Jacques Arcadelt (1507 - 1568): Nous voyons que les hommes, chanson a 3 voci (pubblicata nel Tiers Livre de chansons, Le Roy & Ballard, Paris 1554, Édition 1, n. 15). Ensemble Doulce Mémoire, dir. Denis Raisin Dadre.
Nous voyons que les hommes
font tous vertu d’aimer
et, sottes que nous sommes,
voulons l’amour blâmer.
Ce qui leur est louable
nous tourne à déshonneur,
faute inexcusable,
O dure loi d’honneur!
Nature, plus qu’eux sage,
nous en a un corps mis
plus propre à cet usage
et nous est moins permis.
Arcadelt: Ave Maria a 4 voci. The Cathedral Singers, dir. Richard Proulx.
Non si tratta in realtà di una composizione originale di Arcadelt, bensì di un travestimento spirituale, realizzato da Pierre-Louis Dietsch nel 1842, della chanson precedente.
Franz Liszt (1811 - 1886): Ave Maria d’Arcadelt per pianoforte S.183/2 (1862). Philip Thomson.

La versione originale è la più affascinante. Non capisco perché sia stata travestita da canto sacro. Comunque, a quel che vedo, la mania del remake non è una fissazione dei nostri tempi (e non è un’invenzione americana).
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Proprio così, in effetti l’uso di adattare testi diversi per carattere e significato a composizioni preesistenti è costante attraverso l’intera storia della musica. Tecnicamente si chiama parodia.
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