11 pensieri riguardo “Ravel 150 – II

  1. Interpretazione magica, coinvolgente al massimo.
    Oh, mie emozioni profonde da questa musica di Ravel.

    Arte!

    Grazie, Claudio, grazie.
    Buon fine settimana:-)
    gb

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  2. C’è da andare in confusione anche solo a guardare lo spartito. Nelle note in un mio disco è scritto che Ravel, richiesto di farne una registrazione, aveva ammesso candidamente che per lui era troppo difficile.

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  3. Anche per questo pezzo, un’intepretazione eccezionale, a tratti davvero sognante!

    Come si può dedurre dal titolo, l’opera ha carattere descrittivo e si propone di rappresentare diverse scene di “giochi acquatici”. Nella partitura autografa, lo stesso Ravel appose una citazione del poeta francese Henri de Régnier, tratta dalla raccolta di questi Fête d’eau, la quale recita: “Dieu fluvial riant de l’eau qui le chatouille” (Il dio del fiume che ride dell’acqua che lo solletica).

    L’inizio della gestazione della composizione si ebbe nel 1899 quando Ravel, ancora studente presso il Conservatorio di Parigi, ma già celebre nei salotti parigini grazie al suo Menuet antique e alla Pavane pour une infante défunte, decise ulteriormente di migliorare la sua posizione di compositore.

    Fu così che, l’anno successivo, si presentò al concorso per rentare la vittoria del celebre Prix de Rome, ma fallì nell’intento e si ritrovò espulso dal corso di composizione del conservatorio. Non si abbattè per la sconfitta e, nel 1901, si ripresentò al concorso, stavolta vincendo il secondo premio.

    Nell’ottobre dello stesso anno, Ravel incontrò per la prima volta Debussy, del quale egli conosceva da tempo la musica. Rimasto affascinato dalle eleganti armonie debussiane, il compositore vi si ispirò per la scrittura di un nuovo pezzo per pianoforte che attirasse l’altolocato pubblico parigino.

    Fu così che nacque Jeux d’eau, il cui titolo fu ispirato a un pezzo simile di Liszt, Les jeux d’eau à la Villa d’Este (1883). L’ispirazione fu così forte che non solo Ravel usò quasi lo stesso titolo, ma ne riprese in gran parte la musica, tanto da sfiorarne la citazione letterale. In più, nella scelta del tema dell’acqua, Ravel prese in considerazione anche un altro pezzo lisztiano, Au bord d’une source (1855).

    Il pezzo fu terminato l’11 novembre ed eseguito in prima assoluta alla Salle Pleyel di Parigi il 5 aprile 1902, in occasione di un concerto organizzato dalla Société Nationale de Musique, con il compositore e pianista Ricardo Viñes che eseguì anche la Pavane.

    Il pezzo fu dedicato da Ravel al suo maestro Fauré, il quale lo apprezzava molto. Anche grazie alla celebrità del suo dedicatario, il pezzo conobbe un grande successo, affermando definitivamente la personalità musicale del compositore e influenzando diversi suoi contemporanei, come Debussy. Tuttavia, accanto al generale apprezzamento, vi fu qualche voce contraria, come quella di Saint-Saëns che liquidò quest’opera “d’avanguardia” come una “cacofonia”.

    Sulla sua creazione, Ravel ebbe modo di scrivere nei suoi Esquisse autobiographique (1928):

    “Les Jeux d’eau, pubblicato nel 1901, è all’origine di tutte le innovazioni pianistiche che sono state notate nel mio lavoro. Questo brano, ispirato al suono dell’acqua e ai suoni musicali prodotti da getti d’acqua, cascate e ruscelli, si basa su due motivi alla maniera di un primo movimento di sonata, senza tuttavia aderire al piano tonale classico”.

    Il pezzo, assai suggestivo, è di breve durata, ma di discreta diffcoltà tecnica. Armonicamente, in esso si ritrovano diversi tratti stilistici raveliani, come il massiccio uso di accordi paralleli di settima o l’uso dell’accordo di settima maggiore, spesso accostanto a una nona maggiore, in modo da creare un effetto solo appartentemente dissonante, svincolandosi dalle tradizionali norme armonico-funzionali.

    Per il compositore, l’acqua era un elemento che portava serenità ed è proprio questa sensazione che pervade l’intera opera, nel complesso davvero fresca e gioiosa. Il pezzo inizia nel registro acuto dello strumento, in modo da trasmettere un’idea di luminosità e pace.

    Per rendere efficacemente in musica il rumore dell’acqua, Ravel si avvale di numerosi artifici tecnici, come accordi “sciolti”, glissando e arpeggi ascendenti e discendenti, rendendo davvero in maniera realistica lo scorrere dell’acqua.

    A differenza del pezzo di Liszt, con ornamenti complementari alla scrittura principale, in quest’opera essi diventano protagonisti, enfatizzando efficacemente la scrittura del pianoforte e realizzando una nuova sonorità dello strumento.

    Anche il ritmo rappresenta vividamente l’immagine del flusso acquatico e, in seguito a una iniziale simmetria, diventa molto più variabile, in modo da rappresentare gorgoglii e getti d’acqua. Segue un ritorno all’idea iniziale fino a giungere al finale, marcato Lent, très expressif, caratterizzato da un ritmo più pacato e fluido.

    In tutto il brano, la tonalità cambia continuamente, rafforzando la rappresentazione vivida dell’acqua, mentre le progressioni armoniche, dall’andamento piuttosto ondeggiante, contribuiscono anch’esse a rendere perfettamente l’immagine evocativa, coinvolgendo in questo compito non solo l’elemento melodico, ma anche quello armonico e ritmico. Infatti, i blocchi accordali, insieme ai fugaci arpeggi, evocano dapprima la staticità dell’acqua immobile e poi gli zampilli e i vari movimenti dell’elemento.

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