Aleksandr Vasil’evič Mosolov (11 agosto 1900 - 1973): Fonderia d’acciaio, poema sinfonico op. 19 (dal balletto Acciaio, 1926–27). Los Angeles Philharmonic Orchestra, dir. Esa-Pekka Salonen.

Aleksandr Vasil’evič Mosolov (11 agosto 1900 - 1973): Fonderia d’acciaio, poema sinfonico op. 19 (dal balletto Acciaio, 1926–27). Los Angeles Philharmonic Orchestra, dir. Esa-Pekka Salonen.

Buona domenica 🌹💖🌹
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Buona domenica a te, cara Luisa 🙂 🌺
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🙏🌺🙏
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Buongiorno e buona domenica, caro Claudio, grazie di aver condiviso questo breve pezzo, dal sapore così metallico e incalzante 🙂. Avevo già avuto occasione di ascoltarlo qualche mese fa nella tua discoteca online, ma è stato un piacere riascoltarlo nuovamente!
Conosciuto anche con la denominazione di Fabbrica: musica delle macchine, è la composizione più conosciuta del famoso compositore sovietico e anche un ottimo esempio di musica futurista sovietica. Fu composto tra il 1926 e il 1927 come primo movimento della suite dal balletto Stal (“Acciaio”), ma i restanti movimenti del balletto (“In Prison”, “At the Ball” e “On the Square”) sono andati perduti e questo unico movimento rimasto viene spesso eseguito come lavoro orchestrale autonomo.
The Iron Foundry è un prodotto della sua epoca: dopo la Rivoluzione russa (1917), la musica romantica cadde in disgrazia e fiorirono idee sperimentali e rivoluzionarie. Nel 1923 vide la luce l’Associazione per la Musica Contemporanea e Mosolov, insieme ad altri compositori d’avanguardia, vi aderì immediatamente. Il balletto non riuscì a essere mai messo in scena, ma questo primo movimento fu eseguito come parte di una suite orchestrale, eseguita in prima assoluta a Mosca il 4 dicembre 1927, in un concerto dell’Associazione che commemorava il 10° anniversario della Rivoluzione russa. Un’altra esecuzione si ebbe il 6 settembre 1930 all’ottavo festival della Società Internazionale di Musica Contemporanea di Liegi, con grande apprezzamento della critica. Uno dei critici ebbe a dire:
“Abbiamo… una specie di tema lirico, il canto dell’acciaio, o forse dell’uomo, il padrone del ferro. … [Si tratta di un’idea essenzialmente musicale realizzata con convincente abilità, e come pezzo conclusivo di un programma orchestrale merita di diventare popolare”
L’anno successivo, The Iron Foundry fu utilizzato all’Hollywood Bowl come musica per il balletto The Spirit of the Factory di Adolph Bolm, ricevendo “ovazioni entusiastiche, recensioni entusiastiche e richieste popolari” per un bis. Altre esecuzioni videro protagonisti l’Orchestre Symphonique de Paris (1934) e il famoso gruppo heavy-metal statunitense Metallica in collaborazione con la San Francisco Symphony Orchestra (2019).
Il pezzo segue una forma ternaria, iniziando con un Allegro composto da brevi figure cromatiche eseguite dall’orchestra che si sviluppano fino a una sezione in trio, dopo la quale segue l’allegro iniziale per la coda. Nelle intenzioni di Mosolov, ciò era volto a “coordinare ritmi meccanici in gruppi orchestrali specifici che lavorano insieme come ingranaggi di una macchina ben oliata”. Da notare che il compositore è riuscito a utilizzare magistralmente l’orchestra per ricreare i suoni dell’ambiente di fabbrica, senza avvalersi di alcun elemento meccanico.
Il brano inizia con una rappresentazione dell’avvio della macchina, simboleggiato da colpi di tam-tam e figure ripetitive che iniziano da pochi strumenti per coinvolgere l’intera orchestra, suggerendo il suono di un’intera fabbrica al lavoro. Nel prosieguo, gli strumenti si sovrappongono creando un suono simile a quello di una macchina e, a un certo punto, i corni emergono suonando il tema principale del brano.
Al trio, la macchina si spegne improvvisamente. Emergono i fiati superiori e il rullante, fino a che non inizia uno scambio sincopato tra gli ottoni bassi e i fiati superiori, scandito dalla grancassa e dal tam-tam. Dopodiché, si ha un motivo di timpani costante, quasi marciante, il quale ricrea l’atmosfera iniziale.
Nella coda, la macchina riprende a pieno regine e vengono reintrodotte le idee musicali dell’introduzione, con l’aggiunta dell’ottavino e della lastra di ferro. Alcune esecuzioni interpretano la parte della lastra con colpi di incudine emulati dall’orchestra, anche se la partitura pubblicata dalla Kalmus indica che la lastra va fatta vibrare a ogni accento verticale. Le ultime dieci battute del brano accelerano e aumentano fino alla penultima battuta, dove la maggioranza degli strumenti smette di suonare, per lasciar spazio a un breve motivo esposto dal corno e dalla tromba. Segue la conclusione in sforzando del brano da parte dell’intera orchestra.
Una buona giornata a te e ai tuoi familiari 😊
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Grazie dell’approfondimento, molto interessante. Buona serata e a presto! 🙂
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Grazie a te che mi dai gli stimoli per approfondire. Buona serata e a domani! 🙂
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Disturbante.
Buona domenica calda come le immagini che sono appena scorse nel video!
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Ciao, buona serata calda anche a voi 🙂
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