Pastorales de Noël

André Jolivet (1905 - 20 dicembre 1974): Pastorales de Noël per flauto, fagotto e arpa (1943). Hélène Boulègue, flauto; David Sattler, fagotto; Nicolas Tulliez, arpa.

  1. L’Étoile: Simple et sans lenteur
  2. Les Mages: Très modèré [3:37]
  3. La Vierge et l’enfant: Simple [6:51]
  4. Entrée et danse des bergers: Souple [9:35]

Altre composizioni di Jolivet in questo blog (cliccare sul titolo):

6 pensieri riguardo “Pastorales de Noël

  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questa deliziosa selezione di composizioni di André Jolivet, davvero tutte molto interessanti e piacevoli da ascoltare 😊

    Figlio d’arte, Jolivet proseguì sulla strada dei genitori, prendendo lezioni di pittura e di violoncello a partire dall’età di 14 anni. Fu l’Abbé Théodas, direttore del coro di Notre-Dame de Clignancourt e fondatore del coro “Les Ménétriers” a introdurlo alla composizione e alla polifonia rinascimentale e barocca. Tra l’altro, studiò anche privatamente pianoforte con Louis Feuillard.

    Nonostante il suo precoce talento artistico, fu spinto dai genitori a perseguire la carriera di insegnante e, di conseguenza, si iscrisse alla scuola per insegnanti. Una volta terminata, iniziò a lavorare in varie scuole elementari parigine e, durante questo periodo, si prese una pausa di tre anni per assolvere il servizio militare.

    Uno dei suoi insegnanti, tal Georges Valmier, gli disse che poteva avere un futuro nella musica, contribuendo a riaccendere la sua vecchia passione. Fu incoraggiato a dedicarsi con anima e corpo alla composizione e fu messo in contatto con il compositore Paul Le Flem, il suo primo insegnante di composizione, con il quale approfondì l’armonia e il contrappunto e scoprì la nuova musica del ‘900.

    Entrato presto in contatto con la musica di Schoenberg, Jolivet si interessò alla musica atonale e, su raccomandazione di Le Flem, decise di studiare con Edgard Varèse, divenendone l’unico allievo europeo. Con questi, approfondì le tematiche dell’acustica musicale, della musica atonale e dell’orchestrazione, nonché l’applicazione pratica del concetto di “massa sonora”.

    Ritornato in patria nel 1935, Jolivet decise di fondare insieme ai compositori Olivier Messiaen e Jean-Yves Daniel-Lesur una società di musica da camera avanguardistica, denominata “La Spirale” dalla quale, l’anno successivo, si sviluppò il gruppo musicale “La Jeune France”, al quale si aggregò anche il compositore Yves Baudrier.

    Scopo del neonato gruppo era quello di ristabilire una forma di composizione più umana e meno astratta. I suoi membri scrissero musica dal sapore mistico, di natura neo-impressionistica, allontanandosi dalle tendenze romantiche e post-romantiche predominanti.

    Nel corso della sua vita, Jolivet seguì diversi ideali estetici, dapprima scrivendo musica per il teatro, dopodiché scrivendo pezzi in stile impressionistico, ispirandosi a Debussy, Dukas e Ravel. Nel periodo della maturità, invece, si ispirò alla musica di Schoenberg e Varèse, rifacendosi fortemente all’atonalità e al modernismo.

    Con la suite Mana (1933) per pianoforte, inizia il suo “periodo magico”, contraddistinto dalla scrittura di pezzi che “restituiscano alla musica il suo significato originario e antico, quando era l’espressione magica e incantatoria delle credenze religiose dei gruppi umani”. Nello stesso periodo, iniziò anche a scrivere diversi articoli sul significato originario della musica e la sua capacità di espressione emotiva, rituale e celebrativa.

    Al 1945, invece, risale uno scritto dove Jolivet affermava che “la vera musica francese non deve nulla a Stravinsky”, sebbene entrambi i compositori abbiano attinto molto alla musica antica nelle loro composizioni.

    Durante questi anni, Jolivet si allontanò progressivamente anche dal neoclassicismo, ricercando uno stile compositivo meno meccanico e artificioso e più spirituale. Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, invece, abbandonò l’atonalità in favore di uno stile più tonale e lirico.

    Dopo pochi anni – durante i quali scrisse l’opera comica Dolorès, ou Le miracle de la femme laide (1942) e il balletto Guignol et Pandore (1943) – giunse a un compromesso tra il suo precedente stile altamente sperimentale e il nuovo stile. Il primo lavoro di questa nuova fase fu la Sonata n° 1 per pianoforte (1945).

    Tra il 1945 e il 1959, invece, Jolivet poté realizzare la sua ambizione giovanile di scrivere per il teatro, lavorando come direttore musicale della Comédie Française. In parallelo, si dedicò alla composizione per le sale da concerto, ispirandosi ai suoi frequenti viaggi in giro per il mondo e adattando testi e musiche orientali al suo stile “francese”.

    Negli anni ’50 e ’60, Jolivet scrisse diversi concerti virtuosistici per vari strumenti (tromba, pianoforte, flauto, arpa, fagotto, percussioni, violoncello e violino), nonché alcuni pezzi per ondes Martenot – uno dei primi strumenti elettronici – diventando uno dei primi a scrivere per questo nuovo strumento.

    Nel 1959, infine, Jolivet fondò il Centre Français d’Humanisme Musical di Aix-en-Provence, un’associazione estiva destinata all’incontro di compositori, musicisti e studenti. Il successo dell’istituzione non tardò ad arrivare ma, a causa della sua macchinosa gestione, Jolivet dovette chiuderla dopo soli cinque anni.

    In parallelo alla composizione, lavorò come consulente tecnico della Direzione Generale delle Arti e delle Lettere (1959-1962) e poi come professore di composizione al Conservatorio Nazionale Superiore di Musica e Danza di Parigi.

    Al 1972, infine, risale la sua opera Bogomilé ou le lieutenant perdu, commissionatagli dal direttore dell’Opéra di Parigi Rolf Liebermann, ma rimasta incompiuta a causa della morte del compositore.

    La Pastorales de Noël è un trio per flauto, fagotto e arpa scritto in piena Seconda Guerra Mondiale e descritto dal suo autore come “un insolito e davvero carino pezzo natalizio”. Il pezzo, in gran parte delicato ed evocativo, stabilisce un’atmosfera di antichità e i quattro movimenti sono molto vividi, con spettacolari effetti creati dai vari strumenti.

    Il primo movimento – L’Étoile – inizia con un misterioso duetto di flauto e fagotto, accompagnati da brillanti arpeggi dell’arpa. Il movimento successivo – Les Mages – riflette gli sforzi dei magi compiuti durante il viaggio, resi magistralmente da fagotto e flauto con una melodia che mostra un intervallo aumentato (Mi bemolle- Fa diesis).

    Il terzo movimento – La Vierge et l’enfant – è molto semplice, basato interamente sulla scala di Do minore, mentre l’ultimo movimento – Entrée et danse des bergers – è ritmicamente più complesso, cambiando tempo diverse volte. La conclusione è affidata a un inaspettato accordo di Mi maggiore con sesta aggiunta.

    Buona giornata e a domani!

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