Ives 150 – IV

Charles Ives (20 ottobre 1874 - 1954): Sinfonia n. 4 (c1912-c1925). BBC Symphony Orchestra, dir. David Robertson.

  1. Prelude: Maestoso
  2. Comedy: Allegretto
  3. Fugue: Andante moderato con moto
  4. Finale: Very slowly – Largo maestoso

4 pensieri riguardo “Ives 150 – IV

  1. La Sinfonia n° 4 di Ives fa parte delle composizioni della maturità artistica del compositore e fu composta lungo un esteso arco temporale, tanto che recenti studi musicologici hanno accertato che certe parti del lavoro risalgono al periodo universitario di Ives.

    L’opera fu terminata nel 1916 ma, a causa di difficoltà esecutive, fu presentata al pubblico il 29 gennaio 1927 a New York, occasione per la quale furono suonati solo i primi due movimenti, sotto la direzione di Eugene Goossens, venendo accolta poco favorevolmente dal pubblico.

    Dopo un periodo di oblio, nel 1965 la sinfonia fu eseguita in forma intergrale, da parte dell’American Symphony Orchestra diretta da Leopold Stokowski, insieme al Coro della Schola Cantorum di New York diretto da Hugh Ross.

    Questa volta, il successo fu immediato e l’opera conobbe anche una tramissione televisiva per vari mesi negli Stati Uniti e in Canada. Poco tempo dopo, sempre sotto la direzione di Stokowski, fu realizzata una registrazione su disco stereofonico LP 33 giri.

    La composizione vede un ritorno alla classica suddivisione in quattro movimenti adottati già per la Sinfonia n° 1, ma la struttura formale è insolita, con il primo movimento, molto breve, concepito come preludio introduttivo e gli altri tre movimenti più ampi e sviluppati.

    L’organico di esecuzione è veramente impressionante, con 4 flauti e 2 ottavini, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 sassofoni, 2 fagotti, 4 corni, 6 trombe, 4 tromboni, tuba, 2 pianoforti (di cui uno a quattro mani), organo, celesta, una nutrita sezione di percussioni, archi e coro, più un complesso lontano formato da 5 violini, viola e arpa.

    A causa della grande complessità strutturale dell’opera – polimetrica e poliritmica – è richiesta la presenta di altri due direttori orchestrali assistenti, in aggiunta al direttore principale e al maestro del coro.

    L’opera ha natura programmatica, con un tema costituito, a detta del compositore, dalla “grande domanda, il Come? ed il Perché? Che lo spirito dell’uomo pose alla vita”. Il primo movimento rappresenta questa domanda, mentre gli altri tre movimenti sono le tre diverse risposte dell’esistenza.

    Anche in questa sinfonia, non manca la citazione di materiale popolare, di inni patriottici, di cantici religiosi e di marce militari. Si osserva anche la grande capacità di Ives di accostarsi a grandi temi universali, come il mito dell’infanzia, la patria, il lavoro, l’uomo e il destino dell’umanità.

    Nel primo movimento, Ives contrappone il piccolo complesso lontano alla grande massa orchestrale e al coro, il quale intona l’inno Watchman, Tell Us of the Night del compositore John Bowring. A differenza dell’audace inizio – con un basso forte, maestoso e fortissimo, seguito da una crescente fanfara di trombe – il movimento si conclude con un quadruplo pianissimo.

    Il secondo movimento è la prima risposta alla domanda posta nel preludio, quella della vita terrestre raffigurata come un’umanità formicolante e multiforme. Si tratta del movimento più ampio e complesso della sinfonia, con la parte maggiormente complicata posta all’inizio, quando si contrappongono diversi ritmi tra le varie sezioni dell’orchestra.

    Già dall’inizio, al tempo di 6/8 in crome regolari del pianoforte a due mani, delle percussioni, degli ottoni e dei flauti, si sovrappongono un tempo di 5/8 del clarinetto, del primo esecutore del pianoforte a quattro mani, del triangolo e delle campane tubolari, uno di 7/8 dei fagotti ed uno di 2/4 del secondo esecutore del pianoforte a quattro mani. Nello stesso tempo, i violini procedono al ritmo di 4/4 equivalenti a due misure di 6/8, mentre gli archi bassi suonano senza indicazione di misura, seguendo quella del pianoforte. A ciò si aggiungono diversi gruppi e valori non convenzionali.

    Complessivamente, la musica si sviluppa fino a raggiungere vari climax tumultuosi prima di scemare e il movimento è strutturato come un grande mosaico contenente varie citazioni di musica popolare e marce militari, alternando episodi più veloci ad altri più lenti.

    Ives, a proposito di questa particolare struttura, disse che il movimento non costituisce uno scherzo, ma “una commedia nella quale una visione facile, eccitante e fondamentalmente profana dell’esistenza si contrappone alle prove dei pellegrini nel corso del loro duro viaggio attraverso il paese selvaggio. Gli interludi lenti (inni dei pellegrini) sono costantemente respinti e sommersi da questo torrente. Tale sogno fantastico si conclude per l’intrusione improvvisa della realtà: un 4 luglio a Concord con fanfare, tamburi, ecc.”.

    Tra i brani citati, si ricordano In the Sweet By-and-By, Beulah Land, Marching Through Georgia, Ye Christian Heralds, Jesus, Lover of my Soul e Nearer, My God, to Thee.

    Tra le fonti di ispirazione per questo brano, sono da segnalare anche il racconto The Celestial Railroad dello scrittore statunitense Nathaniel Hawthorne e il secondo movimento della Concord Sonata per pianoforte.

    Il terzo movimento, invece, è la seconda risposta alla domanda, ossia quella della religione. Originariamente, questo movimento era stato scritto in Do maggiore come primo movimento del Quartetto per archi n° 1, con numerose dissonanze e basato sulla melodia del cantico From Greenland’s icy mountains to Africa’s coral strand. Successivamente, il brano fu eliminato dal quartetto e rimaneggiato per diventare parte integrante di questa sinfonia.

    Alcuni critici sostengono anche che il pezzo è una lieve espansione orchestrale di un esercizio didattico di fuga composto da Ives durante il suo periodo universitario. Nella sua forma orchestrale, esso cita brevemente il brano Joy to the World.

    Dal diatonicismo arcaicizzante, il movimento si struttura come una doppia fuga per archi, spesso accompagnati dal corale solenne dei tromboni. Esso contrasta decisamente con gli altri tre movimenti, come a rappresentare “un espressione della reazione della vita verso il formalismo e il ritualismo”.

    Nel complesso, la musica presenta varie battutte irregolari, poliritmie e dissonanze, soprattutto durante il climax crescente man mano che si arriva alla conclusione. Contrapposto agli altri tre movimenti – armonicamente, tonalmente e ritmicamente più complessi – questo movimento, secondo il biografo di Ives, Jan Swafford, è “in un certo senso, il movimento più rivoluzionario di tutti”.

    Il movimento finale inizia in tempo Molto lento e si basa interamente sull’inno Nearer, My God to Thee. Esso vede contrapporsi un gruppo di percussioni, l’orchestra principale e il complesso lontano, con il primo gruppo che mantiene un tempo diverso dal resto dell’orchestra. Proseguendo, l’orchestra aumenta la sua intensità sonora fino ad arrivare a un culmine per arrivare, poco prima della fine, alla quiete iniziale, concludendo con i vocalizzi del coro e le sonorità orchestrali sempre più tenui che si perdono in lontananza.

    Ives definì questo movimento “un’apoteosi del contenuto precedente, in termini che hanno a che fare con la realtà dell’esistenza e la sua esperienza religiosa”. Nei suoi Memos, inoltre, egli scrisse che il movimento “mi sembra il migliore, se paragonato agli altri movimenti, o a qualsiasi altra cosa che ho fatto”.

    La sinfonia si caratterizza altresì per l’uso dei quarti di tono, udibili sia negli archi che in un pianoforte apposito che assume 24 note per ottava. Nel secondo movimento, in particolare, il pianoforte esegue un motivo in parte in quarti di tono e in parte in toni interi, accompagnando un violino solista che intona l’inno Beulah Land.

    Combinando elementi e tecniche del precedente lavoro compositivo di Ives, questa sinfonia è stata definita “una delle sue opere più definitive”. Swafford, la definì addirittura “il capolavoro culminante di Ives”.

    Ti auguro una serena buonanotte, a domani!

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