11 pensieri riguardo “La Organistina bella

  1. Figura oggigiorno pressoché sconosciuta e ancora da scoprire, Banchieri viene indicato come il rappresentante emblematico della grande vivacità culturale che scosse l’Europa nel XVII secolo, basata essenzialmente sulla lingua latina, la musica e le lingue nazionali.

    Nato da famiglia nobile lucchese, entrò nell’ordine dei monaci benedettini olivetani nel 1587, prendendo i voti tre anni più tardi e cambiando nome da Tommaso ad Adriano. Già prima di diventare monaco, intraprese gli studi musicali, perfezionandosi successivamente con l’organista Gioseffo Guami.

    Successivamente, lavorò come organista presso il Monastero di San Michele del Bosco a Bologna, spostandosi poi a Santa Maria in Regola a Imola (1600-1606), Gubbio (1604), Venezia (1605) e Verona. Fu anche organista dell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore (1610), prima di ritornare a San Michele in Bosco.

    Importante figura della vita musicale bolognese, viene ricordato come fondatore dell’Accademia dei Floridi (1615), interrotta dopo pochi anni a causa di “autorevoli accidenti” e ricostruita, nel 1623, come Accademia dei Filomusi, nell’ambito della quale Banchieri fu soprannominato “Accademico dissonante”.

    La sua fama gli permise relazioni con diversi importanti compositori contemporanei, quali Monteverdi, Frescobaldi, Artusi, Caccini e tanti altri, come egli stesso testimonia nelle sue Lettere harmoniche, sede di preziose notizie cronologiche sulle proprie opere e su quelle altrui, oltre a una sintesi della propria biografia.

    La sua enorme produzione creativa, non solo come musicista, ma anche come letterato, testimonia un’operosità superiore alla media, nonché una viva curiosità e una grande capacità critico-indagativa. Oltre all’attività esecutiva e compositiva, si dedicò anche all’organizzazione di varie manifestazioni liturgico-musicali, all’insegnamento e alla costruzione di strumenti musicali (è ritenuto inventore dell’arpichitarrone)

    Grande innovatore dell’armonia, si ricordano le sue tesi sulla dissonanza (da lui definita “novello stile”), riassunte nella lunga introduzione al Festino nella sera del giovedì grasso avanti cena. L’opera è considerata una grande capolavoro di bellezza musicale, per la presenza di pezzi quali il Madrigale a un dolce usignolo e il Contrappunto bestiale alla mente.

    Banchieri fu anche uno dei primi a trasformare il madrigale per uso drammatico e uno dei primi a sviluppare la forma del madrigale dialogico (o commedia madrigalistica, commedia armonica o, ancora, madrigale drammatico o rappresentativo). Esso consisteva in raccolte di madrigali che, eseguiti in successione, raccontavano una storia. Esempi celebri sono l’opera di cui sopra e, sempre di Banchieri, la Barca di Venetia per Padova.

    Nel passato, tale forma venne considerata una delle maggiori precorritrici dell’opera in musica, anche se oggi gran parte dei musicologi la ritiene uno sviluppo distinto.

    Banchieri viene altresì ricordato per aver impiegato per primo la barra di misura nelle partiture vocali, ma anche come pregevole compositore di canzonette, forma musicale dal contenuto leggero, molto diffusa nel tardo XVI secolo.

    Non da meno, è la sua attività didattica, con pubblicazioni più indirizzate all’allievo che al maestro, mostrandosi in questo campo un vero innovatore. Tra i suoi lavori pedagogici, si ricordano Cartella overo regole utilissime a quelli che desiderato imparare il canto figurato (1601), L’organo suonarino (1605), Conclusioni del suono dell’organo (1609) e Il principiante fanciullo a due voci (1625).

    Nell’ambito extra-musicale, infine, Banchieri è ricordato come illustre letterato (con lo pseudonimo Camillo Scaligeri (o Scaliggeri) della Fratta), autore di commedie in prosa in dialetto toscano misto a vari altri dialetti. Esse seguono una struttura tipica di un’opera teatrale del periodo, con varie trame riconducibili a un unico intreccio, molto simile da un lavoro all’altro.

    La sua fama si deve al posto da lui occupato nella storia della musica, essendo vissuto in un’epoca di transizione tra tardo Rinascimento e primo Barocco. Ciò gli fece prendere coscienza delle questioni relative all’avvento della monodia, del basso continuo e dello stile concertando, aderendo alle posizioni vicine al “recitar cantando” fiorentino, allo stile policorale e concertato veneziano e all’opera rivoluzionaria di Monteverdi.

    Aderì anche alle innovazioni della musica sacra: nel suo Terzo Libro di nuovi pensieri ecclesiastici offre una panormaica delle nuove tecniche diffusesi nella scrittura mottettistica, distinguendo tra mottetti in stile concertato a una voce (suddivisi in passaggiati, accentuati, affettati, in eco e in sinfonia) e a due voci (in dialogo e in stile recitativo). Si ricorda anche come autore del primo esempio di basso continuo pubblicato a stampa (Concerti ecclesiastici, 1595).

    Anche i suoi scritti teorico-didattici appoggiano le coeve novità, riproducendo come esempi pratici per l’apprendimento della musica e della composizione brani degli autori più innovativi e arditi dell’epoca (Gesualdo, Monteverdi, Viadana). Lodevole anche il suo tentativo di superamento della solmisazione esacordale, proponendo specifiche denominazioni per il settimo grado della scala (“Ba” per il Si bemolle, “Bi” per il Si naturale)

    Paradossale, infine, il suo atteggiamento conservativo nell’ambito della musica profana, rimanendo fedele al modello di Orazio Vecchi ed evitando di seguire il decorso storico che portava la musica verso l’individuazione dei personaggi. Di conseguenza, non riuscì mai a compiere il passo dal madrigale drammatico all’opera.

    Per oggi è tutto, linea allo studio 🙂

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    1. Per me lo è raramente, e se c’è del contrappunto non lo è mai 😉
      Una volta, anni fa, una ragazza che avevo conosciuto da poco mi chiese di poter ascoltare un brano del mio compositore preferito. Le proposi dunque Litanies di Jehan Alain, dopodiché disse “Mi sarei aspettato un pezzo noioso, invece non lo è per niente”. Lo presi come un complimento per Alain e tutt’altro per me 😏

      Per un’ora o per un istante

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        1. Be’, dipende — anche molto — dal compositore. La musica sacra organistica, per esempio, di Buxtehude e Bach raramente può essere definita noiosa. Su altri autori si può discutere.
          Quando si parla di questo argomento, faccio sempre l’esempio del corale luterano Wachet auf, ruft uns die Stimme, musicato da Philipp Nicolai nel 1599 (o poco prima). Questo è il brano di Nicolai:

          E questo è quanto ne ricava Bach (BWV 645):

          Ti sei annoiata? 🙂

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