Péter Eötvös (2 gennaio 1944 - 2024): Multiversum per organo, organo hammond e orchestra (2017), in memoriam Pierre Boulez († 5 gennaio 2016). Iveta Apkalna, organo; László Fassang, organo hammond; Koninklijk Concertgebouworkest diretto dall’autore (1a esecuzione, Amburgo, 10 ottobre 2017).
«Since Yuri Gagarin’s journey into space in 1961, technological advancements have caused us to marvel at the miracle of the cosmos. Research like Witten’s theory of the eleven dimensions and string theory has astounded us with its speculation on the nature of outer space, and has spurred me on in my compositional fantasy. My work consists of three movements: Expansion, Multiversum and Time and Space. It surrounds the audience with sound from all sides. The concert organ is played at the front of the hall and, although also played onstage, the rotating tone of the Hammond organ will sound from the back. The orchestral seating will reinforce the spatial impression of a tonal universe with the strings on the left, the woodwinds on the right and brass and percussion dispersed across the entire width of the stage» (Peter Eötvös).

Direi che la nota dell’autore è essenziale, ma ci vorrebbe un ascolto in sala per apprezzare la composizione.
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Veramente è il Cosmo intorno a noi.
Trovo questa composizione bellissima e meditativa.
Anche il video è molto suggestivo.
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Immaginifico, direbbe il Vate. Forse Pèter era un discendente familiare di Loránd Eötvös, un fisico che dette un importante contributo agli studi relativistici del secolo scorso?
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Per quanto ne so, non c’è parentela fra Loránd e Péter Eötvös.
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E allora come gli è venuto in mente di dedicare un brano alla fisica contemporanea?
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In onore dell’omonimo?
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Mah. Continuo a pensare che fosse suo nonno o prozio. Solo congettura. Dove si potrebbe verificare?
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C’è un’utilità di ricerca nel sito personale di Peter Eötvös: ho provato a cercare “Loránd” ma non ha dato alcun risultato.
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Dice che è rimasto colpito dalle ultime teorie (stringhe, 11 dimensioni) sull’universo. Come noi non ci ha capito un tubo e quindi è rimasto ispirato compositivamente. Chiaro!
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neppure la maggioranza dei fisici teorici ci ha capito molto, le stringhe sono una lingua da iniziati… 🙂
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Come fonte di ispirazione musicale sono molto più aggiornate del solito tramonto.
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Dici?
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Il tramonto è eterno ma sa un po di usato, le stringhe no. Forse Kubrik (se fosse vivo) userebbe questa musica per il suo nuovo film 🙂
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Buongiorno, caro Claudio, grazie mille per aver portato questo pezzo “spaziale”, davvero un’ottima interpretazione. La direzione di Eötvös, poi, magnifica! 😊
Nato a Székelyudvarhely, all’epoca parte dell’Ungheria e oggi in Romania, già in tenera età coltivò il suo talento musicale, grazie a un’educazione musicale accurata, la quale gli permise di venire in contatto con la musica del suo connazionale Béla Bartók.
Anche la madre, pianista e insegnante di musica, contribuì alla sua formazione, impartendogli i primi rudimenti di teoria musicale e insegnandogli a suonare vari strumenti, come il pianoforte, il violino, il flauto e varie percussioni.
Già all’età di cinque anni, Eötvös scrisse i suoi primi piccoli pezzi, ma anche opere teatrali e, a soli undici anni, vinse un concorso di composizione, facendosi notare all’interno del mondo artistico ungherese.
Fondamentale fu il suo incontro con il compositore austro-ungarico György Ligeti, il quale lo raccomandò a Zoltán Kodály presso l’Accademia di Musica “Franz Liszt”. Il giovane fu subito accettato con lode presso l’istituto all’età di soli 14 anni e qui iniziò i suoi studi di composizione con János Viski.
Già durante il suo primo anno da studente dell’Accademia, iniziò anche a lavorare come accompagnatore di varie proiezioni cinematografiche e teatrali, con improvvisazioni al pianoforte e all’organo Hammond. Successivamente, scrisse anche varie musiche di scena per il teatro e per il cinema mentre, nel 1970, compose diversi pezzi di musica d’occasione.
Durante questo periodo, Eötvös sviluppò enormemente il suo stile personale, influenzato da elementi della musica del compositore rinascimentale Carlo Gesualdo (come si può vedere in Drei Madrigalkomödien e nell’opera Three sisters), dal jazz americano degli anni ’60, dalla musica elettronica di Karlheinz Stockhausen e dalla musica di Pierre Boulez.
Grazie a una borsa di studio del Servizio Tedesco di Scambio Accademico, nel 1966 il compositore poté studiare alla Hochschule für Musik und Tanz Köln di Colonia, dove ebbe come insegnante Bernd Alois Zimmermann (composizione e direzione d’orchestra).
L’istituto collaborava con lo studio di musica elettronica dell’emittente radiotelevisiva Westdeutscher Rundfunk e ciò consenti al giovane di utilizzare le tecnologie più avanzate dell’epoca di uno dei migliori studi a livello europeo. Eötvös rimase a lavorare presso lo studio per ben otto anni, dal 1971 al 1979.
Nello stesso periodo, conosce personalmente Karlheinz Stockhausen, per il quale lavorò come ingegnere, copista, musicista e direttore d’orchestra.
Nel 1978, invece, fu invitato da Boulez a dirigere il concerto inaugurale dell’IRCAM di Parigi e, nello stesso anno, fu anche nominato direttore musicale dell’Ensemble InterContemporain, incarico mantenuto fino al 1991.
Parallelamente a questi incarichi, Eötvös sviluppò una sua carriera come esecutore e compositore, esibendosi per la prima volta ai Proms (1980) e venendo regolarmente invitato dalla BBC Orchestra (1985-1988).
Questo periodo segna anche il suo primo successo compositivo, rappresentato dal pezzo strumentale Chinese Opera (1986), scritto in occasione del decennale dell’Ensemble InterContemporain. Seguì ben presto un altro successo, l’opera Three sisters (1986), basata sull’omonimo dramma di Cechov e commissionatagli dall’allora direttore dell’Opéra National de Lyon, Jean-Pierre Brossman.
Altre importanti opere del compositore sono Lady Sarashina e Love and Other Demons (entrambe del 2008) e Valuska (2023, la sua prima opera su libretto ungherese, basata sul romanzo La malinconia della resistenza (1989) dello scrittore ungherese László Krasznahorkai e commissionatagli dall’Opera di Stato ungherese).
Oltre che esecutore e compositore, Eötvös fu anche direttore ospite principale dell’Orchestra Sinfonica di Göteborg (2003-2007), membro della giuria del concorso di composizione Tōru Takemitsu (2014).
Tra l’altro, sviluppò una solida carriera come docente, fondando l’Istituto Internazionale “Eötvös” (1991) per la formazione di giovani direttori e compositore e insegnando direzione d’orchestra e musica cameristica contemporanea alla Hochschule für Musik Karlsruhe (1992-1998 e 2002-2007) e alla Hochschule für Musik und Tanz Köln (1998-2002).
Nel 2004, invece, fece ritorno a Budapest, dove fondò nello stesso anno la Eötvös Contemporary Music Foundation.
Come direttore d’orchestra, Eötvös fu notevolmente influenzato dalle caratteristiche di vari stili compositivi, come la “lucida follia” di Edgar Varèse e Frank Zappa, il senso dell’ironia di Ligeti, una certa audacia “americana”, un rigore “dodecafonico” e i ritmi della musica degli “amati” Bartók e Stravinsky.
Come compositore cinematografico e teatrale, invece, fu influenzato dall’importanza del tempo e della sincronizzazione, nonché dalla concezione del rumore come suono, la quale fu la base delle sue composizioni successive, come Zero Points.
Diversamente da qualsiasi altro compositore contemporaneo, la produzione musicale di Eötvös annovera soprattutto opere ma anche, in misura minore, concerti, musica da camera, musica per ensemble, musica vocale, musica di scena e musica per film.
In ambito teatrale, fu anche influenzato dalla musica e dal teatro giapponesi, come mostra la sua prima opera Hakakiri (1973), scritta durante la sua permanenza a Osaka. Anche l’opera in un atto Lady Sarashina si basa sulla tradizione giapponese.
Alcune sue opere riflettono la sua sensibilità politico-sociale, come Alle vittime senza nome – scritta in memoria degli immigrati africani morti in mare nel tentativo di raggiungere le coste italiane – e Oratoriumbalbulum – la quale solleva diverse questioni politiche che vanno dagli attentati terroristici dell’11 settembre alla limitazione delle frontiere, all’isolamento delle nazioni e all’omogeneizzazione culturale.
Si ricordano anche Der goldeneDrache – incentrata sugli immigrati clandestini – e Angels in America – incentrata sui problemi dei malati di AIDS.
Nel complesso, l’attività compositiva di Eötvös non è volta alla scrittura di pezzi fini a sé stessi, ma intende coinvolgere il pubblico rendendolo parte di un’esperienza artistica completa e complessa, una sorta di rituale. Proprio per questa ragione, la produzione musicale del compositore sorvola sulle aspirazioni musicali astratte novecentesche per assumere un carattere “cerimoniale”, come veniva inteso nelle culture antiche.
Buona giornata e a domani!
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Grazie, Pierfrancesco. Buon tutto 🙂
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Magnificent compostion in memory of great Sailor-Pierre Boulege ❣️🙏❣️
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Quite a performance although I think I might have been blown away if I’d been in the audience! 🙏
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It’s nice to listen to live music 🙂
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That was an experience! Thank you!
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Glad you liked it 🙂
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