Dir – In dir

Stefano Gervasoni (26 luglio 1962): Dir – In dir per sestetto vocale e sestetto d’archi (2004-2011); testi di Angelus Silesius (Johannes Scheffler, 1624-1677). Ensemble vocale Exaudi; ensemble strumentale L’Instant Donné; dir. James Weeks.

«Nel 2003 ho scritto In dir, per ensemble vocale a sei voci, un ciclo di undici brani con i testi del mistico del XVII secolo Angelus Silesius, poeta e pensatore, raccolti nei sei libri del Cherubinischer Wandersmann. La commissione di un sestetto per archi da parte di Harry Vogt mi ha dato l’idea di scrivere un commento a In dir che di questo pezzo utilizzasse lo stesso materiale musicale e si ponesse rispetto ad esso in rapporto di complementarietà. Di In dir, Dir conserva il numero delle voci e il loro materiale musicale, diventando così una specie di “sotto-testo”, un’esplicitazione in termini puramente musicali del particolare significato teologico o groviglio di nessi filosofico-religiosi dei distici di Silesius. A questo scopo il brano utilizza principi costruttivi direttamente derivati dai testi silesiani, sorta di madrigalismi di tipo evoluto con il testo in absentia. Se In dir è tensione del raggiungimento del divino o dell’essenza della verità in un altrove ignoto o dentro l’ignoto di noi stessi – tentativo che si attua attraverso la parola –, Dir è questo stato o luogo dove tale segreto, il mistero dell’essere, è conservato, e che la parola non sa dire. Per questo, nella mia intenzione i due sestetti dovrebbero costituire le due metà di un unicum, l’“uno” dell’antico mito platonico, l’essere androgino primordiale da Zeus diviso in due metà, ognuna delle quali perennemente sofferente della nostalgia della propria metà perduta e del continuo tentativo di ricongiungersi ad essa. Una complementarietà che si realizza attraverso l’alternanza, mai con la sovrapposizione. Il “Tu” divino, che la parola evoca, coincide nella sua essenza con la scoperta dell’“io” interiore”, ma l’uno e l’altro sono irraggiungibili. In dir e Dir sono complementari perché possono essere eseguiti di seguito (prima il sestetto vocale, poi il sestetto per archi) o alternati secondo l’ordine seguente, in cui i brani di Dir sono presentati in ordine inverso rispetto ai corrispettivi brani di In dir. Oppure potranno essere eseguiti separati, rimandandosi l’un l’altro a distanza.» (Stefano Gervasoni).


Buon compleanno 🙂

9 pensieri riguardo “Dir – In dir

  1. Qui io, lo confesso, non riesco a capire, a farmi coinvolgere, mi spiace. E’ che non conosco e non capisco abbastanza per apprezzare certe cose, di questo sono certa. Però il pezzo scritto in merito al significato di questa composizione, l’ho apprezzato molto, perché fa riflettere; fa riflettere anche sul motivo per il quale un artista decide di realizzare un’opera su questo argomento. Purtroppo il mio livello non è all’altezza. Magari col tempo…

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    1. In effetti il “testo esplicativo” sottintende molte cose che sono note solo agli addetti ai lavori, agli storici della musica e a quelli delle religioni in particolare 🙂
      È un po’ il problema di tutta la musica d’arte, non solo di quella recente.

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      1. No, io il testo l’ho capito perfettamente, anche nei suoi risvolti forse un po’ ostici; è la musica che non ho capito, Claudio. Perché sò ‘gnorante!!! Se qualcuno un giorno mi insegna come va ascoltata, allora forse ci arrivo. Per ora non mi entra, nel senso che non la so ascoltare. Questo intendevo. 🙂

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          1. NO, per me non lo è, mi rendo conto. Io sono della generazione che la musica l’ha conosciuta alle scuole medie suonando la sigla della pasta Barilla con il flauto e per il resto è completamente autodidatta… capirai… 😀 Terribile!! Ma questa è la realtà della maggior parte di noi italiani. Quel che so, me lo sono cercata e studiata per i fatti miei, ma le lacune profondissime sono inevitabili, è ovvio. Per questo frequento il tuo blog, o blog simili (ma mai eguali) al tuo. Cerco di risalire dal baratro, ecco… 😀 😀 e ti ringrazio, perché sei prezioso.

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  2. a parte il fatto che ti ringrazio anche io, ché sei preziosissimo, ma le parole de “il mio tributo alla bellezza” sono pienamente condivisibili da me.
    Ovvio, io non insisto nel cercare di capire “questa roba”.
    Non mi interessa.
    La musica mi deve dare godimento. E questo tipo di “musica” (bah!) non me ne da. Dunque… click!

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