4 pensieri riguardo “Musica concertante

  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille per aver portato questo fantastico e vivace pezzo orchestrale 😊

    Blacher viene ricordato come un importante compositore cosmpolita del secolo scorso, le cui migliori composizioni rimangono ai margini del repertorio standard. Dapprima scrisse in uno stile tonale molto accessibile, per poi passare a tecniche seriali e all’atonalità, soffermandosi in parallelo anche su una certa sperimentazione ritmica e formale.

    Nato nella famiglia di un direttore di banca a Niu-chang (l’attuale Yingkou), nella provincia nord-orientale cinese di Liaoning, la sua giovinezza fu caratterizzata da frequenti spostamenti in Cina e in Siberia, a causa del lavoro del padre.

    Ciò gli diede la possibilità di crescere in un ambiente multilingue e multiculturale, venendo a contatto con persone di origini tedesche, estoni, russe, inglesi, cinesi e italiane. Accanto a questo forte stimolo culturale, ebbe la possibilità di avvicinarsi alla musica fin da piccolo, grazie ai raffinati gusti musicali dei suoi genitori, i quali lo spronarono a studiare il violino.

    Spostatosi in Siberia, nella cittadina di Irkutsk, Blacher iniziò anche a studiare pianoforte e, a partire dal 1917, iniziò a lavorare come tecnico delle luci per la compagnia operistica locale, sviluppando un notevole interesse per il mondo del teatro musicale. Qualche tempo dopo, iniziò anche a lavorare come arrangiatore, riscrivendo vari pezzi per pianoforte per grande orchestra.

    Cinque anni più tardi, invece, si spostò a Berlino per intraprendere un percorso formativo piuttosto tecnico, studiando architettura e matematica presso la locale Technische Schule.

    Poco tempo dopo, però, decise di mettere a frutto il suo talento musicale e, due anni più tardi, si iscrisse alla Hochschule für Musik, dove ebbe come insegnanti Frederich Koch (teoria musicale e composizione), Arnold Schering, Friedrich Blume ed Erich Moritz von Hornbostel (musicologia).

    Già nel 1925, Blacher scrisse la sua prima composizione importante, la colonna sonora per il film muto Bismarck, composta insieme al collega Winfried Wolf. Due anni più tardi, invece, scrisse tre pezzi per flauto, clarinetto e percussioni.

    Non soddisfatto della sua preparazione musicale, il compositore decise di compiere studi musicali avanzati all’Università di Berlino (1927-1931), lavorando nel frattempo come arrangiatore e come copista di musica commerciale per mantenersi agli studi.

    Grazie alla vivace vita culturale berlinese, il giovane poté conoscere e avvicinarsi a diversi stili musicali e artistici e, nel 1929, scrisse la sua prima opera radiofonica, Habemajaja, di ispirazione dadaista. Allo stesso anno, risale anche una sinfonia, la cui partitura venne distrutta da Blacher poco tempo dopo.

    Oltre alla composizione, Blacher si dedicò anche all’insegnamento privato, alla realizzazione di vari arrangiamenti e all’accompagnamento di film muti al pianoforte.

    Ben presto, però, il suo lavoro divenne oggetto di aspre critiche da parte del regime nazista, il quale non esitò a etichettare le sue composizioni “musica degenerata”, a causa della loro caratteristiche “non tedesche”.

    Le sue opere maggiormente criticate furono il Capriccio (1935) per orchestra e Concertante Musik op. 10 (1937) per orchestra, a oggi uno dei suoi lavori più conosciuti ed eseguiti, registrato ed eseguito sotto falso nome dal direttore d’orchestra Carl Schuricht.

    Sempre nel 1937, Blacher scrisse il Divertimento: Intada – Marsch op. 7 per orchestra di fiati, descrivendolo con queste parole: “Nel mio Divertimento, che scrissi per conto del Ministero dell’Aviazione del Reich, avevo in mente uno stile che combinasse il rigore disciplinato del generale militare con il carattere tecnico dell’aeronautica”.

    Nonostante la sua cattiva fama agli occhi del gioverno, nel 1937 Blacher riuscì a ottenere un posto come insegnante di composizione al Conservatorio di Dresda, grazie all’intervento dell’amico Karl Böhm.

    L’esperienza ebbe breve durata, in quanto due anni più tardi dovette abbandonare l’incarico, non solo a causa della sua opposizione politica, ma anche perché era favorevole alla “musica degenerata” di Schoenberg, Hindemith e Milhaud.

    Durante la Seconda Guerra Mondiale, il compositore cadde in completa disgrazia e, dal 1943 fino al termine del conflitto, visse nascosto nella casa dell’amico Gottfried von Einem a Ramsau, per paura di rappresaglie nei suoi confronti, a causa delle sue origini ebraiche.

    Al termine del conflitto, riuscì a lavorare come insegnante di composizione al Berlin International Institute of Music, mantenendo questa posizione fino al 1948.

    Soltanto nel 1947, la sua figura fu riabilitata e Blacher acquisì grande fama, con l’esecuzione del suo nuovo lavoro Variazioni su un tema di Paganini op. 29 per orchestra. L’anno successivo, invece, fu nominato insegnante di composizione presso la facoltà di musica dell’Universität der Künste Berlin, incarico mantenuto fino al 1970.

    A partire dal 1953, invece, il compositore divenne direttore della Hochschule für Musik mentre, due anni più tardi, fu nominato membro della West Berlin Academy of Arts, divenendone anche direttore (1961) e presidente (1968), rimanendo qui fino al suo pensionamento nel 1971.

    Nel 1961, invece, contribuì a scrivere una composizione collettiva, intitolata Jüdische Chronik, in collaborazione con i maggiori compositori del tempo, come Paul Dessau, Karl Amadeus Hartmann, Hans Werner Henze e Rudolf Wagner-Régeny.

    Blacher continuò a comporre fino alla morte, ricevendo anche commissioni da parte di istituzioni importanti come la BBC (per la quale, nel 1956, scrisse l’Orchester-Fantasie per orchestra) e la Cleveland Symphony Orchestra (per la quale, l’anno successivo, scrisse Music for Cleveland). Da segnalare anche il pezzo corale Vokalisen (1974).

    Il suo stile presenta influenze di Stravinskij (per la presenza di elementi post-romantici e neoclassici), di Milhaud (per l’uso di complessi schemi ritmici di derivazione afro-americana), di Bartók e di Berg (per la sua formazione musicale).

    A partire dagli anni ’50, Blacher esplorò la musica dodecafonica, modificando il tradizionale sistema seriale per ottenere un risultato applicabile più al ritmo che all’altezza delle note. Così facendo, diede vita a un nuovo sistema denominato “sistema del metro variabile”, impiegato per la prima volta in Klavier-Ornamente (1950) per pianoforte.

    Questa nuova invenzione, secondo le sue intenzioni, fu sviluppata per disintegrare la forma musicale e la simmetria ritmica, introducendo numerosi cambi di metro strutturati aritmeticamente, in forma di sequenze numeriche.

    Sempre nello stesso anno, scrisse il balletto Lysistrata, nel quale utilizzò per la prima volta il sistema dodecafonico tradizionale.

    Nel decennio successivo, invece, il compositore si avvicinò alla musica elettronica, grazie alla sua collaborazione con lo studio di elettronica della TU di Berlino. Oltre che alla musica elettronica, Blacher si interessò anche al jazz e a numerosi altri generi, rimanendo fino all’ultimo sempre aperto alle nuove correnti e tendenze musicali.

    La sua produzione, piuttosto poliedrica e variegata, riflette una profonda conoscenza della tradizione musicale europea, ma anche una notevole spinta verso la modernità, servendosi spesso di un approccio ironico e giocoso, pur senza rinunciare a momenti altamente espressivi.

    Essa annovera in gran parte musica per il palcoscenico (14 opere liriche e 9 balletti), pezzi orchestrali e cameristici. In misura minore, invece, comprende pezzi corali, musica per film, cantate, canzoni, musica per strumenti elettronici e vari concerti solistici.

    Sebbene gran parte delle sue composizioni siano atonali, esse rimangono facilmente comprensibili e si caratterizzano per la loro leggerezza danzante, per le strutture chiare, per l’arguzia tagliente, per la presenza di una strumentazione audace ed elegante e per uno stile quasi ascetico ed essenziale della scrittura musicale.

    La sua grande fama non fu dovuta soltanto alle sue composizioni, ma anche alla sua grande bravura di insegnante di composizione, la quale lo elevò tra le personalità più importanti e influenti della musica del XX secolo.

    La sua Concertante Musik op. 10 è una delle sue composizioni più rappresentative e viene considerata uno dei capolavori del neoclassicismo tedesco. Questo lavoro, piuttosto emblematico stilisticamente, combina una struttura classica con un linguaggio moderno, caratterizzandosi nel complesso per i suoi ritmi vivaci, per le sue melodie concise e per la sua brillante orchestrazione.

    La composizione è strutturata in un unico movimento, con sezioni chiaramente definite richiamanti la forma del concerto grosso barocco, caratterizzato da un dialogo tra gruppi strumentali e orchestra.

    In questo caso, però, il dialogo è poco equilibrato, poiché gli strumenti solistici si contrappongono alla compagine orchestrale secondo un gioco di domande e risposte privo di gerarchie, anticipando in un certo senso il gruppo strumentale della musica post-weberniana. In più, le diverse sezioni si susseguono senza soluzione di continuità, nello stesso modo delle transizioni brusche del montaggio cinematografico.

    Blacher attenziona particolarmente gli strumenti a fiato e le percussioni, i quali contribuiscono a creare un suono molto nitido e dinamico. Gli archi, invece, hanno un ruolo minimo, spesso limitandosi a fornire un sostegno armonico o a suonare in pizzicato.

    Uno degli aspetti innovativi di quest’opera è l’originale uso del ritmo, con l’impiego di frequenti cambi di metro (impiegando sequenze basate su numeri primi) e di sincopazioni per creare effetti di vitalità e movimento. Questo approccio anticipa il suo “sistema del metro variabile” (o “musica a gradini”).

    Si segnala anche la presenza di parti in poliritmia (per esempio, i pattern in 3/4 e 2/4 eseguiti da archi e fiati), le quali riflettono l’influenza della musica jazz del compositore Duke Ellington, ascoltato da Blacher durante la sua permanenza a Berlino.

    Le linee melodiche, spesso taglienti e incisive, fanno un uso moderato della dissonanza, rimanendo in un ambito piuttosto tonale, ma con frequenti deviazioni cromatiche che aggiungono un tocco di complessità e modernità alla composizione.

    La Concertante Musik, all’epoca, fu considerata un atto di resistenza culturale, in quanto il regime nazista prediligeva opere dal romanticismo edulcorato, mentre in questo caso Blacher scelse un linguaggio anti-retorico, di stampo neoclassico e a tratti futurista, creando una parodia sulla militarizzazione della società.

    Buona giornata e a presto!

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