12 pensieri riguardo “Concertino – XXII

  1. Buongiorno, caro Claudio, grazie mille di aver portato questo delizioso concerto classico, davvero un’ottima interpretazione 😊

    Importante compositore ceco dell’epoca tardo-barocca e classica, Mysliveček trascorse la seconda metà della sua vita nel nostro paese, distinguendosi soprattutto per la sua vasta produzione teatrale. Accanto a 26 opere liriche, scrisse anche diversi oratori, sinfonie e composizioni cameristiche.

    Figlio del ricco mugnaio Matěj Mysliveček e di sua moglie Anna Teresa Červenková, il giovane iniziò la sua educazione formale generale frequentando il Trivium alla Scuola Vecchia presso i Domenicani di San Giorgio a Praga. Dal 1747, invece, proseguì gli studi all’Accademia Ginnasiale dei Gesuiti presso il Clementinum.

    Cinque anni più tardi, Mysliveček si iscrisse alla facoltà di filosofia dell’Università Carlo di Praga, dove scelse di studiare letteratura e filosofia, senza però riuscire a laurearsi, a causa dello scarso impegno accademico.

    Gli toccò, di conseguenza, rilevare l’attività di famiglia insieme al fratello Jáchym, ma la sua vera vocazione rimase sempre la musica, con la quale entrò in contatto fin dall’infanzia assistendo alle esecuzioni di pezzi sacri nelle chiese praghesi e durante le rappresentazioni al teatro di Kotcích.

    Presso i gesuiti, egli aveva già acquisito delle buone basi di teoria musicale, studiando anche il violino. Già all’età di soli dodici anni, nel 1749, era considerato un violinista di livello.

    Dopo la morte del padre, Mysliveček lasciò la gestione dell’attività di famiglia interamente nelle mani del fratello per dedicarsi alla carriera musicale. Iniziò a lavorare come violinista in una chiesa e, nel frattempo, si perfezionò musicalmente, studiando composizione con František Václav Habermann e Josef Seger.

    In questo periodo, il giovane scrisse le sue prime sinfonie, tra le quali la Sinfonia in Do maggiore, riscuotendo notevole apprezzamento e guadagnandosi il sostegno del conte Vincenzo di Valdštejn. Questo lo motivò ulteriormente a perseguire la carriera musicale e, desideroso di acquisire esperienza all’estero e di sviluppare ancor più il suo talento musicale, decise di partire per Venezia nell’autunno del 1763.

    Presso la Repubblica della Serenissima, Mysliveček approfondì le sue conoscenze musicali con l’organista e compositore Giovanni Battista Pescetti. In parallelo, si guadagnò da vivere come violinista.

    Negli anni successivi, riuscì a mettere in scena le sue prime opere, Medea (1764, a Parma) e Semiramide riconosciuta (1765, a Bergamo). Seguirono la scrittura delle musiche per l’opera Bellerofonte (1767) di Giuseppe Bonecchi e la rappresentazioni delle opere Farnace (1767) e Il trionfo di Clelia (1767).

    Queste esperienze, tutte di grande successo, gli permisero di essere conosciuto e apprezzato in tutta Italiana, tanto da essere soprannominato “Il Venatorini” (la traduzione italiana del suo cognome) e “Il divin Boemo”.

    Con gli anni, le sue opere fecero il giro dei maggiori teatri italiani e, durante una rappresentazione a Bologna, il compositore ebbe l’occasione di incontrare Mozart, con il quale strinse una profonda amicizia.

    Il famoso compositore austriacò rimase molto impressionato dalle capacità musicali di Mysliveček tanto che, in una lettera a lui indirizzata, lo lusingò affermando che “Egli trasuda fuoco, spirito e vitalità”. L’ammirazione della musica del compositore ceco da parte di Mozart è evidente anche nella profonda influenza che ebbe nei lavori giovanili mozartiani.

    Dopo un breve soggiorno a Praga per sistemare la precaria situazione finanziaria familare, egli fece ritorno in Italia. Da questo momento in avanti, continuò a lavorare con una crescente intensità e, a partire dal 1770, iniziò a scrivere vari oratori, fra i quali Tobia, Adamo ed Eva, La liberazione d’Israele e Abramo e Isacco, quest’ultimo considerato uno dei suoi lavori migliori.

    Nel mentre, la sua fama aveva raggiunto quasi tutta l’Europa. Nel 1772 fu a Vienna dove conobbe il musicologo inglese Charles Burney mentre, l’anno successivo, si recò a Monaco per far rappresentare l’opera Erfile, la quale però non ebbe il successo sperato. Ritornato a Napoli, scrisse in breve tempo tre lavori per il teatro, tutti risalenti al 1775, ossia Romolo ed Ersilia, Demofoonte ed Ezio.

    Già prima, nel maggio 1771, Mysliveček era riuscito a consacrare la sua fama, esibendosi davanti alla commissione dell’Accademia Filarmonica di Bologna, ottenendo l’agognato titolo di “accademico filarmonico”.

    Il 1775 non fu solo un anno di luce per il compositore, ma anche un anno di ombre, in quanto egli iniziò a manifestare i primi sintomi di una “malattia”, il cui decorso fu peggiorato da scorrette terapie mediche, le quali lo portarono ben presto a una deformante paralisi facciale e alla perdita dell’olfatto.

    Durante un suo ricovero in clinica a Monaco nel 1777, Mysliveček ricevette la visita di Mozart e di suo padre, il quale gli rinfacciò il cattivo stile di vita condotto, accusandolo di aver contratto una malattia venerea. Leopold non voleva che il figlio continuasse a frequentarlo, per paura di un’eventuale malattia contagiosa che potesse minargli la salute.

    Il compositore, nonostante tutto, non fu mai chiaro sulle origini della sua deformità e, secondo le sue lettere, si ritiene che la stessa sia stata causata da una ferita mal curata e successivamente infettatasi, causata da una rottura del naso durante il ribaltamento del calesse occorso durante un viaggio.

    Nonostante tutto, gli anni ’70 del XVIII secolo furono il periodo di massimo splendore creativo di Mysliveček, durante il quale videro la luce i suoi migliori lavori per il teatro, come Montezuma e Tamerlano, oltre a quelli già menzionati e risalenti a metà decade.

    Negli ultimi anni di vita, il compositore continuò a comporre e a far rappresentare le sue opere, fino a quando non si spense il 4 febbraio 1781.

    La sua produzione annovera 26 opere, 10 oratori e numerosi concerti, sinfonie, ouverture, pezzi sacri e cameristici. La maggior parte di essa, purtroppo, non sembra essere sopravvissuta o non è stata ancora studiata, rimanendo sepolta in diversi archivi e collezioni private in tutta Europa.

    In ambito teatrale, Mysliveček rimase sempre fedele alla tradizione dell’opera seria italiana, senza però approfondirne gli sviluppi drammatici all’interno dei suoi lavori. Le sue opere si caratterizzano per la dominanza della componente vocale e per la strutturazione nei canonici tre atti, introducendo però nuove melodie e nuovi contenuti.

    In particolare, si alternano recitativi con arie nel primo stile belcantistico italiano, le quali mostravano la stupenda bellezza della voce umana, nonché una forte coloratura.

    Spesso, il compositore rivolse la sua attenzione alle tragedie, attenzionando in esse i temi della libertà nazionale e dell’insurrezione popolare e, attraverso la musica, si poneva di esprimere profonde emozioni umane scaturite da situazioni complesse.

    Nonostante il suo grande attaccamento ai canoni dell’opera seria italiana, fu considerato da molti studiosi il padre dell’opera ceca e uno dei primi compositori cechi a diventare un famoso operista, anche se la sua scrittura teatrale non presenta assolutamente elementi di derivazione ceca.

    I suoi oratori, invece, presentano un approccio melodico profondo e ricche orchestrazioni, mentre i suoi notturni per due voci femminili e orchestra, scritti su testi di poeti tardo-barocchi, si distinguono per il loro grande lirismo, per la loro semplicità e per la grande espressività.

    In ambito sinfonico-cameristico, infine, le sue opere tendono al classicismo, con le sinfonie strutturate in tre movimenti e spesso aggiunte alle opere come introduzione e i lavori cameristici in forma sonata basati su melodie di stampo popolare.

    Buona giornata e a presto!

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