La figlia del re degli elfi

Niels Gade (22 febbraio 1817 - 1890): Elverskud, cantata per soprano, mezzosoprano, baritono, coro e orchestra op. 30 (1851-54); testi di Hans Christian Andersen, Christian Knud, Fredrik Molbech e Gottlieb Siesbye, da una ballata tradizionale danese. La Figlia del re degli elfi (soprano): Lisbeth Balslev; la Madre di Oluf (mezzosoprano): Edith Guillaume; Oluf (baritono): Mikael Melbye; Canzone Choir & Collegium Musicum, dir. Frans Rasmussen.

  • Prologo
  • Parte 1a: Vigilia di nozze [3:16]
  • Parte 2a: Notte di luna sul colle fatato [16:43]
  • Parte 3a: Mattino al castello di Oluf [28:44]
  • Epilogo [42:50]

Testo completo (v.o.): https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/89/Elverskud_NW_Gade_tekst.pdf
Prologo

12 pensieri riguardo “La figlia del re degli elfi

  1. Buongiorno e buon sabato, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questa magnifica e possente cantata, un’interpretazione a dir poco eccezionale! 😊

    Gade viene ricordato come la figura dominante della musica danese ottocentesca, ruolo mantenuto per più di quarant’anni.

    Figlio di un famoso costruttore di pianoforti e chitarre, fin da piccolo ebbe contatti con la musica, aiutando il padre nel suo laboratorio. In più, si dedicò al disegno, alla recitazione e alla scrittura per il teatro, nonché a strimpellare il pianoforte e la chitarra.

    Dopo la cresima, Gade iniziò a lavorare insieme al padre ma, dopo poco tempo, decise di proseguire sulla strada della musica. Iniziò così la sua formazione musicale, studiando composizione con il connazionale Andreas Peter Berggreen e suonando gratuitamente il violino nelle orchestre di Copenaghen, sotto la tutela del noto violinista Frederik Thorkildsen Wexschall.

    I suoi rapidi progressi gli permisero di entrare a far parte dell’Orchestra Reale Danese e di esibirsi come solista in vari concerti, anche all’estero. Grazie ai suoi contatti con Berggreen, il giovane poté vedere pubblicate anche le sue prime canzoni, scritte in uno spirito puramente “danese”, influenzate dalla musica del suo insegnante e da quella del connazionale C. E. F. Weyse.

    Nel 1839, Gade scrisse le musiche per l’opera Aladino e per il balletto Muse della patria, ma nessuno lo degnò di attenzione. Fu solo grazie alla sua ouverture Nachklänge von Ossian (1840) che riuscì ad attirare l’attenzione del pubblico e della critica danesi. Seguirono una serie di opere di successo, come le Sei canzoni danesi (dedicate a Weyse), la Sonata per pianoforte in Mi minore (dedicata a Liszt) e la musica per Agnete e Havel di Hans Christian Andersen.

    La sua fama crebbe ancora di più grazie all’esecuzione della sua Sinfonia n° 1 “Sulle belle pianure di Sealand”, eseguita in prima assoluta dall’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, sotto la direzione di Felix Mendelssohn. Grazie all’enorme successo ottenuto, Gade poté diventare assistente del famoso compositore tedesco, affermandosi definitivamente anche in Germania.

    Qui fece amicizia con Schumann, Liszt e Wagner e fu anche insegnante del neonato Conservatorio di Lipsia. Venne anche incaricato della direzione dei concerti del Gewandhaus durante l’assenza del suo mentore e, anche dopo il ritorno di Mendelssohn, Gade mantenne questo onorevole incarico accanto a lui. Dopo la morte del suo protettore nel 1847, il giovane divenne anche direttore dell’Orchestra del Gewandhaus.

    Nello stesso periodo, il compositore continuò a scrivere nuovi pezzi, stavolta influenzati dalla musica del suo mentore, come la Sinfonia n° 2 in Mi maggiore, la Sinfonia n° 3 in La minore, il Quintetto per archi op. 8, l’Ottetto op. 17, l’ouverture Im Hochlande e l’Ouverture in Do maggiore op. 14. Fu anche autore di opere “originali”, come la cantata Comala (1846) e l’incompiuta Siegfried und Brunhilde.

    Nel 1848, a causa dello scoppiò della guerra danese-tedesca, Gade fu costretto a ritornare in patria per adempiere ai suoi doveri militari. Ritornato a Copenaghen, entrò a far parte della Società Musicale e, due anni più tardi, ne assunse la direzione dei concerti.

    Fin dagli inizi della sua attività direttoriale, il compositore riformò l’orchestra societaria e impose un nuovo repertorio classico-romantico, in precedenza poco o per niente attenzionato. Grazie al suo impegno, riuscì a far conoscere al pubblico danese numerosi capolavori, come la Passione di San Matteo di Bach e la Sinfonia n° 9 di Beethoven.

    Negli anni successivi, Gade scrisse diverse opere per la società, come la Sinfonia n° 4 in Si bemolle maggiore (1850), la Fantasia di primavera (1852), il balletto Et Folkesagn e la ballata Elverskud (1853), la sua composizione più conosciuta.

    Si ricordano anche l’inno Udrust dig helt fra Golgatha e la cupa Sinfonia n° 6 in Sol minore (1857), i pezzi corali Frühlingsbotschaft, Die heilige Nacht, Geflion, At Sunset e Der Strom, quattro sinfonie e diversi pezzi per orchestra, fra i quali Novellettes, En Sommerdag paa Landet (1879), Holbergiana (1884) e il Concerto per violino (1884), accanto a varia musica cameristica, vocale e scenica.

    A partire dal 1851, accanto all’attività direttoriale e compositiva, Gade iniziò a lavorare come organista presso la chiesa di Garnison e, sette anni più tardi, presso la chiesa di Holmen, dove rimase fino alla morte.

    Nel 1862, invece, fu per breve tempo Kapellmeister del Det klg. Theatre e, cinque anni più tardi, fondò il Conservatorio di Musica di Copenhagen, del quale fu anche rettore e professore.

    La composizione della ballata Elverskud, etichettata come “cantata”, risale al 1849, anno nel quale il compositore sollecitò lo scrittore e poeta danese Hans Christian Andersen a preparare un testo per una nuova opera. Inspiegabilmente, il testo fu usato solo parzialmente da Gade e il resto del testo fu tratto dai lavori dello scrittore e filologo danese Christian Knud Frederik Molbech.

    La prima bozza della partitura, invece, risale al 12 dicembre 1851, mentre la versione definitiva vide la luce tre anni più tardi, insieme a un arrangiamento per pianoforte intitolato Ballade nach Dänischen Volkssagen. La prima esecuzione si ebbe il 30 marzo 1854, durante un concerto in abbonamento della Musikforeningen.

    La ballata, suddivisa in un prologo, tre atti e un epilogo, narra del signor Oluf, attratto dalle ragazze elfo, considerate però pericolose dai suoi concittadini.

    La prima parte, introdotta dal coro, racconta che Oluf sta per sposarsi quando, con sorpresa della madre, egli vuole andarsene di notte, diviso tra la futura sposa dai capelli biondi e dagli occhi azzurri e la figlia del re degli elfi, tenebrosa, audace e temeraria. Nonostante gli avvertimenti materni, Oluf va per la sua strada.

    La seconda parte racconta del viaggio di Oluf per la foresta oscura e pericolosa, residenza delle ragazze elfo. Invitato a rimanere dalla figlia del re degli elfi, Oluf non se la sente e lei lo maledice. Spaventato, Oluf scappa e fa ritorno a casa.

    La terza parte inizia con il coro che canta I østen stiger solen op (“A Est sorge il sole”). La madre è preoccupata, ma è ignara di ciò che è successo nella foresta. Quando Oluf fa ritorno, viene accolto tra le braccia della morte.

    L’epilogo vede la ricomparsa del coro che canta la breve morale secondo la quale bisognerebbe stare lontani da Elverhøj, perché “addormenta il cuore”.

    Nelle intenzioni di Gade, la musica dell’opera non doveva essere un adattamento di canzoni popolari, ma una creazione originale ispirata alle stesse. Nonostante i suoi sforzi, all’ascolto l’opera sembra una raccolta di canzoni danesi in stile romantico, intervallata da sezioni operistiche affidate ai personaggi e al coro.

    Nonostante tutto, l’opera è rimasta a lungo in repertorio, venendo eseguita almeno 184 volte. Quasi nessun altro compositore danese ha ottenuto un successo simile. A oggi, la ballata gode di una certa popolarità e due suoi numeri, I østen stiger solen op e Så tit jeg rider mig under ø, vengono sovente eseguiti come pezzi autonomi.

    Buona giornata e a domani!

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