Toccata di durezze e ligature

Girolamo Frescobaldi (1583 - 1° marzo 1643): Toccata VIII (dal Secondo Libro di toccate, canzone, versi d’hinni, Magnificat, gagliarde, correnti et altre partite d’intavolatura di cimbalo et organo, 1627). Francesco Cera, clavicembalo.

9 pensieri riguardo “Toccata di durezze e ligature

  1. Buongiorno e buon sabato, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questa deliziosa toccata 😊

    Frescobaldi viene ricordato come uno dei maggiori compositori per organo e clavicembalo del XVII secolo. Grande virtuoso di questi due strumenti, fu celebrato per questa sue notevoli qualità dai suoi contemporanei, tanto che il compositore e organista Luigi Battifferi lo soprannominò “mostro degli organisti”.

    Nato a Ferrara nella famiglia di Filippo Frescobaldi e di sua moglie Lucrezia, il giovane si formò sotto Luzzasco Luzzaschi, la maggiore personalità musicale della città.

    Si ritiene che Frescobaldi abbia avuto l’occasione di assistere almeno a uno degli eventi musicali svoltisi tra il 12 e il 18 novembre 1598, per accompagnare i festeggiamenti allestiti per le nozze tra Margherita d’Austria e Filippo III di Spagna, officiate da papa Clemente VIII (Aldobrandini), allora presente a Ferrara.

    Dopo lo spostamento della corte estense dalla città, il giovane vide meno prospettive di lavoro e di incentivo e, di conseguenza, decise di porsi al servizio dei Bentivoglio a Roma, in particolare di Guido, cardinale e storiografo. Già nel 1601, con tutta probabilità, Frescobaldi si trovava nella capitale.

    Secondo la testimonianza del compositore Luigi Rossi, Frescobaldi sarebbe entrato a far parte della Congregazione dei Musici di Roma dapprima come organista (1603) e poi come cantore (1604). Fu anche organista presso la Basilica di S. Maria in Trastevere nel 1607.

    A seguito della nomina a nunzio apostolico del suo prottettore nelle Fiandre, il compositore dovette seguirlo. Non sono noti contatti, anche se possibili, tra Frescobaldi e i compositori fiamminghi, però di certo il compositore riuscì a pubblicare diverse opere in quella terra, uscite tutte nel 1608.

    Si tratta di tre canzoni strumentali (a 4, 5 e 8 voci), ospitate nell’antologia del veneziano Alessandro Raveri, del Primo libro di madrigali a 5 voci (dedicato al Bentivoglio) e del Primo libro delle fantasie a 4 voci (dedicato al duca di Regnano Francesco Borghese).

    Quest’ultimo fu pubblicato a Milano durante il viaggio di ritorno del compositore, il quale si fermò nel capoluogo lombardo perché aveva constatato di “esser molto desiderato” dai monaci di S. Ambrogio e da “alcuni altri signori”, come dichiarò lo stesso Frescobaldi in una missiva indirizzata a due non ben specificati membri della famiglia Bentivoglio il 25 e 26 giugno.

    Nel 21 luglio del 1608, il compositore fu nominato organista della Basilica di S. Pietro, con l’incarico di suonare ai Vespri della Vigilia d’Ognissanti.

    Nel mese di settembre, Frescobaldi interruppe i rapporti con i Bentivoglio, a seguito di loro pressioni per farlo sposare con una certa Angela, cantante al loro servizio e allieva del compositore. A seguito dell’abbandono della famiglia, il compositore ricercò altri protettori e lì trovo negli Aldobrandini, più precisamente nel cardinale Pietro, al quale dedicò il Primo libro dei ricercari e canzoni (1615).

    Dopo un certo periodo, forte della sua crescente fama, Frescobaldi volle passare al servizio di uno dei cardinali romani più autorevoli, Ferdinando Gonzaga, al quale dedicò il Primo libro di toccate e partite d’intavolatura di cembalo, con riferimento nella dedica al gradimento del prelato per “questo mio stile”.

    Dalla data della dedica (22 dicembre 1614) alla versione finale ampliata (1637), passarono ben 23 anni, durante i quali l’opera passò per ben cinque tirature (soltanto nella quarta, fu aggiunta la dizione additiva di “organo” al titolo). Questo enorme investimento temporale fu giustificato, in quanto l’opera si qualifica come una delle “magnum opus” della letteratura tastieristica barocca.

    Dopo aver concluso positivamente le trattative per la stampa della raccolta, nel 1615 Frescobaldi si recò a Mantova, dove però rimase solo due mesi perché “dopo il suo arrivo nessuno gli ha rivolto quattro parole e lo stesso duca dopo il primo giorno non si è più curato di lui”.

    Negli anni seguenti, il compositore si limitò a curare le ristampe delle sue opere (le Toccate, i Ricercari e canzoni, 1618) e a pubblicare varie composizioni vocali in diverse antologie romane del tempo. Nel 1622, invece, si ha notizia di un suo futuro incarico come organista presso la Basilica di S. Domenico a Bologna, ma non vi fu alcun seguito.

    Due anni più tardi, vide la luce un’opera centrale nella produzione frescobaldiana, ossia il Primo libro di capricci, dedicati al principe ereditario di Modena Alfonso d’Este. Anche questa gestazione fu assai laboriosa, in quanto il compositore fu molto meticologo nel correggere manualmente ogni singola copia, così tanto da farlo apparire “huomo tanto lungo nelli sua negoti che non lo potresti credere”.

    Nel 1626, presso l’editore veneziano Alessandro Vincenti, Frescobaldi fece ristampare i Capricci e i Ricercari e canzoni e, nel mentre, scrisse nuove opere, come il Secondo libro di toccate (1627, dedicate al vescovo Luigi Gallo), il Liber secundus diversarum modulationum a 2-4 voci (1627, dedicato al card. Scipione Borghese) e le “canzoni da sonare” (1628, in duplice veste, ossia in partitura con dedica al chierico di camera Girolamo Bonvisi e in parti staccate dedicate al granduca di Toscana Ferdinando II).

    Tra il 1628 e il 1634, invece, il compositore fu organista presso la corte granducale a Firenze. In questo periodo, apparvero i due libri di Arie musicali (1630, il primo dedicato al granduca e l’altro a Roberto Obizzi, gentiluomo ferrarese).

    Si ha anche notizia del coinvolgimento di Frescobaldi in varie manifestazioni musicali, realizzate per le cerimonie celebrative della canonizzazione di Andrea Corsini nella Basilica del Carmine di Firenze dal 1° all’8 luglio 1629. Si ritene che, in tale circostanza, sia stata eseguita la Messa sopra l’aria di Fiorenza a 8 voci.

    L’anno successivo, invece, partecipò alle cerimonie inaugurali della Cattedrale di Colle di Val d’Elsa (1° luglio) e poi fu incaricato di suonare l’organo del battistero fiorentino (il 15 ottobre) per un anno.

    Dopo il rientro a Roma, Frescobaldi ritornò a lavorare presso la Basilica di S. Pietro e, nello stesso anno, si prodigòò per un altra ristampa delle “canzoni da sonare” a più strumenti, dedicate stavolta al cardinale Domenico Scaglia.

    All’agosto 1635, risalgono i Fiori musicali di diverse compositioni, toccate, kirie, canzoni, capricci e ricercari in partitura a quattro utili per sonatori, opera XII, dedicati al cardinale Antonio Barberini. Doveva seguire, due anni più tardi, la ristampa dei due libri di Toccate, nella versione definitva con una importante Aggiunta al primo libro.

    Dopo di ciò, videro la luce solo una Couranta (1640), la ristampa dei Capricci (1642) e l’ultimo libro di Canzoni da sonare (1645), pubblicato postumo. Dopo dieci giorni di “febbre maligna”,infatti, egli era morto nel 1643.

    La straordinaria qualità musicale della sua produzione pone Frescobaldi tra i grandi della sua epoca, vicino ai Gabrieli e a Monteverdi, con i quali contribuì alla creazione del linguaggio musicale barocco.

    Le sue pagine musicali comprendono esempi nel più severo stile contrappuntistico, di derivazione rinascimentale, nonché esempi nel più fantasioso e imprevedibile stile delle toccate, delle partite, delle danze stilizzate e variate nel nuovo “stile concertato”.

    Come ispirazione stilistica, possibili influssi nella sua produzione sembrano provenire dalla scuola organo-cembalistica napoletana, tuttavia maggiori affinità si vedono nell’opera di Ercole Pasquini e nella scrittura toccastica per liuto e chitarrone di Giovanni Girolamo Kapsberger, Pietro Paolo Melli e Alessandro Piccinini.

    Sotto il profilo analitico-formale, l’originalità della produzione frescobaldiana si intravede nelle grandi toccate, scevre da ogni formalismo ritmico-strutturale, ma anche nelle fantasie (libere da una scrittura imitativa serrata e fortemente “tematica”), nei capricci (dove la tecnica della variazione è accostata alla scrittura imitativa e a “obblighi” e artifici vari) e nelle canzoni (strutturate in più sezioni, sottolineate da momenti di scrittura fiorita di gusto toccastico cadenzale verso la fine di ogni sezione).

    Nelle pagine più mature, si intravedono invece l’abbinamento di toccata e ricercare (come ne i Fiori musicali) e di toccata e canzone. Addirittura, talvolta questi due generi sono compenetrati, alternando passaggi in stile di canzoni a passaggi fioriti e “passeggiati”, accostati anche a passaggi in variazione.

    Anche la tradizionale variazione, legata al susseguirsi di “partite” autonome, si semplica e si risolve in una unità continua e compatta, come nelle Cento partite sopra passacagli nell’Aggiunta al Primo libro di toccate.

    Encomiabile il fatto che Frescobaldi scriva sia in “stylus fantasticus” (alternanza di momenti toccatistici e contrappuntistico-imitativi), sia elaborando “arie” e bassi tradizionali (come ne l’Aria di Fiorenza). Da non dimenticare anche l’elaborazione di melodie gregoriane (nel Secondo libro di toccate e nei Kyrie delle messe nei Fiori musicali).

    La sua Toccata VIII si inserisce nel novero di uno stile di scrittura tastieristica con un titolo omonimo, caratterizzato da cromatismi e dissonanze (le “durezze”), nel quale si esplorano risoluzioni irregolari e audaci con ritardi (le “ligature”).

    Il primo pezzo nel genere fu Durezze e Ligature di Giovanni de Macque, il quale aprì la strada ad altri compositori come Trabaci, Pasquini, Kerll, Pachelbel e lo stesso Frescobaldi.

    Buona giornata e a domani!

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