Franz Liszt (1811-1886): Les Préludes, poema sinfonico n. 3 S 97 (1848-54), da Alphonse de Lamartine. Deutsches Symphonie-Orchester Berlin, dir. Ferenc Fricsay.
Il testo di Lamartine che ha ispirato Liszt:
http://www.poetes.com/lamartine/preludes.htm
Lo stesso brano nella trascrizione (di Liszt) per due pianoforti S 638. Tami Kanazawa & Yuval Admony.

Liszt mi piace molto. Buona giornata Claudio
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E Les Préludes è una delle composizioni sinfoniche romantiche meglio riuscite, secondo me. Buona giornata a te 🙂
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Ecco perché mi piace, è romantica 😉
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🙂
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Buongiorno e buon inizio di settimana, caro Claudio, grazie mille per aver condiviso questo stupendo pezzo lisztiano, entrambe meravigliose interpretazioni ☺️
La genesi di questa composizione fu davvero laboriosa e iniziò nell’estate del 1844 per concludersi con la pubblicazione dell’opera nel 1856. Liszt partì dal pezzo Les aquilons (1844) per coro maschile con accompagnamento di pianoforte, scritto il 24 luglio a Marsiglia.
Il compositore era giunto qui il giorno prima e fu ricevuto da alcuni coristi di una compagnia tedesca in tournée, la quale gli commissionò un lavoro originale da eseguire nei concerti successivi. Fu così che Liszt si ispirò al poema Les aquilons del poeta francese Joseph Autran, al quale fece visita poco dopo il suo arrivo.
Oltre a questo poema, Autran diede al compositore altri tre poemi, intitolati La terre, Les flots e Les astres, sui quali Liszt scrisse i pezzi aggiuntivi. Nelle intenzioni del loro autore, queste opere dovevano formare il ciclo Les quatre élémens, il cui titolo era un’allusione ai quattro elementi dell’Antica Grecia (terra, acqua, aria e fuoco).
Secondo gli studiosi, La terre e Les flots furono scritti durante la primavera del 1845, in occasione di un viaggio di Liszt attraverso la Spagna e il Portogallo. Tuttavia, il ciclo completo non venne mai pubblicato e l’unica esecuzione di cui si ha notizia fu quella di Les aquilons il 6 agosto 1844.
In una sua lettera ad Autran, datata 7 agosto 1852, Liszt dichiarò di aver orchestrato i quattro pezzi e, mentre lo faceva, gli venne in mente di scrivere una grande ouverture da anteporre agli stessi. Nel dire ciò, Liszt affermò candidamente che l’orchestrazione non fu opera sua, ma del compositore August Conradi. L’ouverture, invece, fu orchestrata dal compositore Joachim Raff.
La collaborazione con quest’ultimo era iniziata il 19 giugno 1845 a Basilea, dove Raff assistette a un concerto di Liszt. I due lavorarono insieme in occasione di una festa a Bonn, dove era stata inaugurata una statua di Beethoven e, già all’epoca, Liszt provò a convincere Raff ad aiutarlo permanentemente.
La risposta di Raff non ci è pervenuta ma, da una lettera di Liszt dell’8 febbraio 1848, si viene a sapere che Raff criticò diverse opere di Liszt, dandogli però dei suggerimenti per comporre meglio. Liszt si sentì insultato e decise di rivolgersi a Conradi.
Liszt e Raff, qualche tempo dopo, si riconciliarono e, a partire dal 21 novembre 1849, il compositore tedesco iniziò a lavorare come segretario e assistente di Liszt. La collaborazione tra i due si rivelò difficile, come è possibile dedurre da una lettera di Raff alla sua fidanzata Doris Genast:
“Egli [Liszt] dovrebbe finalmente capire che non si guadagna nulla di serio con la facile genialità, che momentaneamente abbaglia e nella migliore delle ipotesi permette la conquista di donne dalla testa vuota. Egli dovrebbe finalmente voltare pagina e dedicarsi con costanza e seriamente a quegli studi da cui solo si può attendere di diventare un vero artista. Tu sai quanto abbia stima di lui come pianista e come compositore di pianoforte dal punto di vista tecnico, e gli si deve rendere atto di aver ottenuto tutto il possibile. Ma lui non si accontenta di ciò, egli ha l’ambizione di diventare famoso come compositore, cosa che non potrà mai realizzare … Non ho mai parlato di lui in alcuno degli articoli da me firmati, quando erano in ballo questioni di importanza artistica … Io lo considero una nullità in tutte le questioni più elevate, e sono abituato così.”
La prima menzione del titolo Les Préludes si può trovare nel cosiddetto Tasso Sketchbook, un album utilizzato da Liszt a partire dal novembre 1845. Durante un concerto tenutosi il 23 febbraio 1854, Liszt si ricordò della sua vecchia ouverture e decise di trasformarla seguendo il testo dell’ode di Lamartine.
Al nuovo pezzo, fu anteposta una prefazione, realizzata in quattro differenti versioni tra il 1854 e il 1860. Tutte le versioni sono accomunate dalla supposizione che un uomo non può vivere senza prendere parte alle battaglie pericolose senza chiedere i motivi e, alla fine, può anche perdere o addirittura morire.
Ecco il testo della versione più conosciuta della prefazione:
“Che altro è la nostra vita, se non una serie di preludi a quell’inno sconosciuto, la cui prima e solenne nota è intonata dalla morte? – L’amore è l’alba luminosa di tutta l’esistenza: ma qual è il destino per cui le prime delizie e felicità non sono interrotte da qualche tempesta, l’esplosione mortale che dissipa le belle illusioni, il fulmine fatale che consuma il suo altare, e dov’è l’anima crudelmente ferita, che, emersa da una di queste tempeste, non cerca di riposare il suo ricordo nella calma serenità della vita dei campi? Tuttavia l’uomo difficilmente si dedica a lungo al godimento della quiete benefica che in un primo momento ha condiviso nel seno della natura, e quando “la tromba suona l’allarme”, si precipita, verso qualsiasi posto pericoloso, qualunque sia la guerra che lo chiama tra le sue file, in modo da recuperare finalmente nel combattimento la piena coscienza di sé e del possesso di tutta la sua energia.“
A differenza di quel che si ritiene, tale prefazione non fu opera di Lamartine, ma di altri autori. Per esempio, la prima versione fu scritta dall’amante di Liszt, la principessa Wittgenstein, mentre le altre tre furono, rispettivamente, scritte dalla principessa e da Hans von Bülow.
Del pezzo, Liszt scrisse anche una versione per pianoforte a quattro mani.
Les préludes, dal punto di vista formale, può essere classificato sia come un’ouverture sinfonica (la forma di ouverture più comune nel periodo romantico, consistente in una presentazione generale dei temi principali dell’opera futura, disposti in episodi contrastanti, in modo da trasmettere un quadro panoramico della storia) sia come forma ciclica (una costruzione nella quale un’unica cellula musicale dà origine a tutti i temi e/o dove i temi ricorrono ciclicamente durante il corso dell’opera).
Strutturalmente, l’opera è suddivisa in cinque sezioni, a loro volta distinte in sottosezioni, ispirate ai quattro pezzi del ciclo Les quatre élémens.
La prima sezione, Andante – Andante maestoso, si apre con due pizzicati, seguiti dall’esposizione da parte degli archi del tema vocale delle Stelle all’inizio di Les Astres. La musica viene enfatizzata dai violoncelli e dai contrabbassi e poi estesa da un arpeggio ascendente di violini e viole. Questo tema è guidato da una cellula melodica di tre note, la quale unifica tutto il materiale tematico dell’opera.
Il tema è presentato come uno schizzo che emerge dal silenzio per poi farvi ritorno, allo scopo di creare un senso di disorientamento ritmico e di ambiguità armonica. In particolare, pizzicati e attacchi sono su misure deboli, mentre la melodia è in modo eolico, dividendosi tra le tonalità di Do maggiore e La minore, per risolversi infine in La maggiore con l’intervento dei fiati.
Dopo un prima modulazione un tono sopra, la musica inizia a slanciarsi in avanti, con un ostinato dei legni che accompagna ripetizioni sempre più ravvicinate del tema negli archi, nell’ambito di una serie cromatica ascendente che crea tensione crescente, fino alla dominante di Do maggiore. I tromboni, nel frattempo, ripetono il motivo di tre note, aumentando gli intervalli sempre più insistentemente.
In alcune versioni, prima dell’Andante maestoso compare una sezione intitolata Molto ritenuto, cosa che compare in altre versioni. Entrambe possono essere ascoltate ancora oggi, senza sapere cosa avrebbe voluto Liszt.
La tensione accumulata viene risolta con un ritorno alla tonalità di Do maggiore e, da qui in poi, la musica proviene interamente dall’inizio di Les Astres, dove si introduce il canto perentorio delle “potenze celesti” rivolto agli uomini.
La seconda sezione, L’istesso tempo, include materiale tematico associato a immagini poetiche d’amore presente nei ritornelli di Les Astres e La terre.
Il tema suonato dai violoncelli è l’esatta citazione di un tema della seconda sezione di Les Astres, legato al concetto di amore celeste. I primi violini accompagnano con dolcezza questo tema con formule in semicrome, insieme ai contrabbassi che eseguono il motivo di tre note in ritmo sincopato. Il tema viene poi ripreso dal corno solista e dai secondi violini, dapprima nella tonalità di Mi maggiore e poi quella di Mi minore.
Il tema in Mi maggiore, esposto da una combinazione di quattro corni e viole, deriva da un tema a quattro voci cantato dagli Alberi in La Terre, associato alla nozione di amore terreno. Questo tema è una variazione del motivo di tre note e, grazie al punteggiato di accordi dell’arpa, assume l’andamento tipico di una barcarolle.
Il tema viene poi ripreso in un dialogo passionale tra fiati e archi, con alternanza di sfoghi infuocati dei violini nel registro acuto, ma anche pause improvvise e sospiri sensuali dei fiati. Sono anche presenti alcuni accordi di nona, sostenuti dai corni, che sembrano prefigurare la wagneriana Tristan und Isolde (1859).
Dopo un ritorno alla calma, viene ripreso il tema dell’amore divino, prima che gli accordi di settima eseguiti dai fiati introducano nuova tensione, punteggiati dagli armonici dell’arpa, creando una atmosfera di attesa interrogativa.
La terza sezione, Allegro ma non troppo – Allegro tempestoso, è un esempio caratteristico dell’eredità dello Sturm und Drang nella produzione lisztiana. L’episodio, breve e intenso, riunisce il materiale tematico associato all’evocazione delle tempeste marine e dei naufragi in Les aquilons e Les flots, al servizio di una scrittura orchestrale davvero figurativa.
I primi fremiti del vento e delle onde sono evocati da un minaccioso motivo cromatico, sempre derivato dalla cellula di tre note. Presto, la musica diventa sempre più forte e veloce, sostenuta da vorticosi tremoli degli archi su accordi di settima diminuita.
Dopo una stabilizzazione della tonalità in La minore, attraverso l’esatta citazione dell’introduzione di Les flots, arriva un motivo di note ripetute affidato alla tromba. Questo motivo, un’allusione al Giudizio Universale che attende i marinai, è chiaro dal testo di Les aquilons, il cui materiale tematico è stato esposto poco prima.
La quarta sezione, Un poco più moderato – Allegretto pastorale, introduce nuovamente la calma, con la ripresa del tema dell’amore divino, l’ultimo tema ascoltato poco prima della tempesta, rivelando così una costruzione ciclica in cui la tempesta era il punto centrale. Dapprima intonato dall’oboe, il tema è poi esposto dai violini divisi e dall’arpa.
Viene poi introdotto un nuovo tema, fresco e grazioso, il quale dà origine a scambi giocosi tra i fiati e gli archi, su un metro di 6/8 tradizionalmente associato alle danze contadine e alle scene pastorali, stabilizzando la tonalità in La maggiore.
I due temi vengono poi combinati e accelerati gradualmente, creando un nuovo centro tonale in Do maggiore, con il sostegno di un’orchestrazione dal sapore sempre più militare.
L’ultima sezione, Allegro marziale animato – Andante maestoso, è una pagina altamente virtuosistica, nella quale continua la trasformazione tematica.
Il tema dell’amore divino diviene una fanfara trionfale esposta da trombe e corni nella tonalità di Do maggiore, accompagnata da scale degli archi, mentre i tromboni bassi e la tuba eseguono l’inizio del tema delle Stelle.
Si sovrappongono poi vivaci ritmi in punteggiato nei fiati, nonché febbrili tremoli negli archi, scale improvvise e accentuate accompagnate dalla tromba, a mo’ di un segnale di battaglia, ma in tonalità maggiori che mantengono un’espressione entusiasta e gioiosa. La cellula di tre note, stavolta, viene suonata come un trillo dalle viole e dal violoncello.
L’ex barcarolle, invece, diventa una marcia trionfale, accompagnata da percussioni militari o da una cavalcata. Le modulazioni per terze discendenti, da Do maggiore a Si maggiore, creano un crescente senso di esaltazione e la ripresa della precedente fanfara nella tonalità di Fa# maggiore introduce una tensione massima, associabile a un’idea di sfida.
Dopo un ritorno a Do maggiore e un ritardando più o meno pronunciato, l’Andante maestoso viene rieseguito, con dinamiche rafforzate e percussioni aggiuntive (rullante, grancassa e piatti), seguito da una breve coda che conclude con una cadenza plagale.
Con la prima esecuzione di questa composizione, Liszt introdusse un nuovo genere musicale, poiché Les préludes è il primo esempio di “poema sinfonico”.
Questa nuova forma non venne inizialmente accolta con entusiasmo, in quanto il critico viennese Eduard Hanslick, un paladino della “musica assoluta”, negava che la musica potesse essere impiegata per esprime idee o affermazioni concrete.
Anche le prime esecuzioni americane non ottennero forte successo. Dopo l’esecuzione nel 1857 dell’arrangiamento per due pianoforti, un critico del “Dwight’s Journal of Music” sentenziò:
“Che dire de Les Préludes , una Poésie Symphonique di Liszt […] La poesia l’abbiamo cercata invano. Si perdeva per così dire nel fumo e nel tumulto sbalorditivo di un campo di battaglia. C’erano qua e là brevi, fugaci frammenti di qualcosa di delicato e dolce per l’orecchio e per la mente, ma questi venivano rapidamente inghiottiti in una lunga, monotona, faticosa melée di masse di toni convulsi, schiantati, sbalorditivi, sballottati avanti e indietro come in una rivalità da strumento a strumento. Dovevamo essere ascoltatori molto stupidi, ma ci sentivamo come se fossimo stati lapidati, picchiati, calpestati e in tutti i modi malvagi.“
Ancora oggi, la critica rimane divisa, con alcuni che accusano certe parti dell’opera di volgarità, mentre altri ne lodano l’originalità della scrittura orchestrale.
Buona giornata e a domani!
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Sono fra coloro che ne hanno un’opinione positiva. Grazie, Pierfrancesco. A più tardi 🙂
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Marvellous!
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Yes, I love that piece.
Have a good evening, Ashley 🙂
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