Stripsody

Cathy Berberian (4 giugno 1925 - 1983): Stripsody (1966). Esegue l’autrice, dal vivo.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

MagnifiCathy: l’eredità poliedrica di Cathy Berberian, voce dell’avanguardia

Cathy Berberian viene ricordata come una figura rivoluzionaria nel panorama musicale del XX secolo. Mezzosoprano e compositrice americana di origini armene, naturalizzata italiana, ha lasciato un’impronta indelebile grazie alla sua straordinaria versatilità vocale, alla sua dedizione alla musica contemporanea d’avanguardia e al suo approccio innovativo all’interpretazione e alla composizione.

Formazione e debutto: una vocazione globale
Nata ad Attleboro nel Massachusetts da genitori armeni, Berberian manifestò fin da giovane un vivo interesse per la musica e la danza tradizionale armena, dirigendo e cantando in un gruppo folk armeno a New York già durante gli studi superiori. Dopo un periodo alla New York University, proseguì la sua formazione musicale e teatrale alla Columbia University, per poi trasferirsi in Europa. Studiò a Parigi con Marya Freund nel 1948 e, dal 1949, a Milano presso il Conservatorio con Giorgina del Vigo, ottenendo nel 1950 una borsa di studio Fulbright. Sebbene avesse già partecipato a produzioni studentesche e trasmissioni radiofoniche, il suo debutto formale avvenne nel 1957 al festival di musica contemporanea “Incontri Musicali” di Napoli. L’anno successivo, la sua interpretazione in prima mondiale di Aria with Fontana Mix di John Cage la consacrò come una delle principali esponenti della musica vocale contemporanea. Il suo debutto americano seguì nel 1960 al Tanglewood Music Festival con la prima di Circles di Luciano Berio.

Il sodalizio con Luciano Berio: musa e collaboratrice
Durante gli studi al Conservatorio di Milano Berberian conobbe Luciano Berio, che sposò nel 1950 e da cui ebbe una figlia, Cristina, nel 1953. Il loro matrimonio durò fino al 1964, ma la collaborazione artistica e l’influenza reciproca proseguirono ben oltre. Berberian divenne la musa ispiratrice di Berio che, per la sua voce, scrisse capolavori come Thema (Omaggio a Joyce) (1958), Circles (1960), Visage (1961), Folk Songs (1964–73), Sequenza III (1965) e Recital I (for Cathy) (1972).

Un’interprete senza confini: dall’antico al pop rivisitato
Cathy Berberian non si limitò al repertorio d’avanguardia. La sua curiosità e la sua tecnica le permisero di interpretare un vastissimo repertorio di musiche, da Claudio Monteverdi a Heitor Villa-Lobos, Kurt Weill e Philipp zu Eulenburg. Come curatrice di recital, presentò generi vocali diversi in contesti classici, includendo arrangiamenti di canzoni dei Beatles (curati da Louis Andriessen) e canti popolari di varie culture. Un esempio emblematico della sua originalità fu l’album del 1967 Beatles Arias, dove brani del quartetto di Liverpool venivano riletti in chiave barocca, con arrangiamenti di Guy Boyer per quartetto d’archi o quintetto di fiati e clavicembalo o organo.

La voce compositrice: Stripsody e Morsicat(h)y
Oltre all’attività interpretativa, Cathy Berberian si dedicò alla composizione. Le sue opere più note sono Stripsody (1966) – un pezzo che sfrutta la sua straordinaria tecnica vocale per riprodurre suoni onomatopeici tipici dei fumetti – e Morsicat(h)y (1969), una composizione per tastiera (eseguibile con la sola mano destra) basata sull’alfabeto Morse. Queste opere testimoniano la sua continua esplorazione delle potenzialità sonore della voce e degli strumenti.

Oltre la musica: insegnamento, traduzione e riconoscimenti
La statura artistica di Berberian ispirò numerosi compositori – tra cui Sylvano Bussotti, John Cage, Hans Werner Henze, William Walton, Igor’ Stravinskij e Anthony Burgess – a scrivere opere appositamente per la sua voce. Pur risiedendo principalmente a Milano, negli anni ’70 insegnò alla Vancouver University e alla Rheinische Musikschule di Colonia. Fu anche una talentuosa traduttrice, collaborando con Umberto Eco (che la soprannominò Magnificathy, poi da lei adottato come titolo di un suo album) alla versione italiana di opere di Jules Feiffer, Woody Allen e altri. La sua fama si estese anche alla cultura popolare, venendo citata nella canzone Your Gold Teeth degli Steely Dan.

Gli ultimi anni e la scomparsa: una sfida continua
Nei suoi ultimi anni Cathy Berberian affrontò crescenti problemi di salute, tra cui una quasi totale perdita della vista che la costrinse a memorizzare l’intero repertorio. Questa condizione fu per lei, avida lettrice, fonte di grande frustrazione, solitudine e depressione. Nonostante l’aumento di peso e problemi cardiaci, continuò a mantenere un intenso programma concertistico. Aveva in programma di eseguire L’Internazionale alla maniera di Marilyn Monroe per una trasmissione Rai in occasione del centenario della morte di Karl Marx. Il 5 marzo 1983 discusse di questa performance con Luciano Berio, ma morì il giorno successivo, il 6 marzo 1983, per un attacco cardiaco. Luciano Berio le dedicò Requies: in memoriam Cathy Berberian, presentato in prima esecuzione nel 1984.

“La Nuova Vocalità”: una rivoluzione teorica e pratica
Nel 1966 Berberian pubblicò un articolo intitolato La nuova vocalità nell’opera contemporanea in cui delineò un approccio rivoluzionario al canto nella musica contemporanea. Sviluppate in collaborazione con Berio, queste idee divennero centrali nella sua filosofia performativa. In contrasto con la prassi operistica tradizionale, focalizzata sulla produzione di “bei suoni”, la “Nuova Vocalità” propone una voce con una gamma illimitata di stili, che abbraccia la storia della musica e gli aspetti intrinseci del suono stesso. Non si tratta solo di “tecniche vocali estese” (effetti vocali inediti), ma di un approccio in cui il cantante diventa co-compositore della performance dal vivo, utilizzando la voce in tutti i suoi aspetti, con la stessa flessibilità delle espressioni di un volto. Questa filosofia è stata fondamentale per lo sviluppo della performance art vocale e ha influenzato artisti come Meredith Monk, Diamanda Galás e Laurie Anderson, consolidando l’eredità di Cathy Berberian come pioniera e innovatrice.

Stripsody: analisi
Stripsody è una composizione iconica che esemplifica magistralmente il concetto di “Nuova Vocalità” da lei stessa teorizzato. Basata interamente sull’uso della voce umana per ricreare l’universo sonoro dei fumetti (in inglese comic strips, da cui il titolo), l’opera è un tour de force di virtuosismo vocale, espressività teatrale e innovazione compositiva. L’esecuzione mostra Berberian in piedi davanti a un leggio, dove è posta la partitura che non è tradizionale, ma grafica: una serie di onomatopee, simboli e disegni stilizzati che suggeriscono suoni, dinamiche, inflessioni e durate. Berberian non si limita a “leggere” la partitura, ma la interpreta con tutto il corpo. Le sue espressioni facciali sono incredibilmente mobili, passando dalla sorpresa al disgusto, dalla malizia alla concentrazione. I gesti delle mani e del corpo sono parte integrante della performance, sottolineando, mimando o anticipando i suoni prodotti. Per esempio:

  • un urlo acuto e modulato ("Aaaaah"), seguito da un suono gutturale e poi da uno starnuto ("A-CHOO!") accompagnato da un gesto della mano al naso e un’e­spres­sione di disgusto ("Yech!");

  • per "Chomp chomp chomp", mima l’azione di mordere;

  • per "Click", unisce le mani con un suono secco e un gesto netto;

  • per il suono dell’aereo ("Prrrr"), le sue mani mimano il volo;

  • per "Tick Tock" e "Dong", le braccia mimano il pendolo di un orologio;

  • per "Yeeeaaah!" (Superman), assume una posa eroica.

La partitura grafica stessa, mostrata a tratti, è un’opera d’arte visiva, con le parole-suono che si contorcono, si ingrandiscono, si rimpiccioliscono, suggerendo la qualità del suono da produrre. I cambi di colore nella visualizzazione della partitura nel video (verde, arancione, rosa, rosso) sembrano segmentare la composizione in diverse “scene” sonore. Berberian sfrutta un’incredibile gamma di tecniche vocali estese per dare vita ai suoni dei fumetti. L’opera è un catalogo di ciò che la voce umana può fare, andando ben oltre il canto tradizionale:

  • suoni percussivi e d’impatto:

    • "Blomp Blomp": suoni sordi e gravi;

    • "Boinggg": un suono elastico e vibrante, con glissando;

    • "Clang Clangety Clack Clack Clack Click": suoni metallici, secchi e ritmici;

    • "Pow!": un colpo secco e forte;

    • "Stomp": suoni pesanti, che mimano passi;

    • "Bang bang bang": esplosioni vocali secche.

  • suoni animali:

    • "Meow meow meow": miagolii con diverse inflessioni;

    • "Sniff sniff," "Hisss," "Ruff ruff": suoni canini e felini, incluso un sibilo;

    • "Oink oink", "Buk buk", "Caw", "Mooooo": un vero e proprio bestiario sonoro.

  • suoni meccanici e ambientali:

    • "Brrrrrr": un trillo labiale o linguale, che può evocare un motore o un telefono, con un andamento melodico ascendente e discendente;

    • "Prrrr": simile al precedente, ma chiaramente inteso come un aereo, con un glissando ascendente e poi discendente;

    • "Tick Tock… Dong Dong Dong": l’orologio e le campane, resi con precisione ritmica e timbrica;

    • "Whreeeeee": un suono acuto e stridente, come una sirena o uno pneumatico;

    • "Swoom" e "Swash": suoni che evocano movimento rapido e impatto acquatico:

  • vocalizzazioni umane (parlate e cantate):

    • frammenti di discorso: "You stupid kite, get down out of that tree!", "I’m Frieda and I’ve got naturally curly hair…" e "Good grief!". Questi sono resi con intonazioni caricaturali, tipiche dei personaggi dei fumetti;

    • citazione operistica: "Sempre libera…" (da La Traviata di Verdi), cantata con enfasi teatrale e interrotta bruscamente.

    • esclamazioni e interiezioni: "Oh, s-smack!", "It’s a bird! No! It’s a plane! No! It’s Superman! Yeeeaaah!";

    • suoni di sforzo, lotta, sonno: "Grunt," "snort," "glub," "krum," "rumble" e i vari tipi di "Zzzzz" (russare) verso la fine.

Nonostante l’apparente frammentarietà, Stripsody possiede un flusso narrativo implicito, guidato dalla sequenza delle “vignette” sonore. La composizione si sviluppa attraverso una serie di brevi episodi, ognuno con un proprio carattere sonoro e gestuale.

  • apertura: introduce la tavolozza sonora con suoni isolati e d’impatto;

  • scene di vita quotidiana/conflitto: il dialogo con l’aquilone, i suoni di gatti e cani, l’interiezione di "Frieda";

  • azione e movimento: combattimenti ("Pow!"), il volo dell’aereo, il ticchettio dell’orologio;

  • momenti lirici e comici: la citazione operistica interrotta, il bacio sonoro;

  • caos e bestiario: una rissa sonora seguita dai versi degli animali della fattoria;

  • crescendo d’azione: suoni di spari, "Stomp", la sirena, il climax con l’arrivo di Superman;

  • conclusione: la scena del sonno, con vari tipi di russare, che si conclude con un brusco risveglio ("Bang!").

La struttura è rapsodica, un collage di eventi sonori che mimano la lettura veloce e frammentata di una striscia di fumetti. Berberian crea tensione e rilascio attraverso l’alternanza di suoni acuti e gravi, forti e piano, veloci e lenti. Stripsody è molto più di un semplice divertissement. È una profonda esplorazione delle potenzialità della voce umana come strumento musicale capace di produrre una gamma sonora che va oltre il belcanto. L’opera:

  • legittima l’onomatopea: eleva i suoni del fumetto a materiale musicale degno di una sala da concerto;

  • sintetizza le arti: unisce musica, teatro (gestualità, espressione) e arti visive (la partitura grafica e l’immaginario del fumetto);

  • sperimenta con la "Nuova Vocalità": dimostra come la voce possa essere utilizzata in modi non convenzionali,
    diventando essa stessa fonte di suoni percussivi, ambientali e meccanici;

  • incorpora l’umorismo: l’opera è intrinsecamente umoristica e giocosa, riflettendo lo spirito del suo materiale di partenza.

Nel complesso, Stripsody è una testimonianza straordinaria del genio interpretativo e compositivo di Berberian. La sua maestria tecnica, la sua espressività e la sua audacia nell’esplorare nuovi territori sonori rendono quest’opera un caposaldo della musica vocale del XX secolo, un pezzo che continua a stupire e divertire per la sua originalità e il suo virtuosismo.

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