O nata lux de lumine

Thomas Tallis (c1505 - 1585): O nata lux de lumine, mottetto a 5 voci (pubblicato in Cantiones quae ab argumento sacrae vocantur, 1575, n. 8). The Tallis Scholars, dir. Peter Phillips.

O nata lux de lumine,
Iesu redemptor saeculi,
Dignare clemens supplicum
Laudes precesque sumere.
Qui carne quondam contegi
Dignatus es pro perditis.
Nos membra confer effici
Tui beati corporis.

11 pensieri riguardo “O nata lux de lumine

  1. Buongiorno e buona domenica, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questo delizioso mottetto e complimenti ai The Tallis Scholars per l’ottima interpretazione 😊

    Tallis viene ricordato come uno dei maggiori compositori inglesi tardo-rinascimentali, autore di una produzione in gran parte vocale, la quale occupa un posto importante nelle antologie musicali corali inglesi.

    Non avendo a disposizione alcun documento inerente le sue origini o la sua infanzia, è difficile capire da quale famiglia provenga e cosa abbia fatto nei suoi primi anni di vita. Si ritiene, comunque, che sia nato nella prima metà del XVI secolo (si stima tra il 1500 e il 1520) e che il suo unico parente conosciuto fosse un certo John Sayer, un suo cugino. Essendo entrambi i cognomi molto diffusi nella contea del Kent, si ritene che Tallis sia nato lì.

    Si ipotizza che, durante l’infanzia, il giovane sia stato cantore della Chapel Royal, continuando a ricoprire lo stesso ruolo anche in età adulta. Probabilmente, fu anche corista presso il Priorato benedettino di Santa Maria Vergine e San Martino della Nuova Opera a Dover. Si pensa anche che possa aver lavorato come cantore presso la Cattedrale di Canterbury.

    Durante la giovinezza, invece, Tallis lavorò come compositore ed esecutore presso la corte inglese, servendo ben quattro sovrani (Enrico VIII, Edoardo VI, Maria I ed Elisabetta I). Dopo il 1570, prestò servizio anche come organista della cappella reale e mai si fece coinvolgere nelle controversie religiose che scoppiarono negli anni successivi.

    Durante i suoi anni a corte, Tallis non compose sempre nella stessa maniera, ma adattò il suo stile alle esigenze di ogni monarca, mostrando quindi grande versalità compositiva. In questo periodo, si dedicò anche all’insegnamento, impartendo lezioni al compositore William Byrd e all’organista Elway Bevin.

    Sono sconosciute notizie certe sul compositore precedenti il 1531, anno in cui si rinviene il suo nome nei libri contabili della casa benedettina Dover Priory nel Kent, dove lavorava come organista e come responsabile della direzione dei canti dall’organo. Si ha anche notizia di un “Thomas Tales, joculator organum”, sempre impiegato nel priorato.

    Dopo lo scioglimento del priorato nel 1535, non si hanno notizie di un’eventuale allontanamento di Tallis dal Kent, fino a quando non viene menzionato nei registri della chiesa di St. Mary-at-Hill, nel quartiere londinese di Billingsgate, dove lavorò come cantante e organista dal 1536 al 1538.

    Verso la fine del 1538, Tallis si spostò all’abbazia di Waltham, nell’Essex, presso la quale divenne un membro anziano. Porto con sé un volume di trattati musicali copiati dal precettore John Wylde, tra i quali un trattato del compositore Leonel Power che vietava l’impiego di unisoni, di quinte e di ottave consecutivi. Nell’ultima pagina del libro, vi si trova inciso il suo nome, quindi è probabile che si trattasse di un testo su cui si sia formato.

    Dal 1540 al 1542, invece, il compositore lavorò come cantore alla Cattedrale di Canterbury mentre, dal 1543, fu anche responsabile della cappella reale e, forse, responsabile dell’insegnamento della tastiera e della composizione ai coristi.

    Durante il regno di Elisabetta I, Tallis fu una figura eminente all’interno della cappella domestica reale ma, con l’avanzare degli anni, perse sempre più importanza. Nonostante ciò, nel 1575, gli fu concesso (insieme a Byrd) un monopolio ventunennale per la musica polifonica e un brevetto per stampare e pubblicare “Set songe or songes in parts”, uno dei primi arrangiamenti del genere in Inghilterra.

    Il compositore scriveva in varie lingue (inglese, latino, francese, italiano, ecc.) e aveva anche il diritto esclusivo di stampare musica in quasiasi lingua e, insieme a Byrd, aveva l’uso esclusivo della carta impiegata nella stampa musicale.

    Tra le opere stampate sfruttando il monopolio, vi furono le Cantiones quae ab argumento sacrae vocantur (1575), le quali però ebbero scarso successo e richiedettero un sostegno reale per sostenere i costi di produzione. Tra i motivi del fallimento, vi fu il fatto che la gente avversava le nuove pubblicazioni, specialmente se stampate da cattolici romani, come Tallis e Byrd.

    Come cattolici, i due non poterono vendere musica importata e fu loro vietato di avere qualsiasi diritto sui caratteri musicali o sui brevetti di stampa che non possedevano. Dopo la raccolta del 1575, Tallis probabilmente smise di comporre, dato che non sopravvivono opere successive.

    Negli ultimi anni di vita, il compositore visse a Greenwich, forse vicino al Palazzo reale di Placentia, morendo il 20 o il 23 novembre 1585, secondo un registro della Chapel Royal.

    Le prime composizioni superstiti di Tallis sono un Ave Dei patris filia, un Magnificat a 4 voci e due antifone devozionali alla Vergine Maria (Salve intermerata virgo e Ave rosa sine spinis), cantate la sera dopo l’ultima funzione giornaliera almeno fino ai primi anni ’40 del XV secolo.

    Dopo lo scisma del 1534, la musica sacra dovette seguire uno stile più sillabico e, di conseguenza, la musica di Tallis divenne meno florida. Un esempio è la Messa a quattro voci, dove lo stile è sillabico e accordale, con enfasi degli accordi e uno scarso utilizzo di melismi.

    Nel complesso, le composizioni di Tallis si caratterizzano per la varietà ritmica e per la differenziazione di numerosi stati d’animo, concordanti con il significato dei testi impiegati.

    Le prime opere del compositore, tra l’altro, suggeriscono le influenze dei compositori John Taverner e Robert Fayrfax. Il primo, in particolare, è citato direttamente in Salve intemerata virgo e nella successiva Dum transisset sabbatum.

    Dopo la riforma della liturgia anglicana promossa sotto Edoardo VI (1547-1553), Tallis fu uno dei primi compositori ecclesiastici a scrivere inni su testi inglesi. A questo periodo risalgono i pezzi Gaude gloriosa Dei Mater e la messa di Natale Puer natus est nobis, entrambi dedicati alla Vergine Maria e alla regina.

    Prima del periodo elisabettiano, tuttavia, alcune opere di Tallis furono incluse nel The Mulner Book e, probabilmente, furono impiegate dalla regina stessa quando era più giovane. Dopo l’abolizione della Liturgia Romana, invece, entrò in vigore il Book of Common Prayer e i compositori ripresero a scrivere inni su testi inglesi, anche se il latino non venne mai abbandonato dai compositori della cappella reale.

    In generale, le autorità ecclesiastiche, essendo protestanti, scoraggiavano l’impiego di musica polifonica in chiesa, a meno che le parole potessero udirsi o, come recitavano i decreti del 1559, “si capisse bene, come se si leggesse senza cantare”.

    In questi anni turbolenti, Tallis scrisse 9 melodie di canti salmici per il Salterio dell’arcivescovo Matthew Parker, pubblicato nel 1567. Tra queste, la Melodia del terzo modo, la quale ispirò Ralph Vaughan Williamms nel comporre la sua Fantasia su un tema di Thomas Tallis (1910).

    I divieti, tuttavia, consentivano di cantare in chiesa pezzi più elaborati durante determinate ore della giornata e, di conseguenza, molti inni elisabettiani complessi del compositore furono cantati durante questi momenti o dalle numerose famiglie che coltivavano la polifonia sacra tra le mura domestiche.

    Le opere migliori di Tallis degli anni elisabettiani includono pezzi delle Lamentazioni di Geremia profeta per le funzioni della Settimana Santa e il mottetto Spem in alium per 8 cori a 5 voci, una composizione unica nel suo genere, per la quale è maggiormente ricordato. Scrisse anche vari inni sotto il regno di Edoardo, di qualità pari alle sue opere elisabettiane.

    Negli ultimi anni di vita, Tallis adottò uno stile conservatore, scevro dalle imperversanti complessità compositive e da testi biblici. Egli scrisse su testi liturgici vari inni per le funzioni della Cappella Reale e, avendo scritto durante gli anni di conflitto tra cattolicesimo e protestantesimo, la sua musica spesso mostra le caratteristiche dello scontro. Probabilmente, nessun altro compositore ecclesiastico inglese ha affrontato un tumulto liturgico come Tallis.

    Il suo mottetto O nata lux de lumine risale molto probabilmente al periodo elisabettiano e deriva da un inno anonimo del X secolo, impiegato nell’Uffcio delle Lodi per la mattina della festa della Trasfigurazione. La celebrazione ricordava il momento nel quale, nei Vangeli, i discepoli ricevettero improvvisamente la visione di Gesù, scintillante di luce e adornato di abiti angelici, che conversa con Mosé ed Elia, anch’essi splendenti.

    Il frammento testuale impiegato da Tallis inizia con una devota invocazione e termina con la preghiera del credente di essere un tutt’uno con il “corpo benedetto” di Cristo visto nella visione. Fedele al misticismo del testo, il compositore crea un’ambientazione appassionante e armonicamente scintillante.

    Nel complesso, il mottetto presenta una scrittura omofonica e accordale, con il passaggio finale ripetuto due volte, una tecnica comune nella produzione di Tallis. L’armonia è ricca di “relazioni incrociate”, rapidi accostamenti di note cromaticamente opposte, come Fa e Fa#.

    Il mottetto si conclude con una cadenza piuttosto dissonante, la più famosa di tutta la musica inglese, ossia una voce passa al Fa# mentre un’altra canta il Fa naturale. Quest’ultima poi passa al Mi bemolle. mentre la prima al Re, a simboleggiare che l’unione mistica con il corpo di Cristo non è indolore.

    Buona giornata e alla prossima!

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