Maurice Ravel (7 marzo 1875 - 1937): Le Tombeau de Couperin, suite per pianoforte (1914-17). Alexis Weissenberg.
Ciascun movimento della suite è dedicato alla memoria di un amico di Ravel caduto al fronte.
- Prélude : Vif. Alla memoria del tenente Jacques Charlot († 3 marzo 1915)
- Fugue : Allegro moderato. Alla memoria del sottotenente Jean Cruppi [2:59]
- Forlane : Allegretto. Alla memoria del tenente Gabriel Deluc († 15 settembre 1916) [5:25]
- Rigaudon : Assez vif. Alla memoria di Pierre e Pascal Gaudin († 12 novembre 1914) [10:33]
- Menuet : Allegrato moderato. Alla memoria di Jean Dreyfus († fine 1916 o 1917) [13:45]
- Toccata : Vif. Alla memoria del capitano Joseph de Marliave († 1914) [18:20]

A parte il popolare Boléro ho “scoperto” Ravel per caso comprando in una bancarella una musicassetta usata o a prezzo scontatissimo (vai a sapere) che conteneva Alborada del gracioso e Pavane pour une infante défunte per orchestra diretta da un famoso degli anni 50, forse Fritz Reiner.
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Questo pezzo, sì che chiude in bellezza questa magnifica selezione raveliana!
Allo scoppio della guerra, Ravel cercò di arruolarsi, ma fu subito rifiutato perché era “due chili troppo leggero” (pesava soli 48 chilogrammi). Già anni prima, nel 1895, era stato esonerato per la sua debole costituzione. Dopo numerose pressioni, però, fu inviato a Verdun nel marzo 1919 in qualità di autista di un camion militare, ribattezzato “Adélaïde”.
Dopo una diagnosi di dissenteria e di peritonite, Ravel fu operato il 1° ottobre 1916 e, poco dopo, fu mandato in convalescenza. Dopodiché, fu smobilitato nel marzo 1917. Due mesi prima, gli era morta la madre e ciò lo getto in una disperazione maggiore di quella della guerra, tanto che superò questo dolore dopo molto tempo.
Già il 1° ottobre 1914, Ravel scrisse all’amico Roland-Manuel di essere al lavoro su un nuovo pezzo, esprimendosi con le seguenti parole: “Sto iniziando due serie di pezzi per pianoforte, tra cui una suite francese. Oh no, non è come pensi, la Marsigliese non sarà presente, ci sarà una forlane, una gigue, ma niente tango“.
L’opera, nonostante sia stata concepita tre anni prima, fu quasi interamente composta nel 1917 e poi completata nel giugno 1918 a Lyons-la-Forêt, a casa di Madame Dreyfus, sua “madrina di guerra” e madre di Roland-Manuel.
La prima assoluta della composizione si ebbe l’11 aprile 1919 presso la Salle Gaveau di Parigi, a opera di Marguerite Long, vedova di uno dei dedicatari. Ravel voleva eseguire l’opera subito dopo averla terminata ma, a causa dei bombardamenti sulla città, dovette rimandare. Nel frattempo, Ravel si mise a orchestrare il Prélude, la Forlane, il Menuet e il Rigaudon.
La prima della versione orchestrale avvenne il 28 febbraio 1920, alla Salle Érard, con l’Orchestra dei Concerts Pasdeloup diretta da Rhené-Baton. Circa otto mesi dopo, la compagnia dei “Ballets Suédois” di Rolf de Maré mise in scena un balletto sulle tre danze della suite, con coreografie di Jean Börlin.
Già prima, un amico di Ravel, Lucien Garban (conosciuto anche con lo pseudonimo di Roger Branga) scrisse una versione per piccola orchestra con pianoforte direttore, composta dal Prélude, dal Menuet e dal Rigaudon. Prima di ciò, però, si avventurò nella trascrizione del lavoro per pianoforte a quattro mani nel 1919.
Negli anni, sono state realizzate altre versioni della composizione, in particolare per quintetto di fiati, per opera del trombettista americano Mason Jones, del compositore danese Hans Abrahamsen e del compositore americano Gunther Schuller. Infine, esiste anche un balletto concepito dal coreografo George Balanchine su musiche raveliane dal titolo omonimo, presentato per la prima volta il 29 maggio 1975 al Lincoln Center di New York.
Nel Settecento, i tombeaux (o “apothéoses”) erano pezzi strumentali scritti per omaggiare celebri musicisti o personaggi storici. Questo lavoro fu inizialmente pensato come un tributo al famosissimo clavicembalista francese ma, dopo la scomparsa di alcuni suoi amici al fronte, Ravel decise di scrivere una doppia dedica.
La suite, nonostante la sua chiara ispirazione barocca, non segue lo schema classico della tradizionale suite barocca, ma lo imita, riportando sia movimenti di danza (Furlana, Rigaudon, Minuetto) che brani strumentali (Preludio, Fuga, Toccata) tipici dell’epoca.
Il primo movimento è nella tonalità di Mi minore e in metro 12/16, con indicazione di tempo “Vif”. Il suo dedicatario è Jacques Charlot, autore della trascrizione del pezzo di Ravel Ma Mère l’Oye (1910) per pianoforte solo.
Il secondo movimento è sempre nella tonalità di Mi minore, ma in metro 4/4. Segnato come “Allegro moderato”, il suo dedicatario è Jean Cruppi, alla cui madre Ravel aveva precedentemente dedicato la sua L’heure espagnole.
Il terzo movimento, sempre in Mi minore e in metro 6/8, presenta l’indicazione di tempo “Allegretto” ed è dedicato al tenente Gabriel Deluc, pittore basco proveniente da Saint-Jean-de-Luz.
Il quarto movimento, nella tonalità di Do maggiore e in metro 2/4, è contrassegnato dall’indicazione di tempo “Assez vif” ed è dedicato ai fratelli Pierre e Pascal Gaudin, uccisi dalla stessa granata.
Il quinto movimento, nella tonalità di Sol maggiore e in metro 3/4, presenta come indicazione di tempo “Allegro moderato”. È dedicato a Jean Dreyfus, nella cui casa il compositore si rifugiò dopo la smobilitazione.
L’ultimo movimento, nella tonalità di Mi maggiore e in metro 2/4, è contrassegnato con indicazione di tempo “Vif” ed è dedicato a Joseph de Marliave, musicologo e marito di Marguerite Long.
Per oggi è tutto, buona giornata!
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