4 pensieri riguardo “Benedictio

  1. Buongiorno e buon lunedì, caro Claudio, grazie per aver portato questo sfavillante pezzo sacro, davvero molto bello 😊

    Di origine estone, Sisask è stato definito un autore eclettico e la sua grande passione per l’astronomia lo indirizzò a un onnipresente parallelismo tra armonia cosmica e armonia musicale, arrivando addirittura a definirsi un “astromusicista”. Sue queste parole:

    L’universo è stato creato con amore 13,7 milioni di anni fa. Stelle, galassie, pianeti, comete e altri esseri cosmici, compresi noi, esistono felicemente in un grande amore. Gli esseri umani sono stati creati qui per percepire l’amore. Il pianeta Terra è un magnete per la vita. L’essere umano nasce dalle stelle e diventa anch’esso una stella. Per questo non mi considero un compositore, ma piuttosto un trascrittore di musica.

    Dopo aver studiato composizione alla Scuola Superiore di Musica di Tallinn con Anatoli Garshnek, René Eespere e Mati Kuulberg, proseguì gli studi (sempre di composizione) con René Eespere al Conservatorio di Stato di Tallinn, diplomandosi nel 1985.

    Terminati gli studi, si stabilì nel piccolo villaggio estone di Jäneda, dove lavorò come direttore artistico della casa della cultura locale, come insegnante di musica e come direttore di vari ensemble musicali, tra i quali il coro cameristico cittadino. Nel 1986, divenne membro dell’Unione dei Compositori Estoni.

    Nel 1996, all’interno della Torre dell’Osservatorio Musicale della città, Sisask fondò un planetario, dove compiva costanti osservazioni astronomiche e organizzava numerose conferenze-concerto. Questa fu anche la sede principale della sua attività compositiva: una parte rilevante della sua produzione musicale, infatti, è dedicata ai corpi celesti e alle costellazioni.

    Viene anche ricordato per essere stato membro fondatore della Società Astromusicale Estone (1993) e della Comunità degli Astronomi Estoni “Ridamus” (2003).

    La sua produzione musicale spazia dalla musica sacra al rap e annovera numerose composizioni per pianoforte, per coro, per ensemble cameristici e per orchestra, nonché musiche per film, opere teatrali e musical.

    Le sue opere più note, su larga scala, sono il Requiem in Memory of Those Who Gave Their Life for the Freedom of Estonia (1998) per coro maschile e orchestra sinfonia, la Messa n° 3 “Estone” (1992) per coro misto, solisti, organo e tamburo sciamano (la prima messa in lingua estone mai scritta) e l’oratorio Pro Patria (2003) per coro misto, solisti e banda di fiati.

    A livello internazionale, invece, è conosciuto maggiormente per la sua produzione corale, della quale il pezzo maggiormente rappresentativo è il Gloria Patri (1988) per coro misto, un ciclo di 24 inni a cappella.

    L’interesse di Sisask per l’astronomia risale alla sua infanzia, periodo nel quale creò le sue prime opere astro-musicali, fra le quali il ciclo pianistico infantile Cassiopea. Una volta gli capitò di improvvisare al pianoforte all’aperto, mentre esplorava e ammirava il cielo stellato e, da quel momento in avanti, l’astronomia fu la sua principale fonte ispirativa.

    Nelle sue creazioni astro-musicali, Sisask adotta sia un metodo compositivo intuitivo, ispirandosi alla sua esperienza, alle osservazioni e alle sue conoscenze astronomiche, sia un metodo matematico di suoni teorici, nell’ambito del quale toni specifici sono governati da descrizioni numeriche dei movimenti degli elementi cosmici. Questo metodo pone la sua base sul fatto che la rotazione dei corpi celesti può essere trattata come oscillazione di frequenze fisse, rendibili udibili convertendole ottava per ottava nell’intervallo dei suoni udibili dall’essere umano (20-20000 Hz).

    Analizzando i movimenti dei pianeti del sistema solare, nel 1987 Sisask creò una scala pentatonica usando le note Do# – Re – Fa# – Sol# – La, da lui ribattezzata “scala planetaria”. Tale struttura fu la base melodico-armonica di molte sue composizionei, tra le quali il summenzionato Gloria Patri. Successivamente, con sua grande sorpresa, scoprì che la sua scala era esattamente equivalente alla scala pentatonica giapponese nota come Kumayoshi.

    Tra le composizioni a tema astronomico più note del compositore, si ricordano i tre Starry Sky Cycles per pianoforte – Northern Sky (1987), Southern Sky (1995) ed Estonian Folk Sky (2004) – il concerto per clarinetto Eclipsing Bynaries (1991), il ciclo pianistico Zodiac (1994), i pezzi The Hale Bopp Comet (1999) per flauto e orchestra e The Hjakutake Comet (1996) per orchestra di mandolini, il Concerto per violino n° 1 “Perseids” (1998) (basato sulle osservazioni di una pioggia di meteoriti), il Concerto per flauto “Leonids” (2001) e il pezzo The Ikeya Shang Comet (2002) per violino, pianoforte e vibrafono.

    Nelle composizioni di Sisask, tra l’altro, si ritrovano influenze derivanti dalle culture sciamaniche, dai canti runici estoni e dalla tradizione europea della musica sacra. Tra i suoi pezzi sacri, a titolo di esempio, si possono ricordare Magnificat (1990), Domine exaudi orationem meam (1989), Misereatur vestri omnipotens (1990), i mottetti Gratias agamus Domino Deo Nostro e Benedictio (1991), l’oratorio Veni Sancte Spiritus (2005), Ikos (2007) su testi di libri russi di preghiere ortodosse, nonché sei messe e varia musica per rituali di benedizione e ringraziamento.

    Nei suoi lavori, generalmente, Sisask sviluppa in modo variegato delle melodie di base, nonché pulsazioni ritmiche estatiche e tecniche della musica rituale antica esprimenti idee religioso-mitologiche. In particolare, l’uso di semplici ostinati ricorda i canti runici estoni, i rituali sciamanici e le danze medievali. Nella sua musica, è particolarmente incarnata una visione arcaica dell’uomo come particella della natura e dell’intero universo.

    Il compositore stesso partecipa spesso alle esecuzioni delle sue opere, suonando il pianoforte o il tamburo sciamanico.

    In Benedictio, si ritrova il Sisask più tipico, per la luminosa chiarezza delle trame e la fresca semplicità dell’armonia. Il brano si divide in due parti: nella prima, semplici quinte di sapore neo-primitivo in metri composti si sovrappongono a intrecci melodici e bicordi molto espressivi, mentre nella seconda una singola linea testuale viene ripetuta ossessivamente, come un mantra, insieme all’iniziale linea di basso di due battute, ripetuta per ben 29 volte. Musicalmente, la melodia del brano riflette la sua natura estatica, come una danza cosmica di grande potenza rituale, le cui ripetizioni ipnotico-incantatorie rappresentano una rivisitazione in chiave contemporanea degli antichi canti runici.

    Qui un’intervista del Corriere della Sera al compositore

    Buona giornata e a presto!

    Piace a 1 persona

commenti