Sheryngham (attivo intorno all’anno 1500): A, gentyll Jhesu!, mottetto a 4 voci (fonte: Fayrfax Manuscript, British Museum Add MS 5465, n. 34). The Hilliard Ensemble.
‘A, gentyll Jhesu!’
Who is that, that dothe me call?
‘I, a synner, that offt doth fall.’
What woldist thou have?
‘Mercy, Lord, of the I crave.’
Why, lovyst thou me?
‘Ye, my Maker I call the.’
Then leve thi syn, or I nyll the,
And thynk on this lesson that now I teche the.
‘A, I will, I will, gentyll Jhesu.’
Uppon the cross nailid I was for the,
Suffyrd deth to pay thi rawnsum;
Forsake thi syn, man, for the love of me;
Be repentant, make playne confession.
To contryte hartes I do remission;
Be not despayrid, for I am not vengeable;
Gayne gostly enmys thynk on my passion;
Whi art thou froward, syth I am mercyable?
A, gentyll Jhesu!
My blody wowndes downe railyng by this tre,
Loke on them well, and have compassion;
The crown of thorne, the spere, the nailis thre,
Percide hand and fote of indignacion,
My hert ryven for thi redempcion.
Lett now us twayne in this thyng be tretable:
Love for love be just convencion.
Why art thou froward, sith I am merciable?
A, gentyll Jhesu!
I hade on Petur and Mawdlen pyte
Forthi contrite of thy contricion;
Saynt Thomas of Indes in crudelite
He put his handes depe in my syde adowne.
Role up this mater; grave it in thi reson!
Syth I am kynd, why art thou unstable?
My blode best triacle for thi transgression;
Be thou not froward, syth I am merciable.
A, gentyll Jhesu!
Thynk agayne, pride, on my humilite;
Cum to scole; record well this lesson;
‘Gayne fals envy thynk on my charyte,
My blode all spent by distillacion.
Whi did I this? To save the from prison;
Afore thine heart hang this litell table,
Swetter than bawme gayne gostly poyson:
Be thou not affraide sith I am merciable.
A, gentyll Jhesu!
Lord, on all synful here knelyng on kne,
Thy deth remembryng of humble affeccion,
O Jhesu, graunt of thi benignite
That thi fyve wellis plentuus of fusion,
Called thy fyve wondes by computacion,
May washe us all from surfettes reprovable.
Now for thi moders meke mediacion,
At hir request be to us merciable.
A, gentyll Jhesu!
L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni
Sheryngham: il fantasma della musica Tudor che il tempo ha provato a cancellare
Sheryngham fu un compositore inglese attivo a cavallo tra il XV e il XVI secolo, una figura enigmatica di cui (purtroppo) si sa pochissimo al di fuori delle due composizioni giunteci. Non ne conosciamo le date di nascita e di morte, né abbiamo informazioni su incarichi presso la corte, la cappella reale o altre istituzioni ecclesiastiche, che solitamente sono le fonti principali per ricostruire le biografie dei musicisti dell’epoca. Il fatto che sia conosciuto esclusivamente con il cognome (o pseudonimo) suggerisce che potesse essere un musicista minore o un membro di un ambito sociale/professionale che non ha lasciato tracce documentarie sopravvissute fino a noi.
La fonte della sua celebrità: il Fayrfax Manuscript
La sua attività è collocata dagli storici intorno al 1500, basandosi sulla cronologia del manoscritto che contiene le sue opere: il Fayrfax Manuscript. Si tratta di una delle più importanti antologie di musica polifonica inglese del primo periodo Tudor e si ritiene che sia stato compilato tra il 1485 e il 1500 circa, probabilmente per la corte di Enrico VII.
All’interno di questa collezione, Sheryngham è accreditato di due composizioni, che rappresentano l’intero corpus superstite della sua opera:
Ah, gentyll Jhesu! è un carol a quattro voci; il testo è stato attribuito da alcuni studiosi al poeta John Lydgate (morto nel 1451) e, se l’attribuzione del testo fosse corretta, la composizione di Sheryngham sarebbe successiva alla morte del poeta. Il brano ha carattere intimo e devozionale, e consiste in un dialogo tra un peccatore penitente e Cristo sulla croce.
My woeful heart è un part song a due voci. Ha particolare rilievo perché fu selezionato dal celebre musicologo e storico Charles Burney per essere incluso nella sua monumentale opera A General History of Music (pubblicata nel 1789), contribuendo a mantenere viva la memoria del compositore nei secoli successivi.
Importanza storica
Il compositore è considerato un esempio tipico di quei “minori” del repertorio inglese dell’epoca che, pur non avendo lasciato una vasta produzione, testimoniano la vivacità musicale della corte Tudor. La sua inclusione nel Fayrfax Manuscript, accanto a nomi molto più celebri come William Cornysh, Robert Fayrfax e John Browne, indica che, pur nell’oscurità dei dettagli biografici, Sheryngham era un compositore riconosciuto e apprezzato dai suoi contemporanei, capace di scrivere musica di qualità in uno stile raffinato e complesso, tipico della polifonia inglese di quel periodo.
A, gentyll Jhesu!
Questo carol ci offre una finestra privilegiata sulla spiritualità e sull’estetica musicale dell’Inghilterra tardo-medievale e del primo Rinascimento. Ascoltando il brano, si percepisce immediatamente che non siamo di fronte a una composizione di “intrattenimento”, ma a una forma di preghiera polifonica dove ogni linea vocale è un filo in un arazzo devozionale.
Il brano segue la struttura classica del carol inglese, una forma che alle strofe alterna un burden (il ritornello, che in questo caso è l’invocazione «A, gentyll Jhesu!»). Questa struttura è fondamentale per gestire il dinamismo del testo: la ripetizione del ritornello funge da pilastro meditativo, una sorta di punto fermo che l’ascoltatore – e il peccatore nel testo – può stringere a sé tra una riflessione e l’altra. Sheryngham utilizza questa struttura in modo efficace per articolare il dialogo: le strofe sono più densamente testuali, cariche del peso del dolore e della passione di Cristo (con riferimenti espliciti alle ferite, ai chiodi e alla croce), mentre il ritornello riporta l’ascoltatore verso una supplica dolce e circolare.
L’armonia è tipicamente inglese: si basa prevalentemente su intervalli armonici di terza e sesta, tipici di quella che Martin le Franc (nello Champion des dames, c1440-42) aveva definito contenance angloise, ossia uno stile polifonico caratterizzato da grande eufonia e dolcezza, di cui era considerato l’iniziatore il grande compositore britannico John Dunstable (c1390-1453). Questo conferisce al pezzo un suono “aperto”, meno angoloso rispetto alla polifonia franco-fiamminga coeva. Il compositore riesce a creare un flusso che sembra quasi sospeso nel tempo: le voci si intrecciano con una fluidità quasi arcaica, ottima per accompagnare un testo che è un atto di pentimento interiore.
Il testo è un dialogo serrato tra un peccatore e Cristo: musicalmente, questa tensione narrativa è gestita dal compositore attraverso un controllo magistrale della tessitura vocale. Nelle sezioni in cui il testo si fa più intimo («What woldist thou have?»), la scrittura non cerca mai effetti teatrali plateali. Sheryngham mantiene una compostezza che è, essa stessa, una scelta stilistica precisa: il dolore di Cristo e il pentimento del peccatore non vengono “urlati”, ma analizzati con la lucidità di chi sta compiendo un esame di coscienza. Quando il testo descrive invece la sofferenza («Uppon the cross nailid I was for the»), la musica mantiene una solennità severa, che dà al brano un tono di gravitas teologica.
In un pezzo così ricco di testo (a differenza di un mottetto latino dove i melismi spesso nascondono le parole), il compositore inglese richiede una declamazione sillabica molto attenta. Si percepisce il contrasto tra il momento della confessione «(I, a synner…») e la risposta divina, ma non attraverso cambiamenti radicali di dinamica, bensì attraverso sfumature di colore vocale. Il brano termina con una risoluzione che non è mai definitiva, quasi a suggerire che il dialogo tra l’anima e il Salvatore sia un processo continuo, una condizione dell’essere che non si esaurisce con l’ultima nota.
Nel complesso, l’opera è un esempio di come Sheryngham, pur nell’oscurità del suo profilo biografico, avesse pienamente padroneggiato la retorica musicale del suo tempo. Non è musica “descrittiva” nel senso moderno (non cerca di imitare il dolore con dissonanze stridenti), ma è musica “affettiva” che vuole indurre l’ascoltatore a sentire il peso del peccato e il sollievo della misericordia.









Adrian Willaert (c1490 - 7 dicembre 1562): Ave regina caelorum, mottetto a 4 voci (pubblicato in Musica quatuor vocum quae vulgo motecta nuncupatur liber primus, 1539, n. 17). Membri dell’ensemble Capilla Flamenca: Marnix De Cat, contraltista; Jan Caals, tenore; Lieven Termont, baritono; Dirk Snellings, basso e direttore. 


















