Leevi Madetoja (17 febbraio 1887 - 1947): Shakkipeli (Partita a scacchi), musiche di scena op. 5 (1910) per l’omonimo dramma di Eino Leino. Oulu Sinfonia, dir. Arvo Volmer.
- Juhlamarssi (Marcia festiva)
- Kansankarkelo (Canzone popolare) [3:58]
- Miekkatanssi (Danza delle spade) [7:14]
- Menuetto [10:01]

Bella anche la serie di immagini di un gioco considerato maschile.
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Buongiorno e buon inizio di settimana, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questa stupenda suite di musiche di scena 😊
Madetoja viene oggi considerato uno dei più significativi compositori contemporanei di Jean Sibelius, nonché come uno dei maggiori rappresentanti del periodo compreso tra il tardo-romanticismo e il primo modernismo musicale.
Nato a Oulu nella famiglia del primo ufficiale di marina Anders Antinpoika Madetoja e di sua moglie Anna Elisabeth Hyttinne, il giovane visse la sua prima vita in precarie condizioni economiche e, per aiutare la famiglia, iniziò presto a lavorare come spazzino e come operaio in una segheria.
Nel suo tempo libero, tuttavia, Madetoja coltivò il suo grande interesse per la musica e, sebbene i suoi primi tentativi compositivi risalgano all’età di otto anni, egli non si considerò mai un prodigio della musica.
Negli anni successivi, il giovane si approcciò da autodidatta al violino, al pianoforte, all’organo a bocca e al kantele (uno strumento a corda tipico dei paesi nordici, considerato in Finlandia lo strumento musicale nazionale).
Dapprima incominciò con un kantele a 10 corde dopodiché, durante gli studi superiori al Liceo di Oulu, passò a una versione a 30 corde. In ogni caso, Madetoja fu certamente l’unico compositore di musica colta di rilievo il cui strumento principale era il kantele.
Negli anni del liceo, il giovane partecipò al coro studentesco e fu anche direttore dei cori maschili e dei cori misti dell’istituto.
Nel 1906, Madetoja si iscrisse all’Università di Helsinki e all’Istituto Musicale di Helsinki, dove studiò teoria musicale, composizione e pianoforte con Armas Järnefelt ed Erik Furuhjelm. Due anni più tardi, invece, riuscì a essere accettato come allievo privato di Jean Sibelius, con il quale studiò fino al 1910.
L’anno prima di intraprendere l’apprendistato con Sibelius, il giovane ricevette una borsa di studio della Società di Letteratura Finlandese, grazie alla quale poté recarsi nella regione di Inkeri, in Russia, per studiare e collezionare il repertorio popolare di quei territori.
Durante i suoi studi all’Istituto Musicale, Madetoja eseguì le sue prime composizioni in occasione dei concerti studenteschi, ossia le canzoni Yskin e Lähdettyäs op. 2 (1908), il Trio per pianoforte e orchestra op. 1 (1909) e l’Elegia (1910). Quest’ultima composizione ne decretò il successo nazionale.
Dopo aver terminato gli studi, il compositore intraprese la carriera di critico musicale, scrivendo saggi e recensioni per la rivista “Säveletär” e per il quotidiano “Päivä”.
Ulteriori apprezzamenti arrivarono per la sua Suite sinfonica e le musiche di scena per l’opera teatrale Partita a Scacchi di Eino Leino. Queste recensioni, pur positive, contenevano un forte disappunto per la decisione di Madetoja di recarsi a Parigi per ulteriori studi, in quanto vi era la preoccupazione che il compositore potesse essere influenzato in maniera negativa “dalla moderna composizione atonale francese”.
Grazie a un finanziamento governativo e a una lettera di presentazione di Sibelius, Madetoja poté studiare presso la Schola Cantorum di Vincent d’Indy ma, purtroppo, l’esperienza fu di breve durata, in quanto d’Indy si ammalò gravemente. Nonostante ciò, il compositore rimase comunque a Parigi, assistendo a concerti e lavorando alle proprie composizioni, fra le quali l’Ouverture da concerto op. 7.
Dopo un breve soggiorno nella sua città natale, durante il quale compose ed eseguì la sua cantata Merikoski op. 10 (1911) per coro misto e pianoforte, Madetoja intraprese alcuni viaggi all’estero, dapprima recandosi a Vienna e poi a Berlino.
Durante questo periodo, il compositore si perfezionò nella composizione e nella direzione d’orchestra con Robert Fuchs e Franz Schalk e, in parallelo, continuò a dedicarsi all’attività compositiva, scrivendo la sua Dance Vision op. 11.
Ritornato in patria, Madetoja fu nominato direttore aggiunto della Società Orchestrale di Helsinki (1912-1914) e, grazie al nuovo incarico, riuscì a eseguire alcuni suoi lavori, come Dance Vision op. 11, l’Ouverture da concerto op. 7 e il poema sinfonico Kullervo op. 15.
L’incarico di direttore d’orchestra assistente, purtroppo, non gli forniva un reddito adeguato per vivere e, di conseguenza, Madetoja dovette lavorare anche come critico musicale per il quotidiano “Uusi Suometar”, diventando ben presto noto per i suoi articoli sulla scena musicale francese e per i suoi ricorrenti viaggi a Parigi.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Madetoja perse il suo incarico di direttore d’orchestra e, nel settembre 1914, si recò in Russia per assumere la direzione dell’Orchestra di Viipuri, mantenendo questo incarico per due anni.
L’organico, fortemente sottodimensionato, lo costrinse a dedicare molto del suo tempo alla ricerca e all’arrangiamento di materiale musicale adeguato per le esecuzioni, ma riuscì sempre a dedicare delle energie alla composizione, realizzando la sua prima composizione di rilevo, la Sinfonia n° 1 (1916).
La critica, avendo notato l’influenza di Sibelius, accolse calorosamente il lavoro e, forte del successo ottenuto, Madetoja si rimise subito al lavoro. Si trasferì a Helsinki, dove iniziò a comporre una nuova sinfonia in estate e, per mantenersi, iniziò a lavorare come critico musicale per il giornale “Helsingin Sanomat” (1916-1932) e come insegnante di teoria musicale e storia della musica presso l’Istituto Musicale (1916-1939).
Nel 1917, grazie a una pensione governativa, il compositore poté concentrarsi esclusivamente sulla composizione. Fu un periodo davvero florido, rovinato solo dalla perdita del fratello Yrjö a causa della guerra civile tra le guardie rosse socialiste e le guardie bianche nazionaliste.
Una seconda perdita, quella dell’amico e compositore Toivo Kuula per mano di una guardia bianca, devastò il compositore, il quale si immerse completamente nella composizione della sua seconda sinfonia, eseguita il 17 dicembre 1918 con grande successo e dedicata alla madre dopo la morte di questa nel 1934.
Nello stesso periodo, Madetoja scrisse anche l’Improvvisazione in memoria di mio fratello Yrjö, in seguito ampliata in una suite in tre movimenti e ribattezzata Il giardino della morte op. 41. La suite, piuttosto iconica, condivide diversi motivi melodici con la Sinfonia n° 2.
Durante gli anni ’20, il compositore riuscì anche a ottenere un incarico come insegnante di musica presso l’Università di Helsinki, nonché diversi incarichi di amministrazione in varie istituzioni musicali. Fu, infatti, membro fondatore, segretario e presidente della Lega dei Compositori Finlandesi (1917), fondatore della Società Finlandese per i Diritti d’Autore dei Compositori (1928), della quale fu anche membro del consiglio di amministrazione (1928-1947) e presidente (1937-1947).
Nonostante i numerosi impegni, Madetoja ebbe sempre tempo per comporre, scrivendo l’opera lirica Gli ostrogoti op. 45 (1918-1923), la Sinfonia n° 3 op. 55 (1925-1926) e il balletto-pantomima Okon Fuoko op. 58 (1925-1927), riuscendo a consolidare la sua posizione di primo compositore finlandese post-sibeliano.
L’opera Gli ostrogoti, in particolare, fu rappresentata il 25 ottobre 1924 presso l’Opera Nazionale Finlandese e fu subito accolta in maniera calorosa, soprattutto per la sua musica “interessante e strana”. Grazie a questo lavoro, Madetoja riuscì a creare un’opera nazionale finlandese.
Dopo questo grande traguardo, Madetoja si recò a Houilles, in Francia, nei pressi di Parigi, dove iniziò a comporre la Sinfonia n° 3, conclusa due anni più tardi al suo ritorno in patria.
Durante il suo viaggio per Parigi, il compositore incontrò l’editore danese Wilhelm Hansen, che lo mise in contatto con il suo connazionale Poul Knudsen, il quale gli propose la scrittura di un balletto-pantomima basato su temi “esotici” giapponesi. Madetoja accettò la proposta e fu così che nacque Okok Fuoko, rappresentato il 12 febbraio 1930 all’Opera Nazionale Finlandese di Helsinki con scarso successo.
Gli anni ’30 furono per il compositore un periodo di difficoltà e delusioni. In questi anni, Madetoja lavorò alla sua seconda opera, Juha e alla Sinfonia n° 4 ma, a causa della morte della madre Anna, il lavoro procedette a rilento. Nonostante tutto, riuscì a completare l’opera, mentre della sinfonia si persero le tracce, venendogli rubata durante un viaggio in Francia.
Nella decade successiva, Madetoja dovette fare i conti con la depressione, con il crollo matrimoniale e con la perdita dell’ispirazione artistica. Nonostante tutto, riuscì a orchestrare il precedente ciclo di canzoni Autunno op. 68 per soprano e pianoforte e a scrivere alcuni pezzi minori per coro a cappella.
Morì nel 1947 presso l’ospedale metodista Konkordia di Helsinki, forse a causa di un attacco cardiaco, anche se nessun documento superstite indica una causa definitiva del decesso.
Alla sua morte, Madetoja lasciò gli schizzi per un concerto per violino, una messa da requiem, una terza opera (un “Parsifal finlandese”) e una composizione per voce e pianoforte dopo Aleksis Kivi, intitolata Ikävyys (“Malinconia”).
Stilisticamente, il linguaggio del compositore è una miscela di nazionalismo finlandese, di elementi della musica di Sibelius e dell'”eleganza” della tradizione sinfonica francese.
La sua produzione annovera 82 lavori numerati e circa 40 non numerati in tutti i principali generi musicali.
Molto famoso durante la sua vita, oggi il suo nome è raramente conosciuto al di fuori dei paesi del Nord Europa, probabilmente per la sua scarsa aderenza agli eccessi romantici, la quale lo ha reso più difficile da “vendere” al pubblico.
Negli ultimi decenni, però, Madetoja ha cominciato a godere di una certa considerazione, perlopiù nel suo paese.
Buona giornata e a presto!
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Buona giornata e a presto, caro Pierfrancesco 🙂
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