Changing rainbows

Changing rainbows

Questa strip dei Peanuts di Charles M. Schulz, pubblicata per la prima volta il 12 marzo 1968, contiene una spassosa allusione — spassosa in quanto la citazione di Lucy è errata — a un’espressione idiomatica inglese, la quale ha fra l’altro ispirato una nota canzone di music hall, I’m Always Chasing Rainbows.

I'm Always Chasing Rainbows

Pubblicato nel 1917 come opera di Joseph McCarthy (testo) e Harry Carroll (musica), questo brano presenta qualche motivo di interesse per noi musicofili (o musicomani) in quanto è la prima canzone di Tin Pan Alley che sia stata composta utilizzando una melodia presa in prestito dal repertorio “classico”: si tratta del tema della sezione centrale (Moderato cantabile) della Fantaisie-impromptu in do diesis minore op. posth. 66 di Fryderyk Chopin.
Ecco I’m Always Chasing Rainbows cantata da Judy Garland nel film Le fanciulle delle follie (Zigfield Girl, 1941, regia di Robert Z. Leonard):


Artur Rubinstein per Chopin:


Tornando ai Peanuts, bisogna dire che l’impresa di rendere in italiano lo svarione di Lucy è tutt’altro che facile. Qui il traduttore se l’è cavata molto bene, facendo ricorso a un modo di dire ispirato dal capolavoro di Cervantes:

Budini a vento

22 pensieri riguardo “Changing rainbows

    1. Direi piuttosto uno strafalcione. Un po’ come quello della signora che, cercando di spiegare a un’amica la nevrosi del figlio, le confida: “Il medico gli ha detto che la sua malattia ha origine nel cervello: lui è troppo sensibile e così sodomizza tutto…” 🙂

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    1. In effetti no. È un problema che con Schulz si presentava spesso, perché adorava i giochi di parole. Non so chi materialmente abbia tradotto i Peanuts per la rivista Linus che li diffondeva in Italia, ma a quei tempi il direttore era Oreste Del Buono, un fine intellettuale. Possibile che li abbia tradotti proprio lui, o che comunque si avvalesse di ottimi collaboratori.

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      1. Io ricordo le traduzioni di Marchesi per Asterix e Obelix. Ho quasi tutte le copie che sono state stampate e di alcune le ho in diverse lingue (italiano, francese, inglese e tedesco) per confrontare come fossero stati tradotti certi giochi di parole. Marchesi sosteneva che per fare le traduzioni in italiano era diventato letteralmente matto.

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      2. Grandi momenti…OdB…in ogni caso i traduttori spesso devono “scegliere” fra una traduzione di una frase fatta che non verrà capita o una “invenzione” che segue lo style dell’autore. In questo caso abbastanza riuscita.

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