Arcadelt & Petrarca

Jacques Arcadelt (1507 - 14 ottobre 1568): Chiare, fresche e dolci acque, madrigale a 5 voci (pubblicato nella raccolta Il primo libro de le Muse a cinque voci composto da diversi eccellentissimi musici, 1555, n. 1); testo di Francesco Petrarca (Canzoniere CXXVI, 1-3). The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.

1ª parte :

Chiare, fresche e dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir’ mi rimembra)
a lei di fare al bel fiancho colonna;
herba et fior’ che la gonna
leggiadra ricoverse
co l’angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:
date udïenza insieme
a le dolenti mie parole extreme.

2ª parte :

S’egli è pur mio destino
e ’l cielo in ciò s’adopra,
ch’Amor quest’occhi lagrimando chiuda,
qualche gratia il meschino
corpo fra voi ricopra,
et torni l’alma al proprio albergo ignuda.
La morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo:
ché lo spirito lasso
non poria mai in piú riposato porto
né in piú tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata et l’ossa.

3ª parte :

Tempo verrà anchor forse
ch’a l’usato soggiorno
torni la fera bella et mansüeta,
et là ’v’ella mi scorse
nel benedetto giorno,
volga la vista disïosa et lieta,
cercandomi; et, o pietà!,
già terra in fra le pietre
vedendo, Amor l’inspiri
in guisa che sospiri
sí dolcemente che mercé m’impetre,
et faccia forza al cielo,
asciugandosi gli occhi col bel velo.

6 pensieri riguardo “Arcadelt & Petrarca

  1. Buongiorno e buon lunedì, caro Claudio, grazie di aver condiviso questo delizioso madrigale… il testo di Petrarca, poi, bellissimo 😊

    Arcadelt viene ricordato tra i più famosi compositori franco-fiamminghi ad aver composto madrigali e il suo primo libro, apparso un decennio dopo i primi esempi del genere, fu la raccolta di madrigali più stampata della sua epoca.

    Egli fu il maggiore esponente della prima fase della composizione madrigalistica, la cosiddetta “fase classica” e, soprattutto grazie alle sue pubblicazioni, il madrigale poté diffondersi al di fuori dell’Italia.

    Le successive ristampe del suo primo libro furono di grande ispirazione per le generazioni successive di compositori e, inoltre, furono spesso utilizzate come eccellente mezzo didattico. Talmente elevata era la loro fama che tali ristampe erano ancora in circolazione un secolo dopo la pubblicazione originale.

    Di origini belghe, si trasferì da giovane in Italia, stabilendosi a Firenze, dove ebbe l’opportunità di incontrare o collaborare con Philippe Verdelot, autore dei primi madrigali. Successivamente, si spostò a Roma, lavorando nel coro papale della Basilica di San Pietro e divenendo membro della Cappella Giulia e della Cappella Sistina. In quest’utlima, fu anche nominato “magister puerorum”.

    Arcadelt rimase a Roma dal 1538 al 1551 e, durante questo periodo, videro la luce ben quattro suoi libri di madrigali, il primo dei quali conobbe ben 45 ristampe.

    Negli stessi anni, probabilmente agli inizi del 1542, il compositore conobbe il famoso pittore Michelangelo, ma i suoi madrigali su due sonetti dell’artista furono accolti con indifferenza, probabilmente dovuta alla scarsa preparazione musicale del pittore e, di conseguenza, alla sua incapacità di apprezzare il lavoro di Arcadelt. Tuttavia, Michelangelo ripagò il compositore con un pregiato pezzo di raso, adatto a essere trasformato in un doppietto.

    Dopo il ritorno in patria, Arcadelt si dedicò alla scrittura di chansons. Nel 1557, invece, scrisse un libro di messe, dedicato al cardinale di Lorena Carlo di Guisa, per il quale già lavorava come maestro del coro.

    La sua produzione annovera esclusivamente musica vocale, sia sacra che profana: si ricordano 24 mottetti, 125 chanson, circa 250 madrigali, 3 messe e varie composizioni sulle Lamentazioni di Geremia e sul Magnificat, nonché varie chanson sacre (l’equivalente francese del madrigale spirituale).

    La sua musica presenta influenze della chanson e dello stile polifonico nordico, nonché elementi della musica secolare italiana e della musica ascoltata durante il servizio nel coro della Cappella Sistina. Grazie al suo lavoro stilistico, il compositore riuscì a portare il madrigale alla sua prima maturità.

    I suoi madrigali erano generalmente a 4 voci, anche se ne scrisse alcuni a 3, a 5 e 6 voci. Stilisticamente, questi lavori sono melodiosi e con una struttura semplice, cantabili e costruiti su armonie diatoniche. La loro musica, invece, è spesso sillabica e, nonostante talvolta usi frasi ripetute, segue uno schema Durchkomponiert, a differenza della chanson contemporanea, spesso strofica.

    Nelle sue composizioni, Arcadelt alterna tessiture omofoniche e polifoniche e, nei suoi madrigali, si affermano al meglio la scrittura a quattro parti, la raffinatezza e l’equilibrio formale. Le altre caratteristiche tipiche del madrigale (abbellimenti, cromatismi, virtuosismi, pittura di parole, ecc.) non si trovano in nessuno dei suoi madrigali, essendo più tipici di una produzione più tarda.

    I suoi madrigali divennero subito popolari in Italia e in Francia, apparendo addirittura in numerose intavolature per liuto, chitarra e viola. La loro popolarità era forse dobuta al dono del compositore di catturare lo spirito italiano e di unirlo alla perfezione tecnica dello stile armonico-polifonico franco-fiammingo. In più, le sue melodie erano orecchiabili, deliziose e facili da cantare e ciò potrebbe aver contribuito a diffondere ancora di più le sue opere.

    I suoi testi si ispirano, tra gli altri, alle liriche di Petrarca (al quale si ispirò per realizzare cinque madrigali tra loro collegati tematicamente, anticipando la moda dei cicli madrigalistici), Pietro Bembo, Lorenzo de’ Medici, Filippo Strozzi e Giovanni Guidiccioni (quest’ultimo autore del testo della sua composizione più famosa e longeva, il madrigale a 4 voci Il bianco e dolce cigno).

    Per quanto riguarda le sue chanson, invece, si può affermare che talune di queste erano dei contrafacta dei suoi madrigali, poiché la musica era sempre la stessa, però ristampata con nuovi testi in francese anziché in italiano. Raramente in questo periodo storico, madrigali e chanson condividevano una così forte similitudine.

    Le messe, infine, sono influenzate dai precedenti compositori franco-fiamminghi, come Jean Mouton e Josquin Des Prez, mentre i mottetti evitano la tipica polifonia nordica in favore di una struttura più chiara e declamatoria e, sotto questo aspetto, sono simili alla sua musica profana.

    Buona serata e a domani!

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