12 pensieri riguardo “Rotterdam ruggente

  1. Thank you for this amazing piece. I will look into his other works, if they are as good as this one you can say I’ve been converted. Joep Franssens! 👌 I think the sea must be in my DNA, I can hear it in this piece.

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  2. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questo stupendo pezzo orchestrale, davvero un’interpretazione magistrale! 😊

    Franssens è, a oggi, uno dei maggiori rappresentanti del movimento musicale “Nuova Spiritualità” nei Paesi Bassi [1]. La sua formazione musicale si è svolta tra Groningen, L’Aia e Rotterdam, città nelle quali ha studiato con Louis Andriessen (pianoforte) e Klaas de Vries (composizione).

    Come rappresentante della generazione post-seriale nel suo paese, nella sua produzione impiega mezzi tonali e un linguaggio accessibile, senza caratteristiche neo-romantiche, anche se la natura patetica e altamente emotiva delle sue opere sembrano andare in direzione opposta a questo sforzo. L’orchestrazione dei suoi pezzi, invece, mostra sempre una predilezione per colori caldi e brillanti.

    In una sua intervista al quotidiano “Brabants Dagblad” (2009), Franssens ha dichiarato: “La mia musica esprime un sentimento intenso, un momento sacro a cui ognuno può attingere un proprio significato individuale, senza zavorra storica”.

    La maggior parte dei suoi pezzi, consistenti in musica cameristica, corale e orchestrale, mira a una sintesi di monumentalità ed eufonia e sono inizialmente influenzati dalla musica di Bach e di Ligeti e poi dalla musica minimalista americana, dal misticismo dell’Europa Orientale (come Pärt), dalla musica pop sinfonica degli anni ’70 (come gli Yes e Genesis), culminando nel diatonismo statico.

    Esempi significativi in merito sono Dwaalicht (1989) per ensemble da camera e Sanctus (1996, rivisto nel 1999) per orchestra.

    Come appartenente alla corrente della “Nuova Spiritualità”, Franssens spesso punta a esprimere l’Universale all’interno delle sue composizioni, ispirandosi a scrittori e filosofi come il portoghese Fernando Pessoa e l’olandese Baruch Spinoza, sempre rimanendo in un ricco idioma tonale molto accessibile anche da un pubblico non esperto.

    Tra le sue migliori opere, eseguite a livello internazionale, si ricordano il pezzo corale Harmony of the Spheres (1994-2001) e il Concerto per pianoforte (quest’ultimo eseguito in occasione del 60° compleanno di Pärt nel novembre 2015). Da segnalare anche il dittico orchestrale Bridge of Dawn (2012), eseguito in anteprima mondiale nella primavera del 2013 dall’Orchestra Sinfonica HET.

    Poco prima della sua prima, Franssens è stato insignito del Premio “Het Gouden Viooltje” (Il violino d’oro), un’onorificenza destinata a eccezionali talenti musicali olandesi che sono riusciti a sviluppare una promettente carriera internazionale.

    Sempre nel 2015, ha avuto luogo la prima del film di danza e opera Symmetry del regista olandese Ruben van Leer, del quale il compositore ha scritto la musica. Il film è stato insignito di ben otto premi a livello internazionale nel primo anno dopo la sua uscita.

    Note:

    [1] Questo movimento (conosciuto anche con la denominazione di “Minimalismo sacro”) è emerso verso la fine del XX secolo, in un periodo di crescente interesse per la spiritualità e la trascendenza, spesso esulando dai confini religiosi tradizionali. Non è una corrente artistica organizzata in maniera formale, ma piuttosto di una “tendenza” identificata da critici musicali e musicologi.

    I suoi principali rappresentanti sono Arvo Pärt (Estonia), Henryk Górecki (Polonia), John Taverner (Regno Unito), Sofia Gubaidulina (Russia), Joep Franssens (Paesi Bassi) e Giya Kancheli (Georgia). Anche se più eclettici, rientrano in questa corrente Alfred Schnittke (Russia-Germania) e James MacMillan (Scozia).

    Le sue radici affondano in:

    • Minimalismo: l’influenza di questo movimento musicale, il quale enfatizza la ripetizione, la staticità e la contemplazione, ha aperto la strada a esperienze musicali più meditative e introspettive;
    • Interesse per la musica antica: molti rappresentanti del movimento hanno trovato ispirazione nella musica antica, guardando al canto gregoriano e alla musica polifonica del Rinascimento per creare un senso di atemporalità e di connessione con il sacro;
    • Influenze orientali: alcuni rappresentanti hanno, invece, rivolto la loro attenzione a musiche dell’Oriente, spesso incorporandole nelle proprie composizioni. Per esempio, il minimalismo indiano o il canto tibetano sono stati impiegati per esplorare l’ambito spirituale con sonorità esotiche o meditative.
    • Reazione al modernismo: in parte, questa corrente è nata come reazione alla musica moderna e d’avanguardia, spesso percepita come elitaria e assai intellettuale e, di conseguenza, molto lontana dall’esperienza emotiva dell’ascoltatore.

    I principi cardine del movimento sono:

    • Semplicità e accessibilità: la musica dei suoi membri è spesso caratterizzata da armonie semplici, melodie cantabili e strutture chiare, a differenza di diversa musica contemporanea assai complessa e dissonante;
    • Contemplazione e meditazione: le creazioni musicali partorite dai rappresentanti del movimento sono volte a creare un’esperienza musicale che porti alla contemplazione, alla meditazione e alla riflessione interiore;
    • Trascendenza: come suggerisce il nome del movimento, molti suoi rappresentanti si avvalgono della musica per esprimere un senso di trascendenza, di connessione con qualcosa di più grande e di più profondo, indipendentemente dalla sua natura religiosa, spirituale o esistenziale;
    • Universalità: questi compositori si servono di un “linguaggio musicale universale” per arrivare a un pubblico ampio e variegato, superando le barriere religioso-culturali esistenti;
    • Emozione e spiritualità: la loro musica è spesso altamente emotiva, ma non si tratta di un’ emozione necessariamente drammatica o passionale, ma piuttosto serena, introspettiva e spirituale.
    • Focus sonoro: la musica di questi compositori procede molto lentamente e non si concentra sul dinamismo o sullo sviluppo tematico, bensì sull’espressione sonora stessa.

    Nonostante la sua natura “religiosa”, il movimento si distingue da altri movimenti musicali a sfondo religioso (come la musica sacra tradizionale) per la sua natura meno dogmatica e confessionale. A differenza della musica sacra, spesso legata a specifici rituali o testi sacri, questa corrente mira a una esperienza spirituale più aperta, allontanandosi anche da un approccio “New Age” per la sua grande profondità e il suo notevole rigore compositivo.

    Infatti, i suoi principi portano a scelte compositive precise, come l’uso di armonie consonanti e melodie semplici (per creare un ambiente sonoro rassicurante e accessibile), la ripetizione di motivi e figure sonore (per favorire uno stato di trance e di abbandono), l’uso massiccio di silenzi e di pause (per creare un senso di spazio e di respiro) e l’uso di timbri evocativi e naturali come archi, voci e campane (per richiamare un senso di connessione con il mondo).

    Spesso, questo movimento è stato confuso con un gruppo simile di compositori rientranti sotto l’etichetta di “Nuova Semplicità” (o Neue Einfachheit), una tendenza stilistica nata in Germania tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 come reazione all’avanguardia e all’oggettività riscontrata nei primi decenni del XX secolo.

    Questo movimento è anche conosciuto sotto le denominazioni di “Composizione Inclusiva”, “Nuova Soggettività” (Neue Subjektivität), “Nuovo Intimismo” (Neue Innigkeit), “Nuovo Romanticismo”, “Nuova Sensualità”, “Nuova Espressività”, “Nuovo Classicismo” e “Nuova Tonalità” (neotonalità).

    Il movimento fu riconosciuto per la prima volta dal critico Aribert Reimann, il quale riconobbe nella musica di sette compositori tedeschi (Hans-Jürgen von Bose, Hans-Christian von Dadelsen, Detlev Müller-Siemens, Wolfgang Rihm, Wolfgang von Schweinitz, Ulrich Stranz e Manfred Trojahn) diversi elementi in comune, nonostante gli stessi non avessero avuto contatti significativi ed erano giunti a posizioni simili “in modo del tutto personale”.

    Più in generale, questi autori volevano ottenere un’immediatezza tra impulso creativo e prodotto musicale, in contrasto con l’elaborata pianificazione precompositiva avanguardistica, anche per instaurare una comunicazione più spontanea e meno formale con il pubblico.

    In alcuni casi, ciò portò a un ritorno alla tonalità e a forme e combinazioni strumentali di stampo classico mentre, in altri casi, significava impiegare tessiture più semplici o armonie triadiche in contesti non tonali.

    Esiste anche un altro gruppo di compositori spesso riuniti impropriamente sotto l’etichetta di “Nuova Semplicità”. Questi, in realtà, appartengono alla Scuola di Colonia e includono nomi come Walter Zimmermann, Johannes Fritsch, Ladislav Kupkovič, Péter Eötvös, Bojidar Dino, Daniel Chorzempa, John McGuire, Mesías Maiguashca e Clarence Barlow, Christopher Fox, Gerald Barry, Gavin Bryars e Kevin Volans.

    Molti di essi tendono a usare materiale musicale assai scarso ed essenziale, applicando processi musicali assai complessi, mostrando talvolta l’influenza del primo periodo “naïf” di Cage e di quello di Feldman. Spesso, si ritrova anche l’influenza di Stockhausen e di Kagel, anche se molti di questi nomi credevano che la loro estetica fosse lontana dalla Scuola di Darmstadt.

    In Danimarca, circa 15 anni prima dell’omonimo tedesco, sorse un gruppo chiamato “La Nuova Semplicità” (Den Ny Enkelhed), comprendente i compositori Hans Abrahamsen, Henning Christiansen e Pelle Gudmundsen-Holmgreen.

    Anche questo fu una risposta alla complessità della musica avanguardistica, ma differiva dal suo omonimo in Germania per il fatto che i suoi membri cercavano di aumentare l’oggettività musicale usando materiale musicale semplice e impersonale scevro dagli atteggiamenti e dai sentimenti del compositore stesso.

    Negli anni ’90, tuttavia, in Germania si affermò un nuovo gruppo di compositori in reazione al pluralismo della “Nuova Semplicità” che auspicava a un ritorno alla musica del passato e in forme più autentiche per meglio favorire la comprensibilità e l’accessibilità musicali.

    Buona giornata e alla prossima!

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