Sinfonia in re maggiore

Kunihiko Hashimoto (14 settembre 1904 - 1949): Sinfonia n. 1 in re maggiore (1940). Orchestra sinfonica metropolitana di Tōkyō, dir. Ryusuke Numajiri.

  1. Maestoso
  2. Allegretto [16:22]
  3. Tema con variazioni e fuga: Moderato [27:31]

12 pensieri riguardo “Sinfonia in re maggiore

  1. Buongiorno e buon sabato, caro Claudio, grazie di aver condiviso questa splendida sinfonia 😊

    Nato nel 1904 a Tokyo, si trasferì da giovane a Osaka con la sua famiglia. Qui conobbe la musica occidentale suonando nella banda scolastica alle scuole elementari.

    Dopodiché, studiò violino con Kichinosuke Tsuji alla Kitano Junior High School e, dopo aver ottenuto il diploma nel 1923, si iscrisse alla Tokyo School of Music, dove ebbe come insegnanti Sachi Ando e Josef Koenig (violino) e Charlès Lautrop (direzione d’orchestra).

    Per quando riguarda la composizione, fu sostanzialmente autodidatta, anche se ricevette alcuni consigli da Kiyoshi Nobutoki ed ebbe modo di studiare qualcosa nel dipartimento di ricerca dell’istituto. Nello stesso periodo, riuscì anche a diventare un abile pianista.

    A partire dagli anni Venti, si affermò come compositore, producendo diverse canzoni popolari, fra le quali Kabi (“Muffa”) e Hanmyo (“Scarabeo tigre”), nelle quali dimostrò la sua padronanza del senso armonico degli impressionisti francesi, lasciando stupefatto il pubblico giapponese.

    Riuscì anche a creare una versione giapponese dello Sprechstimme schoenberghiano, trasferendo nella sua opera Mai (“Danza”) lo stile “Joruri”, una miscela di musica e narrazione, accostata all’accompagnamento del pianoforte.

    L’atonalismo di Mai gli fece subito guagnare una reputazione come compositore d’avanguardia e, in questo periodo, il compositore si sforzò di abbattere le barriere esistenti tra la musica classica e quella popolare, scrivendo varie musiche per film e spot pubblicitari e realizzando anche dischi, trasmissioni e pezzi jazz.

    Fu, inoltre, il primo compositore giapponese a introdurre nel paese la musica microtonale, nonché il primo a comporre pezzi impressionistici per pianoforte e orchestra.

    Su ordine del Ministero dell’Istruzione, dal 1934 al 1937 studiò a Vienna con Egon Wellesz. Nella capitale austriaca, conobbe e ascoltò la musica di Alban Berg, Wilhelm Furtwängler e Bruno Walter, la quale influenzò decisamente le sue successive opere atonali.

    Durante una tappa a Los Angeles, dove si fermò per ritornare in Giappone, studiò attivamente le nuove tendenze musicali, anche con Arnold Schoenberg.

    Al suo ritorno in patria, divenne professore della Tokyo School of Music e, nonostante le sue inclinazioni antiaccademiche, dovette essere un rappresentante di un rigoroso accademismo. Riuscì perfettamente in questo compito, componendo la Cantata celebrativa della nascita del Principe (1934), in stile romantico tedesco.

    Dopo il suo ritorno, tuttavia, gli fu concesso poco spazio per affermarsi liberamente come modernista e, quando scoppiò la guerra con la Cina, gli fu intimato di scrivere musica patriottica, come le canzoni Gakusei Shogun Uta e Katsugaru Bokuto Shokumin. Si dedicò anche alla scrittura della Sinfonia n° 1 in Re maggiore e alla sporadica creazione di opere dodecafoniche.

    Oltre all’attività compositiva, fu impegnato nella direzione di opere nazionali e straniere, compresi i suoi pezzi, in Giappone, Corea e Cina.

    Dopo la guerra, si dimise dal suo incarico di professore, assumendosi la responsabilità delle sue attività musicali in tempo di guerra. Durante questo periodo difficile, scrisse brani come Asa wa kara kara kara e Three Prayers of Japanese Buddhists per voce e orchestra in memoria dei caduti, nonché la Sinfonia n° 2, per celebrare la promulgazione della Costituzione democratica del Giappone appena istituita con l’aiuto americano.

    Negli anni successivi, il Giappone dovette riprendersi dalla distruzione subita con la guerra e questa situazione portò uno stress continuo al compositore, minandolo sia fisicamente che mentalmente. Nel 1948, gli fu diagnosticato un cancro allo stomaco il quale, l’anno successivo, lo portò alla morte.

    Viene ricordato per essere stato il primo giapponese a dirigere la Sinfonia n° 9 di Beethoven (solo il quarto movimento) in una registrazione commerciale (13 maggio 1943).

    La sua Sinfonia n° 1 in Re maggiore fu scritta per celebrare il 2600° anno dell’Imperatore, su commissione della Kenkoku-Sai-Honbu (Sede del Festival della Fondazione Nazionale) ed eseguita per la prima volta l’11 giugno 1940 dall’Orchestra della School of Music di Tokyo diretta da Hashimoto.

    Nella scrittura dell’opera, il compositore dovette soddisfare alcuni requisiti, proprio come i compositori sovietici del realismo socialista. Tra questi, la musica doveva essere positiva e nazionalistica, ma anche semplice per essere accettata da un vasto pubblico, pur mantenendo la grandiosità della forma sinfonica.

    Il primo movimento (Maestoso) si basa sul concetto di “Emakimono”, un rotolo illustrato con intermezzi narrativi, le cui parti iniziali e finali sono dipinte con effetti di gradazione, come se fossero velate dalla nebbia. Hashimoto adotta questa tecnica sia nell’introduzione che nel finale del movimento, mentre la parte centrale è in forma sonata, caratterizzata da suoni panoramici ed espressivi che glorificano il Giappone.

    L’introduzione si apre con un canone affidato al primo e al secondo violino, derivante dall'”Oibuki”, una tecnica spesso usata nell’introduzione del Gagaku, la musica tradizionale giapponese di corte. Seguono subito la sezione principale e il primo tema, basato su un motivo di tre note (Re – Mi – La) introdotto dal violino. Mentre esso cresce di intensità, viene introdotto il secondo tema da parte dell’oboe e del flauto, basato sulla scala pentatonica tradizionale giapponese “Miyako-Bushi” e sulla tecnica vocale dello stile Utai (stile recitante) del Noh (una forma teatrale tradizionale giapponese, risalente al XV secolo, nella quale gli attori sono dei semplici narratori che usano le loro apparenze visive e i loro movimenti per suggerire l’essenza della loro storia, piuttosto di metterla in scena). Questo secondo tema viene ripetuto, in contrasto con una melodia degli archi bassi. Il breve e teso sviluppo porta un effimero clima festoso, suggerito dall’accompagnamento dei tramburi e dai frenetici attacchi degli ottoni. La ripresa, infine, richiama l’introduzione e l’esposizione in ordine inverso.

    Il secondo movimento (Allegretto – Scherzando – Allegretto) segue una forma ABA. La prima sezione presenta un tema basato su scale pentatoniche dell’isola di Okinawa, il quale viene ripetuto più volte in crescendo, fino a raggiungere il culmine, dove viene introdotto il Nihon-Daiko, una grande grancassa giapponese. La seconda sezione, invece, riflette l’atmosfera tipica delle canzoni popolari giapponesi cantate durante le feste, caratterizzate dall’accento sul quarto tempo. Ciò riflette il fatto che questi canti erano usati per accompagnare delle grida del tipo “Heave-ho”.

    Il terzo movimento (Moderato) è un tema con variazioni e fuga. Il tema è costituito dall’inno Kigensetsu, simile al Gagaku e basato sul motivo del primo tema del primo movimento. Seguono otto variazioni: la prima, in 5/8, simile a una barcarola e suonata all’unisono da celesta e arpa; la seconda, uno sviluppo in canone della precedente; la terza, una musica consolatoria sul morbido pizzicato degli archi; la quarta, una danza leggera nella quale il tema è affidato a punteggiature del flauto; la quinta, introdotta da una cadenza del clarinetto, mentre nella sesta la salubrità diminuisce gradualmente per condurre alla settima variazione, più sentimentale. L’ottava, infine, funge da preludio alla tripla fuga, con il tema affidato agli archi basato su materiale precedente, il quale conclude la sinfonia in modo lirico e grandioso.

    Buona serata e a domani!

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