Proiezioni sonore

Franco Evangelisti (21 gennaio 1926 - 1980): Proiezioni sonore, strutture per pianoforte, (1955-56). Francesco Prode.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Franco Evangelisti: dalle equazioni alla composizione, al silenzio

Gli anni della formazione
Nato a Roma nel 1926, Franco Evangelisti manifestò inizialmente un interesse per le discipline tecniche, frequentando la facoltà di ingegneria fino al 1948. Tuttavia, la vocazione musicale prevalse, spingendolo a intraprendere studi di composizione e pianoforte. La sua maturazione artistica avvenne negli anni Cinquanta, un decennio segnato da incontri cruciali con figure come Domenico Guaccero ed Egisto Macchi. Fondamentale fu la sua proiezione internazionale: tra i primi della sua generazione, Evangelisti comprese la necessità di superare i confini della tradizione musicale italiana, frequentando assiduamente i corsi estivi di Darmstadt. Qui entrò in contatto con le menti più avanzate dell’epoca (Leibowitz, Stockhausen, Nono), ponendosi all’avanguardia della Nuova Musica.

L’esplorazione elettronica e il rigore scientifico
L’interesse di Evangelisti per la musica non era solo estetico, ma quasi scientifico. Nel 1951, l’incontro con il fisico Werner Meyer-Eppler lo instradò verso la musica elettronica, portandolo a collaborare con lo studio della WDR di Colonia nel 1956. Qui realizzò Incontri di fasce sonore, una delle prime composizioni elettroniche ad essere interamente trascritta in partitura. La sua visione del compositore era quella di un “ricercatore” che operava sullo spazio sonoro con assoluto rigore, eliminando ogni sentimentalismo umanistico. In questo periodo videro la luce opere significative come Ordini, Proiezioni sonore e Proporzioni (dedicata al flautista Severino Gazzelloni), lavori che esploravano il calcolo combinatorio e il concetto di “opera aperta” e aleatoria.

La stagione di Nuova Consonanza e la scelta del silenzio
Verso la fine degli anni Cinquanta, Evangelisti divenne l’anima della scena sperimentale romana. Nel 1959 fu tra i fondatori dell’associazione Nuova Consonanza e nel 1964 diede vita all’omonimo Gruppo di improvvisazione, un collettivo dedito alla creazione estemporanea che avrebbe segnato profondamente la musica d’avanguardia e influenzato anche ambiti diversi (come quello cinematografico, grazie alla collaborazione con Ennio Morricone).
Tuttavia, all’apice della sua carriera creativa, nel 1962, Evangelisti compì una scelta radicale: abbandonò la composizione per dedicarsi esclusivamente alla ricerca teorica. Questo “silenzio creativo”, durato oltre quindici anni, fu alimentato dalla convinzione che il sistema musicale tradizionale fosse ormai saturo e che fosse necessario indagare nuove frontiere, come la biofisica e la conversione degli impulsi cerebrali in suoni.

L’impegno didattico e l’ultimo atto
Oltre alla ricerca, Evangelisti svolse un ruolo chiave come docente, istituendo e ricoprendo presso i conservatori dell’Aquila e di Roma le prime cattedre di musica elettronica in Italia. Dopo anni di studi teorici, tornò alla composizione solo nel 1978 su invito dell’UNICEF, rielaborando un vecchio progetto elettronico nel brano strumentale Campi integrati n. 2.
Sposato con Irmela Heimbácher e padre di un figlio, Jonas, Evangelisti si spense a Roma nel 1980. La sua eredità intellettuale è racchiusa nel volume postumo Dal silenzio ad un nuovo mondo sonoro, un testo che sintetizza la sua ricerca verso un’utopia sonora capace di superare i limiti storici della musica occidentale.

Il catalogo: poche opere, massima densità
Sebbene il catalogo delle opere di Evangelisti sia numericamente ridotto (circa una decina di titoli ufficiali), ogni suo lavoro rappresenta una tappa fondamentale dell’avanguardia del secondo Novecento. Dagli studi post-weberniani di 4! alle strutture mobili di Aleatorio, fino all’esperimento multimediale e provocatorio di Die Schachtel, la sua produzione testimonia una tensione costante verso l’innovazione e una lotta incessante contro le convenzioni del mercato editoriale e culturale dell’epoca.

Proiezioni sonore
Opera cardine dell’avanguardia post-weberniana, dove il pianoforte smette di essere uno strumento puramente armonico per trasformarsi in un generatore di eventi acustici puri, distribuiti in uno spazio ideale. Già dal titolo, Evangelisti chiarisce il suo intento: il suono non è più parte di un discorso narrativo o melodico, ma viene “proiettato” come un oggetto fisico nello spazio. Si percepisce immediatamente come la partitura non sia una successione di note, bensì una rete di tensioni. La struttura dell’opera è frammentaria, basata sull’alternanza tra densità sonora estrema e silenzi carichi di attesa, riflettendo quel rigore quasi scientifico tipico della maturità del compositore.
Fin da subito, il silenzio non è un’assenza di musica, ma una componente strutturale, con Evangelisti che richiede una gestione magistrale del pedale di risonanza. Molti dei suoni prodotti vengono lasciati decadere naturalmente fino alla soglia dell’udibile e questo permette alle armoniche superiori di emergere, creando una sorta di “alone” spettrale che avvolge l’ascoltatore. Si evidenzia l’uso di tecniche estese: il pianista agisce direttamente sulle corde all’interno della cassa armonica, pizzicandole o smorzandole con le mani. Questo trasforma il pianoforte in uno strumento ibrido, a metà tra una percussione e un’arpa d’avanguardia, ampliando la tavolozza timbrica con suoni metallici, secchi o vitrei.
Segue l’esplosione dinamica improvvisa ed Evangelisti inizia a usare cluster (agglomerati di note vicine) eseguiti con grande forza. Questi attacchi violenti sono seguiti da lunghissime pause. Il contrasto tra il fortissimo brutale e il pianissimo etereo serve a “misurare” lo spazio della sala da concerto: il suono viaggia, rimbalza e infine svanisce.
Sebbene il rigore formale sia evidente, Evangelisti concede al solista una certa libertà (l’alea controllata) nella gestione dei tempi di attesa e nell’intensità di alcune proiezioni. Il solista interpreta questa libertà con estrema lucidità: ogni movimento del braccio, ogni attacco di polso è calibrato per dare l’idea di una costruzione geometrica.
Non esiste una gerarchia tra le note: un singolo rintocco nel registro acuto ha lo stesso peso strutturale di un accordo massiccio nel registro grave. Questa “democrazia sonora” è tipica del pensiero di Evangelisti, che intendeva sottrarre la musica a ogni residuo di sentimentalismo romantico.
Verso la fine, le proiezioni diventano sempre più isolate, i rintocchi più fragili. L’opera non “finisce” nel senso tradizionale del termine, ma si dissolve: il suono scompare completamente, lasciando il posto a quel “mondo sonoro del silenzio” che Evangelisti avrebbe poi teorizzato per il resto della sua vita.

In sintesi, Proiezioni sonore è una partitura che sfida la natura stessa del pianoforte, trattandolo come un laboratorio acustico. Il pezzo richiede non solo una tecnica impeccabile, ma una profonda sensibilità filosofica per comprendere che, in questo universo, il vuoto è importante quanto il pieno.