Romance sans paroles

Louis Durey (27 maggio 1888 - 1979): Romance sans paroles per pianoforte op. 21 (1919). Françoise Petit.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Louis Durey: tra avanguardia, impegno e riscoperta sonora

Formazione e prime influenze: un percorso autodidatta nell’orbita debussiana
Nato in una famiglia della borghesia parigina, Durey scoprì la sua vocazione musicale in modo quasi epifanico dopo aver assistito a una rappresentazione del Pelléas et Mélisande di Debussy. Nonostante questa folgorazione, la sua formazione musicale fu in gran parte da autodidatta, benché avesse frequentato i corsi della prestigiosa “Schola Cantorum” di Parigi. La sua prima composizione ufficiale vide la luce nel 1914, segnando l’inizio del suo percorso creativo.

L’esperienza con “Les Six”: ascesa e progressivo distacco
Durey fu un assiduo frequentatore dei sabati musicali della Sala Huyghens, un importante luogo di incontro per l’avanguardia parigina. Nel gennaio 1918, sotto l’impulso carismatico di Jean Cocteau e con l’influenza di Érik Satie, entrò a far parte della “Société des Nouveaux Jeunes”. Questo gruppo includeva già Georges Auric, Arthur Honegger, Roland-Manuel e Germaine Tailleferre: da questo nucleo originario, con successive modifiche nella formazione (l’uscita di Roland-Manuel e l’ingresso di Francis Poulenc e Darius Milhaud), nacque dopo il 1919 quello che la critica musicale, in particolare Henri Collet, definì il “Gruppo dei Sei” (in francese “Les Six”). Durey ne era il membro più anziano. Tuttavia, la sua piena adesione al collettivo fu di breve durata poiché, già nel 1921, il compositore manifestò un progressivo allontanamento non partecipando alla composizione collettiva della musica per il balletto Les Mariés de la Tour Eiffel di Jean Cocteau. Questo atto segnò di fatto la sua separazione dal gruppo, che andò incontro a una completa dissoluzione nel 1924.

Un circolo intellettuale vivace e l’impegno politico
La vita di Durey fu caratterizzata da frequentazioni di altissimo livello nel panorama artistico e intellettuale dell’epoca. Fu vicino a poeti d’avanguardia come Guillaume Apollinaire, Max Jacob, Paul Éluard e Louis Aragon, e a pittori rivoluzionari come Pablo Picasso, Georges Braque e Fernand Léger.
Dopo un periodo trascorso a Saint-Tropez, dove si sposò e compose nel 1923 la sua unica “comédie lyrique”, L’Occasion, la sua esistenza prese una direzione marcatamente politica: a metà degli anni ’30, Durey aderì al Partito comunista francese. Durante la seconda guerra mondiale, dimostrò un forte impegno civile partecipando attivamente alla Resistenza francese. Fu membro del Front National des Musiciens, un’organizzazione affiliata al più ampio Front national de la Résistance, contribuendo alla lotta contro l’occupazione nazista.

Musicologo e critico: la riscoperta del passato e la voce contemporanea
Parallelamente all’attività compositiva, Durey si distinse anche in altri campi. Durante il difficile periodo bellico, intraprese un importante lavoro musicologico, dedicandosi con passione alla restituzione e trascrizione di opere corali antiche. In particolare, si concentrò su maestri del XVI secolo come Clément Janequin e Orlando di Lasso, contribuendo alla riscoperta di questo prezioso repertorio.
Inoltre, esercitò l’attività di critico musicale: già attivo in questo ruolo negli anni ’20, riprese questa occupazione nel dopoguerra, scrivendo per il giornale “L’Humanité”, organo di stampa vicino al Partito comunista.

L’opera musicale: un corpus vasto con predilezione per il corale
La produzione musicale di Durey annovera ben 116 numeri d’opus e tocca diversi generi, ma emerge una chiara e significativa predilezione per la musica corale. Al contrario, la produzione di musica sinfonica è relativamente esigua. È interessante notare che diverse sue opere, inclusa il già citato lavoro teatrale L’Occasion (basata su un testo di Mérimée), non furono mai pubblicate o eseguite durante la vita del musicista. Durey si dedicò anche con interesse all’armonizzazione di canti popolari, dimostrando un legame con le tradizioni musicali della propria terra.

Romance sans paroles: analisi
La Romance sans paroles si colloca in un periodo cruciale per la musica francese, segnato dall’attività dei “Six”, del quale Durey all’epoca era membro. Tuttavia, questo brano sembra discostarsi parzialmente dall’estetica anti-romantica propugnata da alcuni suoi colleghi sotto l’influenza di Satie e Cocteau, offrendo un’espressione lirica più tradizionale, tinta di una malinconia raffinata e di un’eleganza tipicamente francese, che richiama echi di Fauré e del primo Debussy, pur mantenendo una sua distintiva concisione. Il brano presenta una struttura chiara, riconducibile a una forma ternaria (ABA’) con una coda, tipica delle romanze romantiche, ma trattata con la sensibilità del primo Novecento.
Il pezzo si apre immediatamente con il tema principale. La melodia, affidata alla mano destra, è cantabile, tenera e leggermente ascendente nella sua prima frase, per poi discendere dolcemente. Possiede un carattere intimo e sognante. La mano sinistra fornisce un accompagnamento arpeggiato, con accordi spezzati che creano un tappeto armonico fluttuante e delicato. L’armonia è tonale, ma arricchita da accordi di settima e nona che aggiungono colore e una sottile modernità, evitando una cadenza troppo assertiva. Segue una breve frase più riflessiva, quasi una parentesi pensosa, la quale introduce un movimento armonico leggermente più denso e un profilo melodico diverso, prima di ritornare brevemente al materiale tematico iniziale. Il tema principale viene ripreso e moderatamente variato. La sezione si conclude con una cadenza che, pur affermando la tonalità d’impianto, mantiene un senso di sospensione, preparando il passaggio alla sezione successiva. L’uso del pedale è discreto ma essenziale per creare la risonanza e il legato desiderati.
La sezione B introduce un contrasto misurato. Si percepisce un cambio di atmosfera, anche se il centro tonale rimane un po’ ambiguo rispetto alla chiarezza della sezione A. La melodia diventa leggermente più assertiva e si sposta verso il registro acuto, con un andamento ritmico leggermente più mosso e frasi più ampie. L’accompagnamento della mano sinistra si fa più pieno, con accordi più consistenti e un movimento armonico più marcato. Si avverte un leggero crescendo dinamico che porta a un piccolo culmine espressivo, pur mantenendo sempre un carattere lirico e contenuto, tipico della romanza. Non c’è un vero e proprio sviluppo tematico intenso, quanto piuttosto la presentazione di un’idea melodica complementare che offre un respiro diverso.
Il tema principale della sezione A ritorna chiaramente, portando con sé un senso di familiarità e rassicurazione. Anche il breve inciso contrastante della sezione A viene riproposto. La ripresa non è una semplice ripetizione, poiché Durey introduce sottili variazioni nell’armonizzazione e nel fraseggio melodico. La seconda parte di questa ripresa assume un carattere più transitorio e armonicamente più mobile, quasi un breve ponte che prepara la conclusione.
Inaspettatamente, prima della vera e propria chiusura, vi è una breve ma chiara reminiscenza del materiale della sezione B. Questo conferisce al brano una struttura più ciclica e completa, come se il secondo tema dovesse avere un’ultima parola prima del congedo. Nella coda, il tempo rallenta e le dinamiche si affievoliscono verso il pianissimo. Le ultime frasi melodiche sono frammentate, sospese, e l’armonia vede l’uso del pedale che ne prolunga la risonanza, lasciando l’ascoltatore in un’atmosfera di serena malinconia e contemplazione. Gli ultimi accordi sono estremamente delicati e rarefatti.
Durey impiega un linguaggio armonico fondamentalmente tonale, ma lo arricchisce con l’uso sapiente di accordi di settima, nona e alterazioni cromatiche che conferiscono al brano un colore tipico della musica francese del primo Novecento, senza però spingersi verso le audacie armoniche di alcuni suoi contemporanei. Le melodie sono eminentemente liriche e cantabili, con un fraseggio elegante e naturale. La scrittura pianistica è raffinata, mai inutilmente virtuosistica, ma richiede un tocco sensibile e un buon controllo delle dinamiche e del pedale per rendere appieno le sfumature espressive.
La tessitura è prevalentemente omofonica, con una chiara distinzione tra melodia e accompagnamento. La mano destra è quasi sempre protagonista con la linea melodica, mentre la sinistra fornisce un supporto armonico discreto ma essenziale. La dinamica generale del brano è contenuta, muovendosi principalmente tra il piano e il mezzoforte, con rari picchi espressivi e una graduale dissolvenza finale.
Il carattere generale è quello di una riflessione intima e poetica. Non vi sono grandi slanci passionali o drammatici, ma piuttosto un’elegia delicata, un “canto senza parole” che evoca sentimenti di nostalgia, tenerezza e una serena contemplazione.

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