Gabriel Fauré (1845 - 4 novembre 1924): Pavane in fa diesis minore op. 50, versione per coro e orchestra (1887). Hallé Choir and Orchestra, dir. Maurice Handford.
La Pavane è dedicata alla contessa Élisabeth Greffulhe, nata Riquet de Caraman (1860 - 1952), che Fauré chiamava «Madame ma Fée». Il testo affidato al coro, del tutto inconsistente, è di un cugino della contessa, il famoso esteta, poeta simbolista e dandy Robert de Montesquiou (1855 - 1921).
C’est Lindor, c’est Tircis et c’est tous nos vainqueurs!
C’est Myrtille, c’est Lydé! Les reines de nos coeurs!
Comme ils sont provocants! Comme ils sont fiers toujours!
Comme on ose régner sur nos sorts et nos jours!
Faites attention! Observez la mesure!
Ô la mortelle injure! La cadence est moins lente!
Et la chute plus sûre! Nous rabattrons bien leur caquets!
Nous serons bientôt leurs laquais!
Qu’ils sont laids! Chers minois!
Qu’ils sont fols! (Airs coquets!)
Et c’est toujours de même, et c’est ainsi toujours!
On s’adore! On se hait! On maudit ses amours!
Adieu Myrtille, Eglé, Chloé, démons moqueurs!
Adieu donc et bons jours aux tyrans de nos coeurs!
Et bons jours!
Lo stesso brano nella versione per sola orchestra. London Philharmonic Orchestra, dir. Ben Gernon.

Adoro! E buongiorno!
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Buon giorno dopo mezzogiorno! 😉
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belle entrambe le versioni, Buon inizio di settimana Claudio
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Buona giornata e buona settimana anche a te 🙂
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This is really beautiful, I like it very much!!
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Brano celebre e suggestivo, in entrambe le versioni. Certo che il Montesquiou (o Montesquiou-Fézensac, della famiglia citata da Proust) avrebbe potuto scrivere un testo più significativo e intelligente, anziché dei banali versi alla moda.
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In effetti è il meno interessante fra tutti i testi musicati da Fauré.
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More wonderful music by Faure and a connection to Manchester with the Halle (my favourite aunt sang with the choir for over 40 years).
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Yes, I remember you already wrote it 🙂
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La versione orchestrale fu scritta dal compositore durante un soggiorno estivo nel piccolo comune di Le Vésinet, con l’intenzione di realizzare un lavoro puramente orchestrale, da affidare a un organico modesto, per eseguirlo durante una serie di concerti leggeri estivi diretti da Jules Danbé.
Dopo la dedica alla sua mecenate, Fauré si sentì obbligato a mettere in scena un evento più grandioso e, su raccomandazione della contessa, aggiunse un coro invisibile che accompagnasse l’orchestrale, insieme a un supplemento per i ballerini.
I versi, sull’impotenza romantica del cugino della contessa, sembrano rispecchiare lo stile del famoso poeta simbolista Paul Verlaine. Fauré ebbe a dire:
“M. de Montesquiou … ha gentilmente accettato l’ingrato e difficile compito di mettere su questa musica, che è già completa, parole che renderanno la nostra Pavane adatta ad essere sia ballata che cantata. Le ha dato un testo delizioso: sornione civetterie da parte delle danzatrici e grandi sospiri da parte dei danzatori maschi che valorizzeranno in modo singolare la musica. Se l’intera cosa meravigliosa, con una danza incantevole in costumi raffinati e un coro e un’orchestra invisibili, potesse essere eseguita, che delizia sarebbe!”
L’opera vide la sua prima esecuzione al Concert Lamoureux, diretta da Charles Lamoureux, il 25 novembre 1888 mentre, tre giorni più tardi, la versione corale fu presentata in prima assoluta a un concerto della Société Nationale de Musique. Al 1881, invece, risale una versione con ballerini e coro, realizzata per uno “spettacolo coreografico” voluto dalla contessa per abbellire una sua vesta in giardino al Bois de Boulogne a Parigi.
Questa composizione di Fauré ha goduto a lungo di grande popolarità tanto che, nel 1917, entrò in una verisone di balletto (con la coreografia di Léonide Massine) nel repertorio dei Ballets Russes di Sergei Diaghilev, con il titolo Las Meninas o Les Jardins d’Aranjuez. Nonostante lo scarso successo del balletto, Diaghilev rimase pienamente soddisfatto del suo lavoro e lo mantenne in repertorio fino alla sua morte.
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Uno dei pezzi musicali che preferisco in assoluto!
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A me piace molto anche la Sicilienne:
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Prima o poi la pubblico. Mi è simpatico Fauré.
È mancato nel ’24 come Puccini.
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Pur nell’insieme un po’ lineare, oserei dire monotono, per quanto riguarda la parte strumentale mi convince maggiormente la versione della London: al solito, la trovo più espressiva e cantabile. Faurè è tra i miei autori prediletti: in gioventù, praticamente cento anni fa 🙂 , suonai al saggio alcuni pezzetti della suite Dolly, a quattro mani con un’amica. Grazie per avermi suscitato questo ricordo! (a questo link una pregevole recente interpretazione di due valenti pianiste italiane: https://www.youtube.com/watch?v=p9eXNn7H0Vc)
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Ottimo, grazie 🙂
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Grazie a te!
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