Da dove sorge il sole

Jacobus Vaet (c1529 - 8 gennaio 1567): A solis ortus cardine, inno a 5 voci (strofe pari). Dufay Ensemble.

A solis ortus cardine
Ad usque terrae limitem
Christum canamus Principem,
Natum Maria Virgine.

Beatus auctor saeculi
Servile corpus induit,
Ut carne carnem liberans
Non perderet quod condidit.

Clausae parentis viscera
Caelestis intrat gratia;
Venter puellae baiulat
Secreta quae non noverat.

Domus pudici pectoris
Templum repente fit Dei;
Intacta nesciens virum
Verbo concepit Filium.

Enixa est puerpera
Quem Gabriel praedixerat,
Quem matris alvo gestiens
Clausus Ioannes senserat.

Foeno iacere pertulit,
Praesepe non abhorruit,
Parvoque lacte pastus est
Per quem nec ales esurit.

Gaudet chorus caelestium
Et Angeli canunt Deum,
Palamque fit pastoribus
Pastor, Creator omnium.

Iesu, tibi sit gloria,
Qui natus es de Virgine,
Cum Patre et almo Spiritu,
In sempiterna saecula.
Amen.

4 pensieri riguardo “Da dove sorge il sole

  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questo splendido inno, un’interpretazione davvero fantastica 😊

    Vaet viene ricordato come uno dei maggiori rappresentanti della generazione tra Josquin Des Prez e Giovanni Pierluigi da Palestrina. Scrisse perlopiù in una polifonia fluida, caratterizzata da una massiccia presenza di imitazioni.

    Come importante compositore di musica sacra del tempo, fu molto famoso durante la sua vita ma, come diversi suoi contemporanei, dopo la sua morte fu rapidamente dimenticato.

    Non si conosce con esattezza il suo luogo di nascita e le ipotesi più accreditate sostengono che possa essere nato a Kortrijk (l’attuale città di Courtrai in Belgio) o a Harelbeke (sempre in Belgio). Nelle sue Modulationes (1562), comunque, si definisce dapprima “fiammingo” e poi “belga”, quindi è certa la sua provenienza dai Paesi Bassi.

    Dall’introduzione del suo trattato, si viene a sapere che si occupò di musica fin da piccolo, ma per avere qualche informazione certa bisogna aspettare il 1543, anno nel quale i documenti storici lo collocano a Kortrijk, dove entrò a far parte del coro della Onze-Lieve-Vrouwekerk. Quattro anni più tardi, invece, iniziò a frequentare l’Università di Lovanio e, infine, nel 1550 iniziò a lavorare come tenore nel coro della cappella di Carlo V.

    Nel 1554, invece, fu nominato Kapellmeister della cappella di Massimiliano II, incarico che mantenne fino alla morte. Il sovrano nutrì una grande stima per il compositore tanto che, alla morte di questi, lo pianse nel suo diario e fece scrivere delle elegie in suo onore da altri importanti compositori di corte.

    Durante il suo servizio alla corte di Massimilano II, scrisse diversi mottetti per i più disparati eventi, soprattutto matrimoni, ricevimenti reali e feste. Tra questi, si ricorda quello intitolato In honorem Reginae Poloniae, scritto per il matrimonio della sorella del sovrano, Caterina, con il re di Polonia, avvenuto a Vienna nel 1553.

    Ciò non significa che Vaet necessariamente si trovasse nella capitale austriaca in quel periodo, ma è più probabile che stesse lavorando con l’orchestra di corte a Praga. Nonostante gli elenchi dei membri della “Kapelle” (i quali fanno riferimento a un tipo di orchestra) non facciano menzione del suo nome, l’ipotesi risulta tuttavia smentita dal fatto che il compositore ricevette numerose lodi per i brani scritti per varie occassioni viennesi.

    Nella prefazione alle Modulationes (1562) – dedicate a Massimiliano II – Vaet si definisce “Maiestatis Regiae chori musici praefectus” e ciò fa pensare che, almeno a partire dal 1564, il compositore si trovasse nella cappella di Praga, ipotesi avvalorata dalla menzione del compositore negli elenchi della cappellania di corte di Vienna, dove compare come “Obrister Kapellmeister”.

    La musica di Vaet è infuenzata dallo stile polifonico fluido e continuo di Nicolas Gombert, nonché dallo stile dei compositori Jacob Clemens non Papa e Orlando di Lasso.

    A differenza di altri compositori dell’epoca che impiegavano raramente false relazioni nella loro musica, Vaet le utilizzò abbondantemente per condire in modo pungente i passaggi contrappuntistici. Talvolta, ne impiegava diverse simultaneamente, dando origine a momenti altamente dissonanti.

    Un’altra caratteristica della sua produzione musicale è la conclusione di alcune composizioni con triadi minori, come si può vedere nel mottetto Postquam consummati essent. Quest’espediente era impiegato molto raramente all’epoca, in quanto divenne più comune durante il periodo barocco.

    Un’altra sua peculiarità stilistica era la forte preferenza per le progressioni armoniche basate sul circolo delle quinte, nonché per le cadenze dominante-tonica (V-I, cadenza perfetta), entrambe caratteristiche preannuncianti i cambiamenti che sarebbero avvenuti nella musica di fine secolo.

    La prima caratteristica potrebbe essere un’influenza di Lasso ma, trattandosi di un’espediente comune nella polifonia spagnola del tempo, potrebbe averla acquisita da compositori spagnoli come Francisco Guerrero, il quale la impiegò spesso nei suoi lavori e che fu al servizio di Massimilano II per un certo periodo.

    Un’altra caratteristica insolita della sua musica fu la predilezione per la citazione e la parodia: Vaet, infatti, è ricordato come il primo compositore a scrivere una Missa quodlibetica, una messa a 5 voci basata sui “quodlibet”, ossia presentazioni simultanee di diverse melodie familiari, sia di natura sacra che profana.

    Oltre a rivolgersi al mondo musicale popolare, il compositore prese in prestito sezioni da pezzi dei suoi collaboratori e predecessori, come Josquin Des Prez, Jean Mouton, Jacquet da Mantova, Clemens non Papa e Cipriano de Rore.

    La sua produzione musicale annovera 10 messe complete, 8 ambientazioni del Magnificat, 66 mottetti, 8 inni, 8 ambientazione dell’antifona mariana Salve Regina, 3 canzoni e un’ambientazione del famoso inno luterano Vater unser im Himmelreich.

    Tra le sue messe, importante è un’ambientazione del Requiem, una delle poche scritte prima della metà del XVI secolo.

    Si ricorda, infine, un pezzo dedicato all’arciduca d’Austria Ferdinando d’Asburgo, scritto impiegato la tecnica del “soggetto cavato” inaugurata da Josquin Des Prez, basandosi sulla frase “Stat Felix Domus Austriae”.

    Buona giornata e alla prossima!

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