Daniel Auber (29 gennaio 1782 - 1871): Ouverture per l’opera La Muette de Portici (1828). Symfonický orchester Slovenského rozhlasu v Bratislave (Orchestra sinfonica della Radio slovacca di Bratislava), dir. Ondrej Lenárd.
Per la composizione, Auber si avvalse inizialmente di un libretto di Germain Delavigne intitolato Masaniello, ou la Muette de Portici; il testo fu poi riscritto da Eugène Scribe. Rifiutata in un primo tempo dal «comitato di lettura» dell’Opéra di Parigi (che le preferì Masaniello ou le Pêcheur napolitaine di Michele Carafa), l’opera andò in scena il 28 febbraio 1828 riscuotendo grande successo: nel corso di quell’anno ebbe più di cento repliche.

Ciao Claudio, devo subito mantenere fede alla promessa di condividere con te le mie impressioni sulla mia esperienza a teatro di oggi.
Il Tamerlano è stato per me grandioso.
Potrei scriverti pagine di sensazioni, ma cercherò di essere il più breve possibile, nella speranza che ti possa interessare la recensione di una “vergine” che si approccia per la prima volta a questo genere di opera.
Ho trovato geniale la regia; la scelta dei costumi e delle scenografie, curati, moderni ma neutri, non hanno mai sottratto l’attenzione dall’opera. Il corpo di ballo che ha dato movimento ai sentimenti dei personaggi, ho trovato fosse di una potenza eccezionale.
La storia è a tratti comica nella sua tragedia e mi ha ricordato le telenovela che guarda mia mamma su rete 4.
Ma il canto mi ha entusiasmato. Questo gorgheggiare mi ha reso felice come quando ascolto i merli in primavera alla 5 del mattino. Ho vissuto il canto come un altro strumento dell’orchestra assieme agli archi e ai fiati. Vivaldi è dolce e melodioso, avrei potuto ascoltarlo all’infinito, e tutta l’opera è stata un balsamo per l’anima. Non ho provato laceranti emozioni come mi è successo talvolta nell’ascoltare certe opere liriche, ma posso paragonarlo ad un massaggio costante e terapeutico che avrei protratto per molto altro tempo ancora.
Sono stupita, esaltata, rilassata, felice e colma di bellezza.
Perdona il mio modo di esprimere ciò che non conosco. Non ho studiato la musica e da ignorante mi coinvolgo descrivendo ciò che provo come riesco.
Ti ringrazio del tempo che mi hai dedicato, ho trovato vera ogni parola che mi hai scritto nei riguardi di quest’opera e di questo allestimento.
Grazie anche della possibilità che mi hai dato di poter condividere con te tutto questo. Potertelo scrivere protrae per un altro poco, tutta la mia felicità..
Un abbraccio.
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