Concerto sereno

Piotr Maria Lachert de Peslin (5 settembre 1938 - 18 settembre 2018): Concerto sereno per pianoforte a 4 mani e orchestra (2005). Estibaliz Gastesi e Márcio Bezerra, pianoforte; Palm Beach Atlantic University Symphony Orchestra, dir. Lloyd Mims.

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12 pensieri riguardo “Concerto sereno

  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie di aver portato questo incredibile concerto di questo poliedrico compositore 😊

    Parlando del compositore, nasce a Varsavia e subito si indirizza sulla strada della musica, studiando pianoforte con Hanna Lachertowa alla Scuola Superiore di Musica e diplomandosi nel 1957. Prosegue la sua formazione all’Accademia di Musica con Jan Ekier, ottenendo il diploma nel 1961.

    Si perfeziona ulteriormente con Vlado Perumuter a Parigi (1964-1965), con Maria Wilkomirska a Lòdê (1966) e con Reimar Dahlgrün presso la Hoghschule für Musik di Hannover. Conclude i suoi studi al Conservatorio Reale di Bruxelles (1969), dove ebbe come insegnanti Luis Poulet (musica da camera) e René Defossez (direzione d’orchestra).

    Dopo alcuni anni in Germania, dove si sposa due volte (dapprima con la ballerina Angèle Albrecht e poi con la pianista Annette Sachs) e dove si dedica al teatro musicale e ai concerti, nel 1992 si reca in Italia, principalmente per questioni amorose (la sua terza moglie fu la pianista Valentina Chiola), stabilendosi a Pescara. Insieme alla sua consorte, si dedicò all’organizzazione di vari eventi culturali, fondando anche un’associazione di artisti (Kamerton) e una casa editrice (Chiola Music Press).

    Fin da giovane, il suo talento pianistico si è sviluppato in maniera impressionante, tanto che è riuscito rapidamente ad affermarsi nel suo paese natale come uno dei più giovani e promettenti musicisti della sua epoca, arrivando a tenere più di 300 recital all’età di soli 31 anni. Sette anni prima, invece, si è aggiudicato il 3° posto al prestigioso concorso pianistico “Ignaz Paderewski” di Bydgoszcz.

    Durante la sua vita, ha collaborato con importanti figure della vita musicale polacca, quali la sorella Hanna Lachert, eccellente violinista che ha suonato con la New Philarmonic Orchestra di New York per più di trent’anni, ma anche con i pianisti Arthur Rubinstein e Martha Agerich, i quali hanno enormemente influenzato il suo lavoro, specialmente dal punto di vista tecnico. Si ricorda anche il suo lungo sodalizio come pianista accompagnatore con il coreografo Maurice Béjart.

    Nonostante la promettente carriera solistica, fu in ambito compositivo che il compositore diede il meglio di sé: formatosi da autodidatta e deciso a svincolarsi dalle tendenze artistiche del tempo, Lachert si impegna a reinventare il linguaggio musicale, in modo da potersi esprimere liberamente.

    Nasce così il movimento musicale post-modernista della New Consonant Music, del quale fu co-fondatore insieme ai compositori Boudewijn Buckinx, Dominique Lawalrée e Alain Van Kerckhoven. Tale corrente afferma che esiste un vero e proprio divorzio tra i compositori di musica contemporanea e il pubblico e ciò è dovuto alle radicali rivoluzioni del linguaggio musicale, il quale da un lato abbandona le tradizionali forme chiuse in cambio di strutture molto più aperte (ad esempio, l’opera di John Cage), ma dall’altro si basa su sistemi compositivi eccessivamente rigidi, basati su regole e principi preconfezionati, da seguire pedissequamente (dodecafonia, serialismo integrale, post-serialismo).

    Questi “nuovi” compositori, di conseguenza, si propongono di dare nuova vita alla tradizione musicale “classica”, pur non trascurando una prospettiva evoluzionistica. Viene data ampia liberta compositiva, senza imporre alcuna caratteristica obbligatoria da rispettare, facendo sì che ogni compositore possa scegliere consapevolmente se dare una svolta tonale o meno al proprio lavoro. Il movimento, infatti, sostiene che la musica è prima di tutto un linguaggio e che, in quanto tale, non può svilupparsi senza considerare il suo pubblico di riferimento.

    Questa nuova alleanza non ebbe però la strada spianata, poiché la maggior parte dei compositori, specialmente i più famosi, erano attratti da processi compositivi molto intellettuali e ciò li estraniava dal pubblico. Specialmente dopo la Seconda guerra mondiale, i compositori ambirono a sviluppare sistemi compositivi logici e coerenti, sulla scia del dodecafonismo e della musica seriale. Il pubblico, spesso a digiuno di cultura musicale ma, più in generale, non in grado di seguire la veloce evoluzione tecnica nel settore, rimase impassibile alle nuove tendenze che si affermavano e, di conseguenza, i concerti di musica contemporanea divennero ghetti per una élite di compositori su commissione.

    Negli anni, molti compositori famosi, quali Henry Górecki, Steve Reich, Michael Nyman, John Adams e Philip Glass, accolsero questa nuova sfida, concependo dei lavori più a misura di pubblico.

    Anche Piotr non fu da meno e, nel corso degli anni, ha composto un numero impressionante di opere, fra le quali 31 sonate, 2 opere, 10 musical, 6 concerti, 6 opere sinfoniche, 8 opere vocali e diversi pezzi di varie forme per pianoforte ed ensemble cameristici, senza tralasciare nemmeno la tradizionale opera lirica. Scrisse anche vari pezzi per strumenti dimenticati o quasi sconosciuti, quali il clavicordo o il guzheng (una specie di cetra, usata nell’ambito delle orchestre che suonavano alla corte imperiale fin dal 475 a.C. ma che, a partire dal XIX secolo, conobbe ampio sviluppo solistico in Cina).

    Tra le sue creazioni migliori, si ricorda Letter Music (1982), creata con un programma informatico di sua invenzione, attraverso il quale il computer stesso completa una composizione seguendo una struttura compositiva predefinita dal compositore. Vi è anche il Divertimento Maclé (2014), uno stupefacente concerto per pianoforte a 4 battute e orchestra di 60 pianoforti, il quale ha ricevuto diversi elogi in Italia e a livello internazionale.

    Lachert fu anche un grande innovatore della didattica pianistica: durante i suoi anni di insegnamento presso i conservatori di Hannover, Bruxelles e Pescara, si impegna molto a sperimentare nuove pedagogie per avvicinare più facilmente gli studenti alla musica.

    Negli anni ’70, fu tra i primi musicisti a fondare la nuova tendenza della “creatività” nell’ambito della didattica pianistica, offrendo un’alternativa scevra dai formalismi dell’insegnamento accademico. Questa nuova tendenza si oppone alle costrizioni e alle severe richieste tipiche dell’ambiente scolastico, prediligendo la libertà, il piacere e l’originalità. Questo paradigma teorico fu poi cristallizzato nel suo Metodo Creativo, un’opera pedagogica molto utilizzata ancora oggi e che vide riconosciuta la sua validità persino dall’International Society for Music Education e dall’Associazione Europea degli Insegnanti di Pianoforte.

    Nel 2010, invece, ha creato Piano Lachert, un corso online di 15 lezioni per l’apprendimento del pianoforte che combina velocità di apprendimento, comunicazione graduale e progressività dell’insegnamento, il tutto legato alla scelte personali dell’allievo.

    Lachert viene anche ricordato come tra i primi artisti a scrivere teatro musicale, un genere provocatorio nato dopo le contestazioni giovanili del ’68 che si pone di entrare in contatto con il pubblico, coinvolgendolo completamente in una performance inaspettata e sorprendente. Questa forma artistica si definisce “integrata”, in quanto gli artisti non si incastrano in un singolo ruolo, ma ne ricoprono diversi, trasformandosi all’occorrenza in narratori, cantanti, ballerini, musicisti e oratori. Vengono impiegati anche vari oggetti, spesso in modi non convenzionali, in modo da provocare una reazione nel pubblico, il quale viene spinto a riflettere su determinate tematiche.

    Il compositore si è anche esibito in spettacoli atipici e di grande impatto, come City Music (un viaggio musicale per le vie di una citta, dove ogni abitante suona dalla finestra una specifica melodia di Lachert dimodoché, camminando per le strade, sia possibile ascoltare la musica della città) e Centri Storici in Musica, scritto in collaborazione con la sua terza moglie e che è consistito, per 10 anni, nell’organizzare concerti di musica classica in borghi storici e isolati del centro Italia.

    Tra le sue creazioni letterarie, infine, si segnala il romanzo Adda. Saga abruzzese (2014). Definito “romanzo-romanza musicale” dal suo autore, racconta la storia di Adda, musicista e studentessa di conservatorio e delle sua crescita sessuale, soffermandosi sugli episodi di pedofilia di suo nonno e sul suo primo bacio con uno studente di canto del conservatorio di nome Marco. Seguono l’incontro con un giovane di nome Yann, che avvicina la ragazza a una dimensione più civile, fondata sul silenzio e sul rispetto reciproco. L’innocenza della ragazza, però, non dura a lungo perché, ben presto, diventa una escort. Il libro prosegue raccontando le varie peripezie subite dalla ragazza, quali un matrimonio con un nuovo malato e i suoi vari tradimenti.

    Spero di non essermi dilungato troppo, ti auguro una buona e proficua giornata!

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  2. beh, dopo la lettura di quella “tesi di laurea” del precedente commento, che vuoi che dica?

    meglio tacere.

    (comunque… sto ascoltando…)

    (gran bel tipo ‘sto Piotr Maria Lachert de Peslin)… E splendido il brano… (non ti stupire!)

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commenti