Four Piano Blues

Aaron Copland (14 novembre 1900 - 1990): Four Piano Blues (1926-48). Alan Marks, pianoforte.

  1. For Leo Smit
  2. For Andor Foldes
  3. For William Kapell
  4. For John Kirkpatrick


L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Four Piano Blues: il mosaico ritmico di Aaron Copland

Four Piano Blues è una raccolta di quattro brevi brani per pianoforte composti dall’americano Aaron Copland. Sebbene l’opera sia stata pubblicata integralmente solo nel 1949, il materiale che la compone copre un ampio arco temporale nella carriera del compositore, essendo stato scritto in momenti diversi tra il 1926 e il 1948. L’opera rappresenta un assemblaggio eterogeneo di schizzi e melodie rielaborate, legati dal linguaggio e dall’atmosfera del blues.
La collezione è notevole per essere la fusione di due pezzi risalenti agli anni ’20 e due successivi scritti negli anni ’40, tutti originariamente concepiti per altri progetti o rimasti inediti.
I primi due brani risalgono al 1926 e furono inizialmente concepiti come movimenti separati di una suite per pianoforte mai completata, intitolata Five Sentimental Melodies, un lavoro che a sua volta prendeva spunto da melodie estratte dal Concerto per pianoforte di Copland.
Uno degli schizzi era originariamente destinato a far parte di un set di due blues, ma Copland ne pubblicò solo il primo, lasciando il secondo inedito. L’altro brano fu invece intitolato inizialmente Hommage à Milhaud e Copland lo revisionò nel 1934, utilizzandolo poi come base per la «Dove Dance» nel balletto Hear Ye! Hear Ye!
I rimanenti due brani furono infine composti tra il 1947 e il 1948, e questi nuovi schizzi melodici ebbero un ruolo fondamentale nel successivo Clarinet Concerto di Copland, anch’esso completato nel 1948.
Solo dopo aver terminato il Concerto per clarinetto, il compositore decise di rivedere i quattro schizzi per pianoforte, precedentemente rimasti separati e inediti, per unirli sotto il titolo Four Piano Blues. Il set completo fu pubblicato da Boosey & Hawkes nel 1949.

L’ordine dei movimenti nella pubblicazione finale non segue l’ordine cronologico della composizione, ma fu stabilito come segue: il brano del 1947, l’Hommage à Milhaud (1926-34), il brano del 1948 e il Blues No. 2 (il brano del 1926 rimasto inedito).
Nonostante ogni blues possegga un titolo (derivato dall’indicazione di tempo) e un sottotitolo (derivato dalla dedica), la raccolta non ha mai avuto una “prima” ufficiale, poiché è probabile che i singoli brani fossero eseguiti separatamente come intermezzi o bis.

Il primo brano è dedicato a Leo Smit, pianista e fotografo noto per essere stato un fervente sostenitore e interprete della musica di Copland. Esso si caratterizza per un’atmosfera che cerca l’equilibrio tra la libertà espressiva e un rigore strutturale sottostante. L’indicazione di tempo è Freely poetic, suggerendo un approccio lirico e flessibile, mentre la tonalità principale è re maggiore.
La sezione iniziale è dominata da una melodia nostalgica nella mano destra, spesso in terze o seste, con un accompagnamento arpeggiato e rarefatto nella mano sinistra. Indicazioni agogiche come hold back (rallentare) e move forward (accelerare) sottolineano l’intento poetico e non meccanico dell’esecuzione. Subito dopo, si introduce un elemento ritmico più vivace e sincopato, con una progressione cromatica ascendente, marcata mf e poco crescendo. Questa sezione, pur mantenendo l’armonia basata su accordi di settima tipici del blues, aggiunge tensione drammatica.
La musica poi torna a un’espressione più calda (warmly) e rilassata, pur conservando frammenti del precedente materiale ritmico. L’indicazione Tempo I (come sopra) riporta l’esecutore all’andamento iniziale, ma l’armonia si fa più densa e ricca di cluster. Il culmine dinamico e ritmico arriva con un fortissimo (ff con enfasi). L’uso aggressivo degli accordi sincopati in entrambe le mani crea una dichiarazione enfatica prima di una rapida dissoluzione, lasciando l’armonia sospesa e aperta al brano successivo.
Il secondo blues è invece dedicato ad Andor Foldes, pianista particolarmente vicino al repertorio di Béla Bartók. Esso è un netto contrasto con il precedente, privilegiando un carattere intimo e malinconico.
L’indicazione Soft and languid (molle e languido) definisce immediatamente l’atmosfera. Il pezzo è prevalentemente tranquillo (mp legatissimo) e utilizza un tempo di 12/8 che crea una sensazione di dondolio lento e cullante, tipico di certe ballate blues. L’armonia è ricca di accordi estesi di nona e undicesima, contribuendo alla sensazione di “morbidezza”. La melodia è spesso nascosta o intrecciata nell’accompagnamento.
Il movimento introduce rapidi contrasti di dinamica e tessitura: l’indicazione rit. (rallentando) prepara una sezione in cui il ritmo del blues si distorce leggermente, con un passaggio breve e quasi aggressivo (mf). La musica poi accelera leggermente (a trifle faster) e la tessitura diventa quasi cameristica, con un gioco di botta e risposta tra le voci superiori e quelle inferiori, creando un effetto di call and response. Questa sezione è marcata pp e pp drammaticamente.
Il brano ritorna gradualmente al Tempo I, riprendendo il suo andamento languido iniziale, ma con una maggiore enfasi sulla melodia al basso. Il pezzo si conclude con una ripresa sognante (pp dreamily) che svanisce lasciando un senso di quiete sospesa.
Il terzo brano è dedicato a William Kapell, pianista di grande talento tragicamente scomparso in un incidente aereo pochi anni dopo la pubblicazione della raccolta. Si tratta del pezzo più espressivamente intenso e passionale della raccolta, con indicazioni di performance che sottolineano un carattere “smorzato e sensuale”.
Pervaso da un senso di moderato vigore e tensione armonica, l’indicazione mf sensuous suggerisce un tocco profondo, ma controllato. La struttura ritmica è più diretta e meno sincopata rispetto agli altri blues, ma l’armonia è complessa, ricca di dissonanze e progressioni cromatiche che generano un senso di attrazione e rilascio. Il brano sperimenta subito un crescendo drammatico, raggiungendo un culmine di intensità armonica e dinamica (ff). L’uso del pedale e degli ampi arpeggi nelle sezioni successive crea un’ondata sonora avvolgente.
Il contrasto ritorna con una sezione centrale marcata poco crescenso e un’esplosione dinamica, prima di calmarsi in una ripresa del materiale iniziale ma con un’indicazione As at first. Il brano si conclude con un’ultima ripresa del tema iniziale, molto smorzata e riflessiva, con dinamiche ridotte.
L’ultimo brano è dedicato a John Kirkpatrick, grande pianista e accademico americano, e conclude la raccolta con un’energia propulsiva e ottimistica. L’indicazione With bounce (Con slancio) imposta un ritmo di danza vigoroso e sincopato, con un tempo veloce (♩= 120). La tessitura è spessa e martellante, con un forte senso ritmico e un metro chiaro, mentre la melodia, pur mantenendo gli intervalli e gli accenti tipici del blues, è giocosa e incisiva, e le mani lavorano spesso in un registro medio-basso, conferendo robustezza all’insieme.
La sezione centrale mantiene l’energia, con progressioni armoniche rapide e un’indicazione di accelerazione (a trifle faster). Il pezzo presenta passaggi che richiedono precisione ritmica e un tocco deciso.
Dopo una sezione che rallenta drasticamente (molto ritardando, much slower), il brano si riafferma nel suo tempo iniziale (A tempo) con una dinamica mf legatissimo. L’energia ritmica riprende, costruendo verso la conclusione con l’ultima ripetizione sincopata che termina con un accordo secco e finale, lasciando l’ascoltatore con un senso di conclusione energica e definitiva.

Nel complesso, l’opera è un eccellente riassunto dell’approccio di Copland alla musica americana: il ciclo non solo esplora diverse sfumature emotive del blues (lirico, languido, sensuale, vivace), ma dimostra anche la capacità del compositore di integrare elementi jazz e popolari in una cornice modernista, utilizzando armonie complesse e dinamiche contrastanti per esprimere una gamma emotiva completa. I singoli brani sono formalmente brevi e concisi, ma ogni movimento contribuisce a un quadro generale di raffinatezza e profonda espressione americana.

Copland & Dickinson

Aaron Copland (14 novembre 1900 - 1990): Twelve Poems of Emily Dickinson (1950). Barbara Bonney, soprano; André Previn, pianoforte.

  1. Nature, the gentlest mother

    Nature, the gentlest mother
    Impatient of no child,
    The feeblest or the waywardest, —
    Her admonition mild

    In forest and the hill
    By traveller is heard,
    Restraining rampant squirrel
    Or too impetuous bird.

    How fair her conversation,
    A summer afternoon, —
    Her household, her assembly;
    And when the sun goes down

    Her voice among the aisles
    Incites the timid prayer
    Of the minutest cricket,
    The most unworthy flower.

    When all the children sleep
    She turns as long away
    As will suffice to light her lamps;
    Then, bending from the sky,

    With infinite affection
    And infiniter care,
    Her golden finger on her lip,
    Wills silence everywhere.

  2. There came a wind like a bugle [4:00]

    There came a wind like a bugle;
    It quivered through the grass,
    And a green chill upon the heat
    So ominous did pass

    We barred the windows and the doors
    As from an emerald ghost;
    The doom’s electric moccasin
    That very instant passed.

    On a strange mob of panting trees,
    And fences fled away,
    And rivers where the houses ran
    The living looked that day,

    The bell within the steeple wild
    The flying tidings whirled.
    How much can come and much can go,
    And yet abide the world!

  3. Why do they shut me out of heaven? [5:29]

    Why do they shut Me out of Heaven?
    Did I sing too loud?
    But I can say a little “Minor”
    Timid as a Bird!

    Wouldn’t the Angels try me
    Just once more
    Just see if I troubled them
    But don’t shut the door!

    Oh, if I were the Gentleman
    In the “White Robe”
    And they were the little Hand that knocked
    Would I forbid?

    [Why do they shut Me out of Heaven?
    Did I sing too loud?]

  4. The world feels dusty [7:35]

    The World feels Dusty
    When We stop to Die
    We want the Dew then
    Honors taste dry

    Flags vex a Dying face
    But the least Fan
    Stirred by a friend’s Hand
    Cools like the Rain

    Mine be the Ministry
    When they Thirst comes
    Dews of Thyself to fetch
    And Holy Balms

  5. Heart, we will forget him [9:30]

    Heart, we will forget him
    You and I, tonight.
    You may forget the warmth he gave,
    I will forget the light.

    When you have done, pray tell me,
    That I my thoughts may dim;
    Haste! lest while you’re lagging,
    I may remember him!

  6. Dear March, come in! [11:41]

    Dear March, come in!
    How glad I am!
    I looked for you before.
    Put down your hat –
    You must have walked –
    How out of breath you are!
    Dear March, how are you?
    And the rest?
    Did you leave Nature well?
    Oh, March, come right upstairs with me,
    I have so much to tell!

    I got your letter, and the bird’s;
    The maples never knew
    That you were coming, – I declare,
    How red their faces grew!
    But, March, forgive me –
    And all those hills
    You left for me to hue,
    There was no purple suitable,
    You took it all with you.

    Who knocks? that April?
    Lock the door!
    I will not be pursued!
    He stayed away a year, to call
    When I am occupied.
    But trifles look so trivial
    As soon as you have come,
    And blame is just as dear as praise
    And praise as mere as blame.

  7. Sleep is supposed to be [13:53]

    Sleep is supposed to be,
    By souls of sanity,
    The shutting of the eye.

    Sleep is the station grand
    Down which on either hand
    The hosts of witness stand!

    Morn is supposed to be,
    By people of degree,
    The breaking of the day.

    Morning has not occurred!
    That shall aurora be
    East of Eternity;

    One with the banner gay,
    One in the red array, –
    That is the break of day.

  8. When they come back [16:57]

    When they come back if Blossoms do
    I always feel a doubt
    If Blossoms can be born again
    When once the Art is out

    When they begin, if Robins may,
    I always had a fear
    I did not tell, it was their last Experiment
    Last Year,

    When it is May, if May return,
    Had nobody a pang
    Lest in a Face so beautiful
    He might not look again?

    If I am there,
    One does not know
    What Party one may be
    Tomorrow, but if I am there
    I take back all I say

  9. I felt a funeral in my brain [18:48]

    I felt a funeral in my brain,
    And mourners to and fro,
    Kept treading, treading, till it seemed
    That sense was breaking through.

    And when they all were seated
    A service like a drum
    Kept beating, beating, till I thought
    My mind was going numb.

    And then I heard them lift a box,
    And creak across my soul
    With those same boots of lead, again.
    Then space began to toll

    As all the heavens were a bell,
    And Being but an ear,
    And I and silence some strange race,
    Wrecked, solitary, here.

  10. I’ve heard an organ talk sometimes [20:51]

    I’ve heard an Organ talk, sometimes
    In a Cathedral Aisle,
    And understood no word it said
    Yet held my breath, the while

    And risen up and gone away,
    A more Berdardine Girl
    Yet know not what was done to me
    In that old Hallowed Aisle.

  11. Going to heaven! [22:54]

    Going to Heaven!
    I don’t know when,
    Pray do not ask me how, –
    Indeed I’m too astonished
    To think of answering you!
    Going to Heaven! –
    How dim it sounds!
    And yet it will be done
    As sure as flocks go home at night
    Unto the shepherd’s arm!

    Perhaps you’re going too!
    Who knows?
    If you should get there first
    Save just a little place for me
    Close to the two I lost!
    The smallest “robe” will fit me,
    And just a bit of “crown”;
    For you know we do not mind our dress
    When we are going home.

    Going to Heaven!
    I’m glad I don’t believe it
    For it would stop my breath,
    And I’d like to look a little more
    At such a curious earth!
    I am glad they did believe it
    Whom I have never found
    Since the mighty autumn afternoon
    I left them in the ground.

  12. The Chariot [25:15]

    Because I could not stop for Death —
    He kindly stopped for me —
    The carriage held but just ourselves —
    and Immortality.

    We slowly drove — he knew no haste,
    And I had put away
    My labour, and my leisure too
    For His Civility —

    We passed the school, where children played,
    Their lessons scarcely done.
    We passed the fields of gazing grain,
    We passed the setting sun.

    We paused before a house that seemed
    a swelling of the ground;
    The roof was scarcely visible,
    The cornice but a mound.

    Since then ’tis centuries; but each
    Feels shorter than the day
    I first surmised the horses’ heads
    Were toward eternity.

ED