clavicembalo.

Deliziosa sonata, non c’è che dire 🙂
Turrini viene ricordato come importante compositore, clavicembalista e organista del suo tempo, noto anche perché per la sua parentela con il famoso compositore bresciano Ferdinando Gasparo Bertoni, del quale fu nipote e allievo a Venezia.
In omaggio allo zio, Turrini decise di adottarne il cognome e, così facendo, indusse una notevole conflusione. Per evitare fraintendimenti, fu soprannominato dai suoi contemporanei “Bertoncino”.
Durante la sua permanenza nella Serenissima, il compositore lavorò come maestro al cembalo nei teatri e come compositore operistico. Nel 1773, a causa della cecità (la quale gli valse il soprannome di “Bertoni l’orbo”), fu costretto ad abbandonare questi incarichi e si trasferì a Padova dove, l’anno precedente, aveva ottenuto un posto di organista alla Basilica di Santa Giustina, incarico mantenuto per ben ventotto anni.
Dopo l’occupazione di Padova (1797) da parte delle truppe francesi, le quali estromisero il personale della basilica, Turrini si ritrovò senza lavoro e, dopo circa tre anni, si trasferì a Brescia, dove lavorò come organista e come insegnante, ricevendo grande apprezzamento.
Incerta rimane la data della sua morte, collocata tra il 1812 e il 1829.
Stimato compositore, fu autore di una notevole produzione musicale, la quale comprende numerose sonate per clavicembalo, per organo, per pianoforte e per pianoforte e per violino, nonché concerti per clavicembalo o pianoforte e archi (dei quali ce ne sono pervenuti cinque). Si ricorda anche una nutrita produzione vocale e operistica.
Purtroppo, resta davvero poco dei suoi lavori giovanili e nulla delle sue composizioni operistiche, mentre ci sono pervenute diverse partiture che aveva dettato ad alcuni allievi, complete di consigli per l’esecuzione, accanto ad alcune opere stampate, come le Sei Sonate per cembalo e violino (1784) e le Dodici sonate per il Cembalo-Pianoforte, “dedicate al Signor Muzio Clementi Romano (1807).
Va segnalata la sua decisione di comporre esplicitamente per pianoforte a partire dal 1802, scelta piuttosto rara fra i compositori italiani dell’epoca. In precedenza, Turrini indicava l’alternativa “per cembalo o pianoforte”, come è possibile notare dal titolo della raccolta di cui sopra.
Nel complesso, le sue sonate sono strutturalmente e formalmente scritte per il pianoforte piuttosto che per il clavicembalo e, a differenza di quelle dello zio o di quelle del compositore Giovanni Battista Grazioli, preannunciavano lo stile pre-romantico tipico della musica di Dussek e Clementi, rivelandosi perciò grandemente innovative.
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Molto interessante, Pierfrancesco. Buona serata e a domani 🙂
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Capitata a fagiolo questa sonata gentile, direi quasi scacciapensieri, niente male davvero. Buon pomeriggio Claudio
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Ciao, Daniela. Buona serata 🙂
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Ho molto gradito anche questa, mi ha rallegrato. Grazie.
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