Leo Smit (14 maggio 1900 - 1943): Hommage à Sherlock Holmes per pianoforte (1928). Frans van Ruth.
L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni
Leo Smit: vita, musica e tragica fine di un compositore olandese
Biografia e formazione
Nato ad Amsterdam nella famiglia di Rephaël Jacob Smit e di sua moglie Janet Ricardo, il giovane mostrò presto un grande talento musicale. Studiò presso il Conservatorio di Amsterdam, dove ebbe come insegnanti Sem Dresden e Ulfert Schults (pianoforte), poi Bernard Zweers e di nuovo Sem Dresden (composizione). Già durante questo periodo, alcune sue opere furono eseguite, sebbene le prime recensioni fossero contrastanti, riconoscendone il talento ma notando una certa immaturità e una forte influenza stravinskiana. Dal 1924 al 1927, insegnò armonia e teoria musicale nello stesso conservatorio.
Il Periodo parigino e l’influenza francese
Nel 1927 Smit si trasferì a Parigi, un centro nevralgico della vita musicale europea, dove rimase molto colpito dalla musica di Ravel e Stravinskij. Frequentò assiduamente il suo amico Jacques Beers e strinse contatti significativi con i compositori del Gruppo dei Sei, tra cui Milhaud, Honegger e Poulenc. Questo periodo fu cruciale per lo sviluppo del suo stile compositivo, il quale assorbì chiaramente l’orientamento francese.
Ritorno in Olanda e tragica fine
Dopo un breve periodo a Bruxelles (1936-37), Smit tornò ad Amsterdam. La tragedia della seconda guerra mondiale e della persecuzione nazista colpì duramente la sua famiglia: sua madre era già morta nel 1937, ma suo padre fu assassinato ad Auschwitz nel 1942. Leo Smit completò la sua ultima opera conosciuta, una Sonata per flauto e pianoforte, il 12 febbraio 1943. Poco dopo — il 27 aprile — fu deportato nel campo di sterminio di Sobibór, dove fu ucciso tre giorni dopo, il 30 aprile, insieme a sua moglie Lien. Dopo la sua morte, la sua musica cadde in un lungo periodo di oblio. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni ’80, si è verificata una significativa riscoperta del suo lavoro.
Opera musicale
Lo stile compositivo di Leo Smit è marcatamente orientato verso la musica francese, riflesso delle sue esperienze parigine e delle influenze di Ravel, Stravinskij e del Gruppo dei Sei. La sua produzione, sebbene non vastissima a causa della sua morte prematura, annovera pezzi orchestrali (Voorspel tot De vertraagde film, 1923; Silhouetten, 1925; il balletto Schemselnihar, 1929 e una Sinfonia in do, 1936), concerti (Concertino per arpa e orchestra, 1933; Concerto per piano e banda di fiati, 1937; Concertino per violoncello e orchestra, 1937; e un Concerto per viola e orchestra d’archi, 1940). Scrisse anche diverse opere cameristiche, come un Trio per flauto, viola e arpa (1926), un Quintetto per flauto, violino, viola, violoncello e arpa (1928), un Sestetto per fiati e pianoforte (1933), una Suite per oboe e violoncello (1938), un Trio per clarinetto, viola e pianoforte (1938), un Quartetto per archi (1939-40) e la sua ultima composizione, la Sonata per flauto e pianoforte (1943). Da segnalare anche alcuni pezzi per pianoforte, come Suite (1926), Deux hommages (omaggi a Sherlock Holmes e all’inventore della macchina per scrivere, 1928–30), un Divertimento per pianoforte a quattro mani (1940) e vari pezzi didattici. Si ricordano, infine, alcuni pezzi vocali come Kleine Prelude van Ravel, La Mort (su testi di Nijhoff e Baudelaire, 1938) e De bruid per coro femminile (1939).
Analisi del brano
Hommage à Sherlock Holmes si presenta subito come un pezzo caratteristico novecentesco, intriso di un linguaggio armonico moderno, ritmi incisivi e un approccio quasi narrativo, perfettamente in linea con il suo titolo programmatico. Smit non cerca di dipingere una scena specifica, ma piuttosto di catturare l’essenza del personaggio di Sherlock Holmes, ossia la sua arguzia, la sua eccentricità, i momenti di intensa concentrazione alternati a scatti di energia deduttiva e, forse, anche un velo di mistero e l’atmosfera fumosa della Londra vittoriana, reinterpretata attraverso una lente neoclassica con influenze jazzistiche. Il pezzo si sviluppa come una successione di episodi contrastanti, quasi delle vignette musicali che potrebbero rappresentare diversi aspetti del personaggio o momenti di un’indagine.
L’inizio è affidato a un’idea tematica distintiva e angolare. La mano destra presenta una melodia frammentata, quasi nervosa, caratterizzata da salti ampi e note staccate, pungenti. La mano sinistra fornisce un contrappunto ritmico e armonico altrettanto spigoloso, creando una tessitura bitonale o politonale implicita fin dall’inizio. L’effetto è intellettuale, quasi interrogativo, ma con una certa urgenza (l’inizio di un’indagine, la presentazione di un enigma). La ripetizione variata rafforza questo carattere incisivo.
Si ha poi un netto cambio di carattere, con la musica che diventa più fluida, anche se non tradizionalmente lirica. Le linee si fanno leggermente più legate, ma l’armonia rimane tesa e cromatica. La mano sinistra assume un ruolo più melodico e contrappuntistico. Questa sezione potrebbe suggerire il processo di riflessione di Holmes, il collegamento di indizi diversi. La conclusione di questa sezione riprende brevemente la secchezza iniziale prima di sfociare nell’episodio successivo.
Segue un’idea più cantabile, sebbene ancora immersa in un’armonia moderna e ambigua. La mano destra disegna una melodia più dolce, quasi nostalgica o pensierosa, su un accompagnamento ostinato e cullante della sinistra. Smit usa armonie più consonanti (relativamente), arricchendole con note aggiunte e dissonanze passeggere che mantengono una certa inquietudine. È un momento di introspezione, forse Holmes che contempla nel suo studio. Si nota l’uso di armonie che sfiorano il jazz (accordi di settima e nona).
Il materiale iniziale ritorna, ma non come una semplice ripresa. Le idee angolari e staccate vengono sviluppate, frammentate e giustapposte a figure più fluide. C’è un aumento della tensione e della complessità ritmico-tessiturale. La scrittura diventa più virtuosistica, con rapidi scambi tra le mani. Questo potrebbe rappresentare l’intensificarsi dell’indagine, il rapido susseguirsi di pensieri e deduzioni.
Segue una parte molto caratteristici e distintivi. Il tempo rallenta leggermente e il linguaggio armonico e melodico vira decisamente verso inflessioni blues e jazzistiche. Si sentono "blue notes", ritmi sincopati più marcati e armonie tipiche (accordi di settima di dominante con seste aggiunte, progressioni armoniche che evocano il jazz dell’epoca). È un momento quasi da "cabaret" o da locale fumoso, che aggiunge un colore inaspettato e moderno, forse un accenno all’aspetto più mondano o notturno delle avventure di Holmes, o semplicemente un’espressione della sua eccentricità attraverso un idioma musicale contemporaneo al compositore.
Le idee iniziali (specialmente quella angolare) ritornano con maggior forza, intrecciate con elementi degli altri episodi. La scrittura si fa più densa e dinamica, costruendo un climax. Le scale cromatiche ascendenti e discendenti aumentano l’eccitazione. È il momento della rivelazione, della soluzione dell’enigma, o forse di un inseguimento concitato.
Dopo il climax, la musica si dirada improvvisamente. Il tempo rallenta nuovamente, la tessitura diventa scarna. Figure melodiche isolate e interrogative fluttuano su armonie sospese e dissonanti. È un momento di dubbio residuo, di contemplazione post-soluzione o, forse, l’introduzione di un nuovo mistero irrisolto. L’uso del registro grave e le lunghe pause creano un’atmosfera enigmatica.
Il materiale tematico iniziale ritorna per l’ultima volta, riaffermando il carattere spigoloso e intellettuale. È presentato con forza, quasi come una firma. Viene giustapposto a rapidi arpeggi e figure conclusive. Il finale è brusco e aperto, con un accordo dissonante nel registro grave seguito da un ultimo frammento acuto e secco, lasciando l’ascoltatore con un senso di enigma non completamente dissipato, molto "holmesiano".
