Con spirito

Thomas Augustine Arne (12 marzo 1710 - 1778): Concerto per organo e strumenti n. 4 in si bemolle maggiore (1751). Jean Guillou, organo; Radio-Symphonie-Orchester Berlin, dir. René Klopfenstein.

  1. Con spirito
  2. Minuetto
  3. Giga: Moderato

8 pensieri riguardo “Con spirito

      1. È una convenzione tipica della scrittura musicale rinascimentale e barocca, utile a evidenziare meglio il rigo principale a cui fa riferimento la chiave. Se si osserva con attenzione, è possibile notare due punti più grandi che risaltano meglio il rigo e una forma complessiva della chiave meno stilizzata. Questi artifici fanno sì che la chiave sembri parzialmente o completamente capovolta.

        Come altri simboli musicali, anche la chiave di basso ha subito un processo di evoluzione grafica nel corso dei secoli e, di conseguenza, le grafie più antiche possono apparire diverse rispetto a quelle standard di oggi. Nei manoscritti musicali, inoltre, la forma dei simboli era spesso influenzata dallo stile calligrafico dello scrivano, poiché ogni copista aveva il proprio modo di disegnare i vari simboli e ciò poteva portare a forme “capovolte” o diverse dagli standard moderni. La forma, spesso, era anche influenzata dalla velocità di scrittura dello scrivano.

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    1. Solitamente, la direzione della stanghetta (o gambo) della nota dipende dalla posizione della stessa rispetto alla linea centrale del pentagramma. Se la nota si trova sopra la terza linea (inclusa), il gambo è rivolto verso il basso e si trova a sinistra della testa della nota, mentre nel caso opposto, il gambo è rivolto verso l’alto e si trova a destra della testa della nota. Se, infine, la nota si trova sulla terza linea, la stanghetta può andare in entrambe le direzioni.

      Generalmente, si sceglie la direzione che facilita la lettura del pentagramma e, tavolta, in contesti polifonici si sceglie la direzione che meglio rappresenta a quale “voce” appartiene la nota. Questo contribuisce a creare un’immagine visiva ordinata e a distribuire in maniera migliore il “peso” visivo.

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  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver portato questo meraviglioso concerto, davvero una splendida interpretazione! 😊

    Arne viene ricordato come uno dei principali compositori teatrali britannici del XVIII secolo, ma anche come autore della canzone patriottica Rule, Britannia! e per la canzone A-Hunting We Will Go, scritta per una produzione del 1777 de L’opera del mendicante di John Gay e, da allora, diventata popolare come canzone popolare e come filastrocca.

    Proveniente da una lunga stirpe di recusanti cattolici [1], nacque nella famiglia di un tappezziere e, fin dalla sua infanzia, fu un grande appassionato di musica, tanto che introdusse di nascosto una spinetta nella sua stanza e, smorzando i suoni dello strumento con un fazzoletto, si esercitava segretamente durante la notte mentre i suoi familiari dormivano. Tra l’altro, si travestiva anche da livreato [2] per accedere alla galleria dell’Opera Italiana.

    Fu proprio in questo luogo che Arne incontrò per la prima volta il musicista e compositore inglese Michael Festing, il quale lo influenzò notevolmente. Questi, infatti, gli insegnò a suonare il violino e lo portò a vari eventi musicali, come la competizione contro Thomas Roseingrave per il posto di organista a Hanover Square e una visita a Oxford (1733) per ascoltare l’oratorio Athalia di Haendel.

    Dopo aver abbandonato gli studi, il giovane divenne apprendista di un avvocato per tre anni. Tuttavia, il padre scoprì il figlio a guidare un gruppo di musicisti in quello che, probabilmente, era uno dei raduni musicali di Festing. Dopo che Arne rivelò al padre la sua vera vocazione, questi fu persuaso (probabilmente da Festing) a lasciargli proseguire la carriera musicale.

    Dal 1733 al 1776, Arne scrisse musica per circa 90 produzioni teatrali, molta della quale andata perduta, con tutta probabilità nell’incendio del Covent Garden (1808). Spesso, nelle sue opere si esibivano la sorella e il fratello del compositore, Susannah Maria e Richard.

    Arne fu anche un massone molto attivo nella sede della Massoneria presente nella zona del Covent Garden di Londra, città dove il compositore visse per molti anni.

    Negli anni, le opere di Arne divennero assai popolari, facendogli guadagnare addirittura il patrocinio del principe di Galles, Federico, nella cui casa di campagna a Cliveden il compositore debuttò nel 1740 con il masque Alfredo, comprendente la canzone patriottica Rule, Britannia!

    L’anno successivo, invece, il compositore denunciò alla Cancelleria una violazione del copyright musicale, affermando che alcune sue canzoni per il teatro erano state stampate e vendute illegalmente dagli editori Henry Roberts e John Johnson.

    La questione fu, tuttavia, risolta extragiudizialmente. Con questa sua azione, Arne fu uno dei primi compositori ad appellarsi alla giustizia in merito a questioni sul copyright.

    Nel 1742, invece, Arne si recò a Berlino, dove rimase per due anni e dove scrisse il suo oratorio La morte di Abele, del quale sopravvive solo la melodia conosciuta come L’Inno di Eva. Scrisse anche alcune opere teatrali e tenne anche diversi concerti di successo.

    All’epoca, il pubblico era molto esigente e chi scriveva musica doveva cercare di conquistarlo attraverso pezzi sempre più innovativi. Un annuncio su un giornale dublinese per una delle esibizioni di Arne affermava che lui “intende(va) tra gli Atti delle sue Serenate, Opere e altre esecuzioni musicali, mescolare Interludi Comici… intesi a dare Sollievo a quella grave Attenzione, necessaria per essere mantenuta nelle esecuzioni serie”.

    Ritornato nella capitale inglese, il compositore divenne capo della banda al Drury Lane Theatre mentre, nel 1745, fu assunto come compositore dei Vauxhall Gardens. Cinque anni più tardi, dopo una discussione della sorella con l’attore teatrale e drammaturgo David Garrick, lui e Susannah lasciarono il teatro per recarsi a Dublino, dove riprese a lavorare come compositore operistico.

    Negli anni ’60, Arne iniziò a lavorare per il Covent Garden, avviando una proficua collaborazione con lo scrittore irlandese Isaac Bickerstaffe. A questo periodo, risalgono Thomas and Sally (la prima opera comica inglese a essere cantata per intero) e Artaxerxes (una delle opere inglesi di maggior successo dell’epoca e l’unico tentativo conosciuto di scrivere un’opera seria su libretto di Metastasio all’italiana, in lingua inglese e con impiego dei recitativi in sostituzione dei dialoghi parlati).

    Quest’ultima fu eseguita frequentemente a Londra fino agli anni ’30 dell’Ottocento e, a parte l’opera The Bohemian Girl del compositore irlandese Michael William Balfe, fu l’opera inglese integrale più popolare prima del XX secolo.

    Anche Mozart, quasi certamente, la vide nel 1764 durante la sua visita della capitale, affermando che essa influenzò le sue opere. Il lavoro non sfuggì nemmeno a Haydn il quale, durante una visita a Londra nel 1701, rimase impressionato da una sua rappresentazione alla quale si trovò ad assistere e ammise di non avere idea che esistesse un’opera del genere in lingua inglese.

    Nel 1769, Arne scrisse la canzone Soft Flowing Aron per lo Shakespeare Jubilee, un evento per la commemorazione del drammaturgo omonimo, tenutosi a Stratford-upon-Avon. Quattro anni più tardi, invece, il compositore introdusse per la prima volta le voci femminili nei cori, in occasione di una rappresentazione della sua Judith.

    La maggior parte della sua produzione annovera diversi lavori teatrali (opere, masque e pantomime), molti dei quali scritti a scopo di intrattenimento per i teatri e per i giardini di piacere londinesi. Si ricordano, in misura minore, anche vari concerti, sinfonie e sonate.

    Note:

    [1] I recusanti, all’epoca, erano coloro che si rifiutavano di partecipare ai servizi religiosi anglicani o riformati, rimanendo fedeli al cattolicesimo. Dopo l’introduzione dell’Act of Uniformity (1558), tutti i sudditi inglesi furono obbligati a partecipare alla messa almeno una volta a settimana e, per chi non si adeguava, erano previste multe, confische di proprietà e, addirittura, la prigionia. In alcuni casi, i recusanti furono condannati alla pena di morte o giustiziati.

    [2] Chi indossava la livrea, l’abito distintivo della servitù e delle famiglie nobili o reali, caratterizzato tipicamente da calzoni a polpaccio, calze bianche e scarpe con fibbia. Originariamente, vestiva con i colori e lo stemma della casata a cui si apparteneva.

    Buona giornata e a domani!

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