Alban Berg (9 febbraio 1885 - 1935): Kammerkonzert per violino, pianoforte e 13 strumenti a fiato (1923-25). Christian Tetzlaff, violino; Mitsuko Uchida, pianoforte; Ensemble Intercontemporain, dir. Pierre Boulez.
- Thema scherzoso con variazioni
- Adagio
- Rondo ritmico con introduzione

Buona domenica, caro Claudio 🎶❤️🎶
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Ciao, Luisa. Scusa il ritardo, stamattina ero fuori sede. Buona serata 🙂
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Non preoccuparti. Ti mando un abbraccio
🙏🌃🙏🌃🙏
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Ma pensa, questo pezzo è di cento anni fa e viene ancora classificato ‘contemporaneo’ e ‘troppo strano’ e ‘indigesto’, per alcune orecchie e stomaci. A me, con un po’ di fatica, è discretamente piaciuto (devo ancora lavorarci su).
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Hai tutto il tempo che vuoi per rimuginarci su. Per quanto mi concerne, Berg è uno dei musicisti la cui statura e rilevanza non è mai in discussione 🙂
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Buongiorno e buona domenica, caro Claudio, grazie mille di aver portato questo delizioso concerto cameristico, davvero un’interpretazione magistrale ☺️
L’opera fu dapprima completata in versione ridotta il 9 febbraio 1925, mentre la versione completa fu terminata il 23 luglio. La sua prima assoluta, invece, si ebbe il 20 marzo 1927, sotto la direzione di Hermann Scherchen, con Eduard Steuermann al pianoforte e Rudolf Kolisch al violino.
Il pezzo rappresenta la prima composizione dodecafonica del famoso compositore austriaco, il quale decise di dedicarla al suo mentore e “amico venerato” Arnold Schoenberg, per il 50° compleanno di questi.
Il lavoro, formalmente molto rigoroso, fu inviato al suo dedicatario insieme a una lettera aperta, datata 9 febbraio 1925, nella quale compaiono, come in un’epigrafe ideale, i nomi dei tre maggiori rappresentanti della Seconda Scuola di Vienna (Schoenberg, Webern, Berg), sotto il motto “Aller guten Dinge sind drei” (Non c’è due senza tre).
Il numero tre, in qualità di cifra esoterica ed elemento unificante dell’opera, è ben presente nella struttura del concerto, in quanto tre sono i movimenti in cui è suddiviso e tre sono le famiglie di strumenti impiegati (tastiera, a corde e a fiato). Nel primo movimento, compaiono il pianoforte e i fiati, mentre nel secondo spuntano il violino e i fiati. Nel terzo, infine, suonano entrambe le tre famiglie di strumenti.
Nel dettaglio, l’ensemble di fiati comprende ottavino, flauto, oboe, corno inglese, clarinetto in Mi bemolle, clarinetto in La, clarinetto basso, fagotto, controfagotto, due corni francesi, tromba e trombone.
Anche il numero di misure per movimento segue una serie di complesse relazioni matematiche, in quanto il primo movimento vede comparire le diverse variazioni in insiemi alternanti di 30 e 60 misure, per un totale di 240 misure. Il secondo movimento è formato anch’esso da 240 misure, mentre l’ultimo movimento è costituito da 480 misure, numero dato dalla somma del numero di misure dei movimenti precedenti.
Il primo movimento dà ampio spazio al pianoforte e all’ensemble di fiati, con una breve apparizione del violino solista. Il tema principale del brano è basato sui nomi dei maggiori rappresentanti della Seconda Scuola di Vienna, seguendo la notazione musicale tedesca secondo questo schema:
Essendo Berg il dedicatario dell’opera, il suo nome è stato impiegato per realizzare una serie di 12 note, prefissata con le note “mancanti” della scala cromatica. Il tema viene variato per quattro volte, seguendo le manipolazioni comuni della tecnica dodecafonica (originale, retrograda, invertita e retrograda-invertita).
Il tema affidato ai fiati e la prima variazione affidata al pianoforte hanno valore di esposizione, mentre le successive tre variazioni rappresentano lo sviluppo. La conclusione viene affidata alla ripresa del tema principale.
Il secondo movimento, collegato al precedente su un fortissimo dei legni e del pianoforte, vede nella sua parte centrale un intervento del pianoforte che ripete per dodici volte un Do# grave, quasi a evocare i rintocchi misterioso di una mezzanotte immaginaria. In quest’ambito, il violino assume progressivamente una sua rilevanza sonora.
Strutturalmente, il movimento segue una forma palindroma, usando dapprima la forma originale della serie nella prima metà e poi la forma retrograda nella seconda metà. Il punto di separazione tra le due parti è segnato dalla breve apparizione del pianoforte.
Nel 1935, Berg decise di arrangiare questo movimento come pezzo autonomo per pianoforte, violino e clarinetto.
Nel terzo movimento, infine, vengono ripresi i temi dei movimenti precedenti, con le figure musicali trasformate sotto il profilo ritmico, mantenendo però tutti gli elementi tematici, i quali vengono sovrapposti o alternati fra loro. Verso la fine, la musica diventa decisamente drammatica, fino a spegnersi del tutto sugli accordi del pianoforte. Poco prima della conclusione definitiva, è possibile udire i tre motivi del tema principale.
Strutturalmente, il movimento prevede una cadenza introduttiva del violino e del pianoforte, seguita da uno sviluppo che combina principi ed elementi della forma-sonata e della forma-rondò. Questa ultima parte prevede la ripetizione di quasi 175 battute nel corso del brano, ma ciò viene spesso omesso nelle esecuzioni e nelle registrazioni.
Nella lettera a Schoenberg, Berg afferma che “Il finale del mio Concerto da camera è costituito dalla scelta delle misure; mentre le Variazioni si svolgono in misure ternarie e nell’Adagio predomina la misura binaria, nel Rondò c’è un continuo alternarsi di tutte le misure immaginabili, pari e dispari, semplici e composte, per cui si accentua così, anche nel campo metrico, il costante ritorno della trinità degli eventi”.
Sempre nella stessa, si dice che “La composizione di questo concerto che ti ho dedicato in occasione del tuo cinquantesimo compleanno, è stata terminata soltanto oggi, nel mio quarantesimo. Consegnato in ritardo, ti prego di accoglierlo tuttavia con benevolenza; tanto più che esso – pensato fin dall’inizio per te – è divenuto anche un piccolo monumento ad un’amicizia ormai ventennale. In un motto musicale, premesso al primo tempo, le lettere del tuo nome, di quello di Anton Webern e del mio, sono fissate (per quanto è possibile fare con la scrittura musicale) in tre temi o motivi, ai quali spetta una parte importante nello sviluppo melodico di questa musica. Se con questo si è già accennato ad una trinità degli eventi, del pari una trinità (poiché si tratta del tuo compleanno e le cose belle che ti auguro sono tre) domina tutto l’opera”
Dalla missiva, emerge il concetto di “trinità” ritmico-armonica di Berg a proposito della quale, il compositore, disse scherzosamente che “…rendendo dì pubblica ragione questi procedimenti compositivi, la mia fama di matematico aumenterà nello stesso rapporto in cui la mia fama di compositore, al quadrato della distanza, diminuirà”.
La conclusione della lettera rivendica il vero significato della composizione, al di là delle speculazioni teoriche, in quanto si afferma che “…si sapesse quanta amicizia, quanto amore e che mondo di relazioni umane e affettive io ho intessuto segretamente intorno a questi tre tempi, i sostenitori della musica a programma (se ve ne fossero ancora) avrebbero di che rallegrarsi e i partigiani e i rappresentanti del «neoclassimismo», del «nuovo oggettivismo», i «lineari» e i «fisiologi», i «contrappuntisti» e i «formali» si precipiterebbero su di me, scandalizzati per questa tendenza «romantica», se io contemporaneamente non rivelassi loro che anch’essi possono trovare ciò che desiderano, qualora siano disposti a cercare“.
Buona giornata e a domani!
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Ottimo, caro Pierfrancesco.
Devo chiederti poi un piccolo favore per quanto riguarda la discoteca online. Ci sentiamo più tardi, ciao.
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