Buongiorno e buon sabato, caro Claudio, grazie mille di aver portato questa deliziosa sonata per arpa, davvero un’ottima interpretazione! 😊
Houdy viene considerato come il più prolifico compositore per arpa della sua generazione e, a oggi, gran parte del suo corpus musicale per questo strumento è entrato in pianta stabile nel repertorio standard dei più grandi arpisti di fama internazionale.
Nato a Rennes, capoluogo della Bretagna (Francia), iniziò la sua formazione musicale nel 1935 presso il locale conservatorio e, nello stesso anno, diede anche il via alla sua attività compositiva. Due anni più tardi, invece, avviene il suo primo debutto pubblico all’Opéra di Rennes, in occasione del quale esegue personalmente diverse sue opere, quattro delle quali furono pubblicate dall’editore Henry Lemoine sotto il titolo A mes petits amis.
Dopo questo successo, Houdy decise di proseguire i suoi studi musicali, studiando privatamente pianoforte con Marguerite Long e con Lazare Lévy. In parallelo, si iscrisse al Conservatorio di Parigi, dove ebbe come insegnanti Noël Gallon (teoria musicale e contrappunto), Nadia Boulanger, Olivier Messiaen e Darius Milhaud (composizione), Simone Plé-Caussade (fuga) e Maurice Duruflé (armonia).
Durante questo periodo, il giovane riuscì a ottenere un secondo premio al Grand Prix de Rome (1953), un primo premio in composizione dal Conservatorio (1954), il Grand Prix de la Ville de Paris (1954) e il Prix “Emmanuel Chabrier” (1954).
Al termine dei suoi studi, Houdy avviò una promettente carriera musicale, ricoprendo diversi incarichi di prestigio, quali direttore del Conservatorio di Tours (1955-1960), professore alla Schola Cantorum (1963-1964), maestro di cappella della Chiesa Saint-Séverin di Parigi (1965-1969) e direttore di coro alla Maîtrise d’enfants de l’Office de radiodiffusion-télévision française (1966-1969).
Si ricordano anche alcuni incarichi di insegnamento in Canada, precisamente nel Québec, dapprima all’Università Laval (1970-1971) e poi al Conservatorio di Musica del Québec (1971-1992). Rientrato in patria fu, infine, insegnante di scrittura musicale a Brest e a Quimper.
Accanto a tutti questi incarichi, Houdy si impegnò anche in una prolifica carriera concertistica a livello europeo, senza mai trascurare l’attività compositiva.
La sua produzione musicale è assai nutrita (più di 150 composizioni) e spazia da pezzi per strumento solista a pezzi corali e orchestrali, senza trascurare la musica vocale, la musica per film e TV, la musica da camera e la musica di scena.
All’interno di questo catalogo, risaltano la Sonata per arpa (1954), la Messe québécoise (1973) per voci miste, violino, contrabbasso e cucchiai, la musica di scena per L’impromptu du Palais-Royal (1962)di Jean Cocteau e la musica per il film Nick Carter va tout casser (1964) di Henri Decoin.
Si ricordano anche Les Aveugles de Breughel (1967) per orchestra, Kastchentamoun (1984, un omaggio agli autoctoni confinati nelle riserve) per sassofono, pianoforte e nastro magnetico, Témoignage de Marie de l’Incarnation (1984, un omaggio ai pionieri della Nuova Francia), la Messe de Jacques Cartier (1984), un’opera su San Giovanni Battista (1975-1976) per coro e orchestra, un inno a Teilhard de Chardin (1982) per voce recitante e orchestra, il Quartetto “Chemins” (1977) per sassofoni e i Cinq caractères en forme d’études (1988) per due sassofoni.
Sempre fedele al linguaggio tonale, Houdy si è sempre impegnato nello scrivere per tutti i generi musicali, con un occhio di riguardo alla comunicazione di un messaggio di attualità profondamente umano, come affermò egli stesso con queste parole:
“La musica, lo sanno tutti, esprime solo sé stessa, al di là della ragione, della psicologia, dell’immagine. È una costruzione del pensiero, senza legami con la natura, e ha come unico scopo quello di esprimere ciò che sarebbe incomunicabile attraverso un’altra forma di espressione. È, come tutte le arti, significazione sensibile di un’energia che trascende il linguaggio per raggiungere il logos. Si rivolge quindi alla sensibilità senza passare necessariamente attraverso la via dell’intelligenza razionale…”
La sua Sonata per arpa fu composta come regalo di nozze per la moglie Marie Geneviève Ghislaine de Winter, all’epoca allieva di arpa al Conservatorio di Parigi nella classe di Pierre Jamet. Fin dalla sua prima esecuzione, viene suonata in tutto il mondo e proposta come pezzo in numerosi concorsi internazionali, riuscendo anche ad affermarsi come brano all’interno del repertorio arpistico standard.
Opera “leggera”, la composizione inizia con un allegro ossessivo che impiega massicciamente quarte aperte a livello melodico-armonico, conferendo a questo primo movimento un suono “aperto”. Segue un movimento lento, simile a una processione lenta e ritualizzata, una costruzione molto amata dai compositori impressionisti. Conclude il pezzo un vorticoso perpetuum mobile.
très fin — merci !
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Tanta belleza en la música que compartes. Mil gracias por tu regalo.🙏🙏🙏✨✨✨✨✨
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Me alegro que te guste tanto esta composición. Que tenga un buen día 🙂
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Che bella questa arpa. Ho ascoltato più volte la sua musica. Molto bella. Grazie.
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Ciao! Come stai?
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Buongiorno e buon sabato, caro Claudio, grazie mille di aver portato questa deliziosa sonata per arpa, davvero un’ottima interpretazione! 😊
Houdy viene considerato come il più prolifico compositore per arpa della sua generazione e, a oggi, gran parte del suo corpus musicale per questo strumento è entrato in pianta stabile nel repertorio standard dei più grandi arpisti di fama internazionale.
Nato a Rennes, capoluogo della Bretagna (Francia), iniziò la sua formazione musicale nel 1935 presso il locale conservatorio e, nello stesso anno, diede anche il via alla sua attività compositiva. Due anni più tardi, invece, avviene il suo primo debutto pubblico all’Opéra di Rennes, in occasione del quale esegue personalmente diverse sue opere, quattro delle quali furono pubblicate dall’editore Henry Lemoine sotto il titolo A mes petits amis.
Dopo questo successo, Houdy decise di proseguire i suoi studi musicali, studiando privatamente pianoforte con Marguerite Long e con Lazare Lévy. In parallelo, si iscrisse al Conservatorio di Parigi, dove ebbe come insegnanti Noël Gallon (teoria musicale e contrappunto), Nadia Boulanger, Olivier Messiaen e Darius Milhaud (composizione), Simone Plé-Caussade (fuga) e Maurice Duruflé (armonia).
Durante questo periodo, il giovane riuscì a ottenere un secondo premio al Grand Prix de Rome (1953), un primo premio in composizione dal Conservatorio (1954), il Grand Prix de la Ville de Paris (1954) e il Prix “Emmanuel Chabrier” (1954).
Al termine dei suoi studi, Houdy avviò una promettente carriera musicale, ricoprendo diversi incarichi di prestigio, quali direttore del Conservatorio di Tours (1955-1960), professore alla Schola Cantorum (1963-1964), maestro di cappella della Chiesa Saint-Séverin di Parigi (1965-1969) e direttore di coro alla Maîtrise d’enfants de l’Office de radiodiffusion-télévision française (1966-1969).
Si ricordano anche alcuni incarichi di insegnamento in Canada, precisamente nel Québec, dapprima all’Università Laval (1970-1971) e poi al Conservatorio di Musica del Québec (1971-1992). Rientrato in patria fu, infine, insegnante di scrittura musicale a Brest e a Quimper.
Accanto a tutti questi incarichi, Houdy si impegnò anche in una prolifica carriera concertistica a livello europeo, senza mai trascurare l’attività compositiva.
La sua produzione musicale è assai nutrita (più di 150 composizioni) e spazia da pezzi per strumento solista a pezzi corali e orchestrali, senza trascurare la musica vocale, la musica per film e TV, la musica da camera e la musica di scena.
All’interno di questo catalogo, risaltano la Sonata per arpa (1954), la Messe québécoise (1973) per voci miste, violino, contrabbasso e cucchiai, la musica di scena per L’impromptu du Palais-Royal (1962)di Jean Cocteau e la musica per il film Nick Carter va tout casser (1964) di Henri Decoin.
Si ricordano anche Les Aveugles de Breughel (1967) per orchestra, Kastchentamoun (1984, un omaggio agli autoctoni confinati nelle riserve) per sassofono, pianoforte e nastro magnetico, Témoignage de Marie de l’Incarnation (1984, un omaggio ai pionieri della Nuova Francia), la Messe de Jacques Cartier (1984), un’opera su San Giovanni Battista (1975-1976) per coro e orchestra, un inno a Teilhard de Chardin (1982) per voce recitante e orchestra, il Quartetto “Chemins” (1977) per sassofoni e i Cinq caractères en forme d’études (1988) per due sassofoni.
Sempre fedele al linguaggio tonale, Houdy si è sempre impegnato nello scrivere per tutti i generi musicali, con un occhio di riguardo alla comunicazione di un messaggio di attualità profondamente umano, come affermò egli stesso con queste parole:
“La musica, lo sanno tutti, esprime solo sé stessa, al di là della ragione, della psicologia, dell’immagine. È una costruzione del pensiero, senza legami con la natura, e ha come unico scopo quello di esprimere ciò che sarebbe incomunicabile attraverso un’altra forma di espressione. È, come tutte le arti, significazione sensibile di un’energia che trascende il linguaggio per raggiungere il logos. Si rivolge quindi alla sensibilità senza passare necessariamente attraverso la via dell’intelligenza razionale…”
La sua Sonata per arpa fu composta come regalo di nozze per la moglie Marie Geneviève Ghislaine de Winter, all’epoca allieva di arpa al Conservatorio di Parigi nella classe di Pierre Jamet. Fin dalla sua prima esecuzione, viene suonata in tutto il mondo e proposta come pezzo in numerosi concorsi internazionali, riuscendo anche ad affermarsi come brano all’interno del repertorio arpistico standard.
Opera “leggera”, la composizione inizia con un allegro ossessivo che impiega massicciamente quarte aperte a livello melodico-armonico, conferendo a questo primo movimento un suono “aperto”. Segue un movimento lento, simile a una processione lenta e ritualizzata, una costruzione molto amata dai compositori impressionisti. Conclude il pezzo un vorticoso perpetuum mobile.
Buona giornata e alla prossima!
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Molto bene, Pierfrancesco, grazie. Buona serata, a domani 🙂
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The harp has such a lovely lilting voice like drops of water falling off the roof. 👏👏👏
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King David’s instrument is suitable for the days of the flood 🙂
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😊😉🙏
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Poi ti racconto , grazie
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Bene 🙂
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❤
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🙂
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Buongiorno e buona domenica! Con un sorriso.
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Grazie, altretranto a te 🙋🏻♂️🙂
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