Partire è un po’ morire? – II

John Dowland (1563 - 1626): Now, O Now I Needs Must Part, ayre (pubblicato nel First Booke of Songes or Ayres of foure partes with Tableture for the Lute, 1597, n. 6). Les Canards Chantants: Sarah Holland, soprano; Robin Bier, contralto; Edd Ingham, tenore; Graham Bier, basso. Con la collaborazione del liutista Jacob Heringman, che all’inizio e alla fine [5:00] esegue la Frog Galliard di Dowland, composta sul medesimo tema musicale dell’ayre.

Now, o now I needs must part,
Parting though I absent mourn.
Absence can no joy impart:
Joy once fled cannot return.

While I live I needs must love,
Love lives not when Hope is gone.
Now at last Despair doth prove,
Love divided loveth none.

Sad despair doth drive me hence;
This despair unkindness sends.
If that parting be offence,
It is she which then offends.

Once the world moved not so fast,
Yet the journey sweeter seemed.
Now I see you rushing past,
No more time to stay and dream.

Dear when I from thee am gone,
Gone are all my joys at once,
I lov’d thee and thee alone,
In whose love I joyed once.

And although your sight I leave,
Sight wherein my joys do lie,
Till that death doth sense bereave,
Never shall affection die.

Dear, if I do not return,
Love and I shall die together.
For my absence never mourn
Whom you might have joyed ever;

Part we must though now I die,
Die I do to part with you.
Him despair doth cause to lie
Who both liv’d and dieth true.

(La quartina in corsivo non fa parte del testo originale: è un’interpolazione dei Canards Chantants, ideata appositamente per questo videoclip.)

Per ayre si intende un genere musicale fiorito in Inghilterra tra la fine del Cinquecento e la terza decade del secolo successivo. L’ayre è un brano a più voci (solitamente quattro) con ac­com­pa­gna­mento di liuto; ciò che lo distingue dalle composizioni congeneri del periodo precedente è il fatto che alla voce più acuta è affidata una parte spiccatamente melodica, sul modello della «monodia accompagnata» italiana e dell’air de cour francese. Gli interpreti hanno dunque la possibilità di eseguire un ayre o secondo tradizione, con tutte le parti vocali e con l’ac­com­pa­gna­mento del liuto ad libitum, oppure seguendo la moda dell’epoca, cioè con il canto della sola parte più acuta sostenuto dal liuto. In quest’ultimo caso, al liuto spesso si aggiunge una viola da gamba che ha il compito di irrobustire la linea del basso d’armonia.

Nel video dei Canards Chantants è visibile la riproduzione di una doppia pagina del First Booke di Dowland, stampato secondo le consuetudini dell’epoca, cioè disponendo le parti in modo che possano agevolmente essere lette da quattro cantanti seduti intorno a un tavolo; questo tipo di impaginazione è appunto detto “a libro di coro”.

Dowland - Now oh now

A Musicall Banquet – XII. Si le parler

Pierre Guédron (c1565 - c1621): Si le parler et le silence, air de cour. Catherine King, soprano; Jacob Heringman, liuto.

Si le parler et le silence
nuit à notre heur également,
parlons donc, ma chère espérance,
du coeur et des yeux seulement;
    Amour ce petit dieu volage
    nous apprend ce muet langage.

Que le regard vole et revole,
messager des nos passions,
et serve au lieu de la parole
pour dire nos intentions.
    Amour ce petit dieu volage
    nous apprend ce muet langage.

Mais si quelque âme est offencée
de nous voir discourir des yeux,
nous parlérons de la pensée,
comme les anges dans les cieux.
    Amour ce petit dieu volage
    nous apprend ce muet langage.

Ainsi par un doux artifice
nous trompérons les courtisans,
et nous rirons de la malice
de mille fâcheux médisans,
    qui n’en sauront pas d’avantage
    ignorant, ce muet langage.

Si le parler è il primo dei tre airs de cour di Pierre Guédron inclusi da Robert Dowland nella raccolta A Musicall Banquet (Londra 1610, n. XI).
Air de cour è in sostanza il nome dato alla chanson francese d’autore nel periodo compreso tra la fine del Cinquecento e il quarto decennio del secolo successivo (corrisponde dunque grosso modo all’età aurea dell’ayre inglese). Fra i principali esponenti di questo genere, oltre a Guédron spiccano Antoine Boësset e Étienne Moulinié: nomi che ricorreranno con una certa frequenza in questo blog.

A Musicall Banquet: XI. In darkness let me dwell

 
John Dowland (1563 - 1626): In darkness let me dwell, ayre. Ellen Hargis, soprano; Jacob Heringman, liuto; Mary Springfels, viol.

In darkness let me dwell; the ground shall sorrow be,
The roof despair, to bar all cheerful light from me;
The walls of marble black, that moist’ned still shall weep;
My music, hellish jarring sounds, to banish friendly sleep.
Thus, wedded to my woes, and bedded in my tomb,
O let me living die, till death doth come, till death doth come.

Capolavoro di Dowland, il brano fu pubblicato dal figlio del compositore, Robert (1591 - 1641), nell’antologia A Musicall Banquet (Londra 1610, n. X).
In darkness let me dwell è l’ultima delle composizioni vocali su testo inglese della raccolta: fanno seguito tre airs de cour francesi (tutti e tre di Pierre Guédron, il cui nome non è tuttavia menzionato nella pubblicazione), due romances spagnoli e cinque arie su testo italiano.