Hendrik Andriessen (1892 - 12 aprile 1981): Sonata da chiesa: Tema con 5 variazioni e Finale (1927). Iddo van der Giessen, organo.

Hendrik Andriessen (1892 - 12 aprile 1981): Sonata da chiesa: Tema con 5 variazioni e Finale (1927). Iddo van der Giessen, organo.

Che bella! Adoro il suono dell’organo!
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Anch’io 🙂
Buona giornata, Luisa 🌹
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Felice weekend, caro Claudio 🌿🌹
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Buon pomeriggio e buon sabato, caro Claudio, grazie mille di aver portato questo stupenda “sonata da chiesa”, davvero un’ottima interpretazione! 😊
Andriessen viene oggi soprattutto ricordato per le sue stupende improvvisazioni all’organo e per il suo notevole impegno nel rinnovamento della musica liturgica cattolica nei Paesi Bassi.
Nato a Haarlem nella famiglia dell’organista Nico Andriessen e della pittrice Gesina Vester, il giovane studiò dapprima con il padre e poi con l’organista cittadino Louis Robert. Dopo una breve esperienza nel campo giornalistico, proseguì la sua formazione musicale al Conservatorio di Amsterdam, dove ebbe come insegnanti Jean-Baptiste de Pauw (organo) e Bernard Zweers (composizione).
Dopo la morte del padre nel 1913, egli fu nominato organista della Sint-Josephkerk, specializzandosi soprattutto nell’improvvisazione. In questo periodo, Andriessen strinse anche amicizia con Alphons Diepenbrock, il quale lo influenzò notevolmente.
Tra il 1927 e il 1949, invece, Andriessen fu insegnante di teoria musicale e di composizione presso il Conservatorio di Amsterdam, oltre che docente di organo, improvvisazione e canto gregoriano alla Scuola di Musica Sacra Cattolica Romana di Utrecht.
Nel 1934, egli lasciò il suo incarico di organista a Haarlem per lavorare come organista e direttore di coro presso la Cattedrale di Santa Caterina dell’Arcidiocesi di Utrecht. Qui, tre anni più tardi, divenne anche direttore del conservatorio.
Dal 1949 al 1957, invece, fu direttore del Conservatorio Reale dell’Aia mentre, dal 1952 al 1963, ricoprì la carica di professore straordinario presso l’Università Cattolica di Nijmegen.
Nello stesso tempo, Andriessen sviluppò un importante attività compositiva, scrivendo in tutti i generi possibili. Compose, tra l’altro, le due opere liriche Philomela (1948-1949) e De Spiegel van Venetië (“Lo Specchio di Venezia”, 1964), nonché diversi pezzi per organo, vari lieder e numerosi pezzi corali.
Durante la sua vita, egli fu molto influenzato dalla musica di compositori francesi quali César Franck, Gabriel Pierné e André Caplet, come si può ben notare nel suo ciclo di lieder Miroir de peine (1923).
L’importanza di Andriessen per lo sviluppo della musica liturgica nel suo paese fu davvero notevole. Egli affermò che “La musica sacra è solo quella musica che è un tutt’uno con l’organismo del servizio liturgico“, applicando quanto detto per la prima volta nella Missa in honorem sacratissimi Cordis a 2 voci (1919), nella quale le voci e l’accompagnamento strumentale erano ridotti all’essenziale. Questo sviluppo proseguì, tra l’altro, nella Missa diatonica (1935) per coro a 6 voci a cappella e nella Missa Christus Rex (1938) per due cori e due organi.
Il compositore non si limitò solo a scrivere pezzi liturgici, ma compose anche varia musica da camera e pezzi orchestrali. In quest’ultimo ambito, si ricordano 4 sinfonie, le Variazioni e fuga su un tema di Johann Kuhnau (1935) per orchestra d’archi e il Ricercare (1949) per orchestra sinfonica. Sperimentò anche con la dodecafonia nel suo Studio sinfonico (1953) e nella Sinfonia n° 4 (1954), senza perdere però di vista la tonalità.
La sua affermazione “La musica strumentale è il giubilo del canto” esprime molto bene il suo pensiero musicale, secondo il quale non esistono, in realtà, linee di demarcazione tra la musica strumentale e la musica vocale. Egli sosteneva che le sue composizioni non nascessero solo dalla sua solida maestria, ma anche da “il dato”, “l’intuizione” e “la musica donata”.
Nella sua produzione, importante è l’elemento innico, inserito in uno stile personale moderno, allo stesso tempo accessibile e profondo.
La sua Sonata da chiesa. Tema con 5 Variazioni e Finale si colloca in un periodo fertile di Andriessen, durante il quale stava consolidando il suo linguaggio personale, influenzato dalla tradizione liturgica e dalle correnti musicali francesi contemporanee, in particolare dalla musica di César Franck e dalla scuola post-franckiana.
Nonostante il titolo suggerisca qualche legame con la tradizione musicale barocca, la composizione è pienamente radicata nel XX secolo. L’opera fu concepita da Andriessen per mettere ben in evidenza le possibilità coloristico-dinamiche dell’organo moderno. Come molti suoi altri lavori per lo strumento, anche questo pezzo mostra un deciso equilibrio tra rigore formale e lirismo espressivo.
Il pezzo segue la classica forma del tema con variazioni, culminando in un finale che funge da sintesi o da Toccata. Questa struttura permette al compositore di esplorare diverse sfaccettature tecniche ed espressive, partendo da un materiale tematico unificante.
Il tema presenta un carattere solenne e meditativo, come quasi un corale intimo, dando luogo a una atmosfera raccolta e devozionale. Principalmente esposto alla mano destra su un manuale con registri di fondo morbidi, esso è cantabile e diatonico nella sua struttura essenziale, pur presentando sottili infllessioni modali e armonie leggermente dissonanti (accordi di settima e di nona) che lo collocano nel XX secolo.
Si caratterizza per una scrittura prevalentemente omoritmica, a 4 voci, con il pedale che fornisce una solida linea di basso, nonché per un ritmo lento, regolare e pacato. I registri utilizzati contribuiscono alla creazione di un’atmosfera raccolta, appropriata per l’incipit di una “sonata da chiesa”.
La prima variazione mantiene questa atmosfera, aggiungendo un leggero aumento del movimento ritmico e della complessità testurale. La melodia del tema, ancora chiaramente percepibile, viene elaborata con figurazioni ritmiche più fluide e ornamentazioni discrete. Si aggiungono anche linee secondarie che dialogano con il tema principale, suggerendo la presenza di un certo contrappunto nelle voci interne.
La seconda variazione, nettamente contrastante alla prima, assume un carattere più vivace e leggero, quasi uno scherzo dal sapore arcaicizzante o neoclassico. Il tempo è più mosso, mentre la scrittura si caratterizza per la presenza di leggeri e staccati, di agili figurazioni e di un gioco contrappuntistico maggiormente evidente, con elementi imitativi. Il tema è trattato più liberamente e usato come base per motivi ritmico-melodici.
La terza, invece, ritorna a un’atmosfera lenta e lirica, configurandosi come una delle variazioni più espressive e come un momento di intensa poesia. La melodia del tema è presentata in modo molto cantabile, con un accompagnamento discreto e fluttuante in accordi tenuti e lente linee secondarie. Qui si riesce a percepire maggiormente l’influenza della musica francese, specialmente nelle scelte timbriche e nel lirismo della linea melodica.
La quarta variazione è molto energica e virtuosistica, in un tempo decisamente più veloce di quelle precedenti. La scrittura è dominata da rapide figurazioni (scale e arpeggi) che creano un senso di agitazione e di movimento continuo, richiedendo all’esecutore una notevole agilità tecnica. Qui la sonorità si fa più densa, con l’aggiunta di più registri che contribuiscono a delineare un suono più robusto e brillante.
L’ultima variazione, la più complessa ed elaborata, presenta un carattere serio e contrappuntistico. Sembra trattarsi di una scrittura fugata o canonica, con un tema o motivi da esso derivati trattati imitativamente, passando tra le varie voci. La tessitura, densa e polifonica, richiede una notevole chiarezza articolaria per distinguere le varie linee melodiche. Si può assisitere, inoltre, a un notevole sviluppo motivico.
Questa parte è protagonista di numerosissimi cambi di registro, utili per differenziare le varie linee contrappuntistiche, per creare contrasti timbrici tra le sezioni e per gestire la dinamica interna della variazione, la quale alterna momenti di maggiore tensione a momenti più distesi prima della pacata conclusione, caratterizzata da una netta riduzione della sonorità. È, infine, qui esplorata una vasta gamma di colori organistici.
Il finale presenta un carattere grandioso, potente e conclusivo, assumendo i tratti di una Toccata o di una Fantasia. Il tempo è veloce e il ritmo incalzante, mentre la scrittura si fa spesso virtuosistica, con ampie figurazioni, accordi ribattuti e un pedale attivo e importante. Si nota una chiara progressione dinamica verso il culmine che porta all’utilizzo di quasi l’intero strumento, sfruttando la potenza dei Ripieni, delle Ance e del Pedale per creare un effetto monumentale e concludere il pezzo in maniera brillante, conferendo un senso di risoluzione e trionfo.
Nel complesso, la composizione si rivela ben costruita, con un flusso logico del tema contemplativo attraverso variazioni contrastanti per carattere, tempo e tecnica, fino ad arrivare a un finale fungente da climax energetico-sonoro. La quinta variazione, per la sua notevole complessità contrappuntistica, assume una funzione di ponte intellettuale verso l’energia liberatoria del finale.
Pur non essendo strettamente liturgica, l’opera evoca un atmosfera sacra attraverso il suo carattere contemplativo e serio, pur dando libero sfogo a momenti virtuosistici e di gioco timbro, più adatti a un contesto concertistico. Questo incarna l’idea andriesseniana di “musica donata”, la quale unisce maestria e ispirazione.
L’influenza francese è palpabile nella grande importanza riservata al colore timbrico e ai registri, ma anche in certi passaggi lirici e brillanti, i quali richiedono un grande virtuosismo tecnico e un’elevata sensibilità interpretativa per rendere i diversi caratteri e gestire la complessa architettura sonora.
Buona serata e a domani!
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Molto interessante, Pierfrancesco, grazie. Buona serata, a domani 🙂
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Marvellous to hear AND to watch this 2 person piece!
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