Fantastica

Hector Berlioz (1803 - 8 marzo 1869): Symphonie fantastique, Épisode de la vie d’un artiste, en cinq parties op. 14 (1830). DRSymfoniOrkestret, dir. Rafael Frühbeck de Burgos.

  1. Rêveries – Passions: Largo – Allegro agitato e appassionato assai
  2. Un bal – Valse: Allegro non troppo [14:32]
  3. Scène aux champs: Adagio [21:41]
  4. Marche au supplice: Allegretto non troppo [37:08]
  5. Songe d’une nuit du sabbat: Larghetto – Allegro [41:59]

HB

14 pensieri riguardo “Fantastica

  1. Buongiorno e buon sabato, caro Claudio, grazie mille di aver condiviso questo magnifico capolavoro, davvero un’interpretazione magistrale! 😊

    Questo lavoro è più vicino a un poema sinfonico che a una sinfonia e appartiene al genere musicale noto come “musica a programma”. Fu presentata per la prima volta il 5 dicembre 1830 alla Salle du Conservatoire di Parigi, sotto la direzione di François-Antoine Habeneck, sei anni dopo la Sinfonia n° 9 di Beethoven. L’opera fu dedicata da Berlioz allo zar Nicola I di Russia e viene detta “fantastica” perché segue un programma ben definito dal suo autore.

    All’età di 19 anni, Berlioz lasciò gli studi di medicina per dedicarsi alla musica, prendendo lezioni private di composizione con Jean-François Lesueur, il quale gli instillò l’idea di attribuire un determinato soggetto alla musica che scriveva, attraverso la redazione di un programma, sulla scia della tradizione descritta della musica francese dell’epoca.

    Nel 1827, il compositore assistette a Parigi a una rappresentazione dell’Amleto di Shakespeare, pur non conoscendo la lingua inglese. Rimase particolarmente colpito dall’interpretazione del personaggio di Ofelia da parte dell’attrice irlandese Harriet Smithson, finendo per innamorarsene perdutamente. Alla fine della rappresentazione, vagò tutta la notte in preda a un enorme frustrazione e a un forte desiderio che lo tormentarono per cinque anni.

    Questi sentimenti estremi non nacquero in una notte, ma erano già evidenti in Berlioz prima dell’incontro con l’attrice, come si evince da una lettera del 1829 dove egli afferma: “Potresti dirmi cos’è questa forza dell’emozione, questa facoltà di soffrire che mi uccide?

    Non essendo riuscito a sedurre la donna con le sue lettere, il compositore decise di provarvi con la musica e fu così che nacque l’idea della Symphonie fantastique. Basata su un racconto autobiografico (anche se il compositore lo smentì sempre) e infestata da una melodia che rappresenta l’amata e che viene descritta come un’idée fixe, Berlioz la scrisse in soli due mesi (febbraio-aprile 1830), riusando materiale precedente.

    Per esempio, il tema dell’idée fixe è tratto dalla cantata Herminie, mentre la maggior parte del materiale melodico della terza scena è tratto dal Gratias agnus tibi della Messe solennelle (1823).

    La Smithson non partecipò alla prima e, rassegnatosi, Berlioz decise di fidanzarsi con la giovane pianista Marie Moke. Ritornato a Parigi nel 1832 dopo la rottura del fidanzamento, in quanto la donna aveva deciso di sposare il famoso costruttore di pianoforti Camille Pleyel, il compositore organizzò un nuovo concerto con la sua nuova creazione. Stavolta, la Harrison decise di assistervi.

    Il compositore ne fu felice tanto che, come scritto dal poeta tedesco Heinrich Heine, anch’egli presente all’evento, sulla “Revue et gazette musicale” il 4 febbraio 1838, non smise di fissarla un attimo. Sue queste parole:

    “Berlioz, con i capelli scompigliati, suonava i timpani guardando l’attrice con un volto ossessionato, e ogni volta che i loro occhi si incontravano colpiva con ancora più vigore”.

    Trascinata dall’evento, la donna finalmente cedette alle lusinghe del compositore, ma i genitori di lei furono contrari al matrimonio. Dopo numerose implorazioni e un tentativo di avvelenamento, Berlioz riuscì a sposarsi nell’ottobre 1833.

    La donna, però, era molto gelosa dei continui viaggi del marito e, poco dopo tempo, iniziò a diventare scontrosa e ad ammalarsi. La coppia non sopravvisse a lungo, ma Berlioz continuò a sostenere la sua ex moglie per tutta la vita, come scrisse nelle sue Memorie.

    Berlioz, basandosi su quanto accadutogli, scrisse per l’opera alcune note programmatiche, alludenti alle sofferenze romantiche di un talentuoso artista, il quale si avvelena a causa del suo amore non corrisposto per una donna bella e affascinante. Le fantasticherie dell’artista lo portano dapprima a un ballo e poi a una scena pastorale in un campo, interrotta da una marcia allucinata verso il patibolo, la quale sfocia in una grottesca danza satanica.

    Il compositore, che venerava Beethoven, seguì l’insolita aggiunta di questi, nella Sinfonia Pastorale, di un quinto movimento ai normali quattro della sinfonia tradizionale. Dopo la sua prima, l’opera conobbe una grande diffusione tra il pubblico tanto che, nel 1831, Berlioz ne scrisse un seguito, Léilo, per attore, solisti, coro, pianoforte e orchestra. Due anni più tardi, invece, Liszt la trascrisse per pianoforte.

    Le note fornite dal compositore esistono in due versioni, una del 1845 nella prima edizione dell’opera e la seconda del 1855. Tra le due versioni, è possibile notare numerosi cambiamenti che evidenziano come Berlioz abbia minimizzato l’aspetto programmatico della composizione in età avanzata.

    Nel 1845, egli scrisse:

    Lo scopo del compositore era quello di sviluppare, nei loro aspetti musicali, diverse situazioni della vita di un artista. Il piano del dramma strumentale, privato dell’ausilio delle parole, deve essere spiegato in anticipo. Il programma che segue deve quindi essere considerato come il testo parlato di un’Opera, che serve a dare ai brani musicali il carattere e l’espressione che li motiva.

    Dieci anni più tardi, invece, scrisse:

    Il seguente programma deve essere distribuito al pubblico ogni volta che la sinfonia fantastica viene eseguita drammaticamente e seguita, di conseguenza, dal monodramma di Lélio, che conclude e completa l’episodio della vita di un artista. In questo caso, l’orchestra invisibile è collocata sul palcoscenico di un teatro dietro il sipario abbassato. Se la sinfonia viene eseguita isolatamente in un concerto, questo accorgimento non è più necessario; si può persino fare a meno di distribuire il programma, mantenendo solo il titolo dei cinque movimenti. L’autore spera che la sinfonia offra da sola un interesse musicale sufficiente, indipendentemente da qualsiasi intenzione drammatica.

    Il compositore era ossessionato dal fatto che la gente capisse le sue intenzioni compositive, poiché la storia attribuita a ogni movimento dell’opera guidava le sue scelte musicali. Per questo, egli affermò: “Per questo motivo trovo generalmente estremamente doloroso ascoltare le mie opere dirette da qualcuno che non sia io stesso”.

    Nel primo movimento, Berlioz immagina un giovane musicista affetto dalla malattia emotiva definita “vague des passions” che vede, per la prima volta, una giovane donna dal fascino ideale e se ne innamora perdutamente. Stranamente, l’immagine della donna non si presenta alla mente dell’artista se non accompagnata da un’idea musicale, nella quale egli ritrova un carattere appassionato, nobile e timido come quello attribuito alla donna amata.

    Questa riflessione lo segue sempre ed è questa la ragione per cui in tutti i movimenti si ritrova la melodia che inizia il primo allegro. Il passaggio dalla fantasticheria malinconica, interrotta da sprizzi di gioia immotivata, alla passione delirante, caratterizzata da furore, gelosia e ritorni di tenerezza, lacrime e consolazioni religiose, è il tema del primo movimento.

    Strutturalmente, il movimento segue la tradizionale forma sonata, in quanto una lunga e lenta introduzione conduce all’Allegro contenente l’idée fixe come tema principale, seguito da una breve esposizione e da sezioni alternate di sviluppo e ripresa.

    Nel secondo movimento, l’artista si ritrova nel bel mezzo del tumulto di una festa, nella tranquilla contemplazione delle bellezze naturali. Ovunque egli vada, l’immagine della donna gli si ripresenta e lo tormenta.

    Il movimento è un valzer in 3/8 che inizia in maniera maestosa, creando un’atmosfera di incombente eccitazione, seguita da un passaggio dominato da due arpe. Appare poi il tema fluente del valzer, derivato dall’idée fixe, al quale segue una rielaborazione della stessa. Il tema del valzer è poi interrotto da due dichiarazioni maggiormente formali dell’idée fixe.

    Questa parte è l’unica a presentare le due arpe, ma anche una parte per cornetta, poi esclusa dalla partitura pubblicata. Si ritiene che questa fu scritta per il famoso cornettista virtuoso Jean-Baptiste Arban. Spesso, ancora oggi questa parte viene esclusa.

    Nel terzo movimento, l’artista si ritrova in campagna durante una sera e sente due pastori suonare un “ranz des vaches” sulle loro pipe. Questo duetto pastorale, il paesaggio, il fruscio degli alberi smossi dal vento e alcune speranze concepite dall’artista concorrono a restituirgli una certa calma e a dare alle sue idee un colore più allegro. Riflette sulla sua solitudine, sperando che finisca presto, ma pensa anche al possibile tradimento della donna amata. Questo miscuglio di emozioni costituisce il soggetto dell’Adagio.

    In metro di 6/8 e con andamento lento, il movimento rappresenta i due pastori con un corno inglese e un oboe fuori scena che eseguono come un tira e molla una melodia evocativa. Dopo di ciò, viene introdotto il tema principale da flauto e violini, il quale ritorna a metà movimento. Verso la fine, il suono di un tuono lontano è un suggestivo passaggio per quattro timpani.

    Nel quarto movimento, l’artista giunge alla conclusione di non essere corrisposto e decide di avvelenarsi con l’oppio. La dose assunta, troppo bassa per condurlo alla morte, lo fa invece sprofondare in un sonno profondo, accompagnato da visioni orribili. Sogna di aver ucciso la donna amata, di essere stato condannato, di essere condotto all’esecuzione e di assistere alla propria ghigliottina.

    Il corteo avanza al suono di una marcia a volte cupa e feroce e a volte brillante e solenne, nella quale un suono ovattato di passi pesanti segue gli scoppi più vigorosi. Alla fine della marcia, le prime quattro misure dell’idée fixe ritornano come un ultimo pensiero amoroso interrotto dal colpo fatale.

    Il movimento, scritto in una sola notte partendo dal materiale dell’opera incompita Les francs-juges, inizia con sestine di timpani in terze, per le quali “La prima croma di ogni mezza battuta deve essere suonata con due bacchette, e le altre cinque con la bacchetta destra”. Segue una marcia condotta da corni squillanti e da passaggi impetuosi, con figure irrequiete che ritornano nel movimento successivo.

    Prima della rappresentazione musicale dell’esecuzione, ritorna brevemente con sapore nostalgico l’idée fixe in una parte affidata al clarinetto solista, come a preannunciare l’ultimo pensiero cosciente dell’uomo presto giustiziato.

    Nell’ultimo movimento, si vede un sabba, in mezzo a un’orribile truppa di fantasmi, stregoni e mostri di ogni genere riuniti per il funerale dell’artista. Si sentono strani rumori, gemiti, scoppi di risa, grida lontane alle quali sembrano rispondere altre grida. L’idée fixe ritorna, sotto forma di un motivo di danza ignobile, triviale e grottesco, come a rappresentare la donna amata che sta arrivando per unirsi all’orgia diabolica. Si sente una campana funebre e una parodia burlesca del Dies Irae, accompagnata da una danza rotonda delle streghe.

    Il movimento inizia in 4/4, con indicazione di tempo “Largo”, creando un’atmosfera inquietante tramite l’uso massiccio di accordi di settima diminuita, variazioni dinamiche ed effetti strumentali vari (tremoli, pizzicati e sforzando) negli archi. Segue un passaggio con indicazione di tempo “Allegro” e in metro 6/8, caratterizzato dal ritorno dell’idée fixe stravolta ed esposta dal clarinetto in Do. Vi è un’altra sezione, con indicazione “Allegro Assai” e in metro 2/2, con un ritorno dell’idée fixe esposta dal clarinetto in Mi bemolle, in metro 6/8 e in “Allegro”.

    Arriva poi una battuta “alla breve”, con semiminime discendenti all’unisono eseguite dall’orchestra. Sempre in metro di 6/8, questa sezione vede l’ingresso delle campane (o del pianoforte che suona a ottave triple) e frammenti della “danza rotonda delle streghe”.

    Seguono il Dies Irae, nella tonalità di Do minore, enunciato da quattro fagotti e due tube e il motivo della “danza delle streghe”, enunciato ripetutamente dagli archi e interrotto da tre note sincopate degli ottoni. Ciò conduce alla danza del sabba, dove il motivo viene esposto completamente.

    Vi sono numerosi effetti, come trilli dei legni e “col legno” degli archi che contribuiscono a creare un’atmosfera inquietante, prima del finale culminante che combina il Dies Irae (ora in La minore) con la fuga della danza del sabba, modulando dapprima in Mi bemolle maggiore e poi in Do maggiore, terminando con un accordo di Do.

    Alla sua prima, l’opera fu accolta con applausi scroscianti, suscitando pareri contrastanti. Accanto a voci critiche come quella del critico Wilhelm Heinrich Riehl del Musikalische Charakterköpfe che considerò l’opera un abominio per il quale Berlioz avrebbe sofferto nel Purgatorio, François-Joseph Fétis nella “Revue musicale”e Schumann nella “Neue Zeitschrift für Musik” ne scrissero bene.

    Ancora a metà del XX secolo, l’opera godette di grande fortuna, confermando che era ancora amata dal pubblico e dai grandi direttori d’orchestra.

    Buona giornata e a domani!

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    1. Grazie, Pierfrancesco. Ho scelto questa interpretazione perché la mia prima Fantastica dal vivo in concerto fu appunto diretta da Frühbeck de Burgos, all’Auditorium di via Rossini a Torino, tanti anni fa. Buona serata e a domani 🙂

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      1. Grazie a te per le deliziose proposte quotidiane e per la tua bella testimonianza… d’altronde, la musica è anche sentimento 🙂. Rinnovo la buona serata!

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