Adam Falckenhagen (26 aprile 1697 - 1754): Sonata per liuto in re minore op. 1 n. 6 (1740). John Schneiderman.
- Largo
- Allegro un poco
- A tempo giusto

Adam Falckenhagen (26 aprile 1697 - 1754): Sonata per liuto in re minore op. 1 n. 6 (1740). John Schneiderman.

Very beautiful and this lute player interpret amazingly well. Back then when I studied music,(guitar, piano and composing music) I played this kind of compositions very much. I like this very much🌺
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Hi Jean. Did you study music privately or at a conservatory or music academy?
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Both at Conservatory and Music University and in quite many places. Music theory, composition, piano, guitar, directing symphony orchestra and choirs, music pedagogy and the music history a bit. I am a virtuoso at playing but I found the composing music more interesting and appropriate to me. I was over 10 years on the road life and that was enough for me. Then I started to study also different things too and I moved to on an island and I got my own music studio. I every now then have composed to the other artists songs and made backgrounds, mixing and mastering etc. I don’t like the major labels and luckily now I am free from them. Popular music is just a hobby for me but I like to make it because it is fun. I am also a fine artist😊Though I have studied a lot I prefer that my CV is what I do and I think commercializing arts spoil it totally. It just emerges the artist but not what the artist has created. The most impressive compositions are those made by anonyms and pseudonyms, at least they have brought their art not they themselves. If I write down all my CV and what I have done or where I have been and with whom, people do not see my music anymore, instead of it they see my CV and all that other which just brings forth the person, you know😊👍
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I agree with you 🙂
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I know😊
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Buongiorno e buon sabato, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questa splendida sonata per liuto, davvero un’ottima interpretazione! 😊
Falckenhagen viene oggi ricordato per essere stato uno degli ultimi compositori di musica per liuto attivi in Germania nel XVIII secolo.
Nato a Großdalzig nella famiglia dell’insegnante Johann Christian Falckenhagen, il giovane iniziò la sua formazione musicale all’età di nove anni, studiando clavicembalo e liuto con Gottlob Erlemann, parocco di Knauthain, un quartiere a sud-ovest di Lipsia.
Nel 1713, si ebbe la sua prima menzione come “dotato in letteratura e musica” mentre, due anni più tardi, comparve nel registro parrocchiale della sua città natale come padrino, indicato come “Musicus und Kammerdiener [Musicista e cameriere] del giovane signore von Dieskau”. Si pensa che questo fu il suo primo impiego, il quale lo portò a Merseburg, dove rimase all’incirca fino al 1715.
In questo periodo, con tutta probabilità, Falckenhagen si perfezionò nel liuto con Johann Jakob Graf, liutista di camera della corte locale. Nel 1719, invece, il compositore succedette al suo maestro come liutista di corte.
Nel biennio 1719-1720, egli studiò presso l’Università di Lipsia e, forse, anche con il liutista Sylvius Leopold Weiss, insegnante di Graf.
Come molti suoi contemporanei, Falckenhagen lavorò presso diverse corti nel corso della sua vita. Dapprima fu a Weißenfels (1720-1727 ca.), poi a Weimar (1729-1732 ca.) e, infine, a Bayreuth (1732-1743 ca.).
La sua produzione musicale annovera pezzi per liuto (sonate, partite, opere corali e fughe) e diversa musica da camera (trii per liuto, clavicembalo e basso; concerti per violino od oboe, liuto e basso e concerti per quartetto d’archi e liuto). Gran parte di queste opere sono attualmente conservate nella Biblioteca di Stato Bavarese di Monaco di Baviera.
La sua Sonata per liuto n° 6 in Re minore fa parte della raccolta Sonate Di Liuto Solo… Opera Prima e, come si può dedurre dal titolo di quest’antologia, si trattò della prima opera del compositore data alle stampe. Questo fu un passo significativo per Falckenhagen, in quanto segnava la sua volontà di diffondere la propria musica oltre la ristretta cerchia della corte.
La pubblicazione è avvenuta probabilmente verso il 1740 a Norimberga, all’epoca importante centro editoriale non molto distante da Bayreuth.
In quel periodo, Falckenhagen era al servizio della corte del Margraviato di Brandeburgo-Bayreuth, guidata da Federica Sofia Villemina di Prussia, essa stessa musicista di talento (compositrice, liutista, cantante e clavicembalista), nonché mecenate appassionata delle arti. Sotto di lei, la corte conobbe una notevole fioritura culturale e musicale.
Considerando la Margravia un suo importante punto di riferimento, il compositore decise di dedicare la sua prima opera alla donna. Egli fu mosso dalla sua “profondissima venerazione” per Villemina, ma anche dalla gratitudine per la “grazia ricevuta”. Questo evidenzia il riconoscimento della Margravia come sua protettrice.
Accanto a questo, Falckenhagen elogiò esplicitamente la “grande abilità” della sua mecenate nella musica, specialmente in ciò che essa ha di “più leggiadro e sublime”. Questa non fu solo adulazione, poiché Villemina era nota per la sua grande competenza musicale e, forte di questo suo status, era in grando di giudicare la qualità dell’opera del compositore.
Falckenhagen, fin dal suo arrivo a corte, fu subito ispirato dalla donna e che le frequenti occasioni di suonare per lei, nonché il suo parere esperto, lo hanno “insegnato à lavorar sul gusto moderno, il più applaudito hoggidì in materia di Musica”. Questo suggerisce che il nuovo stile galante era apprezzato dalla Margravia e, con molta probabilità, incoraggiato o guidato da lei.
Con la pubblicazione della sua opera prima, Falckenhagen volle dimostrare al mondo ciò che l’Altezza Reale “ha giudicato degno ed ha approvato”, usando tale approvazione come sigillo di qualità per la sua musica.
Tra l’altro, il compositore affermò che questi “frutti delle mie fatighe devono in parte la loro origine e forma à Vostra Altezza Reale”, riconoscendo perciò una certa influenza diretta della mecenate sulla concezione stessa di quest’opera.
L’intera raccolta si compone di sei sonate per liuto solista, le quali esplorano varie tonalità e caratteri, mantenendo una coerenza stilistica nello stile galante. In particolare, questa sonata si distingue per il carattere espressivo, particolarmente evidente nel Largo iniziale, il quale ben si adatta alla sensibilità (“Empfindsamkeit”) che si stava diffonendo all’epoca in Germania. Gli altri due movimenti, invece, si distinguono per il contrasto brillante ed elegante tipico dello stile galante.
La scelta del liuto solista come strumento di destinazione di questi pezzi riflette sia la specializzazione di Falckenhagen sia la popolarità (sebbene in declino) di questo strumento negli ambienti aristocratici tedeschi del tempo, oltre all’interesse personale della stessa Margravia per questo strumento.
La scrittura è fortemente idiomatica e sfrutta tutte le risorse tecnico-espressive messe a disposizione dal liuto tardo barocco (probabilmente, un liuto a 13 cori). In particolare, questa sonata impiega un armonia funzionale, con progressioni chiare e arricchite da accordi di settima, ritardi e dissonanze espressive, sempre risolte elegantemente.
Il primo movimento non segue una forma standard rigida, ma ha piuttosto il carattere di un preludio, di una fantasia o di un movimento lento bipartito con elementi di sviluppo. L’introduzione è lenta e accordale, ma anche quasi cadenzale e ha il compito di stabilire la tonalità e l’atmosfera seria.
Segue la prima sezione, più fluida, la quale presenta i principali frammenti melodici e le progressioni armoniche di base, impiegando una scrittura basata su arpeggi e linee melodiche frammentate nel registro acuto. Le idee precedenti vengono poi riprese e sviluppate e, in alcuni passaggi, la scrittura si fa più complessa e densa. Il movimento si conclude con la ripresa del materiale iniziale, conducendo verso un enfatica cadenza finale.
I frammenti melodici, sovente esposti dalla voce superiore, sono abbelliti con ornamenti tipici dello stile galante, come trilli brevi, appoggiature e mordenti. Il metro di 3/4, assai comune per i movimenti lenti barocchi, conferisce un andamento generale molto fluido e legato. Il ritmo armonico è variabile e contribuisce a creare interesse, alternando momenti di maggiore stasi a momenti più dinamici.
La tessitura è prevalentemente omofonica, con una chiara distinzione tra la linea del basso, l’armonia interna (spesso realizzata tramite arpeggi) e i frammenti melodici nel registro acuto. Ci sono passaggi che suggeriscono una scrittura a due voci reali (melodia e basso), con l’armonia implicita o realizzata da note interne.
Il liuto barocco, con le sue corde di basso aggiuntive, permette una ricca sonorità armonica, nonché una chiara linea di basso che sostiene l’armonia. Falckenhagen sfrutta ottimamente la risonanza dello strumento con accordi arpeggiati e note tenute nel basso.
Il secondo movimento segue una forma ABA, con la prima sezione introduttiva (a sua volta bipartita, con una ripetizione interna della prima frase e uno sviluppo modulante), la sezione centrale con un carattere contrastante e la terza di ripresa del materiale iniziale.
La prima sezione – elegante, nobile e ritmicamente definita – espone il tema principale caratterizzato da un motivo ritmico puntato e da un movimento melodico per gradi congiunti e piccoli salti. Si può percepire un dialogo implicito tra la voce superiore e il basso. Il ritmo è chiaro e regolare, con i punti che conferiscono un carattere leggermente marziale o assertivo.
La seconda sezione è più lirica e scorrevole, caratterizzata da un flusso più continuo di note, nonché da arpeggi e figurazioni spezzate che creano una tessitura maggiormente trasparente e sfruttano la risonanza dello strumento. Si può notare un efficace uso dell'”effetto campanella” (note risuonanti su corde adiacenti che creano un effetto “a campana”).
Qui l’accento è sull’armonia dispiegata degli arpeggi piuttosto che su un chiaro dialogo tra le voci. Da notare anche l’agilità della mano sinistra e la capacità di creare un fluido legato tramite gli arpeggi.
L’ultimo movimento inizia con un carattere espressivo, meditativo ed elegante, esponendo una linea melodica cantabile e ornata. Le frasi ben definite mostrano l’influenza dello stile galante e sono pure presenti degli elementi dialogici tra la voce superiore e il basso.
Il metro di 3/4 conferisce un andamento fluido, mentre l’uso di ritmi puntati dà una certa enfasi al pezzo. La tessitura, invece, è prevalentemente polifonica implicita, con la voce superiore, il basso e riempimenti armonici interni in arpeggi e accordi spezzati.
Segue una parte più veloce e scorrevole, di carattere energico e danzante, simile a una corrente o a una giga veloce. La melodia si fa più frammentata e impiega figurazioni ritmico-motiviche ricorrenti, accanto a scale veloci e passaggi di agilità. L’armonia diventa più semplice, ma funzionale al sostegno della linea principale e, in particolare, impiega sequenze armoniche che creano slancio.
La tessitura diventa anch’essa più semplice, caratterizzata dalla melodia veloce sopra un basso con accordi arpeggiati e dalla presenza di passaggi imitativi tra le voci implicite.
Si ritorna poi alla lentezza ed espressività iniziali, con la melodia che si fa più ornata su frasi ampie e respiratorie. L’armonia ritorna a essere più ricca e, talvolta, cromatica. Anche la tessitura ritorna più densa, con accordi pieni che sostengono la melodia.
Verso la conclusione, il pezzo diventa più veloce e vivace, assumendo un carattere brillante, energico e conclusivo, simile a una giga in stile italiano. La melodia si fa più ricca, con rapide figurazioni, scale, arpeggi e motivi ritmici incisivi, sostenuta da un’armonia semplice e funzionale. La tessitura è leggera e trasparente, spesso a due voci implicite con elementi imitativi.
Buona giornata e a domani!
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Analisi come sempre molto minuziosa. Bravo, Pierfrancesco. Buona serata e a domani 🙂
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The lute is such a pleasant instrument.
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